Benvenuti nell’era post-PC

Da oggi, 19 Marzo 2009, è ufficialmente in vendita anche in Italia lo “smart phone” HTC Dream (HTC G1):

Repubblica: Telecom lancia il telefonino di Google.

Catalogo Telecom Italia Mobile – HTC Dream.

Come potete vedere da questa pagina web, l’HTC G1 in Italia costa circa un quarto in più che in USA, cioè 429 € invece di 429 US$ (il dollaro oggi vale circa 0,7419 US$):

Offerta HTC G1 a PureMobile

A questo prezzo da monopolisti vecchio stampo, per potersi godere fino in fondo l’HTC G1, bisogna anche aggiungere un abbonamento od una ricaricabile che supporti l’UMTS, con i costi non certo irrisori che questo comporta.

Se poi avete mai avuto a che fare con Telecom (in tutte le sue forme mutanti), allora sapete anche che è molto più piacevole una cura canalare che una discussione con il loro servizio clienti o con la loro assistenza tecnica.

Nonostante questo, l’avvento dell’HTC G1 rappresenta davvero una svolta epocale.

Perchè l’iPhone non era abbastanza

L’Apple iPhone non poteva essere considerato il vero punto di svolta tra il “vecchio mondo” (quello dei PC) ed il “nuovo mondo” (quello degli smartphone) per una ragione molto precisa: è un sistema completamente chiuso e proprietario e, come tale, non è in grado di creare uno “standard” e dare vita ad un nuovo settore di business. In altri termini, lo iPhone non poteva produrre il business degli smartphone nello stesso modo in cui, nel lontano 1982, il PC dell’IBM ha creato il business dei PC.

La piattaforma Android di Google, su cui si basa l’HTC G1, è invece perfettamente in grado di agire da piattaforma standard per il nuovo business degli smartphone. Questo resta vero nonostante il fatto che anche Android non sia un sistema completamente aperto e nonostante il fatto che abbia ancora qualche fastidioso problema di gioventù.

Personalmente, però, mi aspetto che il vero standard degli smartphone sarà uno strano mix di varie piattaforme, alcune delle quali basate su Linux ed altre basate su Symbian, tutte rigorosamente aperte e libere, rese interoperabili tra loro da uno strato software di mediazione (come la VM pseudo-Java di Android, per esempio).

Il futuro del personal computing

L’HTC G1 e Google Android rappresentano la prima, vera applicazione pratica di quello che nei prossimi anni è destinato a diventare il nostro modo “normale” di usare l’informatica: attraverso un dispositivo mobile multifunzione (telefono, computer, telecamera, radio, lettore MP3/MPEG4, etc.) e non più attraverso un PC da tavolo o portatile.

Le applicazioni per cui usiamo davvero i PC ogni giorno, infatti, non giustificano più l’uso di un vero PC, da tavolo o da borsa. Anzi: promuovono apertamente l’uso di un dispositivo mobile.

Telefoni come PC

Gli smartphone (già da diversi anni) sono dei veri e propri PC in grado di competere ad armi pari con un laptop. Come tali sono estremamente versatili ma sono anche sensibili alle infezioni e presentano molte falle di sicurezza.

I problemi con cui ci siamo abituati a trattare con i PC (virus, worm, trojan, spyware, rootkit, adware, etc.) sono destinati a perseguitarci anche sugli smartphone. Anzi: hanno già cominciato a farlo.

Sugli smartphone però queste pesti hanno la possibilità di fare più danni. Ad esempio, possono accedere al conto del telefono e farci spendere dei soldi a nostra insaputa.

Come è già avvenuto sui PC, tra tutti i sistemi esistenti quello che presenta più problemi di sicurezza è Windows. Gli altri sono abbastanza immuni (a parte qualcosa su Symbian). Le piattaforme basate su Linux, come anche Android, attualmente sono pressochè immuni da problemi ma mi aspetto che questa situazione privilegiata duri poco. La grande diffusione che questi dispositivi potrebbero avere sul mercato li renderà molto appetibili per i cracker, con tutto quello che ne consegue.

Location Based Services

Una delle novità che questi dispositivi introducono è il GPS. Questo vuol dire che il nostro fornitore di telefonia lo potrà usare per massacrarci di pubblicità basata sulla nostra posizione corrente (la pizzeria più vicina, l’imperdibile centro benessere all’angolo della strada, etc.) ma vuole anche dire che non riusciremo più a perderci per le calli di Venezia.

Sistemi di questo tipo rappresentano poi un deciso passo avanti per la gestione delle chiamate di emergenza. Vedi a questo proposito la questione del cosiddetto “112 Europeo”. Naturalmente, l’Italia è riuscita miracolosamente ad essere l’unico paese della CEE a non avere ancora attivato questo servizio: “L’Italia condannata per gli inadempimenti sul 112 dalla Corte di Giustizia Europea. (Gennaio 2009)”.

Colgo l’occasione per augurare un deciso attacco di emorroidi ai responsabili di questo irresponsabile ritardo che danneggia in modo gravissimo la sicurezza dei cittadini.

Wireless Mesh Networks

L’avvento degli smartphone “aperti” porterà anche alla diffusione di una tecnologia di rete “popolare” nota come WMN (Wireless Mesh Networks) o come MANET (Mobile Ad Hoc Networks). Questa tecnologia è simile alle”scatternet” ed alle piconet usate nel mondo Bluetooth e permette, tra le altre cose, di scambiare file (musica e altro) tra dispositivi senza passare dalla rete del gestore e quindi senza spendere nemmeno un centesimo e senza essere esposti a possibili intercettazioni. In linea di principio è anche possibile usare queste tecniche per telefonare gratis senza passare dalla rete del gestore.

In pratica, si può usare un sistema VoIP (come Skype, ma di tipo aperto e gratuito) per telefonare sulla rete formata da dispositivi mobili che sono collegati tra loro usando connessioni Wi-Fi “ad hoc” (e quindi senza passare dal provider).

Il bello è che, dato che questa soluzione si basa su standard già approvati e già implementati nei dispositivi (Wi-Fi e Bluetooth), a questo punto nessuno può più impedire che questo accada. Tanti saluti alle TelCo ed ai loro spropositati guadagni.

Dato che una rete WMN è per sua natura difficilissima da intercettare, e può essere anche cifrata ed anonima, tanti saluti anche alle major dei contenuti ed ai loro guadagni miliardari. Se dare la caccia ai pirati su Internet è già molto difficile, su queste nuove reti sarà semplicemente impossibile.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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Comments
3 Responses to “Benvenuti nell’era post-PC”
  1. FDG ha detto:

    Se dovessi esprimere la mia opinione in merito, più che Google e il suo Android vedrei messa meglio Palm col suo Pre.

    Perché?

    È vero che iPhone è chiuso, ma è anche un prodotto ben congegnato. È fonte indiscutibile che abbia stabilito un riferimento con cui confrontarsi. Al contrario di altri che hanno tentato di imitare senza riuscirci, le menti di Palm hanno mostrato di aver capito il concept e hanno proposto una realizzazione all’altezza dell’originale.

    WebOS, a detta di Palm, sarà una piattaforma aperta, quindi potenzialmente in grado di definire uno standard.

    Incognita più rilevante è la situazione finanziaria di Palm.

    Detto questo però non credo che gli smartphone siano un sostituto dei PC. Li vedo più come complemento e non come sostituto. La principale ragione di questo è nelle ridotte dimensioni dello smartphone, quindi dello schermo e del principale dispositivo per l’inserimento dei testi: la tastiera. È la stessa ragione per cui considero i netbook null’altro che giocattoli, insoddisfacenti e quindi destinati a scomparire trasformandosi in notebook entry level. E a rincarare la dose, vorrei far notare come sia mutato il fattore di forma dei cellulari: si è passati dal maggiore spessore e minore superficie di qualche anno fa, ai telefoni piatti e larghi di ora.

  2. paolo del bene ha detto:

    e tu saresti quello che vuol parlare di CopyRight e CopyLeft ? sei di tua natura in piena contraddizione, hai appena dimostrato che non hai alcuna forma di rispetto per chi sviluppa software coperto da CopyRight od anche Musica, Filmati… al contrario se si riuscisse a farti capire che bisogna lasciare invenduti i software non liberi, ovvero quelli rilasciati con tanto di CopyRight, per il loro costo esoso, per le loro limitazioni alla libertà dell’utente, e non copiarlo abusivamente, si riuscirebbe a diffondere maggiormente il software libero.

    non credo che questa tua decisione di piratare il software, musica, filmati… sia ben accetta dalla Free Software Foundation Europe e mi meraviglio che ti abbiano fatto diventare un Fellowship, con questi tuoi ideali, perchè non sono gli ideali in cui crede tale fondazione http://fsfeurope.org

    • Alessandro Bottoni ha detto:

      Paolo Del Bene dice:
      “e tu saresti quello che vuol parlare di CopyRight e CopyLeft ? sei di tua natura in piena contraddizione, hai appena dimostrato che non hai alcuna forma di rispetto per chi sviluppa software coperto da CopyRight od anche Musica, Filmati… al contrario se si riuscisse a farti capire che bisogna lasciare invenduti i software non liberi, ovvero quelli rilasciati con tanto di CopyRight, per il loro costo esoso, per le loro limitazioni alla libertà dell’utente, e non copiarlo abusivamente, si riuscirebbe a diffondere maggiormente il software libero.”

      Paolo, stai parlando cone me? O stai rispondendo ad un altro commento?

      Dove hai trovato, in queste mie righe qualcosa che giustifichi queste tue asserzioni?
      Dov’è che avrei dimostrato che non ho rispetto per chi sviluppa software o produce contenuti?
      Io scrivo software (closed source, non per mia scelta) per vivere.
      Scrivo articoli (cioè contenuti) per vivere.
      Ti par possibile che non provi rispetto per ME STESSO?

      Soprattutto, dove hai letto che io avrei deciso di piratare software o altro?
      Sei sicuro che di aver postato il commento sul sito giusto?

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