Assange

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In questi giorni mi viene continuamente chiesto di Julian Assange. Come probabilmente sapete, infatti, i vari Partiti Pirata europei sono le uniche associazioni che supportano attivamente ed apertamente il fondatore di Wikileaks. Io sono il segretario del Partito Pirata Italiano e quindi ci si aspetta che ne sappia qualcosa.

Qui di seguito, vi racconto quello che so di Assange e l’idea che me ne sono fatto. Intendiamoci: non ho mai incontrato Assange e non ho informazioni di prima mano da fornire. Voglio solo rispondere una volta per tutte alle domande che mi vengono fatte.

Chi è Assange?

Potete vederlo voi stessi dalla (lunghissima) pagina che gli dedica Wikipedia:

https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Assange

https://secure.wikimedia.org/wikipedia/it/wiki/Assange

In buona sostanza, è un hacker ed un programmatore di livello decisamente buono (ha creato un intero file system steganografico per Linux…) che sembra aver trovato la sua strada come procacciatore di notizie riservate per la stampa. Chiamarlo giornalista è piuttosto improprio e questo lo riconosce persino Assange.

Cosa fa Assange per vivere?

Questo non mi è chiaro. Molti lo descrivono come giornalista ma non sembra che lavori (od abbia mai lavorato) in pianta stabile come giornalista per qualche giornale. Credo che la descrizione più calzante sia quella di procacciatore di notizie.

Questa è forse la domanda più importante che riguarda la sua figura. Dove e come Assange si procura i soldi che spende per le sue attività e per vivere?

Sappiate che è molto, molto difficile raccogliere soldi per iniziative di questo tipo. Ad esempio, Athos ed io abbiamo sempre dovuto pagarci le spese quando siamo andati in giro per l’Italia a parlare del Partito Pirata. Assange, invece, sembra avere abbastanza soldi per potersi muovere per tutta Europa senza grossi problemi. Evidentemente i soldi non gli mancano.

Certo, Wikileaks può contare su un consenso molto più vasto del Partito Pirata e su donazioni molto più ampie ma non so se questo possa rendere conto delle risorse di Assange.

Assange lavora solo per la gloria?

Non vi so dire se Assange venda le informazioni in suo possesso ai giornali ma certo il dubbio mi è venuto. Come ho detto, mi sembra difficile giustificare le sue risorse economiche solo sulla base delle (sempre difficili) donazioni.

Inoltre, non mi è chiaro per quale motivo i file di Wikileaks non siano mai stati semplicemente messi a disposizione del pubblico su eDonkey o su qualche altra rete P2P. Il fatto che solo cinque quotidiani al mondo abbiano avuto accesso ai materiali può essere spiegato in vari modi. Ad esempio, è possibile che solo gli emissari di questi cinque giornali siano riusciti a mettersi in contatto con Assange. Di certo, tra questi modi c’è anche la vendita dell’esclusiva.

Questo per voi sarebbe un problema?

Chi rifornisce Assange di notizie?

Personalmente, non credo che Assange si procuri le informazioni in prima persona grazie alle sue capacità tecniche. Anche se è sicuramente un hacker di ottimo livello, non credo che avrebbe avuto modo di accedere ai materiali che ha pubblicato in queste settimane grazie a degli attacchi da remoto.

La mia personalissima impressione è che i materiali provengano da altre persone, probabilmente persone che Assange ha conosciuto in passato bazzicando l’ambiente hacker o, cosa anche più probabile, persone che lavorano per l’amministrazione americana e che hanno motivi ideologici per far trapelare verità scomode.

Si sa che Assange ha effettivamente lavorato come reporter in passato e che si è attivamente occupato di diritti civili, di guerre e di cose simili. Se due più due fa quattro, allora Assange deve aver incontrato qualche militare NATO (USA o simili) che non riusciva più a stare zitto.

I materiali pubblicati, infatti, provengono chiaramente da “repository” interni all’amministrazione USA e sono chiaramente il frutto di insider trading. Deve essere qualcuno che lavora a Washington a passargli questa roba.

Difficile dire se lo faccia per motivi ideologici o per soldi.

Chi sono i suoi collaboratori?

Probabilmente. Assange lavora con al massimo due o tre altre persone. Quasi certamente quelle che vengono abitualmente citate come suoi collaboratori. Non credo però che queste persone facciano molto di più che avvallare verbalmente le sue azioni e dargli un piccolissimo aiuto sul piano tecnico.

Da come viene gestito l’intero progetto Wikileaks mi è difficile credere che sia un vero “team” ad occuparsene. Sembra piuttosto che Assange si prenda cura di quasi tutti gli aspetti tecnici ed editoriali e che i suoi collaboratori si limitino a controllare i file prima di pubblicarli.

Dove sono i suoi server?

A quanto pare, i server principali sono qui:

http://www.cyberbunker.com/

Bello vero?

Non è nemmeno molto costoso: 1200 US$/Anno per una macchina Linux con 20 Gb di spazio disco.

Tuttavia, Assange stesso parla di un sistema molto più vasto e complesso, basato su vari tipi di strumenti crittografici.

Personalmente, però, credo che le cose stiano in modo molto diverso. Non so se questo sistema vasto e compless esista davvero ma credo che Assange NON usi né CyberBunker né il suo complicato sistema crittografico né per conservare né per distribuire i suoi materiali.

Secondo me, i materiali di Assange risiedono abitualmente su dei CD e su altri supporti rimovibili ed in questa forma vengono trasferiti da una mano all’altra.

Just my best bet…

Wikileaks

Se devo essere sincero, la scelta di rendere disponibili dei materiali scottanti attraverso un sito web mi ha sempre lasciato un po’ perplesso. Questo genere di cose solitamente viene reso disponibile come file compresso attraverso qualche rete P2P, in modo che sia il più possibile difficile rintracciare l’uploader e che sia difficile fermare la diffusione del materiale.

L’uso di un sito web sembra avere delle motivazioni piuttosto – come dire…- “commerciali”. Sembra che Assange voglia ottenere l’attenzione del pubblico (e sollecitarla con lunghe attese ed annunci ben progettati).

Un discorso analogo vale anche per l’inoltro di materiali scottanti. Quanta gente può davvero fidarsi a spedire materiale di questo tipo ad un sito web, senza nessun contatto fisico con un giornalista? Una dropbox sul web sembra essere più utile come “manifesto” che come strumento.

Ovviamente, questa è solo una mia impressione.

Chi c’è dietro Assange?

Ho sentito dire di tutto: che c’è la CIA, che c’è l’FBI, che c’è la NSA, che ci sono i servizi segreti cinesi e via dicendo.

In realtà, è fin troppo ovvio che Assange è un uomo solo. Non appena è stato emesso un mandato di cattura che gli ha impedito di attraversare liberamente le frontiere, è rimasto bloccato. Non appena l’amministrazione USA si è impuntata, si è trovato con i conti correnti bloccati ed i server irraggiungibili. È stato costretto a ripiegare su un mirror non ufficiale dei nostri colleghi Svizzeri. È fin troppo chiaro che Assange NON gode di coperture. Tanto meno di coperture potenti.

Se dietro di lui ci fosse qualcosa come la CIA, la NSA o i servizi cinesi, non sarebbe certo così facile metterlo in difficoltà.

Julian Assange è un Santo od un Criminale?

Personalmente, credo che sia un giornalista che fa correttamente il suo mestiere. Se facendo il suo mestiere finisce per sollevare un vespaio, la colpa è di chi ha creato il vespaio.

A dispetto di quello che si dice di Assange, nel materiale che ha pubblicato finora non ci sono informazioni che possano davvero bruciare un agente segreto o che possano compromettere le nostre democrazie. Assange sembra essere molto attento a questi aspetti. Piuttosto, ci sono molti elementi che mettono alla berlina i nostri corrottissimi politici. Non credo che sia un caso. Come non è certo un caso l’odio dei politici e dei loro servi per Assange.

Anzi: la scarsa pericolosità delle informazioni rilasciate finora mi fa pensare che non tutto quello che è arrivato nelle mani di Assange sia poi stato pubblicato. Questo spiegherebbe anche perché Assange teme di essere ucciso.

È abbastanza ovvio, infatti, che Assange sta creando non pochi problemi a non poche persone potenti (e corrotte). Non ci vuole molto per capire che per questi signori non piangerebbero molto al funerale di Assange, specialmente se sanno che Assange dispone ancora di altre frecce al suo arco, magari più pericolose di queste.

In ogni caso, la diatriba tra “Full Disclosure” e “Responsible Disclosure” è vecchia almeno quanto l’informatica e quindi non ha molto senso occuparsene in questa sede. Vedi:

https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Full_disclosure

https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Responsible_disclosure

Che rapporto c’è tra Wikileaks ed i Partiti Pirata?

I Partiti Pirata di tutto il pianeta aiutano e supportano Assange per quanto possibile. Il PP Svizzero sta mettendo a disposizione il suo mirror diWikileaks in questo momento, per esempio. Gli svedesi volevano sfruttare la loro presenza in parlamento per “ospitare” politicamente i server di Wikileaks ma alle ultime elezioni sono rimasti tagliati fuori…

A parte questo, però, i rapporti sono abbastanza limitati. Persino i nostri colleghi svizzeri hanno scoperto di essere diventati il Wikileaks “ufficiale” da un messaggio di Assange su Twitter.

Per quanto ci riguarda, come Partito Pirata Italiano non abbiamo mai avuto il piacere di parlare con Assange.

Il PPI lo aiuterà?

Si, lo abbiamo già fatto con qualche piccola donazione in passato e lo faremo ancora in futuro, se ci sarà possibile. Lo aiuteremo in tutti i modi in cui ci sarà possibile farlo ma… senza inutili fanatismi.

Mi spiego: la posta in gioco, quando si parla di Internet, di computer, di informazioni e di copyright è una società migliore, più verità, più libertà, più democrazia.

NON è la VITA. Né la mia, né la vostra, né quella di qualcun altro.

Di conseguenza, NON si può gestire questo tipo di lotta nello stesso modo in cui Ernesto Che Guevara ha dovuto gestire la lotta per la liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista.

Non è mai successo in precedenza, e non succederà mai in futuro, che mi vediate trascinare il Partito Pirata Italiano (di cui sono il segretario) od uno qualunque dei suoi membri in una qualunque iniziativa che possa creare loro problemi legali od economici di qualunque entità.

Per quanto mi riguarda, credo che sia un preciso dovere di un “leader” non creare problemi di questo genere alla sua associazione ed ai suoi membri. È una questione di rispetto degli altri e di senso di responsabilità. Come diceva Enzo Biagi, si può essere a sinistra di tutto ma non del buon senso.

Ovviamente, ogni membro dell’associazione è poi libero di fare quello che ritiene più opportuno sul piano individuale.

Di conseguenza, a livello di associazione, di sicuro cercheremo di aiutare Assange con le donazioni che possiamo permetterci e facendogli pubblicità ma per altri tipi di supporto sarà necessario capire cosa si può fare senza creare problemi spropositati al PPI ed ai suoi membri.

Vorrei che fosse chiara una cosa: aiuteremo Assange perché sta facendo qualcosa che ci sembra utile, non perché lo consideriamo un eroe. Forse lo è, o forse non lo è, ma la nostra motivazione resta un’altra: aiutare la verità a venire a galla, chiunque sia la persona che la aiuta a risalire alla superficie.

Wikileaks.it?

Non è del tutto escluso che possa nascere un sito wikileaks.it realmente basato in Italia (quello attualmente visibile è un redirect a wikileaks.ch).

Tuttavia, non credo che questa sia la soluzione più sensata. Per quanto mi riguarda, credo che sia meglio pensare ad un “mirror” di Wikileaks su una rete P2P censorship-resistent come Freenet (http://freenetproject.org/).

I siti web, come ho già detto, non mi sembrano lo strumento migliore per diffondere informazioni in modo realmente non censurabile.

Conclusioni

Come ho già detto in altri articoli, Wikileaks ed Assange stanno rendendo evidente al grande pubblico una cosa che per noi era già ovvia da tempo: la censura non è più tecnicamente possibile in un mondo che conosce Internet. L’unico modo di fermare la diffusione delle informazioni consiste nell’impedire che arrivino nelle mani di qualche “hacker” in forma digitale. Se avviene una cosa del genere, è impossibile limitarne la diffusione.

Questo cambia completamente lo scenario strategico e politico. Molte cose (troppe cose) dipendono dalla segretezza per il loro funzionamento ed ora la segretezza sta diventando qualcosa di sempre più raro e complicato.

Sarà meglio abituarcisi…

 

Alessandro Bottoni

In questi giorni mi viene continuamente chiesto di Julian Assange. Come probabilmente sapete, infatti, i vari Partiti Pirata europei sono le uniche associazioni che supportano attivamente ed apertamente il fondatore di Wikileaks. Io sono il segretario del Partito Pirata Italiano e quindi ci si aspetta che ne sappia qualcosa.
Qui di seguito, vi racconto quello che so di Assange e l’idea che me ne sono fatto. Intendiamoci: non ho mai incontrato Assange e non ho informazioni di prima mano da fornire. Voglio solo rispondere una volta per tutte alle domande che mi vengono fatte.
Chi è Assange?
Potete vederlo voi stessi dalla (lunghissima) pagina che gli dedica Wikipedia:
https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Assange
https://secure.wikimedia.org/wikipedia/it/wiki/Assange
In buona sostanza, è un hacker ed un programmatore di livello decisamente buono (ha creato un intero file system steganografico per Linux…) che sembra aver trovato la sua strada come procacciatore di notizie riservate per la stampa. Chiamarlo giornalista è piuttosto improprio e questo lo riconosce persino Assange.
Cosa fa Assange per vivere?
Questo non mi è chiaro. Molti lo descrivono come giornalista ma non sembra che lavori (od abbia mai lavorato) in pianta stabile come giornalista per qualche giornale. Credo che la descrizione più calzante sia quella di procacciatore di notizie.
Questa è forse la domanda più importante che riguarda la sua figura. Dove e come Assange si procura i soldi che spende per le sue attività e per vivere?
Sappiate che è molto, molto difficile raccogliere soldi per iniziative di questo tipo. Ad esempio, Athos ed io abbiamo sempre dovuto pagarci le spese quando siamo andati in giro per l’Italia a parlare del Partito Pirata. Assange, invece, sembra avere abbastanza soldi per potersi muovere per tutta Europa senza grossi problemi. Evidentemente i soldi non gli mancano.
Certo, Wikileaks può contare su un consenso molto più vasto del Partito Pirata e su donazioni molto più ampie ma non so se questo possa rendere conto delle risorse di Assange.
Assange lavora solo per la gloria?
Non vi so dire se Assange venda le informazioni in suo possesso ai giornali ma certo il dubbio mi è venuto. Come ho detto, mi sembra difficile giustificare le sue risorse economiche solo sulla base delle (sempre difficili) donazioni.
Inoltre, non mi è chiaro per quale motivo i file di Wikileaks non siano mai stati semplicemente messi a disposizione del pubblico su eDonkey o su qualche altra rete P2P. Il fatto che solo cinque quotidiani al mondo abbiano avuto accesso ai materiali può essere spiegato in vari modi. Ad esempio, è possibile che solo gli emissari di questi cinque giornali siano riusciti a mettersi in contatto con Assange. Di certo, tra questi modi c’è anche la vendita dell’esclusiva.
Questo per voi sarebbe un problema?
Chi rifornisce Assange di notizie?
Personalmente, non credo che Assange si procuri le informazioni in prima persona grazie alle sue capacità tecniche. Anche se è sicuramente un hacker di ottimo livello, non credo che avrebbe avuto modo di accedere ai materiali che ha pubblicato in queste settimane grazie a degli attacchi da remoto.
La mia personalissima impressione è che i materiali provengano da altre persone, probabilmente persone che Assange ha conosciuto in passato bazzicando l’ambiente hacker o, cosa anche più probabile, persone che lavorano per l’amministrazione americana e che hanno motivi ideologici per far trapelare verità scomode.
Si sa che Assange ha effettivamente lavorato come reporter in passato e che si è attivamente occupato di diritti civili, di guerre e di cose simili. Se due più due fa quattro, allora Assange deve aver incontrato qualche militare NATO (USA o simili) che non riusciva più a stare zitto.
I materiali pubblicati, infatti, provengono chiaramente da “repository” interni all’amministrazione USA e sono chiaramente il frutto di insider trading. Deve essere qualcuno che lavora a Washington a passargli questa roba.
Difficile dire se lo faccia per motivi ideologici o per soldi.
Chi sono i suoi collaboratori?
Probabilmente. Assange lavora con al massimo due o tre altre persone. Quasi certamente quelle che vengono abitualmente citate come suoi collaboratori. Non credo però che queste persone facciano molto di più che avvallare verbalmente le sue azioni e dargli un piccolissimo aiuto sul piano tecnico.
Da come viene gestito l’intero progetto Wikileaks mi è difficile credere che sia un vero “team” ad occuparsene. Sembra piuttosto che Assange si prenda cura di quasi tutti gli aspetti tecnici ed editoriali e che i suoi collaboratori si limitino a controllare i file prima di pubblicarli.
Dove sono i suoi server?
A quanto pare, i server principali sono qui:
http://www.cyberbunker.com/
Bello vero?
Non è nemmeno molto costoso: 1200 US$/Anno per una macchina Linux con 20 Gb di spazio disco.
Tuttavia, Assange stesso parla di un sistema molto più vasto e complesso, basato su vari tipi di strumenti crittografici.
Personalmente, però, credo che le cose stiano in modo molto diverso. Non so se questo sistema vasto e compless esista davvero ma credo che Assange NON usi né CyberBunker né il suo complicato sistema crittografico né per conservare né per distribuire i suoi materiali.
Secondo me, i materiali di Assange risiedono abitualmente su dei CD e su altri supporti rimovibili ed in questa forma vengono trasferiti da una mano all’altra.
Just my best bet…
Wikileaks
Se devo essere sincero, la scelta di rendere disponibili dei materiali scottanti attraverso un sito web mi ha sempre lasciato un po’ perplesso. Questo genere di cose solitamente viene  reso disponibile come file compresso attraverso qualche rete P2P, in modo che sia il più possibile difficile rintracciare l’uploader e che sia difficile fermare la diffusione del materiale.
L’uso di un sito web sembra avere delle motivazioni piuttosto – come dire…-  “commerciali”. Sembra che Assange voglia ottenere l’attenzione del pubblico (e sollecitarla con lunghe attese ed annunci ben progettati).
Un discorso analogo vale anche per l’inoltro di materiali scottanti. Quanta gente può davvero fidarsi a spedire materiale di questo tipo ad un sito web, senza nessun contatto fisico con un giornalista? Una dropbox sul web sembra essere più utile come “manifesto” che come strumento.
Ovviamente, questa è solo una mia impressione.
Chi c’è dietro Assange?
Ho sentito dire di tutto: che c’è la CIA, che c’è l’FBI, che c’è la NSA, che ci sono i servizi segreti cinesi e via dicendo.
In realtà, è fin troppo ovvio che Assange è un uomo solo. Non appena è stato emesso un mandato di cattura che gli ha impedito di attraversare liberamente le frontiere, è rimasto bloccato. Non appena l’amministrazione USA si è impuntata, si è trovato con i conti correnti bloccati ed i server irraggiungibili. È stato costretto a ripiegare su un mirror non ufficiale dei nostri colleghi Svizzeri. È fin troppo chiaro che Assange NON gode di coperture. Tanto meno di coperture potenti.
Se dietro di lui ci fosse qualcosa come la CIA, la NSA o i servizi cinesi, non sarebbe certo così facile metterlo in difficoltà.
Julian Assange è un Santo od un Criminale?
Personalmente, credo che sia un giornalista che fa correttamente il suo mestiere. Se facendo il suo mestiere finisce per sollevare un vespaio, la colpa è di chi ha creato il vespaio.
A dispetto di quello che si dice di Assange, nel materiale che ha pubblicato finora non ci sono informazioni che possano davvero bruciare un agente segreto o che possano compromettere le nostre democrazie. Assange sembra essere molto attento a questi aspetti. Piuttosto, ci sono molti elementi che mettono alla berlina i nostri corrottissimi politici. Non credo che sia un caso. Come non è certo un caso l’odio dei politici e dei loro servi per Assange.
Anzi: la scarsa pericolosità delle informazioni rilasciate finora mi fa pensare che non tutto quello che è arrivato nelle mani di Assange sia poi stato pubblicato. Questo spiegherebbe anche perché Assange teme di essere ucciso.
È abbastanza ovvio, infatti, che Assange sta creando non pochi problemi a non poche persone potenti (e corrotte). Non ci vuole molto per capire che per questi signori non piangerebbero molto al funerale di Assange, specialmente se sanno che Assange dispone ancora di altre frecce al suo arco, magari più pericolose di queste.
In ogni caso, la diatriba tra “Full Disclosure” e “Responsible Disclosure” è vecchia almeno quanto l’informatica e quindi non ha molto senso occuparsene in questa sede. Vedi:
https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Full_disclosure
https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Responsible_disclosure
Che rapporto c’è tra Wikileaks ed i Partiti Pirata?
I Partiti Pirata di tutto il pianeta aiutano e supportano Assange per quanto possibile. Il PP Svizzero sta mettendo a disposizione il suo mirror diWikileaks inn questo momento, per esempio. Gli svedesi volevano sfruttare la loro presenza in parlamento per “ospitare” politicamente i server di Wikileaks ma alle ultime elezioni sono rimasti tagliati fuori…
A parte questo, però, i rapporti sono abbastanza limitati. Persino i nostri colleghi svizzeri hanno scoperto di essere diventati il Wikileaks “ufficiale” da un messaggio di Assange su Twitter.
Per quanto ci riguarda, come Partito Pirata Italiano non abbiamo mai avuto il piacere di parlare con Assange.
Il PPI lo aiuterà?
Si, lo abbiamo già fatto con qualche piccola donazione in passato e lo faremo ancora in futuro, se ci sarà possibile. Lo aiuteremo in tutti i modi in cui ci sarà possibile farlo ma… senza inutili fanatismi.
Mi spiego: la posta in gioco, quando si parla di Internet, di computer, di informazioni e di copyright è una società migliore, più verità, più libertà, più democrazia.
NON è la VITA. Né la mia, né la vostra, né quella di qualcun altro.
Di conseguenza, NON si può gestire questo tipo di lotta nello stesso modo in cui Ernesto Che Guevara ha dovuto gestire la lotta per la liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista.
Non è mai successo in precedenza, e non succederà mai in futuro, che mi vediate trascinare il Partito Pirata Italiano (di cui sono il segretario) od uno qualunque dei suoi membri in una qualunque iniziativa che possa creare loro problemi legali od economici di qualunque entità.
Per quanto mi riguarda, credo che sia un preciso dovere di un “leader” non creare problemi di questo genere alla sua associazione ed ai suoi membri. È una questione di rispetto degli altri e di senso di responsabilità. Come diceva Enzo Biagi, si può essere a sinistra di tutto ma non del buon senso.
Ovviamente, ogni membro dell’associazione è poi libero di fare quello che ritiene più opportuno sul piano individuale.
Di conseguenza,  a livello di associazione, di sicuro cercheremo di aiutare Assange con le donazioni che possiamo permetterci e facendogli pubblicità ma per altri tipi di supporto sarà necessario capire cosa si può fare senza creare problemi spropositati al PPI ed ai suoi membri.
Vorrei che fosse chiara una cosa: aiuteremo Assange perché sta facendo qualcosa che ci sembra utile, non perché lo consideriamo un eroe. Forse lo è, o forse non lo è, ma la nostra motivazione resta un’altra: aiutare la verità a venire a galla, chiunque sia la persona che la aiuta a risalire alla superficie.
Wikileaks.it?
Non è del tutto escluso che possa nascere un sito wikileaks.it realmente basato in Italia (quello attualmente visibile è un redirect a wikileaks.ch).
Tuttavia, non credo che questa sia la soluzione più sensata. Per quanto mi riguarda, credo che sia meglio pensare ad un “mirror” di Wikileaks su una rete P2P censorship-resistent come Freenet (http://freenetproject.org/).
I siti web, come ho già detto, non mi sembrano lo strumento migliore per diffondere informazioni in modo realmente non censurabile.
Conclusioni
Come ho già detto in altri articoli, Wikileaks ed Assange stanno rendendo evidente al grande pubblico una cosa che per noi era già ovvia da tempo: la censura non è più tecnicamente possibile in un mondo che conosce Internet. L’unico modo di fermare la diffusione delle informazioni consiste nell’impedire che arrivino nelle mani di qualche “hacker” in forma digitale. Se avviene una cosa del genere, è impossibile limitarne la diffusione.
Questo cambia completamente lo scenario strategico e politico. Molte cose (troppe cose) dipendono dalla segretezza per il loro funzionamento ed ora la segretezza sta diventando qualcosa di sempre più raro e complicato.
Sarà meglio abituarcisi… 

Alessandro Bottoni

Comments
3 Responses to “Assange”
  1. Fr_Samjack scrive:

    sul perché di un sito web vorrei aggiungere una mia personale spiegazione: per quanto la scelta di soluzioni p2p sia ovvia quanto sicura, l’utilizzo di una semplice web page permette di raggiungere una fetta di utenti molto più ampia che ha poca dimestichezza con le nuove tecnologie (e mi riferisco anche ai tanti che hanno usato emule scaricandolo a pagamento e non sapendo che fosse un programma totalmente gratuito, lo stesso per firefox, ecc)

  2. Gianni Lombardi scrive:

    Leggo spesso e apprezzo molto il blog e gli articoli, nei quali, solo ogni tanto, trovo difetti assolutamente di dettaglio. In questo caso però vorrei sottolineare che, qualunque sia l’estrazione professionale originale di Julian Assange, è poco corretto e anche poco lungimirante definirlo “un hacker”. Prima di tutto ho letto interviste (prima dell’attuale caso) sul New Yorker e sul Guardian in cui lui stesso (giustamente, secondo me) si definiva un giornalista e un editore. Tale definizione, visto l’attuale attività, secondo me è la più corretta: stando a quel che si sa ha ottenuto da terze persone i documenti pubblicati da Wikileaks, e nessuno di questi è stato ottenuto con intrusioni informatiche illegali direttamente da Assange. Inoltre lo scopo di ottenere i documenti era la pubblicazione, non la volontà di fare danni informatici o la semplice curiosità tecnica di penetrare in un sistema informatico ben difeso.

    Definire Assange “un hacker” in relazione al suo ruolo attuale è come definire Ronald Reagan e Arnold Schwartzenegger due attori: formalmente corretto, ma sbagliato quando si parla del loro ruolo politico.

    • Si, è vero: Assange stesso si definisce un editore ed un giornalista.

      In realtà, però, anche la definizione di giornalista e/o di editore è profondamente sbagliata.

      Del giornalista Assange NON ha il tratto caratteristico fondamentale: non scrive, non pubblica e non firma articoli di nessun genere.

      Anche dell’editore Assange NON ha il tratto caratteristico fondamentale: non ha una testata ed una redazione da gestire e di cui rispondere (Wikileaks è un oggetto molto diverso da “La Repubblica Online” e cose simili). Il fatto che agisca da portavoce di Wikileaks e se ne assuma (volente o nolente) le responsabilità legali che ne conseguono è cosa molto diversa da avere la responsabilità legale e redazionale di una testata giornalistica o di una casa editrice.

      Insomma, è una “bestia” davvero inusuale. Forse è anche per questo che affascina: ha tutti i tratti caratteristici di una nuova specie.

      Inoltre, Assange è davvero un hacker, nel senso originale del termine. Vedi:

      https://secure.wikimedia.org/wikipedia/it/wiki/Hacker

      Basti dire che (senza avere una laurea in informatica) ha scritto dei tools come Probe e come Rubberhose. Vedi:

      http://www.netscantools.com/nstpro_port_scanner.html

      https://secure.wikimedia.org/wikipedia/en/wiki/Rubberhose_%28file_system%29

      Assange NON è più un “cracker”. Vedi:

      https://secure.wikimedia.org/wikipedia/it/wiki/Cracker

      Lo è stato in precedenza, quando aveva vent’anni, ed è stato anche condannato per questo (2500 AUS$ di multa), ma non lo è più da tempo e non viene più accusato di intrusione.

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