La lezione di Murdoch



Finalmente, è stato presentato alla stampa The Daily, la nuova creatura di Rupert Murdoch per iPad.

Vedi: http://www.thedaily.com/

Che cosa ne dobbiamo pensare?

Cos’è?

Si tratta di un quotidiano in lingua inglese, molto simile ai nostri “La Repubblica” o “Il Corriere della Sera”, che sarà disponibile solo su Apple iPad (via wi-fi e/o via 3G).

Intendiamoci: nella pratica è un normale sito web, anche se costruito con tecnologie (le stesse degli eBook di seconda generazione, basate sul formato ePub) che lo rendono fruibile solo su dispositivi dotati dell’apposito lettore software.

Tecnicamente, fornisce queste funzionalità:

  1. Un quotidiano scaricabile via Internet ogni mattina per 0.99 US$/settimana. Il file in questione sembra essere un normale “eBook” in formato ePub leggibile da un’apposita applicazione. Apparentemente, si tratta di un singolo file al giorno e quindi di una soluzione molto “statica”, simile a quella di molti quotidiani distribuiti in formato PDF. Tuttavia, è facile leggere tra le righe che verranno sfruttate tutte le soluzioni tecnicamente disponibili per mantenere aggiornata la testata anche durante il giorno (video, web site di supporto, etc.).
  2. Foto, grafici ed altre immagini statiche a colori.
  3. Video e audio.
  4. Lettura ad alta voce dei testi.
  5. Applicazioni interattive (parole crociate e cose più utili)
  6. Aggiornamenti all’edizione quotidiana (od almeno così sembra, come ho già spiegato…)
  7. Interazione con i principali sistemi di comunicazione (email) e di social networking (twitter, facebook, etc.).
  8. In futuro, “realtà aumentata” grazie a servizi LBS (Location Based Services) e altre soluzioni tecnicamente avanzate (si parla anche di 3D…).

Secondo Murdoch, The Daily è costato circa 30 milioni di dollari e può contare su una vera redazione formata da almeno un centinaio di persone tra giornalisti ed operatori di vario tipo.

Per quello che se ne può capire ora, il vero punto di forza di The Daily dovrebbe essere proprio la sua redazione: grande, diversificata e sostenuta economicamente dal più grosso editore del pianeta.

La scelta di legarsi mani e piedi ad Apple, attraverso lo iPad la dice lunga sull’opinione che Murdoch deve avere delle due principali alternative: gli eBook reader tradizionali, come il Kindle di Amazon, ed il web.

Si sapeva già che Murdoch temeva il web a causa della difficoltà di controllare la diffusione dei contenuti e di farsi pagare per il servizio reso.

Ora è chiaro che non apprezza nemmeno gli eBook reader tradizionali, probabilmente a causa delle loro capacità tecniche troppo limitate (solo bianco e nero, difficoltà con i video, a volte niente audio, niente applicazioni interattive, etc.).

Determinazione

Finalmente si vede un editore (oltretutto il più grosso del pianeta) che decide di fare qualcosa di nuovo in questo settore e che decide di farlo usando tutti gli strumenti tecnici (iPad ed ePub) ed economici (30 milioni di dollari) di cui dispone.

Invece di piagnucolare sul calo del fatturato, qualcuno ha deciso di reagire. Nel modo giusto o nel modo sbagliato, questo ancora non è chiaro, ma certamente ha deciso di reagire.

Questa è una buona notizia. Vuol dire che c’è ancora qualcuno che crede nell’informazione come business in grado di autoalimentarsi.

Bisogna riconoscere a Murdoch una notevole determinazione ed un certo coraggio per aver intrapreso questa iniziativa.

Tempestività

The Daily, come tutte le iniziative editoriali del web, punterà sicuramente molto sulla tempestività. Le notizie verranno rese disponibili quasi in tempo reale grazie all’azione di centinaia di giornalisti disseminati in giro per il mondo, seguendo il modello della CNN.

Proprio questa tempestività dovrebbe essere uno dei cavalli di battaglia di The Daily anche rispetto agli altri quotidiani del web, non sempre dotati di una redazione o di un “centro di controllo” all’altezza della situazione.

Oltretutto, si tratta di una “tempestività portatile”, che segue l’utente nei suoi spostamenti e che resta sempre al suo esclusivo servizio. Si tratta cioè di qualcosa di molto diverso dalla TV, che in genere non è portatile, che non è “on-demand” e che in molti casi va condivisa con altri spettatori. Questo divario iPad/TV è però destinato ad annullarsi: le TV ed i quotidiani diversi da The Daily sono, o saranno presto, fruibili nello stesso modo di The Daily, su dispositivi personali portatili.

Questo significa anche che The Daily (ed il web in genere) si pone in concorrenza diretta con la TV, pagando lo scotto di dover scrivere le notizie (invece di limitarsi a recitarle di fronte alla telecamera). Come se la caverà in questo confronto?

Credo bene. La multimedialità intrinseca di The Daily (e del web, in genere) aggiunge qualcosa al modello televisivo. Aggiunge profondità ai contenuti (schede descrittive, filmati on-demand, testi, applicazioni interattive) rinunciando a pochissimo in termini di tempestività.

Novità (dell’informazione)

Un elemento di The Daily che sembra già adesso vincente rispetto sia alla TV che agli altri quotidiani e periodici del web è la novità dell’informazione o, per dirla in altro modo, la sua freschezza.

Murdoch ha creato una impressionante macchina da guerra per raccogliere e sfornare notizie e promette di fornire notizie inedite a getto continuo. Basta dare un’occhiata alle pagine di molti quotidiani online per capire che questo non è il comportamento che tengono abitualmente molti altri giornali. Molti quotidiani online, infatti, si limitano a svivacchiare a suon di notizie preconfezionate dall’ANSA e di commenti dei redattori su notizie del giorno prima. Le indagini fatte di propria iniziativa, con i propri uomini sul campo sono rarissime. Le notizie realmente nuove e fresche lo sono altrettanto.

The Daily avrà gioco facile su questi morti viventi del mondo dell’informazione.

Immagine

Possiamo dolerci fin che vogliamo del declino del mondo della parola scritta. La realtà è che l’evoluzione naturale ha lavorato su di noi per miliardi di anni ed ha fatto di noi delle impressionanti macchine per l’analisi visiva, non per l’elaborazione della parola scritta. L’uomo è un animale visivo. Capisce un’immagine a colori in movimento meglio di qualunque altra cosa. Ne resta affascinato.

The Daily, come qualunque altra testata del web, punta molto sull’immagine. Belle foto, bei filmati, bella grafica, persino un bel dispositivo di lettura.

Grazie a questi elementi formali, The Daily è destinato a seppellire in poco tempo molte altre testate che non hanno capito l’importanza di questo elemento o che non hanno i soldi per supportarlo.

Quelli che vogliono sopravvivere al confronto dovranno fare investimenti adeguati in questa direzione. Non è detto che siano necessari dei fotografi e dei grafici interni ma certo saranno necessari dei contratti di fornitura con agenzie specializzate come BlackArchives (http://www.blackarchives.it/).

Interazione

Non è ancora chiaro se e quanto The Daily sfrutterà a fondo le possibilità offerte da iPad in termini di interazione. Di sicuro, lo iPad fornisce una vasta serie di strumenti a questo scopo e quindi è potenzialmente in grado di fare la differenza rispetto, ad esempio, ai normali lettori di eBook.

Un quotidiano (e, a maggior ragione, un periodico) non è fatto solo di notizie. È fatto anche di approfondimenti, di dati e di servizi. Per questo le potenzialità offerte dalle “Tablet” sono importanti ai fini comunicativi e commerciali.

Pensate per un attimo alle informazioni sui mercati azionari. È chiaro che avere sul tablet uno strumento di analisi dei dati che provengono in tempo reale dalla borsa è un enorme vantaggio rispetto a molte altre soluzioni (carta, desktop pc, ebook reader, etc.).

Ma questo vale anche per servizi molto meno “pregiati”, come la pubblicazione online dei propri annunci pubblicitari.

Se Murdoch farà un uso adeguato di questi strumenti, potrà seppellire molti concorrenti (anche perché ci vuole una enorme quantità di soldi per implementare questi servizi e questo taglia fuori molti concorrenti).

Coralità

Lo si è capito sin dalla presentazione: The Daily è destinato ad essere una testata molto corale, sostenuta da una grossa redazione formata da persone molto diverse tra loro che si occupano di cose altrettanto diverse.

Se lo confrontate con molte altre testate di consolidata tradizione, la sua coralità diventa ancora più evidente. In Italia, praticamente solo la Repubblica e Il Corriere della Sera possono reggere il confronto.

Coralità vuol dire anche varietà, ricchezza di informazioni e di stimoli, apertura mentale e completezza. Tutte caratteristiche che tendono a compensare la chiusura che deriva da un modello commerciale e redazionale “chiuso”.

Questo, probabilmente, è destinato a diventare uno dei suoi punti di forza. Per molte altre testate, specialmente le piccole, sarà dura reggere il confronto.

Prezzo

Finalmente, qualcuno ha capito che nessuno è disposto a pagare per un prodotto digitale una cifra simile a quella tipica dell’equivalente cartaceo. Almeno, non a parità di contenuti.

Più in generale, solo una politica di prezzi veramente irrisori può arginare il fenomeno della pirateria.

A circa 1€/settimana, The Daily si posiziona sul mercato in un punto dove lo stimolo a piratare i contenuti, od a rivolgersi a fornitori gratuiti, è veramente molto, molto basso.

Mi aspetto anche che arrivino sul mercato dei “contenuti speciali”, o dei “numeri speciali” ad alto contenuto informativo (indagini esclusive) o tecnico (applicazioni interattive) che costeranno molto di più. Questo fa parte del gioco ed è segno di vitalità del mercato.

Avrà successo?

Sicuramente si. Questo è facile prevederlo, come è stato facile prevedere il successo dello iPad e dello iPhone. Indipendentemente dai loro meriti, tutti questi oggetti sono sempre stati supportati da una temibile macchina da guerra commerciale e quindi erano destinati, e sono destinati, ad avere successo.

Non dimentichiamoci che se c’è un punto sul quale il “Signor Rossi” di sicuro non eccelle è il senso critico. Questo vale sia nelle scelte politiche che in quelle commerciali. Questo rende priva di senso la domanda “The Daily avrà successo? Se si, perché?”

Tuttavia, si può riscrivere questa domanda in un altro modo, più personale, che ci permette di analizzare i meriti ed i demeriti di questa tecnologia in modo più razionale, separandoci dalle reazioni irrazionali della massa dei “consumatori”.

Tu, personalmente, compreresti un iPad?

Assolutamente no. E Nemmeno un iPhone o qualcosa di simile.

Io voglio uno strumento semplice, economico e “spendibile” che mi permetta di accedere senza controlli e senza interferenze a quel vasto patrimonio di applicazioni (software) e di contenuti (siti web) che è disponibile (spesso gratuitamente) su Internet.

Non voglio assolutamente avere nulla a che fare con un dispositivo in cui ogni aspetto hardware, software e contenuti è sotto il controllo insindacabile del produttore. Non voglio avere assolutamente nulla a che fare con un dispositivo che mi obbliga a vedere il mondo attraverso il suo specifico appstore, le sue specifiche applicazioni (quasi sempre a pagamento), attraverso i limiti imposti dai suoi sistemi anticopia (DRM) ed attraverso le “policy” (“regole”) di uso delle applicazioni e di fruizione dei contenuti decise chissà dove e chissà da chi.

Voglio essere libero di fare quello che voglio. Soprattutto dopo aver sborsato qualche centinaio di euro.

Tu, personalmente, ti abboneresti a The Daily?

Assolutamente no.

Posso già leggere, gratuitamente e da qualunque dispositivo collegato ad Internet e dotato di un qualunque browser web, i seguenti quotidiani e periodici.

La Repubblica (http://www.repubblica.it/)

Il Corriere della Sera (http://www.corriere.it/)

Il Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/)

La Stampa (http://lastampa.it/)

L’Unità (http://www.unita.it/)

L’Espresso (http://espresso.repubblica.it/)

Panorama (http://www.panorama.it/)

ANSA (http://www.ansa.it/)

Wired (http://www.wired.it/)

Punto Informatico (http://punto-informatico.it/)

ZeusNews (http://zeusnews.it/)

WikiNews (http://it.wikinews.org/wiki/Pagina_principale)

e decine di altri. Tutto questo senza contare i quotidiani ed i periodici pubblicati nelle altre lingue che conosco (inglese, francese ed un tedesco elementare) o che posso comunque capire (spagnolo).

C’è moltissima, ottima informazione sul web. Tutta gratuita e tutta accessibile da qualunque dispositivo.

Soprattutto, c’è moltissima varietà. Una varietà che significa molteplicità di voci e molteplicità di punti di vista e quindi democrazia e libertà di espressione.

Perché mai dovrei imprigionarmi io stesso in una gabbia hardware+software+contenuti in cui un singolo centro di potere (la coppia Jobs+Murdoch) controlla ogni aspetto della mia realtà? Oltretutto pagando circa 50 € l’anno per questo discutibilissimo privilegio?

Certo, con l’iPad si possono fruire anche tutti questi contenuti. Non si tratta quindi di una prigione dalla quale non si vede il sole. Tuttavia, visto che non esiste un vero motivo per pagare questi 0.99 € alla settimana solo per farsi imbonire dalla “realtà aumentata” di questo o quell’editore, perché farlo?

Conclusioni

Il mondo dell’informazione (quotidiani e periodici) e dell’editoria (libri) hanno ancora molta strada da fare per rimettersi in sintonia con il tempo in cui vivono. Tentare di trasferire nel XXI secolo, sul web, gli stessi modelli produttivi e commerciali dell’età di Gutenberg è semplicemente privo di senso.

Il tentativo di Murdoch è in qualche modo doveroso ed inevitabile. Grazie alla spaventosa macchina da guerra commerciale che lo supporta, è destinato ad avere successo, almeno sul breve e medio periodo. Tuttavia, non è questa la strada da percorrere.

Sul lungo periodo, informazione ed editoria saranno costrette ad evolvere verso un modello completamente aperto (più o meno sul modello di wikinews e wikipedia) in cui il controllo editoriale sarà sempre più limitato ed in cui i costi verranno supportati dagli sponsor pubblicitari, non dall’utente finale.

Soprattutto, le soluzioni “pacchettizzate” in singoli file ePub o PDF, distribuiti una sola volta al giorno sono destinate a scomparire, sostituite dal web o da documenti “aggiornabili” via Internet come quelli forniti da NeverEnd Media: http://www.neverendmedia.com/ .

Alessandro Bottoni

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Comments
2 Responses to “La lezione di Murdoch”
  1. kingofgng ha detto:

    Dall’alto della mia “esperienza” con un terminale Windows Phone 7, ora posso chiederlo con cognizione di causa: che succederà quando l’hype dei MID (tablet e smartphone) finirà per esaurire tutta la sua carica commerciale e pubblicitaria?

    Uno smartphone non è un PC, ci si legge da schifo, non parliamo delle interazioni informatiche un pelino più avanzate…. La miniaturizzazione spinta degli schermi non può essere il futuro dell’intrattenimento, dell’informazione e dell’informatica, è una contraddizione in termini darvinianamente aberrante.

    Quindi richiedo: che succederà a Murdoch e agli altri quando Apple finirà ancora una volta sull’orlo del fallimento? Io intanto compro i popcorn e mi godo lo spettacolo di questi solini che credono di aver trovato un’inesauribile gallina dalle uova d’oro senza rendersi conto di non avere granché futuro davanti a loro :-D

    • alessandrobottoni ha detto:

      Me lo chiedo anch’io.

      Finora Steve Jobs ha sempre dimostrato di saper sfruttare molto bene a livello industriale e commerciale le invenzioni di altri, spesso roba che era già sul mercato da tempo in altra forma, a partire dall’interfaccia grafica dei MacIntosh (scippata a Rank Xerox anni fa).

      Ora che non ci sono più idee che si possano rubare, come farà?

      Giocare sulla inguaribile fighetteria degli utenti può essere una possibilità. Dopotutto, l’intera economia italiana (la “moda”) si regge su questo da decenni. Tuttavia, mi sembra dura. Almeno a giudicare dai risultati di altri che ci hanno già provato.

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