Pirati sulla Luna

Tortuga17thcentury

Per favore, leggete questo articolo: “P2P pirata nello spazio. Forse

Si può davvero pensare di eludere la legislazione esistente in tema di copyright sfruttando il concetto di extraterritorialità? In altri termini, è possibile bypassare leggi e controlli spostando i server in qualche “paradiso del pirata”?

Spostare i server, spostare la rete

Innanzitutto, facciamo chiarezza su un punto: spostare i server di rete fuori dai confini nazionali non serve a niente. Tutti gli stati nazionali del pianeta dispongono degli strumenti tecnici e legali necessari per bloccare o filtrare il traffico dati in ingresso ed uscita dal loro territorio. Se ne è avuta una chiara dimostrazione anche di recente, in occasione del blocco a ThePirateBay. La “Grande Muraglia” digitale cinese è un’altra spettacolare dimostrazione di quanto sia facile bloccare o filtrare il traffico alle frontiere.

Certo, esistono molti strumenti tecnici per aggirare questi controlli (proxy anonimizzanti, tunneling, VPN, etc.) ma la loro sopravvivenza è una questione di tolleranza da parte delle polizie locali. Ci vuol poco a bloccare il traffico verso questi proxy ed a bloccare il traffico delle VPN indesiderate.

Se si vuole ottenere un risultato concreto e duraturo è necessario spostare fuori dai confini di stato l’intera rete. Più esattamente, è necessario spostare tutti i nodi della rete (i computer) e tutte le connessioni in un “limbo” che possa realmente sfuggire ai controlli di polizia. Insomma: ci vuole una rete autogestita, che non dipenda in nessun modo dai provider.

Barca

In base a quanto abbiamo appena detto, l’idea di usare una nave come piattaforma per i server è semplicemente priva di senso. Anche se non attraccasse mai in porto (cosa difficile da immaginare) sarebbe comunque facilissima da isolare. Basti pensare che dipenderebbe comunque dalla connettività fornita (via satellite) da qualche provider residente in qualche paese dell’Occidente.

Staterello

Lo stesso discorso vale per uno staterello compiacente, sia esso un paradiso fiscale/legale come Haiti od una piattaforma petrolifera come Sealand. Non importa dove si trovino i server, è facilissimo impedire agli utenti di accedervi.

Satellite

L’idea di usare un satellite merita invece qualche parola di più.

Tecnicamente parlando, sarebbe possibile usare uno o più satelliti per creare una rete completamente autonoma da Internet ed accessibile da terra senza passare da alcun provider.

Il problema è che occorrono autorizzazioni statali e militari sia per lanciare un satellite che per assegnare delle frequenze radio. Non è legalmente possibile creare una struttura pirata di questo tipo, non importa quanti miliardi di euro si ipotizzi di investire in un progetto del genere.

Crittografia

Finora, l’unico modo di creare una darknet pirata che abbia effettivamente funzionato è la crittografia. Reti come WASTE, MUTE, ANTs P2P, Anonet e Freenet hanno già dimostrato che è possibile creare una darknet completamente invisibile ai sensori usati dalla polizia e comunque non oscurabile.

Il limite di queste reti è rappresentato dalla loro natura P2P. Dato che, per non avere singoli punti di caduta, devono obbligatoriamente essere reti decentrate, queste reti dipendono da un sistema di routing P2P che tende ad occupare la banda disponibile in modo proporzionale al numero dei nodi. Con poche centinaia di nodi, tutta la banda disponibile viene usata solo per instradare il traffico. Non ne resta più per trasmettere dati utili agli utenti.

Per questa ragione (e per altre), queste reti vengono usate solo da gruppi chiusi e molto piccoli di utenti.

LAN

In realtà, questo limite è superabile con l’uso di una architettura di rete centralizzata, come quella di una normale LAN aziendale. Per ottenere i necessari risultati di anonimia e di segretezza, però, questa LAN non deve aver nessun punto di contatto con Internet e con i provider.

Per questa ragione queste LAN pirata sono normalmente organizzate da un piccolo numero di utenti che usano connessioni Wi-Fi per collegarsi ad uno o più router wireless NON connessi ad Internet.

In questo caso, il routing e gli altri servizi di rete (DNS e via dicendo) possono essere forniti da appositi server e la banda passante può essere usata per il traffico dati degli utenti.

L’uso di connessioni wireless limita però la dimensione fisica (geografica) della rete e quindi il numero dei nodi. Questo almeno finché non saranno disponibili tecniche di trasmissione di maggiore portata (Wi-MAX, HyperLAN, etc.).

Nonostante questo, potete facilmente immaginare quanti nodi di rete (computer) possono venirsi a trovare nel raggio d’azione di una normale rete Wi-Fi in ambienti densamente abitati come certi quartieri dormitorio ai margini delle nostre città o come le “sale studio” di molte università.

Conclusioni

Ma è davvero desiderabile la nascita di una darknet pirata globale?

Personalmente, credo proprio di no. Non è desiderabile per la stessa ragione per cui nessuno è disposto ad accettare l’esistenza di staterelli senza leggi come è stata un tempo l’isola della Tortuga e come sono ora molti “failed states” come Haiti e come, naturalmente, l’Italia (vedi nota qui sotto).

L’esistenza di una struttura pirata di questo tipo sarebbe ovviamente molto più utile alla malavita organizzata che ai “pirati digitali”. Una darknet, infatti, è lo strumento ideale per gestire qualunque tipo di traffico illegale: droga, pedofilia, denaro sporco, schiavi, organi umani per trapianti, etc.

L’unica vera soluzione all’annoso problema del copyright è una riforma in senso liberista della legge esistente sul diritto d’autore. Ogni altra soluzione rischia di essere molto peggiore del male che tenta di curare.

Alessandro Bottoni

 

NOTA: nel caso che foste ancora convinti che l’Italia NON sia un “failed state” al pari di Haiti, vi invito a rileggere con attenzione l’elenco delle caratteristiche che, per convenzione, identificano uno “stato fallito”. L’Italia è ospite fisso dell’elenco degli stati falliti sin dal 2006 (cioè da quando esistono parametri riconosciuti a livello internazionale per stilare una classifica).

 

L’immagine di copertina proviene dalla voce “Tortuga” di Wikipedia ed appartiene al pubblico dominio.

Comments
3 Responses to “Pirati sulla Luna”
  1. kingofgng scrive:

    Uhm, la butto lì….

    Visto che ultimamente TUTTI i governi di questo disgraziato pianeta fanno rima più col nazi-fascismo che col liberismo, non si potrebbe più semplicemente adottare l’idea dei “super nodi” usata da client come lo storico WinMX per il routing del traffico della rete decentralizzata E cifrata?

    Il fatto che WinMX sia ancora in piedi nonostante la società produttrice abbia chiuso i server-cache la dice lunga sulla resilienza di un simile approccio al P2P….

    • In realtà, di protocolli di routing adatti a reti mesh (decentralizzate) ne sono stati sviluppati oltre una settantina nel corso degli anni. Alcuni sono anche utilizzati in alcune applicazioni pratiche e risultano molto efficienti. WinMX usa uno di questi.

      Il problema però resta risolto solo in parte perché anche i migliori protocolli risentono ugualmente di un incremento del traffico dovuto al routing che a sua volta risente, in un modo o nell’altro, dalle dimensioni della rete e quindi prima o poi la rete è destinata a bloccarsi.

      Allo stato attuale delle cose, è difficile immaginare una rete di dimensioni simili ad Internet basata su uno di questi protocolli di routing, anche se non mancano i progettisti che sostengono di aver creato un protocollo in grado di soddisfare queste richieste.

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