Lamerica

ship_wreck

A quanto pare, anche Marchionne si è finalmente accorto di qualcosa che altri quindici milioni di italiani sanno almeno dal 1974:

“KOKOMO (Indiana) – Negli Stati Uniti “si fa”, in Italia “si parla”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne,”

Ovviamente, i quindici milioni di italiani che sapevano già questa cosa sono gli elettori non-di-destra, cioè quelli che secondo gente come Marchionne e Berlusconi “remano contro” e “fanno opera di diffamazione nei confronti del loro stesso paese”.

Che all’estero (USA, Germania, etc.) si stia meglio, si guadagni di più e le cose vadano meglio non è certo un segreto.

Mamma mia, dammi cento lire…

Da circa 40 anni (quaranta anni, cioè dal lontano 1970) è in atto una inarrestabile emorragia di talenti: ogni anno migliaia di laureati e diplomati lasciano il nostro paese e vanno a lavorare all’estero, in particolare negli Stati Uniti. Nello stesso tempo, stiamo importando una enorme quantità di manodopera non specializzata, cioè quegli stessi “negri” e “marocchini” che poi risultano tanto indigesti ai nostri leghisti ed alla nostra “maggioranza” silenziosa.

Non sono stati in molti a chiedersi il perché di questa situazione. Uno di questi è stato Federico Rampini, un giornalista che ha pubblicato vari libri sugli Stati Uniti e sulla Cina (dopo aver vissuto in entrambi questi paesi per anni).

La sua diagnosi, condivisa anche da molti commentatori economici (e da me stesso) è che la nostra industria ed il nostro sistema economico siano in fase di rapido declino tecnologico. Si sta passando rapidamente da un’economia “hi-tech” basata sull’industria (FIAT, ENI, etc.) ad un’economia “low-tech” basata su ristoranti e pizzerie.

Servono sempre meno ingegneri e sempre più camerieri e manovali. Da qui il fenomeno di immigrazione/emigrazione selettiva che ho citato.

La fame americana

A questo punto è chiaro che per molti italiani dotati di un’istruzione superiore è molto meglio andare a “patire la fame” in USA che restare in Italia.

Tanto per capirci, un programmatore che fa il mio lavoro in Italia può guadagnare tra i 1300 ed i 1800 euro al mese, puliti (cioè tra i 20.000 ed i 30.000 € lordi l’anno). Diversi miei amici lavorano all’estero, in USA, in Germania, in UK, in Austria ed in Nuova Zelanda. Nessuno di loro (NESSUNO) prende meno di 35.000 €/anno lordi.

La ragione è ovvia: in quei paesi esiste ancora un’industria, esiste una domanda di “manodopera specializzata” di questo livello e quindi la solita legge della domanda e dell’offerta spinge verso l’alto le retribuzioni.

La fame americana è quindi migliore della migliore delle possibilità che si hanno in Italia. Non sto scherzando: ho lavorato io stesso da quelle parti ed ho visto di persona come stanno le cose.

Glappa di liso

Curiosamente NON è affatto vero che la manodopera costi di meno all’estero che in Italia. Basta guardare le offerte di lavoro che appaiono su Monster (http://www.monster.com/) e su altri siti di online recruitment per verificarlo (OK, bisogna parlare qualche altra lingua oltre all’italiano. Trovatevi un amico madrelingua).

In Cina, in particolare, costa pochissimo uno “schiavo” da catena di montaggio (circa 300 €/mese) ma costa una follia un ingegnere (circa 3.300 €/mese. Si, avete letto bene: tremilatrecento euro al mese). Parlo di stipendi netti mensili, ovviamente. Lo racconta proprio Rampini in uno dei suoi libri e basta dare un’occhiata a Monster (insieme ad un amico cinese) per verificarlo.

In Germania, uno schiavo da catena di montaggio guadagna tra i 2.200 ed i 2.800 €/mese (si, avete letto bene: tra i duemiladuecento ed i duemilaottocento euro al mese). Chiedere ai parenti emigrati negli anni ’60 e ’70 per credere.

Nonostante questo, la Germania va come una locomotiva e le sue auto (care arrabbiate) si vendono come il pane (mentre Marchionne si lamenta del fatto che le FIAT, molto più economiche, non le vogliono più nemmeno gli italiani).

Quello che ci manca

Ma, allora, perché non c’è più un’industria hi-tech in Italia? O, più in generale, perché non c’è più lavoro?

La ragione è una ed una sola. Si chiama “deficit di libertà di mercato” o, più in generale, “deficit di garanzie”.

Ecco come funziona.

  1. Vincete al Superenalotto. Diciamo circa cento milioni di euro, giusto per fare cifra tonda.

  2. A questo punto, avete il problema di investire i vostri soldi. La fortuna vuole che abbiate lavorato per vent’anni in una qualunque industria e sappiate già quale tipo di investimento si potrebbe fare. Io, per esempio, andrei a trattare con LibreOffice (http://www.documentfoundation.org/) per acquistare i diritti sul codice necessari a derivare dal loro pacchetto una versione commerciale con cui fare concorrenza a MS Office.

  3. Dove la mettete su la fabbrica? Se la aprite in Italia, sarete costretti a fare i conti con chi è già presente sul mercato ed esercita il suo potere di interdizione nei modi più sordidi e disparati. Ad esempio, provate ad aprire una banca senza fare i conti con gli amici di Berlusconi. Od una televisione, od un servizio come UPS e DHL in concorrenza con le Poste del Presidente del Consiglio, o qualunque altra cosa.

  4. E se qualcosa va male, a chi vi rivolgete? Al sistema giudiziario italiano, a cui la mafia ha tarpato le ali sin dagli anni ’20? Al sistema politico italiano, che è nelle mani di quella stessa gente? Non vi è bastata la lezione di Europa 7 (http://it.wikipedia.org/wiki/Europa_7)?

Purtroppo, la possibilità di venire truffati, rapinati, sbranati, travolti ed eliminati da chi è già presente sul mercato, in Italia è tutt’altro che una possibilità remota. Qui si fa una guerra per bande e voi non appartenete a nessuna banda.

Se siete ancora in possesso delle vostre facoltà mentali, allora andrete ad aprire la vostra attività in un paese che vi fornisca le garanzie necessarie per lavorare serenamente e per avere qualche possibilità di emergere, e cioè:

  1. Sicurezza fisica (niente attentati di mafia, niente “pizzo”, etc.).

  2. Garanzie di libera concorrenza (niente oligopoli ed “incumbent” che vi possano tagliar fuori dal mercato).

  3. Garanzie di supporto da parte del sistema giudiziario (processi giusti e veloci, indagini tempestive ed efficaci, etc.).

  4. Garanzie di supporto da parte del sistema politico ed amministrativo (Decisioni giuste, razionali e rapide a livello politico. Se è necessario fare un’infrastruttura, che si faccia.).

  5. Infrastrutture (assolutamente NON la Salerno/Reggio Calabria).

  6. Civiltà (assolutamente NON la monnezza per strada). Non vorrete mica vivere come bestie, pur avendo i milioni in tasca, vero?

  7. Manodopera qualificata (assolutamente NON la “roba” che buttano fuori la scuola, l’università italiana e la CEPU da almeno da 15 anni). Fate hi-tech, vero?

E quindi, quasi certamente farete quello che fanno, da sempre, gli imprenditori italiani (e stranieri): andrete ad aprire la vostra attività a Londra, a San Francisco od a New York. Di sicuro NON a Napoli od a Palermo.

Non c’è trippa per gatti

Dato che le aziende non vengono più in Italia, qui non c’è più richiesta di manodopera qualificata. Non c’è lavoro. Non per laureati e diplomati, almeno.

La mancanza di lavoro produce una classe lavoratrice ricattabile. E questo produce lavoro sommerso, malpagato, criminalità e via dicendo. Cioè questo fenomeno alimenta il circolo vizioso che porta alla fuga delle aziende dal nostro mercato.

La mancanza di imprenditoria hi-tech svaluta il lavoro. Come sostengono alcuni economisti, il lavoro ha perso valore economico: il denaro che produce è minore del denaro che costa. Questo perché, appunto, l’unico lavoro che è rimasto è lavoro quasi privo di “valore aggiunto”, cioè lavoro da schiavi, non da uomini.

Questa perdita di valore economico ha prodotto una perdita di potere contrattuale e quindi una perdita di dignità, come ben sanno i dipendenti di certi stabilimenti FIAT e di molte altre industrie.

Questa perdita di dignità del lavoro ha prodotto a sua volta una perdita di democrazia e di civiltà. Non si può pretendere democrazia, civiltà e giustizia se prima non si è in grado di mantenersi senza dipendere da coloro che la democrazia, la civiltà e la giustizia la combattono fieramente da mattina a sera per inseguire il proprio tornaconto economico.

Il progetto Manhattan

Questa fuga di aziende produce anche una fuga di talenti, come abbiamo detto, ma c’è un altro elemento che fa scappare le persone migliori: la mancanza di libertà e di tolleranza (che dipendono dalla mancanza di democrazia e di legalità che abbiamo appena esaminato).

Quando Albert Einstein, Enrico Fermi e molti altri hanno dovuto lasciare i loro paesi, caduti nelle mani della barbarie fascista, dove sono andati?

Sono andati in America, un paese che a quel tempo era considerato LIBERO e TOLLERANTE (Non avevano ancora avuto Ronald Reagan e George W. Bush). Sono andati dove potevano sperare di avere una vita serena e gratificante.

La gente “per bene”, la gente colta, la gente che può rappresentare una risorsa per la società va dove sa che verrà rispettata ed accettata. NON va dove sa che incontrerà ad attenderla dei leghisti coi bastoni ed i forconi.

Nei paesi che si fanno conoscere per la loro intolleranza, per la violenza, per la loro illegalità, vanno i delinquenti. Vanno quelli che hanno bisogno di rimanere nel torbido per passare inosservati.

La gente per bene va altrove.

Ed i parametri di scelta non sono sempre così ovvi come potrebbe sembrare. Torniamo al caso del Superenalotto di prima: con i vostri cento milioni di euro in tasca, andreste a vivere in un paese dove, se avete la sfortuna di venire colpiti dalla SLA sarete costretti a tenervi un tubo nel naso ed uno nel culo per decenni senza avere la possibilità di dire “Adesso basta, lasciatemi andare!”?

E se siete gay? Milionari ma gay. Andreste a vivere in un paese dove siete solo culattoni e la gente di augura di fare la fine di Pasolini? Pensate che sia un caso limite? E dove li mettiamo Dolce&Gabbana?

Se stiamo involontariamente selezionando “negri” e “marocchini” è anche perché la gente che ci piacerebbe avere come immigrati non trova in questo paese quel livello di tolleranza, di civiltà e di libertà di cui ha bisogno.

Che fare?

Scappare a gambe levate da questo paese di sfigati e delinquenti se solo ne avete l’occasione? Restare e lottare per cambiare?

Beh, questa è una decisione personale che nessuno può prendere per voi.

Io posso solo dirvi per cosa vale la pena lottare: la prossima volta che dovete fare una croce su una scheda elettorale, assicuratevi di farla su un simbolo che rappresenta gente che ha DAVVERO a cuore la libertà di mercato, la concorrenza, le garanzie, la giustizia e la legalità. Sono queste le cose che portano investimenti in un paese, NON gli sgravi fiscali.

L’immagine di copertina proviene da qui:

skyscrapercity.com/showthread.php?t=574897&page=68

Credo che sia di pubblico dominio ma… non capisco un parola di albanese.

 

Alessandro Bottoni

A quanto pare, anche Marchionne si è finalmente accorto di qualcosa che altri quindici milioni di italiani sanno almeno dal 1974:
“KOKOMO (Indiana) – Negli Stati Uniti “si fa”, in Italia “si parla”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne,”
Ovviamente, i quindici milioni di italiani che sapevano già questa cosa sono gli elettori non-di-destra, cioè quelli che secondo gente come Marchionne e Berlusconi “remano contro” e “fanno opera di diffamazione nei confronti del loro stesso paese”.
Che all’estero (USA, Germania, etc.) si stia meglio, si guadagni di più e le cose vadano meglio non è certo un segreto.
Mamma mia, dammi cento lire…
Da circa 40 anni (quaranta anni, cioè dal lontano 1970) è in atto una inarrestabile emorragia di talenti: ogni anno migliaia di laureati e diplomati lasciano il nostro paese e vanno a lavorare all’estero, in particolare negli Stati Uniti. Nello stesso tempo, stiamo importando una enorme quantità di manodopera non specializzata, cioè quegli stessi “negri” e “marocchini” che poi risultano tanto indigesti ai nostri leghisti ed alla nostra “maggioranza” silenziosa.
Non sono stati in molti a chiedersi il perché di questa situazione. Uno di questi è stato Federico Rampini, un giornalista che ha pubblicato vari libri sugli Stati Uniti e sulla Cina (dopo aver vissuto in entrambi questi paesi per anni).
La sua diagnosi, condivisa anche da molti commentatori economici (e da me stesso) è che la nostra industria ed il nostro sistema economico siano in fase di rapido declino tecnologico. Si sta passando rapidamente da un’economia “hi-tech” basata sull’industria (FIAT, ENI, etc.) ad un’economia “low-tech” basata su ristoranti e pizzerie.
Servono sempre meno ingegneri e sempre più camerieri e manovali. Da qui il fenomeno di immigrazione/emigrazione selettiva che ho citato.
La fame americana
A questo punto è chiaro che per molti italiani dotati di un’istruzione superiore è molto meglio andare a “patire la fame” in USA che restare in Italia.
Tanto per capirci, un programmatore che fa il mio lavoro in Italia può guadagnare tra i 1300 ed i 1800 euro al mese, puliti (cioè tra i 20.000 ed i 30.000 € lordi l’anno). Diversi miei amici lavorano all’estero, in USA, in Germania, in UK, in Austria ed in Nuova Zelanda. Nessuno di loro (NESSUNO) prende meno di 35.000 €/anno lordi.
La ragione è ovvia: in quei paesi esiste ancora un’industria, esiste una domanda di “manodopera specializzata” di questo livello e quindi la solita legge della domanda e dell’offerta spinge verso l’alto le retribuzioni.
La fame americana è quindi migliore della migliore delle possibilità che si hanno in Italia. Non sto scherzando: ho lavorato io stesso da quelle parti ed ho visto di persona come stanno le cose.
Glappa di liso
Curiosamente NON è affatto vero che la manodopera costi di meno all’estero che in Italia. Basta guardare le offerte di lavoro che appaiono su Monster (http://www.monster.com/) e su altri siti di online recruitment per verificarlo (OK, bisogna parlare qualche altra lingua oltre all’italiano. Trovatevi un amico madrelingua).
In Cina, in particolare, costa pochissimo uno “schiavo” da catena di montaggio (circa 300 €/mese) ma costa una follia un ingegnere (circa 3.300 €/mese. Si, avete letto bene: tremilatrecento euro al mese). Parlo di stipendi netti mensili, ovviamente. Lo racconta proprio Rampini in uno dei suoi libri e basta dare un’occhiata a Monster (insieme ad un amico cinese) per verificarlo.
In Germania, uno schiavo da catena di montaggio guadagna tra i 2.200 ed i 2.800 €/mese (si, avete letto bene: tra i duemiladuecento ed i duemilaottocento euro al mese). Chiedere ai parenti emigrati negli anni ’60 e ’70 per credere.
Nonostante questo, la Germania va come una locomotiva e le sue auto (care arrabbiate) si vendono come il pane (mentre Marchionne si lamenta del fatto che le FIAT, molto più economiche, non le vogliono più nemmeno gli italiani).
Quello che ci manca
Ma, allora, perché non c’è più un’industria hi-tech in Italia? O, più in generale, perché non c’è più lavoro?
La ragione è una ed una sola. Si chiama “deficit di libertà di mercato” o, più in generale, “deficit di garanzie”.
Ecco come funziona.
1)Vincete al Superenalotto. Diciamo circa cento milioni di euro, giusto per fare cifra tonda.
2)A questo punto, avete il problema di investire i vostri soldi. La fortuna vuole che abbiate lavorato per vent’anni in una qualunque industria e sappiate già quale tipo di investimento si potrebbe fare. Io, per esempio, andrei a trattare con LibreOffice (http://www.documentfoundation.org/) per acquistare i diritti sul codice necessari a derivare dal loro pacchetto una versione commerciale con cui fare concorrenza a MS Office.
3)Dove la mettete su la fabbrica? Se la aprite in Italia, sarete costretti a fare i conti con chi è già presente sul mercato ed esercita il suo potere di interdizione nei modi più sordidi e disparati. Ad esempio, provate ad aprire una banca senza fare i conti con gli amici di Berlusconi. Od una televisione, od un servizio come UPS e DHL in concorrenza con le Poste del Presidente del Consiglio, o qualunque altra cosa.
4)E se qualcosa va male, a chi vi rivolgete? Al sistema giudiziario italiano, a cui la mafia ha tarpato le ali sin dagli anni ’20? Al sistema politico italiano, che è nelle mani di quella stessa gente? Non vi è bastata la lezione di Europa 7 (http://it.wikipedia.org/wiki/Europa_7)?
Purtroppo, la possibilità di venire truffati, rapinati, sbranati, travolti ed eliminati da chi è già presente sul mercato, in Italia è tutt’altro che una possibilità remota. Qui si fa una guerra per bande e voi non appartenete a nessuna banda.
Se siete ancora in possesso delle vostre facoltà mentali, allora andrete ad aprire la vostra attività in un paese che vi fornisca le garanzie necessarie per lavorare serenamente e per avere qualche possibilità di emergere, e cioè:
1)Sicurezza fisica (niente attentati di mafia, niente “pizzo”, etc.).
2)Garanzie di libera concorrenza (niente oligopoli ed “incumbent” che vi possano tagliar fuori dal mercato).
3)Garanzie di supporto da parte del sistema giudiziario (processi giusti e veloci, indagini tempestive ed efficaci, etc.).
4)Garanzie di supporto da parte del sistema politico ed amministrativo (Decisioni giuste, razionali e rapide a livello politico. Se è necessario fare un’infrastruttura, che si faccia.).
5)Infrastrutture (assolutamente NON la Salerno/Reggio Calabria).
6)Civiltà (assolutamente NON la monnezza per strada). Non vorrete mica vivere come bestie, pur avendo i milioni in tasca, vero?
7)Manodopera qualificata (assolutamente NON la “roba” che buttano fuori la scuola, l’università italiana e la CEPU da almeno da 15 anni). Fate hi-tech, vero?
E quindi, quasi certamente farete quello che fanno, da sempre, gli imprenditori italiani (e stranieri): andrete ad aprire la vostra attività a Londra, a San Francisco od a New York. Di sicuro NON a Napoli od a Palermo.
Non c’è trippa per gatti
Dato che le aziende non vengono più in Italia, qui non c’è più richiesta di manodopera qualificata. Non c’è lavoro. Non per laureati e diplomati, almeno.
La mancanza di lavoro produce una classe lavoratrice ricattabile. E questo produce lavoro sommerso, malpagato, criminalità e via dicendo. Cioè questo fenomeno alimenta il circolo vizioso che porta alla fuga delle aziende dal nostro mercato.
La mancanza di imprenditoria hi-tech svaluta il lavoro. Come sostengono alcuni economisti, il lavoro ha perso valore economico: il denaro che produce è minore del denaro che costa. Questo perché, appunto, l’unico lavoro che è rimasto è lavoro quasi privo di “valore aggiunto”, cioè lavoro da schiavi, non da uomini.
Questa perdita di valore economico ha prodotto una perdita di potere contrattuale e quindi una perdita di dignità, come ben sanno i dipendenti di certi stabilimenti FIAT e di molte altre industrie.
Questa perdita di dignità del lavoro ha prodotto a sua volta una perdita di democrazia e di civiltà. Non si può pretendere democrazia, civiltà e giustizia se prima non si è in grado di mantenersi senza dipendere da coloro che la democrazia, la civiltà e la giustizia la combattono fieramente da mattina a sera per inseguire il proprio tornaconto economico.
Il progetto Manhattan
Questa fuga di aziende produce anche una fuga di talenti, come abbiamo detto, ma c’è un altro elemento che fa scappare le persone migliori: la mancanza di libertà e di tolleranza (che dipendono dalla mancanza di democrazia e di legalità che abbiamo appena esaminato).
Quando Albert Einstein, Enrico Fermi e molti altri hanno dovuto lasciare i loro paesi, caduti nelle mani della barbarie fascista, dove sono andati?
Sono andati in America, un paese che a quel tempo era considerato LIBERO e TOLLERANTE (Non avevano ancora avuto Ronald Reagan e George W. Bush). Sono andati dove potevano sperare di avere una vita serena e gratificante.
La gente “per bene”, la gente colta, la gente che può rappresentare una risorsa per la società va dove sa che verrà rispettata ed accettata. NON va dove sa che incontrerà ad attenderla dei leghisti coi bastoni ed i forconi.
Nei paesi che si fanno conoscere per la loro intolleranza, per la violenza, per la loro illegalità, vanno i delinquenti. Vanno quelli che hanno bisogno di rimanere nel torbido per passare inosservati.
La gente per bene va altrove.
Ed i parametri di scelta non sono sempre così ovvi come potrebbe sembrare. Torniamo al caso del Superenalotto di prima: con i vostri cento milioni di euro in tasca, andreste a vivere in un paese dove, se avete la sfortuna di venire colpiti dalla SLA sarete costretti a tenervi un tubo nel naso ed uno nel culo per decenni senza avere la possibilità di dire “Adesso basta, lasciatemi andare!”?
E se siete gay? Milionari ma gay. Andreste a vivere in un paese dove siete solo culattoni e la gente di augura di fare la fine di Pasolini? Pensate che sia un caso limite? E dove li mettiamo Dolce&Gabbana?
Se stiamo involontariamente selezionando “negri” e “marocchini” è anche perché la gente che ci piacerebbe avere come immigrati non trova in questo paese quel livello di tolleranza, di civiltà e di libertà di cui ha bisogno.
Che fare?
Scappare a gambe levate da questo paese di sfigati e delinquenti se solo ne avete l’occasione? Restare e lottare per cambiare?
Beh, questa è una decisione personale che nessuno può prendere per voi.
Io posso solo dirvi per cosa vale la pena lottare: la prossima volta che dovete fare una croce su una scheda elettorale, assicuratevi di farla su un simbolo che rappresenta gente che ha DAVVERO a cuore la libertà di mercato, la concorrenza, le garanzie, la giustizia e la legalità. Sono queste le cose che portano investimenti in un paese, NON gli sgravi fiscali. 

Alessandro Bottoni

Comments
2 Responses to “Lamerica”
  1. Giovanni scrive:

    analisi lucidissima con cui non si può che concordare
    ciao

  2. Nicola Larosa scrive:

    Tutto sacrosanto, Alessandro. Io ho trovato una scappatoia nel lavorare per una ditta estera, pur rimanendo in Italia (grazie Internet, per questo e per tutto il resto). Ovviamente questo risolve solo parte dei miei problemi personali, e nessuno di quelli sociali.

    Solo un appunto. Quando dici: “Sono andati in America…” ti fai fregare anche tu. Quelli sono gli USA, Stati Uniti d’America, non tutta l’America. E` come se io e te dicessimo “Europa” intendendo Germania. Molto triste. Come pure triste è sentire lo stesso uso da parte di canadesi, messicani, argentini. La libertà dalla colonizzazione culturale comincia dale parole. Scusa il puntiglio. :-)

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