Classico, Scientifico, Tecnico

“Ultimi giorni per le iscrizioni al prossimo anno scolastico. I primi rilevamenti del Ministero raccontano il boom dello scientifico con indirizzo in scienze applicate”

[Da “Scuola, corsa al liceo scientifico” apparso oggi su La Stampa online]

A quanto pare, è finalmente finita l’ubriacatura degli italiani per il Liceo Classico e si torna a pensare seriamente ad una formazione che dia qualche (remota) possibilità di trovare un lavoro.

Ma la strada giusta è quella del Liceo Scientifico? Magari quello senza latino e con tanta informatica?

Gli sbocchi occupazionali

Se quello che vi interessa è imparare un mestiere, sappiate che le professioni più richieste (da sempre) sono quelle che, a causa della loro componente “concettuale” (soprattutto matematica) sono anche le più difficili da apprendere: ingegneria, fisica, chimica, matematica e via dicendo. Queste discipline sono note nel mondo anglosassone come “hard sciences” (“scienze dure”) anche a causa del fatto che risultano ostiche alla stragrande maggioranza degli studenti.

Più in generale, tutte le professioni tecniche sono molto richieste da parte dell’industria per ovvie ragioni. Di conseguenza, è relativamente facile trovare lavoro anche con un diploma tecnico (oltre che con una laurea). Questa è proprio la conseguenza del fatto che la stragrande maggioranza degli studenti, dopo aver visto un po’ di matematica decide di dedicarsi ad altro. Ovviamente, meno concorrenti vuol dire meno problemi.

Al giorno d’oggi in Italia, però, persino un laureato magna cum laude in ingegneria, la più richiesta delle lauree, non ha nessuna reale possibilità di trovare un vero lavoro. Proprio nessuna. Solo contratti temporanei, ultra-sotto-pagati, presso qualche call center.

Se volete avere un vero lavoro, un lavoro che vi permetta di mantenervi, di mettere su famiglia e di comprare casa, dovrete per forza andarvene da qui. Questo indipendentemente da quale sarà la vostra laurea od il vostro diploma.

Può sembrare una esagerazione e quindi lo ripeto per essere sicuro che mi abbiate capito bene: se volete avere un vero lavoro, di quelli ben pagati, sicuri e con le ferie pagate, dovrete per forza emigrare all’estero (Occhio: non basta trasferirsi nel Nord Italia. Dovrete andare in Germania, in USA od in Cina).

Se non mi credete, cominciate a leggere i giornali (quelli veri, come “La Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano”, non la propaganda governativa). Non ci metterete molto a capire qual’è la reale situazione del mercato del lavoro in Italia.

Gli unici lavori che potrete mai fare in Italia sono quelli legati alla ristorazione: cameriere, cuoco e via dicendo. Nel settore della ristorazione la domanda di manodopera specializzata resta molto alta persino nel bel mezzo di questa crisi.

La moda (passeggera) del Classico

Come certamente saprete, nel 2010 è stato il Liceo Classico a raccogliere la stragrande maggioranza degli iscritti. Molti di più che negli anni precedenti e molti di più di quanti ci se ne potesse aspettare. Anche uno dei miei nipoti ha iniziato a frequentare il Liceo Classico a Settembre del 2010 per cui ho avuto modo di vivere questo fenomeno da una poltrona di prima fila. Per quello che sono riuscito a capirne, la scelta del Classico è stata dovuta a queste ragioni:

  1. Ricerca di una scuola che desse la possibilità di studiare in santa pace senza doversi preoccupare di classi stracolme, professori evanescenti ed incompetenti, atti di bullismo e droga nei corridoi.
  2. Paura di quello che avrebbe potuto trovare presso altre scuole, soprattutto negli istituti tecnici che sono visti, a torto od a ragione, come veri e propri carceri minorili.
  3. Una sostanziale diffidenza per la matematica. Mio nipote se la cava più che bene anche in questo settore ma potendo scegliere ha (ovviamente) scelto di tenersene alla larga. In questo, probabilmente, ha commesso il più grave errore della sua vita (per ragioni che diventeranno chiare nel seguito).
  4. Fascino della narrazione storica ed epica (Omero…), della filosofia e delle materie umanistiche in genere.

Credo che anche gli altri milioni di ragazzi che l’anno scorso si sono iscritti al Classico abbiano avuto più o meno queste motivazioni.

Il problema è che tra cinque anni ci troveremo con almeno due terzi di questi studenti con in mano un diploma assolutamente inutile (nel senso di “non rivendibile sul mercato del lavoro”) ed alla ricerca disperata di un posto di lavoro. Per il terzo che deciderà di proseguire gli studi all’università si porrà comunque il problema della scelta della facoltà. Rischiamo di trovarci nel 2020 con la solita inondazione di laureati in storia, letteratura e filosofia. Dove li metteremo a lavorare una volta finiti i rarissimi posti da insegnante?

La moda (passeggera?) dello Scientifico

Se il 2010 è stato l’anno della corsa al Liceo Classico, ora assistiamo all’assalto dei Licei Scientifici, soprattutto quelli con indirizzo verso le scienze applicate. Sarà una moda duratura? Riuscirà lo Scientifico modernizzato a mantenere le sue promesse, soprattutto in termini di utilità del titolo di studio a fini occupazionali?

Personalmente, credo di no.

Anche togliendo il latino ed aggiungendo un po’ di informatica, il Liceo Scientifico resta pur sempre il Liceo Scientifico. Soprattutto, resta nelle mani delle stesse persone che, nel bene e nel male, ne hanno segnato la storia negli ultimi cinquant’anni. Davvero si può pensare che queste persone permetteranno che il loro amato gioiellino venga stravolto da una pesante (ma forse necessaria) opera di modernizzazione?

Pensate davvero che migliaia di professori di latino accetteranno passivamente di perdere il posto di lavoro? Pensate che sia così facile trovare i docenti di informatica richiesti da questa riforma del programma del Liceo?

Si può imparare la Scienza allo Scientifico?

No.

La Scienza è per definizione un’attività sperimentale. Si basa soprattutto sulla preparazione ed esecuzione (in prima persona) di esperimenti di laboratorio che, per l’appunto, non possono essere condotti senza dei laboratori adeguati. Come ben sappiamo, i Licei Scientifici sono tradizionalmente privi di laboratori (anche se essi sono sempre stati previsti dal loro ordinamento) e lo sono soprattutto a causa del tradizionale e generale disinteresse di presidi e professori per la parte sperimentale dell’insegnamento.

Non solo: anche l’approfondimento teorico (matematica, fisica, chimica, etc.) è largamente sottodimensionato rispetto, ad esempio, agli istituti tecnici. O, per essere più precisi, è molto meno ampio come programma e molto più focalizzato sugli aspetti puramente formali (sulle dimostrazioni matematiche più che sul calcolo, per capirci).

Questo dovrebbe far riflettere coloro che sono interessati ad una reale formazione scientifica: se presidi e professori, per primi, dimostrano di “snobbare” proprio la parte più squisitamente scientifica dell’insegnamento (sperimentazione ed analisi dei risultati), diventa difficile sostenere che ci sia qualcosa di veramente scientifico nella formazione fornita dal sedicente Liceo Scientifico.

Tra l’altro, la Scienza è anche una questione di varietà. È molto difficile fare ricerca (o sviluppo prodotti) senza avere alle spalle un repertorio di conoscenze e di esperienze vasto e diversificato (fisica, chimica, matematica ma anche letteratura, elettronica, informatica, arte, etc.). Com’è ben noto, i Licei (Classico e Scientifico) tendono invece a focalizzare la loro attenzione in modo esclusivo sull’apprendimento di un metodo di studio che sia efficace all’università e che per sua natura è strettamente teorico, libresco e “ortodosso” (strettamente aderente ai programmi ministeriali). Esattamente il contrario di quella varietà di esperienze, caotica, giocosa ed irriverente, che è necessaria all’uomo di scienza.

In buona sostanza: se da grandi volete fare gli scienziati (quelli veri, che fanno ricerca), state alla larga dagli auto-proclamatisi Licei Scientifici. Soprattutto se pretendono di farvi perdere tempo col latino.

La Scienza, per davvero

La Scienza, quella vera, si può imparare solo presso una scuola che possa mettere a disposizione degli allievi dei laboratori adeguati e che metta al centro della propria azione formativa l’esperienza diretta, personale e manuale dei fenomeni. In pratica, in Italia questo vuol dire presso gli istituti tecnici.

Non so come sia la situazione al momento (mi sono diplomato più di trent’anni fa) ma ai miei tempi gli istituti tecnici fornivano anche una invidiabile formazione teorica, necessaria all’analisi dei fenomeni ed alla progettazione degli esperimenti (matematica, fisica, chimica, etc.).

Non solo: nel corso di cinque anni di studi (sempre ai miei tempi) si aveva la possibilità di fare una vastissima gamma di esperienze pratiche e teoriche che andavano dalla fisica, alla chimica, all’elettronica alla meccanica. Una vastità di esperienze che apre la mente ed abitua alla autodeterminazione (“intraprendenza”).

In buona sostanza, un corso di studi in chimica od in fisica presso un istituto tecnico è la cosa più simile al corso di studi di Hogwarts che io riesca ad immaginare.

Scienza e Tecnologia

A questo punto, però, sono costretto a farvi una domanda sulla quale vi prego di riflettere attentamente: a voi interessa la scienza o la tecnologia?

La Scienza è l’attività che porta alla produzione di Conoscenza, cioè alla conquista di nuove informazioni sulla realtà che ci circonda. La Scienza “lavora”più o meno in questo modo:

  1. Si pone una domanda particolare sul mondo che ci circonda. Per esempio: se lascio cadere un sasso mentre cammino, il sasso dove cade? Più avanti, più indietro o sullo stesso punto in cui mi trovo al momento in cui lo lascio cadere?
  2. Tenta di darsi una risposta per via teorica (qualcosa come: X=Y+DioSoloSaCosa/3Z).
  3. Mette a punto un esperimento per verificare se le cose vanno come previsto dal modello teorico (“OK, io mi metto a camminare. Quando arrivo lì, lascio cadere il sasso. Tu scatti una foto e documenti il tutto”).
  4. Effettua l’esperimento e verifica se i risultati vanno d’accordo con il modello teorico.
  5. Pubblica i risultati, in modo che chiunque possa replicarli e verificarli.

È questo ciò che vi interessa veramente?

Ve lo chiedo perché è molto probabile che ciò che vi interessa davvero siano invece altre cose, come:

  1. Come funziona un telefono cellulare?
  2. È vero che la Calendula fa bene per la sindrome da menopausa?
  3. Come si cura il diabete?
  4. Come si “trucca” il cinquantino?

Questa roba non ha niente a che fare con la Scienza. I punti 1 e 4 appartengono al regno della Tecnologia. I punti 2 e 3 appartengono a quello della Medicina (la Medicina è una disciplina scientifica ma anche un arte. Come tale va considerata separatamente dalle altre discipline scientifiche).

La Tecnologia è l’applicazione pratica (industriale) delle conoscenze scientifiche. Marconi ha scoperto un fenomeno fisico (la trasmissione delle onde radio) e la Thomson inglese ha sfruttato (su licenza di Marconi) questa conoscenza per sviluppare i Radar e le radio militari. Marconi era uno scienziato, la Thomson è un’azienda che si occupa di tecnologia.

Se ciò che vi interessa veramente è la tecnologia (cioè l’applicazione pratica delle conoscenze scientifiche), allora il vostro mondo non può essere altro che un istituto tecnico (e poi, all’università, la facoltà di Ingegneria). Gli Istituti Tecnici e la facoltà di ingegneria sono stati concepiti proprio per fornire questo specifico tipo di formazione e svolgono tuttora la loro funzione in modo egregio (persino dopo decenni di sabotaggi ininterrotti da parte dei vari Ministri dell’Istruzione). Proprio perché devono fornire delle solide basi scientifiche a dei “tecnici”, forniscono anche quel tipo di formazione scientifica di cui vi ho già parlato. Come ho già detto, la Tecnologia non è altro che l’applicazione pratica della Scienza.

Se ciò che vi interessa, invece, appartiene al mondo della medicina, vi consiglio molto, molto caldamente di iscrivervi al Liceo scientifico. In questo particolare caso, infatti, lo Scientifico è il tipo di scuola che può darvi la formazione migliore. Questo perché sia la Medicina che molte delle discipline affini sono assai poco “formalizzabili” e poco “sperimentabili” a livello di scuole superiori. Tanto per capirci: nessuno permetterebbe mai ad un diciasettenne di partecipare ad una operazione chirurgica. A questo punto, il massimo che una scuola superiore può fare per voi è darvi un metodo di studio che vi permetta di trovarvi a vostro agio all’università, che è appunto l’obiettivo tradizionale dello Scientifico. Solo all’università potrete affrontare seriamente questo tipo di studi.

Hard e Soft Science

Più in generale, il Liceo Scientifico è il tipo di scuola più adatto in assoluto per voi se i vostri interessi vanno soprattutto nella direzione delle cosiddette “soft sciences”, come la Medicina, la Psicologia, la Sociologia, la Comunicazione, l’Economia e via dicendo. Questo perché lo Scientifico fornisce tradizionalmente un ampio ed approfondito spettro di conoscenze scientifiche (anche se quasi solo teoriche) ma soprattutto un metodo di lavoro che è molto adatto a queste discipline.

Le soft sciences, infatti, richiedono un approccio “scientifico” al problema (cioè un approccio Galileiano e sperimentale, con un ampio uso di tecniche matematiche) ma anche un approccio molto verbale e molto “filosofico” (più esattamente “dialettico”). In questo caso non potreste trovare ciò che vi serve in un Istituto Tecnico, dove l’attenzione è tutta centrata sui “meccanismi”.

Tra l’altro, nel contesto specifico delle soft sciences, torna ad avere una giustificazione serissima anche lo studio del latino: gran parte della terminologia di molte di queste discipline è latina o si basa sul latino.

Imparare la Tecnologia

Imparare la Scienza e la Tecnologia è soprattutto una questione di laboratori e di strumenti di analisi teorica (matematica, fisica, chimica, etc.) ma è anche una questione di “conoscenze ancillari”. La principale di queste conoscenze ancillare è una vera, seria, sicura padronanza della lingua inglese.

La quasi totalità dei libri, delle riviste e degli articoli di carattere tecnico e scientifico è pubblicato (su Internet o su carta) in inglese. Non si può imparare e praticare la scienza e/o la tecnologia senza conoscere (bene) l’inglese.

Per imparare (per davvero) l’inglese è necessario:

  1. Seguire almeno tre anni (meglio cinque) di corso presso una scuola privata con insegnanti di madrelingua, due lezioni alla settimana di almeno un’ora e mezza ciascuna con classi di non più di dodici persone.
  2. Superare un esame da First Certificate o da TOEFL.
  3. Risiedere in un paese di lingua inglese (da soli, lavorando) per almeno tre mesi consecutivi.

Solo dopo aver fatto tutto questo potrete dire di parlare l’inglese per davvero. L’inglese che è necessario per una professione tecnica o scientifica (ingegnere, fisico, chimico, etc.), infatti, è un inglese parlato senza indecisioni. Un inglese “senza se e senza ma”.

Vi prego di notare che non ho detto che dovreste seguire inglese anche a scuola. Anzi: sarebbe meglio se evitaste di fare inglese anche a scuola. Piuttosto, sfruttate l’occasione per studiare gratuitamente una seconda lingua straniera scelta fra tedesco, francese, spagnolo, cinese e giapponese. Questo perché ciò che si studia in due mesi presso una scuola privata come Berlitz equivale al programma di un anno di superiori delle scuole pubbliche. Finireste per annoiarvi a morte a scuola.

L’altra competenza ancillare che si deve obbligatoriamente avere per sopravvivere in un ambiente tecnico/scientifico sono i computer. Non però la conoscenza dei computer come utente, cioè quella che vi viene fornita (alla bell’e meglio) da un corso ECDL. Quello che vi serve davvero è la capacità di scrivere da soli un programma di media complessità.

Imparare a programmare è difficile. Richiede tempo e dedizione, per cui è meglio cominciare il prima possibile. Potete trovare qualche indicazione in questo mio vecchio articolo:

http://laspinanelfianco.wordpress.com/2006/01/31/imparare-a-programmare/

e/o con una banale ricerca con Google:

Imparare a programmare

Ve lo ripeto per essere sicuri che abbiate capito: è praticamente impossibile avvicinarsi alla tecnologia del XXI secolo (ed alle sue basi scientifiche) senza saper scrivere un programma di computer di media complessità. Riservatevi il tempo necessario ed imparate a programmare.

Gli Istituti Tecnici

Da sempre gli Istituti Tecnici sono visti come dei carceri minorili frequentati solo da piccoli delinquenti in attesa di passare al carcere vero e proprio. Ci si aspettano classi affollate fino all’inverosimile, il caos più totale, la più totale mancanza di controllo da parte di professori giovani, evanescenti, demotivati ed incompetenti, bulli violenti ed aggressivi, coltelli, droga e prostituzione. Non c’è da stupirsi che la stragrande maggioranza degli italiani (borghesissimi e piuttosto pavidi) se ne tenga alla larga.

Io ho frequentato l’ITIS di Ferrara negli anni ’70 e posso dirvi com’era la situazione a quel tempo.

  1. Classi affollate fino all’inverosimile: si. Al primo anno eravamo in 35 (tutti maschi). Al secondo anno eravamo già scesi a 28 e dal terzo in poi siamo sempre stato al massimo 24 (metà maschi, metà femmine).
  2. Il caos più totale: si. Al primo anno in classe regnava il caos. Dal secondo anno in poi, la situazione era esattamente la stessa dei licei.
  3. La più totale mancanza di controllo da parte di professori giovani, evanescenti, demotivati ed incompetenti: no. Assolutamente no. Ho avuto solo professori giovani, molto competenti, molto motivati e di polso più che robusto. Molti di loro ci hanno seguito per almeno tre anni.
  4. Bulli violenti ed aggressivi: si. Al primo anno ce n’erano diversi. Qualcuno lo abbiamo messo in un angolo e “bastonato”. Qualcuno se ne è andato per conto suo. Qualcuno è cresciuto e si è integrato.
  5. Coltelli: no. Non nel senso di coltelli da scugnizzi napoletani o da picciotti siciliani alla Verga. Sia io che molti altri miei colleghi abbiamo portato con noi i soliti coltellini che usano i Boy Scout. Non ho mai visto nessuno fare a coltellate a scuola o nelle sue prossimità. Immagino che la situazione sia ancora questa, visto che i telegiornali non riportano notizie di accoltellamenti.
  6. Droga: si. Parliamoci chiaro: hashish e morfina (e, più recentemente, cocaina e altre cose) sono sempre state largamente disponibili nella società italiana, sin dagli anni ’60, e lo sono sempre state in qualunque scuola di qualunque città. Nonostante questo, nessuno di noi si è dato agli stupefacenti (od all’alcool) durante le superiori. Meno che mai, si è dato alle droghe a causa della scuola che frequentava.
  7. Prostituzione: disgraziatamente no. Abbiamo sempre dovuto guadagnarcela con fatica.

Risultato finale?

Dei 24 ragazzi che si sono presentati con me al diploma circa un terzo si è poi laureato in qualche disciplina (dalla storia all’ingegneria). Un paio di loro insegnano all’università e qualcuno riveste cariche di un certo livello nell’industria e nella Pubblica Amministrazione.

Più o meno come qualunque Liceo.

Conclusioni

Non lasciatevi intimidire da quello che sentite dire in giro. Se avete un reale interesse per le discipline tecniche e scientifiche (“hard sciences”), lasciate perdere gli auto-proclamatisi Licei Scientifici ed iscrivetevi ad un istituto tecnico. Potete sopravvivere ad una esperienza di questo tipo, per quanto dura vi possa sembrare. Ne uscirete con un patrimonio di esperienze professionali e personali che non potreste mai accumulare altrove. Un patrimonio di esperienze e di competenze professionali che meglio di qualunque altro può farvi muovere con sicurezza nel mondo del lavoro sin dal diploma.

Se però il vostro interesse va più verso le soft sciences, come la Psicologia, la Medicina, l’Economia o la Sociologia, allora iscrivetevi ad un Liceo Scientifico (e fate latino). Troverete quello che vi serve.

Iscrivetevi al Classico solo se vi interessano davvero gli studi classici (Greco, Latino, Storia antica, etc.). Si tratta di un percorso di studi specialistico (“di nicchia”) per specialisti, non di un un percorso formativo generico da seguire in mancanza di qualcosa di più rassicurante. Chi decide di seguire questo percorso deve sapere che poi avrà degli enormi problemi a trovare un’occupazione attinente alla sua specializzazione.

Alessandro Bottoni

Comments
5 Responses to “Classico, Scientifico, Tecnico”
  1. lucapost scrive:

    Son passato per un ITIS (elettronica e telecomunicazioni) e mi stò laurando in fisica sperimentale.

    L’ITIS mi ha aiutato molto ad affrontare i primi anni di università, la preparazione in matematica era buona ed ho avuto pochi problemi per i primi due anni (fisica classica). Poi sono arrivate le materie quantistiche i compagni che provenivano da un liceo, sia classico che scentifico, hanno continuato a segnare il passo ed io son rimasto indietro.

    Inoltre, anche tra i professori sperimentali molti provvengono proprio da un liceo classico. Non saranno delle cime in ottimizzazione del codice, ma anche l’attività di ricerca che svolgono è ad altissimo livello.

    Certo, stiamo parlando di scienza, non di tecnologia.

    • La fisica dei quanti metterebbe in difficoltà chiunque (almeno per la parte matematica).

      L’apparente superiorità dei liceali sul medio periodo (università) in questo contesto è spesso dovuta al fatto che vengono abituati sin da piccoli a considerare SOLO l’aspetto formale di molte discipline (in particolar modo fisica) e questo li mette in una posizione di vantaggio quando la materia si fa molto astratta ed anti-intuitiva (com’è appunto il caso della fisica dei quanti).

      Sul lungo periodo (master, Ph. D., lavoro, etc.) questo resta un vantaggio solo nella misura in cui ci si continua ad occupare di materie che hanno una forte componente formale e, soprattutto, che hanno una struttura in qualche modo prevedibile. Appena ci si deve confrontare con qualcosa di veramente sconosciuto, e si deve quindi dar fondo alla propria creatività ed alla propria capacità di arrangiarsi, la situazione si ribalta.

      Nell’attività quotidiana di lavoro (anche, o forse soprattutto, nel settore della ricerca) càpita assai di rado di doversi confrontare con qualcosa che ha una struttura prevedibile e che può essere affrontato in modo prevalentemente formale.

      Comunque, il mio discorso non voleva essere una perorazione degli Istituti Tecnici /contro/ i Licei. Ogni scuola ha il suo scopo ed il suo campo di applicazione e quindi non esiste una scuola migliore di un’altra. Quello che è importante è capire cosa si vuol fare nella vita e come arrivare a farlo.

      • Francesco Truci scrive:

        Caro Alessandro, “…..che ABBIA una struttura prevedibile e che POSSA essere affrontato….” I congiuntivi!
        Scherzo, ovviamente. Comunque credo che la cosiddetta cultura umanistica (congiuntivi a parte) sia assolutamente un patrimonio che vada salvaguardato. Conoscere le origini della nostra cultura, della nostra lingua, delle nostre tradizioni, attraverso lo studio del latino e del greco e’ indispensabile per consentire alla nostra civiltà di crescere e di progredire.

  2. Davide "DeMoN3" Angelini scrive:

    Dico la mia…

    Ho frequentato per 5 anni un itis informatico diplomandomi con 100 nel 2008.

    Le materie “di scienza” (chimica/fisica) le abbiamo fatte solo al biennio e male: entrambe le materie (da noi erano separate e spiegate da docenti diversi, non come allo scientifico dove c’è chimica-fisica fatta dallo stesso docente) ci venivano insegnate da insegnanti sulla 50ina, con scarsa voglia di insegnare e senza farci fare un solo esperimento, erano loro a farli a noi a dovevamo seguirli e poi relazionare tutto.

    Al triennio le cose sono migliorare, in quanto le materie di specializzazione (informatica, sistemi, elettronica) erano, per forza di cose, molto sperimentali e lasciavano a noi la gioia di fare, non solo la noia di vedere. Erano insegnate da docenti più o meno giovani, ma tutti preparati e desiderosi di insegnare. Alcuni di loro erano anche imprenditori, quindi potevano trasmetterci anche una conoscenza “pratica”, non solo teorica e campata per aria in base a supposizioni.

    Riguardo a droga, bullismo, classi, etc…droga ce ne era come in qualsiasi altra scuola della città, classi molto piene al primo che si svuotavano via via che si proseguiva con gli anni (diciamo da 25 persone in primo a 15 in 5°), bullismo si (ma penso ci sia ovunque) ed è vero che, in linea di massima, gli itis sono le scuole con la più alta concentrazione di nullafacenti e masclanzoni (o futuri tali, ma già sulla buona strada).

    Comunque, una volta diplomato, sono andato all’università, ingegneria informatica al politecnico di Milano. Beh, lì per la prima volta ho rimpianto il mio percorso di studi, in quanto chi arrivava dallo scientifico, con la sua preparazione teorica fatta tutta di teorie e di dimostrazioni e con un metodo di studio solido è andata avanti più che tranquillamente. Io che avevo una preparazione più pratica ho trovato mille difficoltà, fino al punto di mollare tutto e mettermi a lavorare. Faccio notare, inoltre, che il programma di specializzazione del triennio di itis informatico viene (in gran parte) ripetuto (da capo a piedi) in 4 mesi di “fondamenti di informatica” e in 4 mesi di “elettrotecnica”, quindi le mie conoscenze specifiche, nel giro di pochi mesi, sono state raggiunte anche dai miei compagni di corso che di informatica non sapevano assolutamente nulla.

    Come dicevo, lasciata l’università (dopo un anno e qualche mese, a novembre 2009), mi sono subito messo a cercare lavoro mandando i CV ovunque, dalla pizzeria sotto casa alle aziende della zona. Alla fine ho fatto 2 colloqui, uno presso un’azienda farmaceutica vicino casa come operaio e un altro presso un internet application provider (un’etichetta altisonante per dire che produciamo software web :P ). Dopo 2 colloqui presso questa azienda, a febbrario 2010 ho iniziato un periodo di prova di 3 mesi, finito il periodo di prova ho avuto altri 9 mesi di contratto a progetto e ora, dopo 1 anno, mi hanno finalmente messo fisso con contratto indeterminato.

    Ho avuto fortuna? Hanno contato le mie capacità? Probabilmente entrambe le cose, ma hanno contato anche la mia caparbietà, il mio sacrificio in ambito lavorativo (lavoro a 70km da casa, facendomi 9 ore in ufficio e 2 in auto…quando in ufficio non ne faccio anche 12 per motivi di consegne) e la mia grande passione per l’argomento. Mi viene rabbia quando sento di amici che “piangono” perchè non trovano lavoro, ma se gli proponi di portare il CV in azienda (fosse anche solo per lavorare al nostro call center) dicono “nono, troppo lontano, scherzi?!?”

    Quello che però mi ha lasciato l’amaro in bocca è stato il passaggio da superiori a università, il vedermi livellato nel giro di pochissimo ai colleghi provenienti dallo scientifico.

    Un consiglio? Se volete proseguire con ingegneria, andate allo scientifico, che tanto gli itis (almeno per quel che ho vissuto io), non vi danno nessun valore aggiunto se non quello di poter mettere subito in campo le tue conoscenze nel mondo del lavoro (ma se il progetto è di andare all’università, questo non ha importanza)

  3. Simone scrive:

    Beh….dico anche la mia….
    Ho fatto un liceo scientifico tecnologico, il che significa: -1- niente latino, -2- chimica e fisica insegnata da professori differenti con molte ore di laboratorio e -3- informatica come materia separata (e non incorporata in matematica…come veniva fatto in molte altre scuole). Avevamo la fortuna di essere all’interno di un ITIS quindi i laboratori erano ben forniti. La formazione è poi stata utile all’università ma non credo sia un fattore essenziale. La sua utilità si vede nel primo anno: se la formazione è stata buona lo studente conosce già molti argomenti e possiede da subito il “metodo” di studio. A lungo andare però questo non è più valido e valgono le qualità dello studente e la sua passione per la materia. Forse mi sbaglio, ma questo è quello che ho percepito nella mia esperienza universitaria.
    Ciò che ho detto vale se uno prosegue all’università, ovviamente se uno decide di lavorare dopo la maturità allora la formazione ricevuta diventa essenziale (ma sono supposizioni visto che non è stato il mio caso e non ho esperienze nel mondo del lavoro).

    Un’ultima cosa sull’insegnamento dell’informatica. Non so come sia la situazione attuale ma fino a qualche anno fa in molte scuole non veniva nemmeno insegnata. A me sembra un’ovvietà (ma forse non lo è per tutti): l’informatica deve essere insegnata decentemente a TUTTI.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: