“Il fatto quotidiano” un mese dopo

Il Fatto online compie un mese e fa il botto

Numeri da record per il sito, che tocca i 160mila utenti unici. Ma è solo l’inizio. Per raccogliere i vostri suggerimenti, abbiamo creato la casella di posta migliorailsito@ilfattoquotidiano.it. E alla Rete chiediamo un’opinione su come farci crescere ancora

Da “Il fatto quotidiano” di ieri

Visto che sono un assiduo lettore de “Il fatto quotidiano”, riporto qui di seguito le mie personalissime e modestissime opinioni.

Piattaforma

“Esattamente un mese fa, il 22 giugno, nasceva ilfattoquotidiano.it. E, come ricorderete, la partenza fu in salita. Server che cadevano, il sito che girava lentissimo, problemi su problemi. Trenta giorni dopo, alcuni di quei guai (ma non tutti) li abbiamo risolti.”

Per fortuna, quei problemi sono ormai un ricordo del passato. Tuttavia, se fossi in Antonio Padellaro, mi appenderei un post-it sul display e ci scriverei sopra:

“Ricordarsi di cercare una piattaforma più adatta e dei server di potenza adeguata per la versione online”

Il quotidiano continuerà a crescere (non è un augurio ma una facile previsione) e tra poco tornerà a scontrarsi con i limiti tecnici dei server (prestazioni, tempi di risposta, capacità di restare visibili, etc.) e della piattaforma (customizzazione, gestione degli accessi, sicurezza…).

Tanto per non fare nomi, io proverei a dare un’occhiata a questi strumenti (in ordine di “papabilità”):

http://www.ellingtoncms.com/

http://www.krangcms.com/ (è il sistema usato, tra gli altri, da http://nymag.com/ ).

http://www.onehippo.org/

http://www.magnolia-cms.com/home.html

Obiettivi

“Certo, la strada da fare è ancora lunga, ma già oggi abbiamo qualche motivo per essere fiduciosi. In quattro settimane, se si guarda alle versioni web dei quotidiani cartacei, siamo diventati il quinto sito italiano di news. E mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine.”

È piuttosto ovvio che il successo di questo primo mese (come pure il successo del primo anno di vita della versione cartacea) è in larga misura la conseguenza del crescente sdegno degli italiani per il governo Berlusconi e per la inesistente opposizione parlamentare. Questo vuol dire che “Il fatto quotidiano” viene percepito dai suoi lettori (inconsciamente) più come l’organo di stampa di un movimento politico che come un semplice giornale. Non è certo un caso che “Il fatto quotidiano” venga spesso accusato di essere l’organo di stampa non ufficiale dell’Italia Dei Valori di Di Pietro.

Questa movimentazione popolare contro Berlusconi (e contro D’Alema) può servire da trampolino di lancio ma non può sostenere un quotidiano in eterno.

Forse è il momento giusto per cominciare a chiedersi cosa si vuole fare da grandi. Come si vuole consolidare questo successo? Come si può ritagliare una nicchia di mercato più stabile e più duratura?

Ovviamente, non c’è bisogno di snaturare il quotidiano per sopravvivere. Le firme che ospita, l’energia che lo anima e lo stile inconfondibile sono delle garanzie di successo e vanno mantenute. Piuttosto, credo che sia tempo di ampliare l’offerta informativa e di occuparsi anche di altre cose, oltre alla politica.

Contenuti

“I numeri, insomma, ci confortano. Ma sappiamo che possiamo – e che dobbiamo – fare di più. Dobbiamo avere più storie, più filmati, più inchieste, più opinioni. Perché ilfattoquotidiano.it nasce per dimostrare che pure nel nostro Paese c’è spazio per un tipo d’informazione diversa. Un’informazione che guardi solo alle notizie e non ai padrini-padroni politici o economici. Un’informazione che cerchi non solo di raccontare che cosa accade, ma anche di spiegare perché le cose accadono.”

Francamente, quello dei contenuti è il vero punto dolente de “Il fatto quotidiano”, per almeno le seguenti ragioni.

  1. Si occupa quasi solo di politica. Questo obbliga il lettore ad acquistare (o consultare) altre testate per ogni altra esigenza. Spero che la redazione decida di appoggiarsi ai blogger (e ad alle comunità del web) per arricchire la testata di altri tipi di contenuto, soprattutto quelli più leggeri e legati all’entertainement (cinema, libri, moda, lifestyle, etc.).
  2. Riporta quasi solo notizie negative (almeno dal punto di vista dei lettori di sinistra a cui palesemente si rivolge). Questo, a lungo andare, produce un “affaticamento” psicologico nei lettori e li spinge verso testate più leggere e/o più equilibrate (“Repubblica” e “La stampa”, tanto per non fare nomi). C’è bisogno di qualche “intermezzo” che permetta al lettore di riprendere fiato tra una tragedia e l’altra. C’è bisogno di qualcosa di “leggero” che renda piacevole la lettura, come le già citate rubriche di entertainement. C’è bisogno di una ragione positiva per acquistare il giornale in edicola o per visitare il sito ogni mattina. A questo scopo non basta la satira (che anzi aggrava la situazione), ci vuole proprio qualcosa di diverso dalla politica e dalla critica sociale.
  3. È troppo esplicito, sia sul piano verbale che sul piano grafico. Ad esempio, l’immagine che occupa un terzo della pagina iniziale del sito è francamente troppo aggressiva (troppo grande) da un punto di vista grafico e tende a soverchiare il lettore. Alcune vignette apparse nei giorni scorsi sono state francamente troppo crude (come quella sulla “nascita” del giornale). Infine, gli strilli sono spesso troppo catastrofici. L’effetto complessivo che ne ricava il lettore è quello di leggere un bollettino di guerra od una chiamata alle armi. Dopo un po’ stanca.
  4. Ci sono troppe opinioni. Nonostante l’evidente sforzo della redazione e della direzione del giornale per limitare questo tipo di contenuti, “Il fatto quotidiano” resta ancora formato da un buon 70% di opinioni e da un 30% di notizie. Francamente, non è abbastanza. Un giornale interessante è formato da un 90-95% di notizie (“fatti”) e da un paio di inserti personali a commento delle notizie, inserti che dovrebbero essere di alto livello e possibilmente “scomodi”. Mantenere nella sidebar 30 o 40 blog di carattere opinionistico serve solo ad appesantire la lettura.
  5. Ci sono poche immagini e, soprattutto, ci sono le immagini sbagliate: troppe facce maschili (politici) e quasi niente di tutto il resto. Questo affatica l’occhio e lo spirito. Un’altra buona ragione per accogliere altri tipi di contenuto, non legato alla politica (vacanze, etc.).

I giornali di tutto il mondo vengono costantemente accusati di dare troppo spazio all’entertainement ed al gossip ma se seguono questa strada è per delle precise ragioni psicologiche e comunicative. Il lettore (anche quello decisamente sopra la media) ha una capacità di sopportazione limitata nei confronti delle cattive notizie e delle richieste di mobilitazione. Oltre un certo limite, cambia giro. Paradossalmente, il tipo di lettore che ha meno bisogno di essere informato e di essere sollecitato all’azione è proprio quello più sveglio (perché le notizie se le trova da solo e perché si mobilita da solo) per cui questo tipo di lettore è anche il primo ad andarsene.

Comunità

“Inoltre il nostro sito è stato ideato per essere una piazza: un luogo dove persone con idee e storie diverse possono parlare tra loro e confrontarsi. Persone di cui non sempre condividiamo il pensiero, ma di cui rispettiamo i punti di vista. E di cui, soprattutto, difenderemo sempre il diritto a potersi esprimere.”

Le comunità che funzionano davvero su Internet sono quasi sempre comunità che rispondono (tra gli altri) ai seguenti requisiti.

  1. Hanno un interesse comune di tipo positivo (cioè “fanno qualcosa”): costruiscono barche, cucinano cibo, scrivono programmi, etc. Francamente, non vedo un elemento di questo tipo che possa accomunare i lettori de “Il fatto quotidiano”.
  2. Possono raggiungere dei risultati concreti: pubblicare programmi funzionanti, pubblicare ricette (e consumarle…), mostrare agli amici la barca (od il surf) che hanno costruito grazie alle indicazioni della comunità, etc. Francamente, non vedo quali obiettivi concreti potrebbero porsi i lettori de “Il fatto quotidiano”.

Questo punto è abbastanza spinoso perché ripresenta ancora una volta il dilemma sulla vera natura de “Il fatto quotidiano”. Cosa vuol fare da grande questa testata? Vuole seguire la sua naturale evoluzione e diventare, di fatto, l’organo di stampa di un nuovo movimento politico? O vuole consolidare i risultati finora raggiunti e diventare un vero quotidiano multitematico, in grado di competere per decenni con La Repubblica, Il Corriere e altre testate storiche?

Nel primo caso, può dare vita ad iniziative di lotta politica ed usarle per stimolare la sua comunità di lettori. In questo caso, però, è inevitabile che il quotidiano diventi sempre più la facciata visibile di una comunità politica e che quindi ne venga asservito.

Nell’altro caso, forse dovrebbe cercare di creare iniziative culturali svincolate dalla realtà politica. Ad esempio, qualcosa sull’insegnamento della scienza nelle scuole. Attorno a queste tematiche “neutre” forse è possibile creare una comunità che non fagociti il giornale che l’ha creata.

Piattaforma Blog

“Una cosa però, anzi molte cose, ancora mancano. Non siamo riusciti ad aprire il sito alla Rete quanto avremmo voluto. Tutti i nostri articoli, è vero, sono commentati. Ma la piattaforma blog de ilfattoquotidiano.it da cui sceglieremo i post più interessanti da pubblicare nelle nostre pagine non esiste ancora. E andiamo anche molto a rilento nell’esame delle segnalazioni delle notizie, dei filmati, dei blog e delle opinioni che arrivano dal web.”

Spero vivamente che per questa applicazione venga scelto WordPress. In queste applicazioni, infatti, WordPress è veramente imbattibile. Spero anche che venga creata una “vetrina” per questi blog (usando un aggregatore di qualche tipo) e che questa vetrina venga esposta in bella vista all’interno del giornale.

Una piattaforma blog sponsorizzata da un quotidiano sarebbe una grande occasione sia per i blogger, che diventerebbero finalmente visibili al grande pubblico, che per il giornale, che troverebbe, in un colpo solo, un bacino di lettori affezionati ed una importante fonte di informazioni.

Perché questa iniziativa possa funzionare, tuttavia, deve essere rispettato un principio di base: il blogger deve ottenere un adeguato supporto ed una adeguata visibilità dalla piattaforma ospite, diversamente andrà a pubblicare le sue cose altrove (soprattutto se sono interessanti). Quindi, se la piattaforma blog sarà simile a quelle che si sono viste finora, su questo e su altri quotidiani, temo che sarà solo fonte di delusione. Queste piattaforme, infatti, sono quasi sempre in grado di ospitare solo testo e non permettono quasi nessuna forma di personalizzazione (niente temi, niente widget…).

Dato che i blogger non possono trovare in queste piattaforme asfittiche gli strumenti necessari per esprimersi appieno, semplicemente andranno a farlo altrove. Ci vuole qualcosa di decisamente più “ricco”, più versatile e molto più gestibile. Bisogna anche garantire a questi autori una visibilità molto maggiore di una semplice riga in sidebar. Al giorno d’oggi, nessuno accetta più di fare da portatore d’acqua gratis.

Volontariato

“Rispetto alla mole del lavoro che ci attende ogni giorno siamo ancora sotto-dimensionati. I ragazzi della redazione (la mezza sporca dozzina) sono pochi. Stanno ai computer anche 12 ore al giorno, ma ovviamente cominciano a essere un po’ stanchi.”

In Italia ci sono ormai moltissime scuole di giornalismo, sia a livello universitario che di altro tipo. Forse è ancora possibile creare qualche collaborazione tra questi centri di insegnamento e la redazione di un giornale. Dato che il 99% del lavoro redazionale si svolge ormai in modo digitale (e sulla rete) non dovrebbe essere un problema nemmeno far lavorare questi stagisti da casa loro (sotto la supervisione telematica di un docente e/o di un redattore).

Tempestività e Multimedialità

“Poi ci sono i molti problemi tecnici, tipici di una versione Beta. Il nostro sistema editoriale non ci consente di essere veloci quanto vorremmo e, spesso, sulle notizie arriviamo in ritardo. Tutto questo ha delle conseguenze importanti: per esempio, le video inchieste che abbiamo fin qui prodotto sono buone. Però non bastano. Ce ne vogliono di più. Ma noi non abbiamo tempo a sufficienza per prepararle.”

Quello della tempestività è un problema che può essere risolto solo attraverso un rapporto più diretto (e quindi meno “sorvegliato”) tra l’autore e la pagina web. Se l’autore è tecnicamente in grado di scrivere direttamente sulla pagina web (magari dal laptop collegato alla rete via UMTS), e può farlo senza bisogno dell’autorizzazione dei suoi capi, la tempestività è garantita. Se ci sono “filtri” o “difficoltà” tecniche (o “culturali”…) che si pongono tra l’autore e la sua pagina web, allora siamo di fronte ad un problema che sul web non dovrebbe esistere.

Molti siti utilizzano un feed Twitter per pubblicare le “breaking news”. Se un redattore od un collaboratore scopre qualcosa di interessante, lancia un twit ed il sistema automaticamente pubblica la notizia (senza nessuna supervisione). Si possono usare altre soluzioni tecniche ma l’idea di fondo è sempre la stessa: avere una sezione “breaking news” a cui alcuni redattori possano accedere in modo diretto e senza supervisione (magari anche dal telefono cellulare).

Per quello che riguarda i video, personalmente credo che NON siano la strada da battere. La gente che legge un giornale sul web non sta cercando un’alternativa al TG. Normalmente si trova in ufficio e sta cercando qualcosa da leggere in privato, senza dover indossare le cuffiette e senza attirare l’attenzione. Se un filmato è necessario per mostrare qualcosa che “si deve vedere per credere”, allora ben venga. In tutti gli altri casi, è meglio un testo seguito da qualche foto.

Piuttosto, è meglio cercare più interazione con il lettore, attraverso delle poll e delle survey, ed un maggiore feedback, attraverso un sistema di commenti e di valutazioni. L’interazione, infatti, è ciò che manca alla TV e quindi ciò che rappresenta un vantaggio per il web. Un vantaggio tutto da sfruttare.

Soldi

“Come risolvere tutto questo? La strada è obbligata. Servono soldi per pagare altri collaboratori, per assumere eventualmente altri giornalisti, per mettere in rete nuovi video virali.”

“Ci chiediamo poi, ma su questo attendiamo il parere dei navigatori, se chi ci legge è disposto, di tanto in tanto, a finanziarci su base volontaria. Basterebbe poco. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani.”

Chiedere soldi è un’arte. Sono sicuro che in questo momento siano in molti i lettori che sono disposti a versare qualche euro una tantum per la causa. Purtroppo, però, i quotidiani NON vivono di questue una tantum. Occorre una fonte di alimentazione più costante.

Forse il modo migliore di alimentare economicamente il sito consiste nel legare l’espressione di una opinione ad una piccola “tassa”: “Vuoi votare per il tuo articolo preferito? Allora invia un SMS a questo numero. Ti costerà solo un euro.” Può sembrare strano ma è molta la gente che è disposta a pagare pur di poter dire la sua (o pur di poter “tifare” per una causa). In molti lo fanno già da anni (incredibilmente) per votare per questo o quel personaggio in questo o quel programma TV. Non c’è motivo di pensare che non lo farebbero per una buona causa.

Inoltre, forse si può anche dare modo al lettore di ricompensare l’editore per il lavoro svolto a posteriori, sulla base del singolo articolo. In altri termini:

  1. Leggete un articolo che finalmente dice apertamente quello che anche voi pensate di questo o quell’avvenimento di cronaca, oppure leggete una notizia che vi sembra preziosa.
  2. In calce all’articolo trovate i soliti commenti, un sistema di voto (le solite “stellette”) ed un pulsante. Sul pulsante c’è scritto: “Si, questo articolo ha fatto sentire la mia voce. Voglio ricompensare con un euro l’editore per averlo fatto.”

Se il giornale non è a pagamento (dietro un “paywall”), allora il lettore soddisfatto può trovare motivazione a versare un piccolo obolo come tangibile dimostrazione di apprezzamento.

L’importante è che sia facile, intuitivo e che sia percepito come sicuro… Purtroppo, PayPal, le credit card e gli altri sistemi esistenti NON sono ancora adatti a questo scopo. Probabilmente solo un sistema basato su telefoni cellulari può esserlo.

Pubblicità

“Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi. Io, a titolo di cronaca, dico solo che all’estero c’è chi lo fa.”

Non c’è nessuna ragione di vergognarsi nell’ospitare pubblicità e/o nel chiedere soldi. La reale indipendenza di una testata traspare inevitabilmente dalle parole dei suoi articoli e finora “Il fatto quotidiano” si è dimostrato essere uno dei giornali più indipendenti che l’Italia abbia mai avuto. Non c’è proprio ragione di farsi venire la gastrite per questo genere di problemi.

Conclusioni

Comunque, grazie a Padellaro, a Gomez, a Travaglio ed a tutti i redattori di questo eroico giornale per averci restituito un po’ di libertà, di democrazia e di dignità. Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto questo giornale e continuerò a farlo.

Alessandro Bottoni

L’immagine di apertura proviene da Flickr ed è coperta da licenza CC:

newspapers (Tehrān)

L’immagine mostra la grande varietà di quotidiani (di diverso orientamento politico) che ancora esiste in Iran nonostante il governo del paese non sia certo ritenuto uno dei più democratici.

Comments
One Response to ““Il fatto quotidiano” un mese dopo”
  1. Ottimo giornale molto ben fatto e secondo una prima stima fara strada

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