L’imbecillità inevitabile

Ipotizziamo di avere le seguenti due coppie di persone.

Coppia A

Lui fa il venditore ambulante di strumenti per la cucina. Ha ripetuto tre volte la seconda media e poi ha abbandonato gli studi. Gioca a poker e perde quasi tutto quello che guadagna. In compenso, ha un sorriso accattivante e lo sguardo magnetico e quindi ha un certo successo con le donne. Viaggia continuamente, da un paese all’altro ed incontra molte ragazze. Nel corso degli anni, ha già avuto tre figli da tre donne diverse, senza mai arrivare a sposarne una. Lei è molto giovane e molto carina. Ha fatto le magistrali ma non ha finito perché è rimasta incinta. Fuma come una turca e spende tutti i suoi soldi per farsi leggere il futuro dalle chiromanti. È soltanto l’ennesima avventura del nostro farfallone e gli dà il quarto figlio. Naturalmente, anche lei è costretta a crescere questo figlio da sola, rovinandosi l’esistenza, come fanno le altre tre ex-compagne del nostro farfallone.

Coppia B

Lui è laureato in fisica magna cum laude ed insegna matematica alle scuole superiori. Lei è laureata in biologia e fa la ricercatrice a contratto all’università, nel settore medico. Per molti anni, entrambi hanno lavorato come precari pur di fare ciò in cui credevano. Dato che non avevano uno stipendio sicuro su cui appoggiarsi, hanno deciso di aspettare ad avere dei figli. Quando finalmente è arrivato il posto sicuro lei non era più fertile e quindi hanno deciso di adottare due fratellini del Ghana.

Delle due ragazze, qual’è quella che vi sembra “migliore”? O “più intelligente”? O che ammirate in modo istintivo.

Se siete come me, e come molte altre persone che conosco, probabilmente penserete che sia “migliore” la ragazza della coppia B. Quanto meno, è quella che mostra il maggior senso di responsabilità nei confronti di sé stessa, dei suoi figli e dell’intera società. Non si è rovinata l’esistenza con le sue mani ed ha accettato di farsi carico dei figli solo quando è stata sicura di poter dar loro una vita dignitosa e serena, anche a costo di crescere figli non suoi. Ammirevole, non è vero?

Questa è la storia raccontata dal punto di vista dei MEMI, cioè delle idee, della mente e della “cultura” dei protagonisti. Adesso facciamo un passo indietro ed esaminiamo la stessa storia dal punto di vista dei GENI (cioè del patrimonio genetico dei protagonisti).

La ragazza della coppia A ha messo al mondo un figlio che ha il 50% dei suoi geni ed il 50% di quelli del padre. Questo figlio, se è un maschio, piacerà alle donne quanto il farfallone che lo ha generato nel 50% dei casi, producendo altre copie del suoi geni. Se è una femmina, avrà la stessa tendenza a calare le mutande troppo presto di sua madre nel 50% dei casi, producendo altre copie di quei geni. Nella generazione successiva abbiamo quindi il 50% di probabilità di trovare i geni della farfalloneria del padre ed il 50% di trovare quelli della mancanza di autocontrollo della madre. Non importa quante volte questi due genitori abbiano dovuto ripetere la seconda media e non importa se magari sputtanano tutti i loro soldi dalle chiromanti. I loro geni, in un modo o nell’altro, passeranno alla generazione successiva e si diffonderanno, anche a costo di rovinare l’esistenza ai loro portatori.

Ai geni, infatti, non interessa assolutamente nulla degli individui che li trasportano. Se il gene si trasmette alla generazione successiva, dal suo punto di vista è una vittoria. Poco importa se per riuscirci deve rovinare l’esistenza all’individuo che lo trasporta (Se volete approfondire questo concetto, provate a leggere “il gene egoista” di Richard Dawkins).

La ragazza della coppia B, invece, esce dal nostro ipotetico confronto con un bel 0% tondo di suoi geni che passeranno alla generazione successiva. Del suo buon senso, del suo senso di responsabilità, della sua intelligenza non resterà nessuna traccia (a parte il contributo educativo impresso nei figli adottivi).

La lezione è molto semplice: un eccesso di razionalità, di senso di responsabilità, di intelligenza, di autocontrollo (e di cautela) impedisce ad un mammifero (quale noi siamo) di riprodursi e quindi questi tratti vengono rapidamente eliminati dalla selezione naturale. Detto in altro modo: una certa dose di imbecillità è necessaria nella vita, altrimenti non si lascia nessuna traccia dietro di sé.

Ci sono però altre due conseguenze meno evidenti.

La prima è che noi, come individui, siamo costretti a difenderci da questa nostra componente biologica. I tratti che l’evoluzione darwiniana favorisce non sono certo quelli che fanno di noi persone migliori o quelli che ci permettono di vivere una vita più agiata. La nostra mente va in una direzione (equilibrio, armonia, pace, buon senso, razionalità, etc.) ed i nostri geni vanno in un’altra (mancanza di autocontrollo, aggressività, competizione, guerra, violenza, etc.). Noi, come individui pensanti, siamo costretti a difenderci dall’azione dei nostri geni per evitare che ci distruggano l’esistenza.

Tutta la storia dell’umanità è, in fondo, la storia di questa epica battaglia in cui l’uomo cerca di sottrarsi al crudele controllo dei propri geni e di conquistare una vita che sia degna di essere vissuta come individui.

Ovviamente, anche i nostri geni sono costretti a difendersi da NOI, dal nostro eccesso di autocontrollo, dal nostro eccesso di senso di responsabilità e dal nostro eccesso di intelligenza tout court. I nostri geni hanno bisogno di “vettori” imbecilli e spendibili, non di individui intelligenti e razionali che si mettano di traverso ed ostacolino i loro piani. In buona sostanza, è una guerra senza quartiere.

L’altra conseguenza, più sottile, è che non si può essere imbecilli in una cosa sola. La mancanza di autocontrollo della ragazza della coppia A avrà i suoi effetti in tutti gli aspetti della sua vita. Lo stesso vale anche per la sua tendenza a credere alle chiromanti.

Quando sarà il momento di votare, ad esempio, la ragazza della coppia A sarà disposta a credere a qualunque cosa gli racconti il pifferaio magico di turno, basta che abbia un sorriso accattivante e lo sguardo magnetico.

Poco importa se la ragazza della coppia B, nella stessa situazione, voterà in modo diverso a causa della sua naturale e razionalissima diffidenza perché, in ogni momento della nostra storia, ci sono (per le ragioni appena esposte) molti più individui “irrazionali”, simili alla ragazza della coppia A, rispetto a quelli “razionali”, simili alla ragazza della coppia B.

Per questa ragione, un sistema che attribuisce il potere alla maggioranza della popolazione NON può dare vita al migliore dei governi. Al massimo, può spostare la naturale competizione dalle strade al parlamento e sostituire i moschetti con le schede elettorali.

Detto in altro modo: la democrazia serve solo ad evitare la guerra civile (esattamente come la competizione tra Orazi e Curiazi), non a produrre buoni governi. Per quello ci vogliono altri meccanismi (ancora tutti da inventare).

Alessandro Bottoni

Comments
2 Responses to “L’imbecillità inevitabile”
  1. kingofgng scrive:

    Sarà….. ma a me la resistibile ascesa del nano mafioso pare una responsabilità TUTTA da imputare al viscidume in forma umana che ancora si fa pomposamente chiamare “centro-sinistra”. Altro che genetica e imbecillità inevitabile: la discesa in campo, la caduta del primo governo nanomafioso, la mai fatta legge sul conflitto di interessi, la bicamerale, il fuoco amico ai due governi Prodi, eccetera eccetera eccetera….

    Quindi volendo spiegare l’attuale condizione italiota, io più che alla genetica mi rivolgerei alla sociologia della sconfitta (o peggio, della colpevole compartecipazione ai delitti del nano di cui sopra) connaturata nei D’Alemi, nei Fassini, nei Bertinotti, nei Veltroni e in tutti gli altri ominicchi e quaqquaraquà che ingrassano il culo in parlamento a mie spese.

    Anche loro vittime dello smagliante sorriso del farfallone da 1 metro e cinquanta col rialzo? Mah….

  2. Roberto scrive:

    Davvero un cazzutissimo articolo……bellissimo davvero…..

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