Il COPASIR alla deriva

Per favore, abbiate la pazienza di leggere questo articolo del Corriere della Sera:

Rutelli: «L’archivio di Genchi è imponente e non è stato distrutto»

Leggete anche questo mio vecchio articolo, in cui spiego cosa fa di mestiere Gioacchino Genchi:

L’analisi del traffico telefonico

Ed ora seguitemi in una analisi “tecnica” del  contenuto dell’articolo del Corriere

Archivio imponente

Secondo Rutelli (o secondo il giornalista):

“Il mega-contenitore di tabulati telefonici di Gioacchino Genchi è un archivio informatico «imponente», con dati su «un grande numero» di cittadini italiani mai indagati.”

Per potersi stupire di queste banalità bisogna proprio non aver capito un cazzo di come funziona l’analisi del traffico telefonico (Oddio, ho detto “cazzo”!). Lo rispiego brevemente qui per chiarezza:

Si analizzano i “contatti” (telefonate e messaggi) avuti da una utenza “sospetta” con altre utenze, alla ricerca di tracce utili alle indagini.

Ovviamente:

  1. La mole di dati è sempre imponente. La statistica ci insegna che ogni normale cittadino ha contatti abituali con almeno una trentina di persone. Gli imprenditori hanno normalmente tra i 100 ed i 200 nomi nella loro rubrica. Per ogni nome in rubrica, si hanno mediamente da 5 a 10 contatti (telefonate o SMS) al mese. In altri termini, intercettando una singola utenza è normale trovarsi ad analizzare da 150 a 2000 contatti al mese, cioè da 1800 a 24.000 contatti l’anno. Un consulente “medio” (molto meno attivo di Genchi) deve avere almeno un incarico ogni due mesi per sopravvivere e di solito ogni incarico riguarda da 2 a 10 persone. In altri termini, è normale avere dei database che, in ogni singolo istante, contengono da 30.000 ad oltre 500.000 contatti (telefonate e SMS).

  2. È inevitabile esaminare anche i contatti che il sospetto ha con una enorme quantità di persone assolutamente innocenti. Tra i contatti di un imprenditore sospetto ci sono abitualmente il suo meccanico, il suo medico, il titolare della palestra che frequenta, alcuni fornitori occasionali (mobilieri, idraulici e via dicendo) ed una quantità di figure istituzionali di vario livello, dal suo “riferimento” all’agenzia delle entrate (anche i delinquenti presentano la denuncia dei redditi) fino ai manager pubblici che seguono i progetti insieme alle loro aziende. Per capire chi, tra questi, intesse affari illeciti con il sospetto, il loro traffico deve essere analizzato.

Utenze riservate sotto controllo

Altrettanto ovviamente, non si può sapere a priori se una o più di queste utenze appartengono a Poliziotti, Agenti Segreti, Parlamentari o Ministri. In realtà, il consulente non può saperlo neanche a posteriori perchè l’identità dei titolari di questi numeri è segreta. Solo i Magistrati (e solo a certe condizioni) possono venire a conoscenza di questa informazione.

Si noti che solo in Cina, in Turchia ed in un paio di dittature africane esiste il concetto di “utenza telefonica coperta da segreto”.

Mancata distruzione degli archivi

Secondo il COPASIR:

“Nel caso specifico Genchi ha «trattenuto copia integrale del materiale informatico acquisito nel corso delle indagini da lui svolte per la Procura di Catanzaro».”

Le indagini su cui sta lavorando Genchi sono tuttora in corso. Come qualunque consulente, Genchi è tenuto (per legge, pena la galera) a conservare con la massima cura i materiali usati per le sue analisi fino al termine dell’ultimo grado di giudizio (quindi per almeno 15 anni). Il suo lavoro, infatti, deve poter essere verificato facendo uso dei materiali originali usati dal perito. Questo vale anche dopo che gli sia stato revocato l’incarico (cosa che non è ancora avvenuta).

Se non si arriva a capire nemmeno questo… non c’è proprio speranza.

Intercettazioni

Genchi è uno specialista di analisi del traffico telefonico. Per definizione non ha accesso al contenuto delle conversazioni ma solo ai dati che identificano la chiamata: numero chiamante, numero chiamato, data e ora, cella di provenienza e cella di arrivo, durata. Non si tratta quindi di intercettazioni.

Solo in alcuni, particolari casi Genchi ha avuto accesso a delle vere intercettazioni. Quando questo è successo, è stata la Procura a passargli il materiale su cui lavorare (su ordine di un Magistrato). Di questo si può star certi per la semplice ragione che, da sempre, le unice persone autorizzate ad eseguire delle intercettazioni telefoniche sono gli ufficiali di Polizia Giudiziaria, su mandato del Giudice. Finora, nessuno ha ancora avuto il coraggio di accusare Genchi di avere scavalcato questa barriera protettiva (si tratterebbe di un reato che prevede diversi anni di galera e che è quasi impossibile commettere senza essere scoperti).

La realtà dei fatti è che, purtroppo, chi dovrebbe sorvegliare l’operato di Genchi continua a non capire la differenza che esiste tra “intercettazione” ed “analisi del traffico telefonico”. Se questa persistente difficoltà cognitiva sia solo il frutto dell’ignoranza o se sia invece il frutto della malafede, è impossibile dirlo.

Tracciamento di Pollari e affini

Secondo Rutelli (od il gironalista):

“«L’acquisizione di dati che riguardano centinaia di migliaia di cittadini, il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del capo dei servizi segreti italiani (Nicolò Pollari, direttore del Sismi fino al 15 dicembre 2006, ndr), l’ottenimento dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia (all’insaputa dello stesso pubblico ministero che conduceva le indagini) sono alcuni tra i principali elementi dirompenti che abbiamo accertato e che meritano una riflessione molto severa» ha detto l’esponente del Pd.”

A questo punto, voglio proprio vedere Rutelli che riesce a dimostrare che Genchi si è procurato i tabulati dell’utenza del capo della DIA senza una autorizzazione della Magistratura. Voglio anche vedere chi e come avrebbe fisicamente dato questi materiali a Genchi (rischiando il posto e diversi anni di galera).

Come ho già spiegato nel mio articolo, i tabulati vengono forniti alla Procura dalla TelCo su richiesta del Magistrato. È la Procura che li trasferisce poi ai suoi consulenti. In alternativa, la compagnia telefonica attiva una apposita “utenza” che il consulente può usare per interrogare il database. Ovviamente, ciò che viene fatto usando questa utenza è registrato e sorvegliato. Voglio quindi proprio vedere qualcuno che mi dimostra che Genchi è riuscito a scavalcare questi meccanismi o che se ne è infischiato (rischiando la galera).

A parte questo, quando si analizza il traffico telefonico di una utenza lo si fa sull’arco di tempo (minimo) che interessa l’indagine (di solito qualche settimana, a volte mesi). Ovviamente, gli eventi che compaiono sul tabulato permettono anche di ricostruire gli spostamenti (da una cella telefonica all’altra) del telefono sotto esame in quello stesso arco di tempo.

Il cosiddetto “tracciamento” è quindi soltanto la conseguenza tecnica di un processo di registrazione dei dati che è per sua stessa natura legato al territorio. Tra l’altro, e sempre per sua stessa natura, questo tracciamento ricostruisce gli spostamenti avvenuti nel passato. Si tratta quindi di qualcosa di ben diverso da un tracciamento messo in opera appositamente per seguire in tempo reale gli spostamenti di una persona.

Anche in questo caso, è evidente che l’ente di sorveglianza (il COPASIR, nella figura di Rutelli) ha delle serie difficoltà a capire come funziona il meccanismo che dovrebbe sorvegliare.

Usare la Polizia

Sempre secondo Rutelli:

“Nella relazione il Copasir evidenzia che per accertamenti così delicati come quelli svolti da Genchi è meglio utilizzare le forze di polizia piuttosto che consulenti privati, perché c’è il rischio che si formino vere e proprie banche dati «al di fuori di ogni controllo».”

Ma questo è esattamente ciò che è stato fatto!!!!!!!!!!

Gioacchino Genchi è tuttora un ufficiale di Polizia Giudiziaria, anche se in aspettativa, ed ha sempre agito su mandato di un Giudice. Infatti, nessuno lo ha mai accusato di aver fatto diversamente.

Di che cazzo stiamo parlando?! (Oddio, ho detto ancora “cazzo”!).

Credibilità

Sempre secondo il COPASIR:

“Il Copasir sottolinea però la «preoccupazione per le ripercussioni che l’eco di questa vicenda può avere sulla sicurezza delle comunicazioni tra appartenenti ai Servizi di informazione e loro interlocutori esterni al sistema della sicurezza, siano essi operatori della sicurezza o fonti informative» e sulla «credibilità delle nostre agenzie nei loro rapporti con gli omologhi organismi di intelligence degli altri Paesi».”

Per una volta, farò finta di non essere italiano e di non sapere benissimo quale pessima opinione hanno, da sempre, gli altri paesi occidentali di questo nostro sfortunatissimo paese, del suo surreale governo e dei suoi discutibilissimi servizi segreti.

Il problema è un altro: qui l’unica credibilità che è veramente in gioco è quella del COPASIR e di Francesco Rutelli. Dal contenuto di questo articolo risulta in modo molto chiaro che il COPASIR, nel suo insieme, ha degli enormi problemi culturali a capire come funzionano le indagini sulle quali dovrebbe vigilare.

Cosa ancora più grave, il COPASIR, a causa di questa sua evidente difficoltà culturale, sta dando credito a Berlusconi sul tema delle intercettazioni. Se il COPASIR non rinsavisce rapidamente, verrà sicuramente varata l’ennesima legge blocca-indagini ed in futuro non sarà più possibile fare uso nemmeno dello strumento dell’analisi del traffico telefonico. Vi ricordo che questo strumento è quello che ha permesso, ad esempio, di identificare gli attentatori di Marco Biagi.

Una preghiera: datemi pure un governo di deliquenti ma, per piacere fate in modo che siano delinquenti furbi. Questi benpensanti “poco accorti” sono pericolosissimi. Nella loro foga moralizzatrice si lasciano usare per gli scopi più ignobili senza nemmeno accorgersene.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

PS: Date un’occhiata anche al Blog di Gioacchino Genchi (http://gioacchinogenchi.blogspot.com/) ed a questa Sentenza della Corte di Cassazione che descrive il suo lavoro.

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Comments
3 Responses to “Il COPASIR alla deriva”
  1. ciccio ha detto:

    un articolo davvero interessante,ma devo dire,però,che nelle repubbliche delle banane (soprattutto neoliberiste) le intercettazioni e relative conseguenze non possono essere fatte sui politici e persone molto benestanti in generale,ma solo su tutti gli altri.ecco perchè penso che rutelli e combriccola tutta sappiano bene cosa stanno facendo.

  2. Renato D ha detto:

    “Come ho già spiegato nel mio articolo, i tabulati vengono forniti alla Procura dalla TelCo su richiesta del Magistrato”

    Peccato che nella realtà i tabulati escano dalla Procura…
    I tabulati finiscono tranquillamente nelle mani di poliziotti a cui si delegano le indagini preliminari. Quindi dipendenti del potere esecutivo (oltre a quello giudiziario) hanno accesso a dati riservati dei cittadini italiani.
    Se oltre alla Magistratura, copie dei miei tabulati vengono conservati dal Ministero degli Interni, la cosa mi può urtare parecchio.

    Ovviamente parlo per diretta esperienza personale, non per sentito dire.

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