Il voto sicuro su carta

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Sono sicuro che il 29 Novembre 2010 avete visto il monologo in cui Roberto Saviano denunciava i meccanismi del voto di scambio. Se ve lo siete perso, lo trovate su YouTube a questa URL:

http://www.youtube.com/watch?v=WxOUFj0xcYM

Non vi sto quindi a spiegare come funziona la compravendita dei voti. Qui di seguito vi racconto invece come si può impedire questo tipo di frodi.

Si tratta di un tema molto interessante per un tecnico perché, come potete verificare di persona, esistono molti studi sulla sicurezza del voto elettronico e del voto telematico (via Internet) ma non esiste quasi nessuno studio sulla sicurezza del voto tradizionale su carta.

Prima di proseguire, però, vi devo spiegare perché l’unico voto davvero sicuro è il voto “meccanico”, cioè “su carta” (o su tavolette di terracotta, se preferite).

Perché il voto via Internet è un’idiozia

Il voto via internet NON può in nessun modo fornire uno degli elementi fondamentali della sicurezza: la possibilità di escludere dal processo di voto gli estranei.

Per quanto noi ne possiamo sapere, una persona che vota da casa può benissimo essere seduta davanti al suo PC con un camorrista che gli punta una pistola alla tempia. Oppure, può avere alle spalle un mafioso a cui vuole dimostrare che ha votato per il candidato della mafia per poi farsi pagare venti o trenta euro.

Per questa ragione, è necessario che il voto venga espresso in un ambiente protetto e controllato, cioè al seggio elettorale.

Non illudetevi nemmeno per un secondo che l’uso della webcam installata sul PC possa fare una qualunque differenza. Esistono dozzine di modi di far arrivare all’altra estremità della connessione l’immagine dell’elettore solo nella stanza. Questo vale per QUALUNQUE dispositivo elettronico ed informatico (microfoni, lettori di impronte digitali, etc.).

Perché il voto elettronico non può essere sicuro

Nemmeno il voto elettronico espresso presso un seggio adeguatamente controllato può essere sicuro. In questo caso, infatti, non è possibile fornire un altro elemento fondamentale per la sicurezza: l’indipendenza dal sistema di voto. La persona, l’azienda o l’ente che gestisce il sistema di voto, infatti, può alterare il voto espresso dall’elettore in un qualunque punto del percorso tra la mano dell’elettore ed il database che raccoglie i dati.

Questo vale per QUALUNQUE sistema di voto elettronico. Esistono da anni delle associazioni di crittoanalisti che per hobby “crackano” questi sistemi. Bruce Schneier è uno di questi “collaudatori”. Provate a leggere cosa dice di questi sistemi sul suo blog:

http://www.schneier.com/blog/archives/2004/11/the_problem_wit.html

http://www.schneier.com/blog/archives/2006/11/more_on_electro.html

http://www.schneier.com/essay-068.html

http://www.schneier.com/blog/archives/2007/12/more_voting_mac_1.html

La vulnerabilità del sistema di voto elettronico nei confronti dell’operato dei tecnici che lo gestiscono è una vulnerabilità intrinseca (sistemica) e non può essere eliminata in nessun modo. Di conseguenza, il voto elettronico serve solo ad eleggere il candidato che fa comodo a chi detiene il potere in quel momento. È una vera, gravissima minaccia per la democrazia.

L’assunto della malafede

Quando si progetta un sistema legato al mondo della “sicurezza” si dovrebbe partire dal presupposto di trovarsi SEMPRE davanti ad un delinquente ben attrezzato, competente e molto motivato che agisce in una situazione a lui favorevole e con il supporto di alcuni complici esterni. Quando si parla di sicurezza, ciò che fanno le persone oneste non interessa a nessuno.

In altri termini: progettare un sistema con l’intento che risulti inattaccabile da Cappuccetto Rosso non ha molto senso. Quel sistema, semmai, deve resistere agli attacchi del Lupo Cattivo.

Nel caso specifico di un sistema di voto si tratta di proteggere la scheda elettorale dalle azioni di un elettore malintenzionato, non di proteggere l’elettore da altre persone.

Nel nostro caso, quindi, un sistema di voto andrebbe progettato pensando a questo tipo di minaccia:

  1. Un vasto e complesso sistema di criminalità organizzata che pervade la comunità locale (il “territorio”) in modo capillare. Qualcosa di sostanzialmente onnipotente, in grado di arrivare quasi ovunque e di vedere quasi qualunque cosa.
  2. Questo sistema criminale intende ottenere il voto dell’elettore “Mario Rossi” in ogni modo, anche a costo di torturarlo e di sterminargli la famiglia.
  3. In particolare, questo sistema criminale è in grado di verificare se l’utente va a votare (lo vede entrare ed uscire dal seggio) ed è in grado di avvicinarlo di persona per imporgli di fare qualunque cosa. Con il termine “qualunque cosa” penso, ad esempio, a fare una fotografia alla scheda votata, all’interno del seggio, usando il telefono cellulare, oppure a sostituire la scheda con una già votata.
  4. Questo sistema criminale ha anche accesso ai risultati delle elezioni, seggio per seggio (li pubblica il Viminale su Internet…), ed alle schede votate, qualche giorno dopo la conclusione delle elezioni. Se in un certo seggio si aspettava 37 voti e trova solo 32 schede con quel voto, sono guai seri per la popolazione del quartiere.

Insomma: Stalin non ti vede mentre voti dentro al seggio ma il boss mafioso locale ti vede eccome.

Di conseguenza, bisogna partire dal presupposto che la stragrande maggioranza degli elettori siano entusiasticamente rivolti verso la truffa elettorale, vuoi per guadagnare due soldi, vuoi per evitare che gli stuprino la figlia.

Può sembrare un’esagerazione ma la sicurezza deve difendere il cittadino da questo tipo di situazioni, non dalle giornate di sole.

I princìpi guida

Sulla base di quello che ho appena detto, si possono stabilire alcuni principi guida abbastanza ovvi:

  1. Deve essere fisicamente impossibile per l’elettore fornire al suo ricattatore/committente una qualunque prova (anche solo indiziaria) di come ha votato. In altri termini, il ricattatore/committente deve sapere per certo che non potrà mai sapere come ha votato uno specifico elettore e, inoltre, che non potrà mai sapere come ha votato la popolazione di uno specifico quartiere.
  2. Questo vuol dire che l’elettore NON può essere vincolato ad un seggio particolare. Deve poter votare in qualunque seggio della città.
  3. Questo vuol dire anche che NON devono esistere organismi di un certo rilievo (Consiglio Comunale, Provinciale o Assemblea Regionale) per i quali si voti all’interno di “comprensori” più limitati dell’area interessata. Se si vota per il Comune di Napoli, l’elettore deve poter votare in qualunque seggio del Comune di Napoli. Se si vota per l’Assemblea Regionale Campana, l’elettore deve poter votare in qualunque comune della Campania. Diversamente, è sempre possibile correlare i risultati alla popolazione e mettere in atto delle rappresaglie di massa (non ti raccolgo più i rifiuti, non ti faccio arrivare l’acqua, etc.).
  4. L’elettore non deve MAI avere a disposizione un documento che testimoni il modo in cui ha votato (o voterà), cioè non deve mai avere il pieno controllo della scheda elettorale, neanche per un istante. Diversamente, la scheda può essere sostituita (come ha spiegato Saviano) o fotografata.
  5. Per ottenere questo livello di controllo, il voto deve essere espresso in un ambiente molto controllato, cioè presso un seggio sorvegliato da molte persone (rappresentanti di lista, scrutatori, polizia, etc.). Si noti che l’elettore deve restare in piena vista dei testimoni per tutto il tempo. Non deve mai risultare nascosto alla vista all’interno di una cabina. Solo le sue mani, che sono lo strumento usato per esprimere il voto devono risultare nascoste alla vista (ma MAI a contatto diretto della scheda od in vista di essa).
  6. Non solo: per ottenere questo livello di controllo è necessario uno strumento di voto che impedisca all’elettore di sostituire o fotografare la scheda elettorale. Questo strumento deve anche impedire agli scrutatori di alterare la scheda una volta votata. Qui di seguito trovate una descrizione di questo strumento.

La scheda elettorale

Com’è noto, le nostre schede elettorali sono progettate appositamente per rendere possibili le truffe elettorali. Ecco perché:

  1. È possibile lasciare la scheda in bianco, in modo che qualun’altro la possa votare in seguito (di solito gli scrutatori stessi, durante lo spoglio).
  2. È possibile esprimere più di un voto sulla scheda, in modo che si possa usare lo schema risultante per “firmare” la scheda (“pattern recognition”). Ad esempio, se voti Forza Italia e metti la preferenza a Cosentino, sappiamo che in quel seggio devono esistere sei schede così “firmate”. Se ne troviamo cinque, per quei sei elettori sono guai seri.
  3. La scheda viene consegnata (validata e firmata) all’elettore prima che entri nel seggio elettorale, in modo che la possa sostituire con quella, già votata, che gli ha consegnato il mafioso qualche minuto prima.
  4. La scheda resta in vista dell’elettore, senza alcun controllo, per tutto il tempo necessario per fotografarla con la fotocamera del cellulare.

Dato che quasi tutte queste “vulnerabilità” del sistema di voto sono note sin dalla Francia della Rivoluzione, direi che possiamo tranquillamente scartare l’ipotesi che siano sopravvissute nella nostra legislazione per puro caso o per una distrazione dei legislatori.

Per ottenere una scheda di voto resistente ai tentativi di frode, questa deve essere fatta in questo modo:

  1. Il voto deve essere espresso SEMPRE, anche per non esprimere nessuna preferenza. Deve esistere l’apposita casella “Astenuto”. Se una scheda arriva allo scrutinio senza nessun voto, va annullata.
  2. Il voto deve essere espresso attraverso una chiara alterazione fisica non cancellabile del supporto, cioè bucando la scheda. Un segno (oltretutto fatto a matita) non basta, ci vuole un bel foro nella carta.
  3. Ogni scheda deve accogliere sempre e soltanto un voto. In altri termini, è necessario usare una scheda diversa per ogni voto che si deve esprimere: una per votare il partito ed un’altra per esprimere la preferenza su un candidato. Ovviamente, il voto può soltanto essere disgiunto (preferenza su un candidato che può appartenere o meno allo schieramento votato sull’altra scheda).
  4. La scheda non deve MAI restare nelle mani dell’elettore, neanche per un istante. L’elettore deve poterla vedere, leggere e consultare con tutta la calma che occorre e deve essere in grado di bucarla in corrispondenza del simbolo che preferisce ma non deve MAI essere in grado di infilarsela in tasca. A questo serve un apposito strumento di voto (vedo oltre).
  5. L’elettore non deve MAI trovarsi in presenza della scheda votata con entrambe le mani libere. Questo per impedirgli di fotografare la scheda.
  6. Inoltre, l’elettore non deve MAI poter osservare la scheda votata con nessun’altra parte del corpo che non siano gli OCCHI, questo per evitare che usi una telecamera nascosta nella stanghetta degli occhiali per riprendere la scheda votata. Lo strumento di voto descritto qui di seguito serve anche a questo.

Lo strumento di voto

Il nostro strumento di voto deve svolgere queste funzioni:

  1. Deve trattenere la scheda elettorale ed impedire a chiunque di rimuoverla, sia prima che durante che dopo il voto. Questo vuol dire che deve esistere una “slitta” per caricare le schede, una alla volta, ed un’urna “integrata” in cui far cadere le schede votate senza mai toccarle.
  2. Deve rendere visibile la scheda solo e soltanto agli occhi dell’elettore. E solo ai suoi occhi. Non alle stanghette dei suoi occhiali (che potrebbero ospitare una telecamera), non alla sua cravatta, non al suo cappello e non ad altre parti del suo corpo.
  3. Deve costringere l’utente ad usare entrambe le mani per votare, in modo che non possa usarle per fotografare o per compiere altre operazioni. Le mani devono risultare impegnate per tutto il tempo in cui l’elettore ha accesso alla scheda votata. In altri termini, quando l’elettore molla la presa, anche solo con una mano, la scheda deve sparire (può riapparire se l’utente rimette le mani al loro posto).

Troppo complicato?

Io non credo. Ecco come potrebbe essere fatto uno strumento di voto del genere.

  1. Alla base di tutto c’è un apposito telaio, simile ai telai delle finestre od ai telai usati in serigrafia. Il suo compito è quello di tenere bloccata la scheda elettorale. Questo telaio va appoggiato sul tavolo. La scheda vergine viene inserita nel telaio da un operatore.
  2. Il telaio è completamente avvolto da un’apposita “cappa” che impedisce a chiunque di vedere la scheda dall’esterno. Ovviamente, al suo interno un’apposita luce illumina la scheda elettorale. La luce si accende solo se entrambe le mani dell’elettore sono sulle apposite manopole (vedi oltre).
  3. Per vedere la scheda elettorale, l’elettore deve guardare attraverso un apposito oculare, molto simile ad un binocolo da teatro, sistemato su un fianco della cappa.
  4. Per votare, l’elettore deve posare le mani su entrambe le manopole di un apposito manubrio, simile al manubrio di una bicicletta, e stringere due leve, simili alle leve dei freni. In questo modo svincola un controtelaio che supporta lo strumento di voto vero e proprio, rappresentato da un apposito “punzone”. A questo punto, all’interno della cappa l’elettore vede muoversi un “cursore” (una “croce” di puntamento) che deve far coincidere con il simbolo che desidera votare. Quando il cursore si trova sul simbolo, deve azionare un leva con uno dei pollici. La leva aziona il punzone e fora la scheda elettorale in coincidenza del simbolo. Una volta votato, l’elettore deve riporre il manubrio nella posizione iniziale ed allontanarsi.
  5. Una volta che l’elettore si è allontanato, un operatore provvede a far cadere la scheda (senza mai vederla) all’interno dell’urna in cui verrà conservata fino al momento dello spoglio.

Posso anche proporre un paio di ulteriori perfezionamenti:

  1. Al punto 3, l’oculare usato per osservare la scheda può essere dotato di un apposito otturatore che resta normalmente chiuso e che viene aperto solo se il naso dell’elettore preme su di un’apposita levetta. In questo modo, per scattare una foto alla scheda bisogna procurarsi una macchina fotografica dotata di naso. La fotocamera nascosta nelle stanghette degli occhiali sarebbe inutile.
  2. Le schede vergini possono essere contenute in un apposito nastro, contenuto a sua volta in un apposito caricatore a chiocciola, simile a quello usato per le pellicole fotografiche. Un apposito foro nel nastro può segnalare il punto in cui una nuova scheda è in posizione. A questo punto, basta girare una manovella per posizionare correttamente una nuova scheda. Una volta che l’elettore ha espresso il voto, una seconda leva viene usata per tagliare la scheda votata dal nastro e farla cadere nell’urna. In questo modo, l’operatore non entra mai a contatto diretto delle schede (e quindi non può né sostituirle, né contrassegnarle, né fotografarle).
  3. Le braccia dell’elettore ed il manubrio dovrebbero essere nascoste da un apposito telo, in modo che non si possa intuire per chi l’elettore ha votato basandosi sul movimento delle sue mani.

Può sembrare complicato ma un aggeggio del genere può essere facilmente costruito da molte aziende specializzate in strumenti per la camera oscura, come http://www.lupo.it/ , e da molte aziende specializzate in strumenti per laboratori, come http://www.carloerbareagenti.com/ .

Vi prego di notare che tutto questo sfoggio di manopole, levette, telai e via dicendo non è l’effetto di una mia malsana passione per lo steampunk ma la conseguenza della necessità di non utilizzare dispositivi elettronici che, per loro natura, sono facilmente manipolabili ed intercettabili (vedi TEMPEST).

Vi prego anche di notare che tutta l’operazione di voto può e DEVE avvenire sotto lo sguardo attento di decine di persone. Usando il nostro strumento di voto non c’è più motivo si usare una cabina. Di conseguenza, un elettore che tirasse fuori di tasca una macchina fotografica e tentasse di fotografare la scheda attraverso l’oculare verrebbe immediatamente arrestato.

Vi ricordo che la vera “chiave di volta” di tutto questo meccanismo consiste nel difendere la scheda elettorale dalle azioni di un elettore potenzialmente malintenzionato e da quella degli scrutatori, non nel proteggere l’elettore dall’azione di altre persone.

Il seggio elettorale

Il seggio elettorale, come noi lo conosciamo, è quasi perfetto. La presenza contemporanea e continuativa di scrutatori, rappresentanti di lista e forze dell’ordine rende molto difficile l’intervento della criminalità organizzata.

C’è però un punto che merita attenzione. Quando vi presentate al seggio, venite registrati (in modo che non possiate votare due volte in due seggi diversi), vi viene consegnata la scheda e – attenzione! – vi viene detto quale cabina utilizzare.

Questo è profondamente sbagliato perché permette di sapere a chi appartengono le schede che provengono da una certa cabina. Nel “modello” di seggio elettorale italiano del momento, questo non ha importanza perché le schede vengo poi gettate, tutte insieme, dentro un’unica urna. Nel nostro modello che ci serve per combattere osso, mastrosso e carcagnosso, però, questo non è accettabile perché l’elettore non deve MAI avere in mano la sua scheda. La scheda elettorale deve obbligatoriamente restare all’interno della cabina usata per il voto.

Diventa quindi necessario che l’elettore possa scegliere liberamente quale cabina usare scegliendo tra almeno due o tre possibilità diverse.

Inoltre il personale del seggio deve assolutamente avere la possibilità di registrare subito la vostra operazione di voto per via telematica presso un ufficio centrale di controllo e di verificare se avete già votato PRIMA di farvi votare. Se ad un elettore viene permesso di votare abusivamente una seconda volta, non sarà mai più possibile identificare la scheda che ha prodotto e rimuoverla dal conteggio.

Questa è una conseguenza del fatto che, come ho già spiegato, l’elettore deve essere libero di votare in qualunque seggio per evitare che qualcuno riesca a “tracciare” il suo voto (individualmente o come gruppo).

L’ente centrale di gestione e controllo

Per questa ragione l’ente centrale di controllo deve fornire ai seggi elettorali un database centrale presso cui registrare gli elettori che hanno già espresso il loro voto e deve permettere agli operatori di verificare se l’elettore ha già votato presso un altro seggio, tutto questo in tempo reale.

L’unico modo di effettuare questo controllo è un sistema telematico che, per sua natura, è facilissimo da manipolare. L’unico modo di evitare truffe consisterebbe in una verifica manuale da effettuarsi a spoglio concluso, incrociando i registri cartacei, ma si tratterebbe di un’operazione lunga, complessa e molto costosa.

Per questa ragione, è necessario fare affidamento sui controlli effettuati di persona e sul posto dai membri della comunità locale, dai media e dalle associazioni. Dato che la “gente del posto” solitamente ha almeno una vaga idea riguardo a chi potrebbe prestarsi a questo tipo di frodi, la presenza di molte persone del luogo al momento della registrazione dell’elettore rende quasi impossibile una sostituzione di persona.

Un altro punto in cui l’ente centrale di controllo dovrebbe essere cambiato è la sua apertura al momento dello spoglio e dei conteggi. Attualmente, solo i pubblici ufficiali coinvolti nelle operazioni di voto ed i tecnici hanno accesso ai vari stadi delle operazioni di conteggio. Questo è profondamente sbagliato perché apre le porte a frodi su larga scala messe in atto direttamente sul database dei voti scrutinati (com’è già successo, quasi certamente, alle elezioni politiche del 2008).

Il Ministero dell’Interno è perfettamente in grado di alterare i risultati del voto a livello di database centrale. Porre sotto accusa i suoi operatori ed ottenere un riconteggio manuale delle schede è praticamente impossibile (come si è ben visto nel 2008).

Di conseguenza, gli scrutatori al momento dello spoglio dovrebbero provvedere in prima persona ad alimentare un database PUBBLICO dei risultati, accessibile (in sola consultazione) da chiunque sin dal momento in cui iniziano i conteggi. In questo modo, “truccare” i risultati a livello centrale sarebbe quasi impossibile. Occorrerebbe la partecipazione attiva di migliaia di scrutatori sparsi in tutto il paese.

Il sistema di controllo indipendente

Quello che ci serve, comunque NON è tanto un ente di controllo “ufficiale” più raffinato ma piuttosto un meccanismo di conteggio che permetta a degli osservatori esterni (la stampa, per esempio, o l’ONU) di verificare la correttezza delle operazioni in tempo reale.

Questo si può ottenere solo in un modo: lo spoglio delle schede ed il loro conteggio deve essere PUBBLICO. Deve avvenire alla presenza di testimoni esterni, possibilmente appartenenti alla stampa ed ai media.

A questo punto, qualunque giornale a tiratura nazionale e/o qualunque associazione o partito può creare la propria struttura di controllo.

Conclusione

Spero di aver dimostrato che NON siamo obbligati a restare schiavi della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra in eterno. Si può e si DEVE mettere a punto un sistema di voto che renda possibile votare davvero liberamente anche alle persone che vivono in aree “disagiate”. Lo si può fare con poca fatica e poca spesa. Gli interventi necessari, a questo livello, sono semplici e perfettamente accessibili sul piano economico.

Non ci sono scuse per lasciare metà del paese nelle mani di osso, mastrosso e carcagnosso.

PS: In questa analisi non mi sono occupato del tema della identificazione sicura dell’elettore (utente). Ne ho già parlato molte volte nei miei articoli e non mi sembra il caso di ripetermi.

Alessandro Bottoni

Questa volta, l’immagine di copertina l’ho rubata ai ragazzi di Plan*B (http://www.publicopinion.fi/). Dubito che mi faranno causa per questo…

Riguardo a questa immagine, vi prego di notare una cosa: durante l’operazione di voto l’elettore resta sempre in piena vista. In questo modo è quasi impossibile che riesca a fotografare la scheda od a sostuirla senza che nessuno se ne accorga. I seggi elettorali di quasi tutto il pianeta sono fatti in questo modo, proprio per questa ragione. Date un’occhiata ad esempio a come sono fatti i “voting booth” di questo produttore americano:

http://www.uapollmaster.com/voting_booths/index.html

Secondo voi, per quale ragione in Italia i seggi elettorali sono invece delle cabine completamente chiuse?

Comments
5 Responses to “Il voto sicuro su carta”
  1. lucapost scrive:

    a proposito dei principi guida, e quando il lupo cattivo obbliga l’elettore a recarsi presso un determinato seggio?

    • Sarebbe inutile. Abbiamo detto che l’elettore deve poter votare in qualunque seggio della giurisdizione per cui il suo voto finirebbe comunque disperso in mezzo a migliaia di altri del tutto anonimi. Non c’è modo di sapere come vota un individuo se si rispettano quete condizioni.

      Teoricamente, si potrebbe sapere come ha votato una certa comunità nel suo complesso (dato “aggregato”) ma l’unico modo di sapere come ha votato una popolazione particolare consiste nel riuscire a “confinare” l’intera popolazione che ci interessa presso un’unico punto di controllo (seggio). Francamente, nemmeno un esercito di narcotrafficanti riuscirebbe a controllare in modo così efficace la popolazione di un grosso quartiere o di una città.

  2. Luca Sognatore scrive:

    Permettimi, da segretario di seggio “veterano”, qualche perplessità e una precisazione.

    Parto da quest’ultima: la matita che viene usata per votare è copiativa perciò praticamente impossibile da cancellare senza rovinare irrimediabilmente la scheda.

    Le perplessità invece riguardano le persone anziane, chi soffre di menomazioni agli arti superiori e gli ipo-vedenti (per i non vedenti, già adesso è impossibile esprimere autonomamente il voto). Tutte queste categorie di persone verrebbero quantomeno penalizzate dal sistema di voto che proponi.

    Inoltre anche la scelta di un candidato sarebbe complicata, visto che le schede dovrebbero contenere tutti i nomi di tutte le liste elettorali che poi, a seconda del tipo di votazione, dovrebbero essere personalizzate per comune, provincia, regione, circoscrizione, ecc.

    Come spesso accade, sicurezza e facilità d’uso non vanno d’accordo.

    • Ciao Luca,
      quell che dici è vero.

      Partiamo dalle persone con handicap. Per alcune di loro sarà sempre e comunque impossibile votare autonomamente, come è e sarà sempre impossibile fare molte altre cose. Possiamo solo scegliere a quale categoria creare il problema, cioè se ai ciechi (usando una scheda come quella attuale) o se alle persone senza braccia/mani (usando un sistema “a rilievo”) ma qualcuno resterà sempre e comunque fuori dal gioco. Questo vale anche per la “difficoltà” del voto. A qualcuno risulterà sempre difficile, per un motivo o per l’altro.

      L’uso di una scheda per ogni voto sarebbe un casino con il sistema di scelta attuale, che prevede una infinità di casi. E’ chiaro che il sistema di voto “fisico” (scheda) ed il sistema di voto “logico” (griglia di candidati) devono andare di pari passo.

      Per quello che riguarda le matite copiative, posso solo ricordare agli interessati che una soluzione “chimica” ad un problema (come l’uso di anilina) ha sempre una controsoluzione altrettanto “chimica” (come l’uso di sbiancanti chimici o l’uso di radiazioni UV, per esempio). Al giorno d’oggi si cancellano i tatuaggi, figuriamoci i tratti di una matita.

      In generale, comunque, è vero che la sicurezza si paga con una diminuzione della comodità e della comprensibilità del sistema.

      Se fossimo in Germania, od in Svezia, potremmo permetterci un sistema di voto semplice e comodo. Ma siamo in Italia…

  3. dave cameron scrive:

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