Il sogno dell’auto elettrica

Anche stamattina, a “Cominciamo bene – estate”, si è parlato di auto elettrica. Ad un certo punto Michele Mirabella ha lanciato un urlo disperato: “Adesso basta! Dateci l’auto elettrica!”

Purtroppo, non c’è nessun complotto occulto di petrolieri internazionali a bloccare lo sviluppo dell’auto elettrica. Ci sono invece tre problemi tecnici molto precisi. Li (ri)spiego qui di seguito nella speranza di contribuire ad una sana presa di coscienza collettivo su questo tema.

Autonomia

Il primo ed il più grande problema da risolvere è quello dell’autonomia. Per poter essere di qualche utilità pratica, un’automobile deve avere un’autonomia almeno pari al chilometraggio che un conducente medio è in grado di percorrere senza doversi fermare per andare alla toilette, cioè dai 200 ai 300 km. In realtà, è necessario garantirsi un’autonomia ben maggiore, pari ad almeno 600 o 700 Km perché quando ci si ferma per fare il pieno si resta bloccati per almeno 8 o 10 ore, cioè per tutta la notte.

Sfortunatamente, per ottenere questa autonomia su un’auto tradizionale a 4/5 posti è necessario installare dai 200 ai 400 Kg di batterie (al litio, cioè almeno una tonnellata – 1000 Kg – di batterie al piombo).

Questo aumento di peso ha degli effetti tremendi sui consumi (circa il doppio del normale), sulle prestazioni e sulla frenata.

Per superare questo problema sono possibili due sole strade:

  1. Aumentare enormemente la capacità delle batterie attuali (diciamo di almeno 10 volte) e/o ridurne enormemente il peso (sempre di circa 10 volte). Questa strada, lo sappiamo già, NON è percorribile (per limiti fisici già noti).
  2. Aumentare enormemente la velocità di ricarica delle batterie, portandola dagli attuali 500 o 600 minuti (8 o 10 ore) a 10 o 15 minuti. Per quanto possa sembrare strano, questa strada è effettivamente percorribile. C’è un interessante studio sulla fosfatazione degli elettrodi, effettuato dal MIT di Boston, che dimostra che è possibile (in teoria ed in pratica) costruire batterie che si ricaricano in pochi secondi (per i telefoni cellulari) od in pochi minuti (per le auto).

Seguendo questa seconda strada è possibile fermarsi ogni 200 o 300 Km e fare il pieno in 5 minuti, come già avviene per la benzina. Non è quindi più necessario portarsi appresso tutto il peso delle batterie necessario per tutta la giornata (dai 600 ai 700 Km). La diminuzione del peso permette di aumentare ancora di più l’autonomia e di migliorare sia le prestazioni che la frenata.

Approvvigionamento di energia elettrica

Il secondo problema è l’approvvigionamento di energia elettrica. Se si brucia petrolio per produrre elettricità, il problema viene solo spostato, non risolto. Al momento si pensa di produrre elettricità usando centrali atomiche ma, anche il questo caso, cambia solo il tipo di combustibile.

La soluzione potrebbe venire dalla “creazione” di batteri (o alghe) artificiali in grado di scindere l’acqua in idrogeno ed ossigeno, che verrebbero poi bruciati per produrre energia elettrica. Il Professor Craig Venter sta già lavorando su questo progetto da anni e sembra essere a buon punto.

Costi

Il terzo, e più serio problema sono i costi. Anche se è già molto caro, il petrolio è comunque immensamente meno costoso della tecnologia legata all’auto elettrica. È questo, in realtà, il motivo per cui il 99.99999999% delle auto vendute ogni anno è a benzina o gasolio.

Conclusioni

Noi avremo l’auto elettrica (nel NOSTRO garage) solo quando sarà economicamente conveniente averla.

Se la tecnologia resta quella attuale, questo si verificherà solo quando di petrolio ne sarà rimasto veramente pochissimo. Diciamo tra almeno 20 anni.

Se si verificheranno quei due “breakthrough” tecnologici che ho appena citato, potrebbe diventare economicamente interessante prima ma, purtroppo, quei due passi avanti tecnici richiedono tempo, molto tempo. Di conseguenza non se ne parla comunque prima di una ventina d’anni.

Insomma: compratevi un’automobile piccola e risparmiosa. Non trattenete il respiro in attesa dell’auto elettrica.

Alessandro Bottoni

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Comments
5 Responses to “Il sogno dell’auto elettrica”
  1. Simone ha detto:

    Ciao,
    qui si sta parlando di auto *puramente* elettrica, penso che prima di vedere auto di questo tipo passerà molto ma molto tempo e quindi sono pienamente d’accordo su questo punto. Però vorrei fare un paio di precisazioni:
    1) non vedo come il fatto che non ci sia ancora la tecnologia giusta escluda il fatto che ci sia lo zampino dell’industria petrolifera. Anzi, una *potrebbe* essere la conseguenza dell’altra.
    2) allo stato attuale, la tecnologia permette di costruire auto ibride (elettrico/benzina). Se non sbaglio in vendita c’è la Honda Civic e la Toyota Prius che “implementano” questo tipo di propulsione. Perchè non hanno avuto successo? Non sono ancora convenienti?In tal caso, quanto si sta effettivamente investendo sulla ricerca in questo tipo di tecnologie?

    Simone

    • alessandrobottoni ha detto:

      In realtà, l’industria petrolifera (e qualunque altro centro di potere) non ha mai avuto il potere necessario per nascondere al mondo le scoperte e le invenzioni che la possono minacciare. Chiunque legga le riviste scientifiche (Scientific America, Nature, etc. NON Focus e roba simile) sa benissimo che da almeno 50 anni quasi ogni mese si legge di qualche invenzione o scoperta potenzialmente pericolosa per l’industria petrolifera (o per altre industrie).

      Le auto ibride non riescono a fornire i vantaggi delle auto elettriche (perché ancora obbligano a ricorrere alla benzina, TANTA benzina…) e non riescono più a fornire i vantaggi delle auto a benzina (perché non sfruttano a fondo questa tecnologia per ridurre i pesi, ridurre i costi e massimizzare le prestazioni). Ergo, rappresentano spesso il peggio di entrambi i mondi.

      Gli investimenti che le industrie dell’auto fanno in questi settori (elettrico puro e ibrido) sono motivati quasi solo da intenti pubblicitari. Nessun operatore del settore crede seriamente in queste tecnologie al momento.

      • Roberto ha detto:

        Lavoro presso una concessionaria honda…conosco morte vita e miracoli delle vetture IBRIDE posso solo confermare che per il momento non conviene (economicamente ) ne ai costruttori produrle e ne a noi che le acquistiamo. Ma almeno loro iniziano a proporcele, noi iniziamo a comprarle e magari se ne iniziassero a venderne 4 su 10, per la legge della domanda ed offerta sia la tecnologia che il prezzo “migliorerebbe”….comunque posso solo concludere che quando il governo REGALAVA quasi il 25% del prezzo di listino ( ecoincentivi) se ne sono vendute davvero tante ..finito l incentivo…finita la vendita IBRIDA…

  2. Riccardo Giordani ha detto:

    Scusa, ma i batteri (o alghe) da dove la prenderebbero l’energia per scindere l’acqua in idrogeno ed ossigeno?
    Non dimentichiamo il primo principio della termodinamica.

    • alessandrobottoni ha detto:

      Craig Verten sta pensando di usare per questi scopi batteri che si alimentano abitualmente di scarti organici, come quelli che è possibile trovare abitualmente nelle fogne. Si noti che si tratta di batteri che già producono metano come scarto di lavorazione.

      C’è però chi sta già pensando di usare delle alghe per questi stessi scopi. Le alghe, com’è noto, ricavano l’energia che serve loro dalla luce solare.

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