Bail Out

Una sera di novembre del 1977, dopo averci avvisato per lettera, è venuto a farci visita un cugino di mio nonno. Si presentato con uno dei suoi figli, a quel tempo circa trentenne, si è seduto a tavola e, davanti ad una bottiglia di vino, ci ha raccontato la sua storia. Ci ha raccontato di essere “emigrato” in Australia insieme alla moglie esattamente trent’anni prima, nel 1947. Nei primi anni ha abitato in una capanna di legno e lamiere, non dissimile da quelle delle favelas sudamericane, e, in mancanza di un fucile per andare a caccia, si è procurato il cibo abbattendo a bastonate i canguri della zona (non particolarmente sospettosi perché non abituati alla presenza umana). Per anni si è lavato nel fiume e si è vestito con quello che recuperava dai bidoni dei rifiuti di fronte alle case degli ex-coloni anglosassoni, ormai ricchi. Poi, con il passare del tempo, ha trovato un lavoro come meccanico di veicoli pesanti (più o meno lo stesso lavoro che aveva fatto in Italia prima della guerra) e lentamente, molto lentamente si è rifatto una vita. I suoi figli e nipoti ora parlano solo inglese e si sono inseriti nella società australiana a pieno titolo.

Quando gli ho chiesto come mai fosse emigrato in Australia, si è lasciato sfuggire un sorriso malinconico ma non ha risposto. Molto tempo dopo mi è stato spiegato che durante la seconda guerra mondiale aveva militato nella famigerata X Mas, la principale forza armata della repubblica di Salò, rendendosi colpevole di diversi crimini di guerra (non ho mai saputo quali, con precisione). Dopo la fine della guerra, un giorno di primavera del 1947 un suo ex-camerata è andato a trovarlo a casa e gli ha detto: “domani vengono a prenderti”. La sera stessa è saltato su un mercantile in partenza dal porto di Ravenna ed è fuggito in Australia portando con sé solo gli abiti che indossava. Il commento di mio nonno è stato: “Ha aspettato troppo a lungo prima di svincolarsi. Avrebbe dovuto lasciar perdere i fascisti quando era ora. Invece è rimasto qui a proteggere la fuga di quelli che scappavano col bottino. Un povero fesso…”

Già, perché quando crolla un regime oppressivo ed illegale, coloro che lo hanno sostenuto devono sapersi svincolare per tempo. Diversamente saranno condannati a subire la loro giusta punizione per aver collaborato con gli oppressori. Questa procedura, in inglese, si chiama “bail out”, come quella grazie alla quale un pilota in difficoltà “si lancia col paracadute” prima che il suo aereo si schianti al suolo.

Ne abbiamo visti parecchi di bail out nel corso degli anni. Molti di voi sicuramente ricordano la fuga dei sudvietnamiti da Saigon nel 1975, con gli elicotteri buttati a mare dai ponti delle navi per fare spazio ai fuggiaschi. Questa situazione è anche descritta mirabilmente nel primo libro di Carlo Lucarelli, “Carta Bianca”, ambientato proprio in Italia nella primavera del 1945.

Ora, noi tutti stiamo assistendo agli ultimi bagliori di un crepuscolo, all’incendio della Roma imperiale. Sullo sfondo cupo dei fatti di Arcore si alzano le fiamme delle impietose indagini della procura, delle intercettazioni, dei bonifici bancari.

Ed i “collaborazionisti” del nostro tempo sono là, in prima fila, a difendere il loro sultano ormai nudo. Si può vedere Daniela Santanchè abbandonare inferocita le trasmissioni sgradite. Si può vedere Angelino Alfano (Ministro della Giustizia), ospite da Santoro, che difende a spada tratta non i suoi uomini, cioè i magistrati e la polizia, ma bensì gli indagati, preoccupato solo di dimostrare come sia possibile strappare di mano il processo alla procura di Milano per consegnarla nelle mani corrotte di un parlamento ormai schiavo. Si può vedere il ministro degli esteri, Frattini, che si adopera personalmente, senza nessun mandato, per ottenere le carte di Santa Lucia, tanto necessarie al sultano per distogliere l’attenzione di sé stesso. Si possono vedere i guastatori della destra irrompere nelle trasmissioni televisive con le loro urla e le loro volgarità, con il solo scopo di soverchiare ogni forma di dissenso e di critica. Ed infine si può vedere il direttore generale della RAI, ormai sfiduciato persino dal suo autista, che telefona a Santoro in diretta televisiva, durante lo svolgimento di Anno Zero, per intimidirlo con sordide minacce.

Noi, come popolo italiano, dovremmo essere preoccupati delle possibili ritorsioni di questi delinquenti che da anni si sono impadroniti del potere?

No.

Ormai è impossibile nascondere i fatti. L’unica televisione non vincolata a Berlusconi, La7, ormai vive quasi solo di quei talk show e di quegli approfondimenti che non sono più possibili sulle reti schiave del sultano. I giornalisti scomodi, tra cui Travaglio e Gomez, hanno già fondato il loro giornale, Il Fatto Quotidiano, e viaggiano ben oltre le 100.000 copie/giorno, alle quali si aggiungono altri 300.000 visitatori unici al giorno sul loro sito web. Un successo senza precedenti per un giornale indipendente. Santoro ha già fatto una volta “Serata per Anno Zero” al Palasport di Bologna e potrebbe farlo ancora, mille volte in mille piazze diverse. Su Internet, nemmeno più i “berluscones” difendono questa classe dirigente indifendibile. “Che ci vada la Minetti a fare i banchetti in piazza!” – gridano al loro califfo. Il vaso è scoperchiato. Non è più possibile impedire ai venti tempestosi della verità e dell’indignazione di spazzare il paese.

Il regime è ormai agli sgoccioli. I più furbi si sono già fatti stampare un passaporto svizzero indistinguibile dal vero e sono ormai alla frontiera. Con il favore delle tenebre trasferiranno i forzieri con il bottino su qualche piroscafo ed andranno a godersi la vecchiaia, con i nostri soldi, in qualche assolata città del sudamerica, insieme ai tanti ex-dittatori, ex-nazisti ed ex-fascisti che li hanno preceduti.

I fessi, invece, restano qui a proteggere la fuga dei primi.

Ed è così che saranno costretti a fuggire nella notte, con soltanto gli abiti che indossano, alla volta dell’Australia, dove saranno costretti a cibarsi della carne dei canguri abbattuti a bastonate.

Costa caro non capire quando è ora di abbandonare la nave che affonda.

Alessandro Bottoni

La foto di copertina è di pubblico dominio e proviene da qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Frequent_Wind

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Comments
One Response to “Bail Out”
  1. Piero Mazzini ha detto:

    Credo che tu abbia descritto molto bene lo sfascio di questo governo, legato mani e piedi alle vicende personali del loro capo e al suo entourage di “cortigiane”, uso un eufemismo perché non mi piace essere volgare quando scrivo.
    Mi piacerebbe molto che si andasse a votare a maggio, perché l’Italia non può permettersi di rimanere al palo quando tutto il mondo che conta investe capitali enormi e produce, ma temo molto che siamo solo agli inizi del disfacimento, e chissà quanto durerà questa agonia in cui ci trasciniamo tutti, volenti o nolenti.

    L’Italia, gli italiani hanno bisogno di pulizia, regole, trasparenza. La nostra classe politica rappresenta solo se stessa, compresa nei suoi interessi e intrallazzi personali come mai era era successo fino ad ora.
    In questo calderone comprendo anche una buona parte della sinistra, che purtroppo non è in grado di esprimere una alternativa credibile al regime del bunga bunga.

    Speriamo in una svolta, il voto rappresenterebbe l’occasione per un bel “reset” da parte di quelle forze politiche che hanno ancora a cuore le sorti del nostro paese.

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