Privacy sul posto di lavoro

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Tra ieri ed oggi sono apparse sui giornali due notizie che di sicuro hanno fatto venire un brivido lungo la schiena a tutti coloro che lavorano in ufficio:

Anche la Fiat licenzia per un’email

La Fiat licenzia un delegato Fiom-Cgil: aveva inviato dall’email aziendale una critica all’accordo di Pomigliano.

[un dipendente] è stato licenziato dalla Fiat dopo sei giorni di sospensione cautelativa: aveva inviato dall’email aziendale ai suoi 40 colleghi di reparto la lettera dei lavoratori Fiat di Tchy in Polonia che criticavano l’accordo di Pomigliano.

Da “Zeusnews”

Dipendente Auchan sospesa per Facebook

Una dipendente aveva condiviso con gli amici un volantino ironico sulle risorse umane della catena di supermercati.

[una dipendente], commessa dell’ipermercato Auchan di Torino, militante del sindacato Cub, è stata sospesa per aver pubblicato su Facebook un volantino ironico nei confronti delle politiche dell’ufficio del personale della catena commerciale.

Da “Zeusnews”

Non voglio entrare nel merito di questi specifici casi (a questo provvederà la magistratura) ma credo ugualmente che sia il caso di chiarire alcuni punti prima che qualcun altro riesca a farsi male con le proprie mani…

Riservatezza delle comunicazioni

Innanzitutto, vorrei farvi notare che il diritto alla riservatezza delle comunicazioni (articolo 15 della Costituzione) serve a poco se la persona interessata rende pubbliche le sue opinioni in modo consapevole e deliberato.

L’invio di un messaggio di posta elettronica ad un gruppo (più o meno ampio e più o meno “chiuso”) di dipendenti dell’azienda e/o di altre persone, trasforma la “corrispondenza” (che sarebbe privata) in un atto sostanzialmente pubblico, di cui molti, se non tutti, sono al corrente. A quel punto, invocare l’articolo 15 è fuori luogo.

Naturalmente, è legittimo esporre le proprie idee anche in questo modo ma… sappiate che dopo averlo fatto è sostanzialmente inutile lamentarsi di una ipotetica violazione della corrispondenza.

L’articolo 15 è nato per proteggere la corrispondenza privata, tra due o più persone che parlano dei fatti loro, non per proteggere l’operato di un “attivista” che si rivolge al suo pubblico.

A parte questo, sappiate che in molti casi è già stato riconosciuto in tribunale il diritto delle aziende a sorvegliare il traffico email, il traffico sul web e persino le telefonate dei propri dipendenti al fine di proteggersi da possibili azioni di spionaggio industriale e/o di sabotaggio e/o per verificare che venga fatto un uso corretto degli strumenti messi a disposizione dall’azienda. Questo diritto, infatti, vale solo limitatamente all’uso dei mezzi tecnici messi a disposizione dall’azienda stessa.

Quindi, se avete qualcosa di personale da dire a qualcun altro, fatelo attraverso il vostro account di posta personale (Gmail?). Se volete navigare su Internet per ragioni non legate al lavoro, fatelo usando la vostra connessione, il vostro tempo libero ed il vostro PC (in buona sostanza: da casa vostra). Se dovete parlare con qualcuno dei fatti vostri, fatelo usando il vostro cellulare e la vostra SIM.

Solo in questo modo potrete appellarvi all’articolo 15 in caso di “intercettazioni”. Se poi volete essere sicuri, usate gli appositi strumenti crittografici.

Diritto alla libera espressione delle proprie idee

In secondo luogo, vorrei farvi notare che il diritto all’espressione della proprie idee (articolo 21) non implica anche il diritto di deridere, calunniare o diffamare una persona od una “persona giuridica” (un’azienda).

La legge, i contratti di lavoro ed il buon senso prevedono tempi, luoghi e modi ben precisi per esprimere le proprie opinioni sull’azienda. Al di fuori di questi contesti è inutile appellarsi all’articolo 21.

Se avete qualcosa da dire riguardo alla politica aziendale dell’azienda per cui lavorate, fatelo attraverso uno dei vari sindacati esistenti. Questo è il loro lavoro.

Se ritenete che in azienda stia succedendo qualcosa di losco o di pericoloso, rivolgetevi ad un magistrato (eventualmente attraverso i sindacati e/o attraverso un avvocato). Questo è il loro lavoro.

In ogni caso, quando parlate dell’azienda per cui lavorate, mantenete le vostre critiche “sul pezzo” e misurate le parole.

Se volete spingere la vostra attività “anti-aziendale” oltre questo punto, sappiate che l’azienda avrà tutte le ragioni di buttarvi fuori a causa della cessazione del necessario rapporto di fiducia azienda/dipendente (vedi oltre nel testo).

Attività sindacale

L’attività sindacale è regolata da apposite leggi e da apposite clausole contrattuali. Se si decide di agire al di fuori di quelle clausole e di quelle leggi, si deve essere disposti ad accettarne le conseguenze.

Se volete fare propaganda sindacale in azienda, fatelo usando le bacheche delle salette sindacali o gli altri spazi e le altre occasioni che il contratto collettivo o quello aziendale prevedono.

Non date vita ad iniziative personali e “creative”, come l’invio di messaggi di posta elettronica o la pubblicazione di pagine sulle intranet aziendali.

I sindacati hanno i loro appositi spazi pubblicitari, dentro e fuori dalle aziende. Usate quelli. In molti casi, hanno anche appositi spazi sul web. Usate quelli.

Rapporto di fiducia con l’azienda

Il rapporto di fiducia con l’azienda, nei fatti, significa che il dipendente deve astenersi dal danneggiarne l’immagine pubblica, specialmente quando intrattiene rapporti con i clienti.

Se il dipendente ha qualcosa da dire, può (e spesso deve) farlo attraverso i canali di comunicazione previsti dalla legge e dai contratti.

Questi canali sono sostanzialmente due: i sindacati e la Magistratura.

Ricorrete ad un sindacato se ciò di cui volete parlare ha qualcosa a che fare con il salario e/o con le condizioni di lavoro.

Rivolgetevi ad un Magistrato se ciò di cui dovete parlare ha a che fare con una gestione aziendale sospetta e/o con la sicurezza dei lavoratori.

La posta elettronica

Per concludere: la posta elettronica è riservata solo se è la vostra e se voi la mantenete riservata. Se usate la posta aziendale, non lo è. L’azienda ha il diritto riconosciuto di ficcarci il naso. Se inviate messaggi ad interi gruppi di persone, non lo è. Siete voi stessi, in questo caso, a renderne pubblico il contenuto. Regolatevi di conseguenza.

Facebook

Facebook è a tutti gli effetti pratici uno strumento di pubblicazione, non di comunicazione riservata. Ciò che scrivete e pubblicate su Facebook viene considerato pubblico a tutti gli effetti (non importa se ne avete riservato la visibilità solo a vostra nonna). Regolatevi di conseguenza.

Limiti troppo ristretti

Se quelli che ho appena descritto vi sembrano limiti troppo restrittivi per la vostra attività e per l’espressione delle vostre idee, sappiate che sono pienamente d’accordo con voi.

Non perdete tempo a lamentarvi con me. Piuttosto, prendetevela con i governi che hanno governato questo paese dal 1848 ad oggi e/o con le direzioni aziendali. Io non c’entro.

Alessandro Bottoni

L’immagine è di Eva Abreu ed è coperta da licenza CC. L’originale si trova qui:

Topic for discussion: Privacy and Social Media

Comments
One Response to “Privacy sul posto di lavoro”
  1. fabristanco50 scrive:

    daccordo con te!ma le leggi sono fatte per esser trasgreditte.L’immagine che tanto parlano le aziende e’ una cagata!!!perche’ non e’ la verita,altrimenti perche’dal mio compiuter di casa non posso(sputanare)l’azienda per qui lavoro?certo pubblicando la verita.e renderla pubblica nel web!L’immagine che le aziende propongono sono solo bugie!e chi ci lavora lo vede!quindi la legge e’ una truffa contro i dipendenti!per questo hanno creato la privacy,comunque io sono dell’idea,quando un’azienda a rotto!!!io pubblico e lo rendo mondiale e traducibile in tutte le lingue!!!le aziende italiane devono finirla con il mobbing!!!!!!!!!ciao!!

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