Imparare ad imparare

«Stabilisci un tuo orario di studio e distribuisci il lavoro settimanale da svolgere, compilando una tabella di marcia». «Non rinunciare a sport e amici, ma organizza i tuoi spazi di libertà». «Come preparare una interrogazione orale?». «Fatti furbo, non distrarti quando…». Ecco consigli e capitoli di «Imparare ad imparare», manualetto pratico di buon senso redatto dalla professoressa Paola Melo per i suoi studenti. Prezioso di questi tempi, se la pagella del primo quadrimestre alle scuole superiori ha rivelato magagne e qualche materia «sotto».

Da “Imparare a imparare: un manuale – su come studiare. Scritto da una prof

Vedi la guida della Prf.ssa Melo: “Come “imparare a imparare” – Consigli sul metodo di studio per gli allievi delle Scuola Secondaria Superiore

La guida della Professoressa Paola Melo è un’opera doverosa ed ammirevole in tempi cupi per l’istruzione pubblica come quelli che siamo condannati a vivere di questi tempi. Tuttavia, non la trovo pienamente convincente. Ecco perché.

Cosa c’è che non va in questo metodo

Il metodo proposto dalla Prof.ssa Melo è un metodo ben noto e collaudato. In realtà, è il metodo che viene proposto da tempi immemorabili da quasi tutti gli operatori della scuola e dell’università. È stato esposto anche a noi (semi-delinquenti dell’ITIS) più di trent’anni fa ed io stesso l’ho applicato (per brevi periodi) con piena soddisfazione. Sarebbe quindi difficile dire che contenga qualcosa di sbagliato.

Tuttavia, basta rileggere questa guida con un minimo di spirito critico per rendersi conto del primo dei suoi problemi: si tratta di un metodo dei studio il cui fine ultimo non consiste affatto nell’imparare ad imparare ma piuttosto nell’imparare a superare le interrogazioni e gli esami e quindi ad ottenere un riconoscimento da parte del sistema (cioè un “pezzo di carta”). Ovviamente, questo è un fine legittimo ed ammirevole ma… c’entra comunque assai poco con l’imparare ad imparare.

L’altro problema di questa guida consiste proprio nel metodo. La pianificazione dei compiti è alla base di qualunque attività, al punto che ne sono state derivate due discipline, strettamente correlate tra loro, che vengono insegnate all’università e nei corsi aziendali ad ingegneri e manager: il “time management” ed il “project management”. Non c’è nulla di sbagliato nel sostenere che la pianificazione sia la chiave del successo. Il problema è che la pianificazione è forse la cosa che riesce peggio ad un adolescente (tutto preso da altri interessi ed altre occupazioni).

Imparare ad Imparare (secondo me)

In realtà, imparare ad imparare vuol dire:

  1. Imparare a decidere in prima persona cosa è utile (od interessante) e merita quindi di essere studiato, secondo il proprio, personalissimo punto di vista. Solo in questo modo ci si può dare la necessaria motivazione.
  2. Imparare a far leva sulle proprie passioni personali per trovare la propria motivazione allo studio (ed al lavoro). Questo vuol dire imparare a conoscersi e ad accettarsi per ciò che si è, senza cercare di adattarsi ai modelli “vincenti” che provengono dal mondo esterno.
  3. Imparare a non farsi incastrare nello studio di roba inutile o non formativa. O, almeno, imparare a perdere meno tempo possibile in queste cose. Non bisogna farsi troppi scrupoli di “lasciar indietro” certe materie se si è sicuri della loro inutilità (magari dopo averne parlato con professori e genitori). La scuola italiana è piena di roba inutile ed obsoleta che viene insegnata per motivi che non hanno nulla a che fare con l’educazione dei giovani (e non mi riferisco solo a latino e greco). Nei confronti di questa roba bisogna avere un atteggiamento “strumentale”: studiare il necessario per passare interrogazioni ed esami e poi passare oltre il più rapidamente possibile.
  4. Imparare a trovare le fonti di informazione (al giorno d’oggi, quasi sempre sul web).
  5. Imparare a districarsi tra la terminologia e la notazione che sono tipiche di molte discipline (a partire dalla matematica) e che risultano spesso ostiche ai non iniziati. Anche qui, l’uso del web e di strumenti come Wikipedia sta diventando sempre più diffuso.
  6. Imparare ad applicare ciò che si è imparato in piccoli “progetti” personali, in modo di verificare cosa si è imparato fin a quel punto ed in modo di scoprire quali sono le domande che è ancora necessario porsi. Questo dipende molto dalla natura degli studi. Per chi, come me, si occupa di software è spesso soltanto questione di mettersi alla tastiera e scrivere un piccolo programma. Per chi si occupa di cinema, mettere in piedi un piccolo progetto didattico può essere molto, molto più complicato.
  7. Imparare a vincere la noia e la demotivazione (di solito attraverso l’applicazione pratica dei concetti teorici). Niente al mondo è più efficace contro la noia dei progetti pratici che ho citato al punto precedente, specialmente se vissuti insieme ad altre persone.
  8. Scoprire i modi e gli strumenti di comunicazione necessari per confrontarsi con gli altri sui temi che si studiano. Ancora una volta, Internet si rivela preziosa per trovare gente con cui discutere e da cui imparare. Confrontarsi con gli altri studenti è l’unico modo di velocizzare l’apprendimento: a volte basta fare una domanda e ricevere una risposta per evitare di dover rileggere e ristudiare un intero capitolo di un libro. Inoltre, confrontarsi con gli altri è l’unico modo per imparare ad esprimere le proprie necessità e le proprie opinioni in modo semplice e chiaro.
  9. Imparare a far gruppo. Questo non perché nell’industria si lavora in gruppo e quindi si deve imparare a farlo ma perché il gruppo è il principale antidoto alla noia ed alla demotivazione, anche quando è un gruppo di sole due persone.
  10. Imparare ad essere autonomi (e/o leader) nelle attività di apprendimento. Solo quando si riesce a vincere l’ansia e ad affrontare un progetto da soli (o guidando gli altri) si è sicuri di essere arrivati al risultato voluto. Cioè si è sicuri di essere “maturi”.

In buona sostanza, imparare ad imparare significa imparare ad essere docenti (e “coach motivazionali”) di sé stessi. Non significa imparare a superare interrogazioni ed esami. Quello è un problema “derivato” (“secondario”) che si risolve da solo una volta risolto questo.

C’è molto lavoro pratico, molta sperimentazione, molto “laboratorio” e molta vita sociale dietro a questo risultato. In altri termini, c’è molto da imparare dagli “hacker”.

Al di là della pianificazione

La pianificazione descritta dalla Professoressa Melo è LO strumento principe per ottenere dei risultati concreti in progetti complessi di lungo periodo come lo studio per un diploma o per una laurea o come la costruzione di un centrale atomica.

Sfortunatamente, è essa stessa un’attività complessa, noiosa e demotivante.

In effetti, conosco ben poca gente che la applica davvero, persino nel mondo del lavoro (soprattutto sul lungo periodo). Addirittura, nel mondo dello sviluppo software (che pure tratta progetti molto complessi), si è arrivati a teorizzare l’abolizione della pianificazione, sostituendola con una fortissima interazione tra le parti in gioco (feedback). Vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Metodologia_agile .

Non è certo un caso se questa attività di pianificazione, alla fine, viene quasi sempre delegata a qualcuno che lo fa per conto dei diretti interessati. Nel mondo del lavoro è il “project manager” (od il “team manager”), nello studio è spesso la mamma a farsi carico di questa pianificazione (spesso fino al diploma…).

In realtà, la pianificazione andrebbe sostituita con delle abitudini semplici e regolari.

Una volta arrivati a casa, subito dopo pranzo (o subito dopo un salutare pisolino) bisogna prendere l’abitudine di aprire l’agenda (Il “diario”), controllare cosa c’è da fare e FARLO. Ovviamente, l’agenda DEVE essere mantenuta aggiornata.

Se si riesce a trasformare questa banale attività in una abitudine quotidiana che non ingeneri un senso di repulsione, di noia o di ansia, si è già a tre quarti del cammino e quasi certamente si ha già in mano un diploma e/o una laurea. Il resto, infatti, sono quasi solo dei dettagli rispetto a questo.

Abitudini semplici e regolari sono anche la palestra, di qualunque genere sia, frequentata due o tre volte la settimana, e gli incontri con gli amici, specialmente se pianificati da altri su basi regolari (Boy Scout e simili).

Dopotutto, c’è relativamente poca “variabilità” nei compiti di un adolescente. Non occorre usare MS Project o Redmine (http://www.redmine.org/) per tenere traccia degli impegni. Basta avere alcune, sane abitudini regolari.

Conclusioni

Ho detto la mia. Se volete dire la vostra, fate uso dei commenti qui sotto.

Alessandro Bottoni

L’immagine proviene da Flickr (flickr.com/photos/31274959@N08/4284745310/) e rappresenta un diagramma di Gantt (http://it.wikipedia.org/wiki/Diagramma_di_Gantt).

Annunci
Comments
One Response to “Imparare ad imparare”
  1. guido perazzi ha detto:

    La capacità a non essere FREGATI dal POTERE, è rifiutarsi di COMANDARE.
    guido perazzi:Un paese che trascura l’EDUCAZIONE al vivere, come fa l’Italia da troppi decenni, è destinato al DEGRADO CULTURALE ODIERNO e nel vicino FUTURO alla BARBARIE: uno contro tutti. FORTUNATI coloro che vivono in un paese dove è viva la cultura del VOLER conoscere le idee degli altri e la cultura degli altri; confrontandole con le PROPRIE …. PER continuare nel cammino verso l’UTOPIA; anche se l’utopia sta sempre non più vicina. La strada che avvicina l’utopia è meno frequentata ….. sta ai NON SERVI riuscire a impegnarsi con gli STUDENTI e la SOCIETÀ IN GENERALE, per EDUCARE ANCHE I SERVI ALL’EDUCAZIONE CIVILE, ALL’EDUCAZIONE PATTRIOTTICA REPUBBLICANA DEMOCRATICA (Giuseppe Mazzini); e all’educazione alla LEGALITÀ COSTITUZIONALE italiana ciao da guido Ipazia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: