Il Grande Fratello e la Banana Republic

Nei giorni scorsi si è tenuta a Roma l’edizione 2010 dell’HackMeeting (manifestazione che generalmente evito…). Tra le iniziative promosse dal mondo hacker italiano c’è una vera e propria azione di lotta contro le tecnologie di controllo:

“… dalla periferia di Roma si alza l’allarme contro i tanti «Grandi fratelli» che ogni giorno monitorano la vita di milioni di cittadini. A lanciarlo sono gli hacker di tutta la penisola che si sono dati appuntamento al centro sociale La Torre per la tredicesima edizione dell’«Hackmeeting», il raduno degli anarchici del web, che al grido di «Combatti il controllo» hanno dato il via ad una tre giorni tutta all’insegna della Rete e della necessità di mantenerla libera da ogni vincolo e da ogni limitazione.”

Da «Ribelliamoci al controllo della privacy» apparso il 4 Luglio 2010 su “Il Corriere della Sera” online.

Attenti: siete tutti sorvegliati

Secondo i ragazzi di HackIt (o, almeno, secondo quanto riporta “La Stampa”):

«Telecamere, carte magnetiche, telefonini e social network – denunciano gli hacker – monitorano ogni aspetto della nostra vita e la registrano. Spostamenti, consumi, abitudini, conversazioni: tutto viene osservato, indicizzato, catalogato. I grandi fratelli sono tanti, sono ovunque e hanno mille facce»

da “Attenti, siete tutti controllati” apparso su La Stampa il 4 Luglio 2010

Asserzioni come questa di fatto legittimano le azioni censorie e repressive dei governi neo-nazi-fascisti, come quello che da 20 anni incombe minaccioso su questo disperato paese, e, francamente, sarebbero da evitare.

Si è accorto di questo pericolo, e lo fa notare, persino il destreggiante “Corriere della Sera”:

“ROMA – Mentre la politica italiana ruota attorno al ddl sulle intercettazioni e all’ossessione per il timore che vengano ascoltate telefonate private e ne siano poi diffusi i contenuti anche in assenza di rilievi penali – ancora ieri il premier Berlusconi è tornato sul tema, spiegando che l’Italia «è il Paese con più intercettazioni al mondo» -, dalla periferia di Roma si alza l’allarme contro i tanti «Grandi fratelli» che ogni giorno monitorano la vita di milioni di cittadini. A lanciarlo sono gli hacker di tutta la penisola che si sono dati appuntamento al centro sociale La Torre per la tredicesima edizione dell’«Hackmeeting», il raduno degli anarchici del web, che al grido di «Combatti il controllo» hanno dato il via ad una tre giorni tutta all’insegna della Rete e della necessità di mantenerla libera da ogni vincolo e da ogni limitazione.”

Frasi come quella sarebbero da evitare anche perché le cose NON stanno affatto in quel modo.

Le immagini (ed i suoni) raccolti dalle telecamere di sorveglianza delle banche, delle aziende e delle residenze private sono nelle mani di migliaia di “attori” diversi, ognuno dei quali vede solo una piccola parte della realtà complessiva, cioè la parte che, per un motivo o per l’altro, gli è necessario vedere. Solo la Magistratura e la Polizia sono in grado di ricreare la “storia complessiva” dei movimenti e delle azioni di una o più persone, e solo dopo un lungo e penoso lavoro di raccolta dei dati e di confronto.

I dati raccolti dalle carte di credito e di debito (bancomat) sono accessibili solo alle banche (che sono tenute per legge a non divulgarli, in tutti i paesi del mondo), alla Magistratura ed alla Polizia. Anche in questo caso, per scoprire dove si trova una persona sulla base dell’uso che fa della carta di credito, o per scoprire se compra cazzi finti in un sex shop, è necessario il mandato di un Giudice (questo è vero ovunque nel mondo).

Le informazioni che possono essere raccolte dai tracciati telefonici sono accessibili solo alla Polizia ed alla Magistratura, e solo su mandato di un Giudice. Da questo punto di vista, la legislazione italiana ed europea è immensamente più garantista e restrittiva di quella americana (che pure non scherza).

I dati che possono essere raccolti attraverso Internet, il web, Facebook, Twitter e via dicendo sono solo quelli che l’utente fornisce (quasi mai veritieri) e sono accessibili solo all’operatore ed ai suoi clienti. A parte il famigerato Facebook, tutti gli operatori del web stanno ben attenti a non violare la privacy dei loro utenti.

In altri termini, anche se è vero che ogni giorno disseminiamo grandi quantità di informazioni nell’ambiente, è anche vero che ogni “osservatore” può vedere solo una parte molto limitata della nostra storia personale. In particolare può vedere solo la parte che ha bisogno di vedere per ragioni di servizio.

Per vedere la nostra “identità digitale” nel suo complesso, è necessario un intenso lavoro di raccolta e di comparazione che può essere eseguito solo su mandato di un Giudice e solo con molta fatica.

Questa tesi neo-complottista del “Grande Fratello” va quindi presa con le molle. È vero che dobbiamo stare attenti a non raccontare in giro i fatti nostri con troppa facilità ma NON è vero che esiste un unico “Grande Fratello” centralizzato che ci osserva e studia tutte le nostre azioni.

Echelon

Gli unici enti che si sottraggono a questa regola sono le Polizie dei governi autoritari (Cina, Russia, tra qualche mese l’Italia, etc.) ed i servizi segreti (anche quelli dei paesi pseudo-democratici, come il nostro).

Echelon è il caso più famoso ed evidente di “ente” che raccoglie, confronta ed utilizza informazioni personali senza autorizzazione della Magistratura (e lo fa, per quello che si è visto, soprattutto per ricattare i “potenti” dei paesi più deboli).

Si noti che la raccolta e l’uso di queste informazioni non è resa possibile SOLO dal fatto di agire al di fuori della legge. Sono necessari anche mezzi fisici di una certa rilevanza per riuscirci. Echelon è un “mostro” formato da decine di basi sparse in tutto il mondo, costato miliardi di euro e che dà da lavorare a migliaia di tecnici specializzati. Più in piccolo, persino il modesto “Tiger Team” di Giuliano Tavaroli e Fabio Ghioni (al servizio di Marco Tronchetti-Provera) era comunque una struttura formata da decine di persone e che aveva accesso ai server telefonici della più importante aziende del settore comunicazioni sul mercato italiano. Insomma: anche agendo al di fuori della legge, ficcare il naso negli affari altrui è tutto tranne che un gioco da ragazzi.

Il problema quindi NON è la disseminazione di informazioni nell’ambiente. Questa disseminazione è inevitabile. Non ha senso tentare di limitarla o controllarla (anche perché i diretti interessati, cioè i cittadini, notoriamente NON collaborano).

Ciò che ci deve realmente preoccupare è la sopravvivenza della democrazia e di una magistratura indipendente nei nostri paesi. È la magistratura a difenderci dagli abusi di queste informazioni e lo fa sulla base del mandato che gli proviene da un parlamento realmente libero di decidere e realmente rappresentativo della popolazione.

Per questo democrazia e legalità devono essere la nostra preoccupazione, non le telecamere. La vera minaccia non è il grande fratello: la vera minaccia è la banana republic (in cui stiamo scivolando sempre più).

Due pesi e due misure

Soprattutto, è tempo di capire che DEVONO esistere due pesi e due misure in termini di privacy.

Da un lato, deve esistere la privacy dei privati cittadini, quelli che, per mancanza di potere, NON possono fare del male a nessuno. La privacy di questi cittadini deve essere difesa in tutti i modi perché sono la parte debole, quella che può essere ricattata.

Dall’altro lato, deve esistere la privacy dei potenti, cioè quelli che possono decidere del destino di altre persone all’interno delle strutture aziendali private (manager, proprietà, etc.) e dell’amministrazione pubblica (manager pubblici, uomini politici, etc.). La privacy di queste persone deve essere limitata al minimo indispensabile. Ogni loro azione deve essere pubblica perché pubblici sono gli effetti delle loro azioni. Questa è la parte forte, quella che può attuare ricatti di vario tipo, e va controllata e contrastata con la massima decisione.

Alessandro Bottoni

Comments
One Response to “Il Grande Fratello e la Banana Republic”
  1. pod scrive:

    parli delle telecamere delle banche e non le ritieni pericolose. E va bene.
    Silenzio assoluto sulle telecamere che ci sorvegliano.. Quelle installate da comuni&città vedi bergamo o venezia.
    Oppure londra, dove c’è una telecamera ogni 11 persone . Dove attualmente vogliono installare microfoni e telecamere sui lampioni!!
    Non mi aspettavo questa mancanza fa questo blog.
    Ciao!

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