Alieni come noi

Inflatable_aliens

Con l’arrivo (di quella fregatura berlusconiana) del digitale terrestre e di RAI4 in Emilia Romagna, sto cogliendo l’occasione di rivedere (per la quarta volta) la serie televisiva “Taken” di Steven Spielberg. L’ho sempre considerata un vero capolavoro di narrativa televisiva e quindi la sto riguardando volentieri.

Tuttavia, c’è almeno un punto della mitologia e dell’iconografia cinematografica proposta da Taken che mi lascia perplesso: gli omini grigi. Naturalmente, capisco benissimo l’intenzione di Spielberg di mantenersi il più aderente possibile all’immaginario collettivo americano ma resta il fatto che queste figure stilizzate non mi convincono.

Alieni dagli occhi grandi (e dai polmoni inesistenti)

La prima cosa che lascia perplessi è che degli esseri come quelli rappresentati da Taken (e da tutta l’iconografia tradizionale americana) semplicemente non potrebbero sopravvivere: nei loro esili corpi non c’è spazio a sufficienza per i polmoni e per gli altri organi interni.

Serve a poco sostenere che “sarebbero molto diversi da noi”. La chimica biologica (anche quella, ipotetica, a base di zolfo o di silicio) ha delle esigenze termodinamiche non facilmente eludibili. Senza un sistema digestivo ed uno respiratorio un alieno non andrebbe lontano.

Niente sesso, siamo alieni

Un aspetto più importante è però la totale mancanza di qualunque elemento sessuale nella loro iconografia. Non solo questi alieni sono privi di organi sessuali (e, dato che girano nudi, su questo punto abbiamo pochi dubbi) ma sono completamente assenti in loro anche i segni tipici del dimorfismo sessuale (culo, tette, etc.) e della connotazione sessuale (capelli corti/lunghi, diverse fogge nel vestiario, etc.). Insomma, questi alieni vengono sistematicamente rappresentati come angeli asessuati. Questa curiosa analogia con l’iconografia cristiano/cattolica non può che lasciare perplessi.

Il sesso, infatti, è la principale spinta evolutiva in una specie intelligente che, come la nostra, si è emancipata dalla necessità di adattarsi al proprio ambiente naturale modificando il proprio corpo già milioni di anni fa. Se avete dubbi su questo punto, vi consiglio di leggere “la scimmia nuda” di Desmond Morris o “L’evoluzione dell’uomo e la selezione sessuale” di Charles Darwin.

Francamente, è molto difficile immaginare che si possa produrre in natura una specie intelligente quanto la nostra, o più, senza la forte spinta evolutiva rappresentata dalla riproduzione sessuata.

Cosa andrà di moda quest’inverno su Marte?

Un effetto collaterale di questa curiosa iconografia “angelica” ed asessuata è che gli alieni della tradizione americana vanno a spasso nudi e sembrano non conoscere il tormento delle intemperie e della moda.

Questo è sorprendente almeno per due ragioni. La prima è che una specie intelligente, come la nostra e quella ipotetica di questi alieni, è destinata a colonizzare ambienti molto diversi da quelli originali. Per muoversi in questi ambienti, molto più freddi, più caldi, più umidi o più secchi di quelli in cui si sono evoluti biologicamente, i nostri alieni avranno pur bisogno di vestiti o, magari, di scafandri.

L’altra ragione è che il vestiario, in una specie intelligente come la nostra, è anche il principale modo di marcare le differenze tra individuo ed individuo. È molto difficile immaginare una specie in grado di raggiungere risultati intellettuali elevati senza una fortissima variazione tra individuo ed individuo, promossa da una altrettanto forte competizione sessuale e da una conseguente fortissima tendenza a sottolineare l’identità personale.

Lucertole aliene

Vale la pena di sottolineare solo di sfuggita che nessuna specie intelligente come la nostra, o più, avrebbe mai bisogno di arrampicarsi sui muri come lucertole. Certe prestazioni ginniche degli alieni, previste dalla mitologia tradizionale del settore, non hanno semplicemente nessuna giustificazione logica.

Muto come un alieno

In modo analogo, è abbastanza difficile immaginare una specie biologica che arrivi (evolutivamente parlando) prima alla trasmissione del pensiero via radio che alla trasmissione orale.

Un alieno che comunica attraverso un “canale” radio ESP soddisfa molto di più la nostra sete di mistero che le esigenze dell’evoluzione biologica.

Alieni come noi

In buona sostanza, quando si rappresenta un ipotetico alieno, sarebbe il caso di ricordare che l’uomo non ha la forma che ha per puro caso.

Il pianeta Terra è il risultato finale di una “sperimentazione” effettuata “in vivo” nel corso di circa sette miliardi di anni (tanti ne sono trascorsi dall’origine dell’universo). Questa sperimentazione ha prodotto centinaia di miliardi di stelle e miliardi di miliardi di pianeti prima di arrivare alla giusta combinazione di fattori (distanza dal Sole, campo magnetico, temperatura, atmosfera, presenza di acqua, etc.) che permettesse lo sviluppo della vita.

L’uomo stesso è il risultato di una sperimentazione condotta in vivo e durata circa tre miliardi di anni. Una sperimentazione che ha visto scartare uno dopo l’altro milioni di “modelli” diversi, dai dinosauri ai lemuri, prima di arrivare all’uomo.

Francamente, è difficile pensare che si possa arrivare alla produzione di un’altra specie intelligente seguendo un processo radicalmente diverso e/o giungendo a conclusioni radicalmente diverse, anche partendo da condizioni iniziali molto diverse dalle nostre.

Ad esempio, anche una ipotetica specie intelligente basata su una biochimica al silicio dovrebbe comunque sviluppare qualcosa di simile al nostro cervello ed alla nostra mano per sviluppare una società ed una tecnologia comparabili alle nostre. E per avere quella mano e quel cervello dovrebbe avere un modello sociale ed un modello riproduttivo simile ai nostri, con tutto quello che comportano.

Se dovessi partire domani per Marte, mi preparerei ad incontrare “qualcosa” di più simile ad un cinese modaiolo di Hong Kong che ad uno degli alieni di Taken.

Alessandro Bottoni

PS: L’alieno più convincente che ho visto finora è stato quello di “Predator”. O, almeno, se escludiamo dalla lista dei candidati sia l’alieno che beveva troppo di “L’uomo che cade sulla terra” che gli alieni-lucertola di “Vistors”. Queste due ultime rappresentazioni dell’alieno, infatti, cadono nell’eccesso opposto, cioè nell’antropomorfismo più esasperato (anche se, ovviamente, sono più che giustificati dall’assunto narrativo iniziale delle loro storie).

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