Nazionalsocialismo

Berlin, NS-Kundgebung im Lustgarten

Come avrete probabilmente notato, la Sinistra europea sembra aver raggiunto un altissimo livello di efficienza in una curiosa disciplina che potremmo chiamare “perdere i treni della storia (in modo plateale, catastrofico ed autolesionista)”. Quello che forse non avete ancora notato è che la Sinistra europea non può prendere nessuno di quei treni senza perdere la propria dignità.

L’ultimo treno che è passato: la Lega

L’ultima “occasione perduta” (si fa per dire…) è ancora sotto i nostri occhi. Da sinistra, possiamo ancora vedere il treno della Lega che si allontana portando con sé un 10% di elettorato che un tempo ci apparteneva.

Un 10% di elettorato che fino al 1992 ha sempre votato entusiasticamente per il PCI e che ora, sentendosi minacciato dall’ondata immigratoria proveniente dal nordafrica e dall’est europeo, vota per l’unica forza che ha il “coraggio” politico di prendere una posizione nazionalista ed apertamente xenofoba.

Quel 10% di elettorato ora vota (“con la pancia”) per l’unica forza politica che sembra essere disposta a difenderlo, anche a costo di passare per fascista e per xenofoba.

Il primo treno che è passato: la Grande Guerra

Ma questa è stata solo l’ultima “occasione perduta” di una lunga serie. La prima si è presentata addirittura prima della Grande Guerra. Di fronte alla necessità di decidere se entrare in guerra (e tentare di riscattare alcuni territori, considerati italiani) o se astenersi, la sinistra socialista di allora si è divisa in due, mostrando tutte le contraddizioni interne di un movimento che tentava di riunire sotto la stessa bandiera gli intellettuali (internazionalisti e quindi anti-interventisti) e le “masse” (visceralmente patriottiche).

Questa frattura regalò la vittoria politica alla destra di allora, rendendo possibile un conflitto su scala mondiale e circa 30 milioni di morti.

Linee verticali e linee orizzontali

Migliaia di anni di storia ci hanno insegnato a dividere il mondo seguendo delle linee “verticali”, cioè “per nazioni”. Questo non è un caso perché una nazione (un popolo che utilizza una stessa lingua) ed il suo paese (il suo territorio) sono la naturale estensione del concetto di “comunità“ (di cacciatori/raccoglitori, di coltivatori o persino di razziatori) e del suo territorio.

Le linee di confine che separano una nazione dall’altra sono verticali perché, come dei muri, separano tutto. Sui due lati del confine tutto è diverso: la lingua, il territorio, la tradizione culinaria, la tradizione architettonica, il modo di vestire, il modo di posizionare le attività nel corso della giornata ed all’interno della città, il modo di associarsi e di mantenere relazioni personali.

Per converso, la tradizione culturale socialista e comunista divide il mondo seguendo una linea “orizzontale”, cioè “per classi”. Questa divisione logica nasce dalla banale constatazione di un fatto evidente: i poveri sono poveri dovunque ed hanno ovunque le stesse esigenze. I ricchi sono ricchi dovunque, qualunque sia la lingua che parlano, e perseguono ovunque gli stessi scopi, scopi che quasi sempre rappresentano una vera minaccia per la sopravvivenza fisica, per la libertà e per la dignità dei poveri.

L’internazionalismo

Questa è una delle ragioni per cui la Sinistra è tradizionalmente molto più orientata agli scenari internazionali, molto più aperta e molto più interessata alla geopolitica della destra. Non a caso, esiste “l’internazionale socialista” che, come noto, dovrebbe raccogliere sotto un unico tetto tutti i poveri del mondo.

Questa è anche una delle molte ragioni per cui la Sinistra europea è tradizionalmente molto più europeista della destra e per cui è normalmente la Sinistra a farsi portavoce dei diritti degli immigrati.

La destra, al contrario, trova nel nazionalismo il suo elemento più coesivo ed efficace, proprio perché il nazionalismo (meglio se violentemente xenofobo) permette di distogliere l’attenzione delle “masse” da quello che è, in realtà, il loro vero nemico (cioè i “capitalisti sfruttatori” o, per dirla in modo più moderno, il mondo degli affari e la malavita organizzata che gli è contigua).

Marx non stava sognando

Nonostante quello che pensano molti “opinionisti” nostri contemporanei, questo modo di dividere il mondo in classi, invece che in nazioni, è stato riconosciuto come “più adatto a descrivere la realtà dei fatti” dagli stessi studiosi di politologia della destra (oltre che, ovviamente, da quelli di sinistra). Marx, quindi, non stava affatto delirando quando ha proposto questa rappresentazione della società umana.

Ma le nazioni esistono

Purtroppo, però, sia Marx che i suoi seguaci hanno spinto questo “modello logico” molto oltre quelli che erano i suoi evidenti limiti concettuali. In particolare, hanno voluto negare quella che è una realtà evidente: le nazioni esistono. Esistono davvero, nonostante siano tecnicamente “meno adatte” delle classi nel rappresentare la società umana sul piano concettuale.

Invece di riconoscere che la società umana deve essere rappresentata contemporaneamente da due modelli diversi, che non sono affatto in contraddizione tra loro, Marx ed i suoi seguaci hanno preteso di cancellare dal repertorio degli strumenti logici del politologo l’idea stessa di nazione e lasciare al suo posto quella di classe.

Questo è il tipo di errore che si commette quando si pretende di piegare un’idea scientifica ad uno scopo di parte. Ed è il tipo di errori che si paga nel modo più doloroso e più definitivo.

Il fascismo ed il nazismo

C’è stato però chi ha capito benissimo questo errore ed ha deciso di sganciarsi dalla tradizione social-comunista per perseguire invece la strada del “doppio modello”.

Il primo a farlo è stato Benito Mussolini. Il fascismo, infatti, non è altro che il riconoscimento di un fatto evidente: una rivoluzione socialista (e modernista) si può attuare solo riconoscendo anche il valore del concetto di nazione e facendo leva sul conseguente patriottismo. In altri termini, dopo aver diviso il mondo in ricchi e poveri (in “lotta di classe” tra loro) si deve essere in grado di ricomporre il disegno complessivo sotto forma di nazione, diversamente si abbandona un intero popolo a sé stesso in un deserto filosofico privo di speranza (speranza di pace civile, di progresso, etc.).

Le “corporazioni” fasciste (sindacati che raggruppano attorno ad uno stesso tavolo lavoratori ed aziende) erano proprio questo: la riconciliazione necessaria di un popolo dopo una altrettanto necessaria divisione dovuta ai diversi interessi di classe. Un’utopia, forse, ma certo un’utopia dolorosamente necessaria.

Dieci anni dopo, questo stesso modello è stato adottato e riproposto, in modo ancora più esplicito, da Adolf Hitler. Il suo partito, infatti, si chiamava proprio “partito nazional-socialista tedesco dei lavoratori” (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_nazista).

Sebbene negli anni della “maturità” (1934 – 1945) il partito nazionalsocialista tedesco si sia trasformato in un partito nazionalista, etnico e xenofobo “puro”, senza più nessuna traccia residua di socialismo, negli anni in cui ha dovuto guadagnarsi il consenso delle masse (1924 – 1934) lo ha fatto proprio facendo leva sul fascino di questo “doppio modello” socialista e nazionalista.

Il doppio modello che funziona

Non deve sorprendere o scandalizzare il fatto che sia gli italiani (che pure sono per loro stessa natura molto diffidenti e disincantati), sia i tedeschi (che pure sono solitamente brava gente) siano caduti in questa trappola.

Il fatto è che il doppio modello funziona. Funziona e seduce. Funziona e seduce perché rappresenta in modo molto efficace la realtà sociale e perché è gravido di conseguenze positive (la riconciliazione sociale, il riconoscimento del valore di tutte le classi, il modernismo ed il progresso tecnologico e sociale come strumento di superamento delle divisioni, etc.).

In altri termini, il modello nazional-socialista è politicamente e logicamente corretto, al di là dell’uso strumentale che ne è stato fatto nel corso del ‘900.

L’abuso

Come noi tutti ben sappiamo, però, una volta ottenuto il consenso delle masse (ed il potere) sia Mussolini che Hitler hanno abbandonato ogni reminiscenza socialista e si sono rivelati per ciò che erano sempre stati: gli ultimi rappresentanti della tradizione imperialista europea, cioè dei feroci nazionalisti militaristi interessati solo all’espansione territoriale ed al potere. In buona sostanza: dei piccoli Bonaparte in ritardo sulla storia o, ancora meglio, dei feroci tirannosauri in ritardo sulla loro naturale estinzione.

Sapere come si vince e non poterlo fare

È per questo che ora la Sinistra è condannata ad un destino da minoranza. Per poter rispecchiare fedelmente la realtà sociale (ed il “sentimento” delle “masse”) dovrebbe riscoprire questa sintesi tra il modello nazionalista e quello socialista ma, per farlo dovrebbe accettare di venire identificata, presto o tardi, con il termine “nazional-socialista”.

Come potrebbe mai accettare un simile marchio di vergogna un qualunque politico cresciuto nell’alveo della tradizione internazionalista, xenofila ed europeista come sono i nostri politici di sinistra?

Di sicuro, io preferirei di gran lunga un’intera vita trascorsa all’opposizione che un simile marchio d’infamia.

Una Sinistra diversa

Ma, se la Sinistra non può più fare uso del “doppio modello” per riconquistare il consenso perduto, che può fare?

Personalmente, credo che dovrebbe riscoprire l’altra sua anima: quella modernista e progressista.

Come ricorderete, ho già accennato al fatto che la sinistra socialista (e quindi anche il fascismo ed il nazionalsocialismo, che ad essa inizialmente si ispiravano) avevano visto nel progresso tecnologico e sociale la chiave per ricomporre la frattura tra lavoratori e capitalisti.

Bene, credo che questa speranza fosse giustificata allora e che lo sia ancora oggi. La Sinistra dovrebbe ritrovare la sua spinta propulsiva proprio nel progresso tecnologico, culturale e sociale.

Dopotutto, finora ha funzionato. Lo sviluppo tecnologico ci ha dato un benessere ed una pace sociale che non avremmo mai osato sognare.

Quello che di sicuro la Sinistra dovrebbe evitare di fare è cadere nell’eccesso internazionalista. In particolare, la Sinistra italiana dovrebbe tenere presente che deve prima di tutto rappresentare gli interessi e la sensibilità delle classi più deboli italiane che vivono sul territorio italiano. Diversamente, questa parte dell’elettorato potrà solo avere l’impressione di essere stata abbandonata a sé stessa per favorire qualcun altro.

Dove sono ora i nazisti?

Come ho già detto, la Sinistra non può più adottare il “doppio modello” socialismo+nazionalismo senza venire immediatamente (e comprensibilmente) tacciata di nazismo. Questo, indipendentemente dal fatto che il modello social-nazionalista potesse avere, almeno in origine, una sua validità logica e politica.

Tuttavia, questo non vuol dire che non ci sia nessun altro disposto a correre questo rischio. La Lega, ad esempio, si ispira chiaramente a questo modello quando tenta di rappresentare, nello stesso momento, sia la “gente che lavora” (un altro nome per i “lavoratori” di antica memoria) e i “padani” (cioè i cittadini di quella che la Lega ritiene essere una “nazione”). E, come era già successo negli anni ’20 e ’30, questo approccio produce ancora oggi degli ottimi risultati.

Alessandro Bottoni

L’immagine dell’articolo proviene da qui:

ed è soggetta a CC da parte del Bundersarchiv di Berlino

Comments
One Response to “Nazionalsocialismo”
  1. Paolo Sizzi scrive:

    Etnonazionalismo voelkisch unica via di Salvazione e Vittoria per questa decrepita, vecchia, marcia, depravata, Europa.

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