Internet Businessmen

L’ultima volta vi ho lasciato con una promessa: raccontarvi come si può riconoscere un vero imprenditore (del software o del web) da uno “fasullo”, nel caso che decideste di cercare un socio per un’avventura nel settore I&CT. Ogni promessa è debito…

Luci ed ombre

Prima di proseguire, un avvertimento: gli imprenditori, come i programmatori e come ogni altro tipo di persona, sono esseri umani. Hanno aspetti positivi, a volte addirittura affascinanti, ed altri negativi, spesso addirittura insopportabili. Per quanto possa sembrare strano, non è possibile farne un ritratto univoco, cioè “tutto buono” o “tutto cattivo”. Forse non è nemmeno possibile tracciarne un ritratto “coerente”, semplicemente perché non sono coerenti. Si tratta di persone dai forti contrasti, nelle quali convivono luci accecanti ed ombre profonde. Vanno presi per quello che sono.

Certo, in loro è facile vedere molti più aspetti negativi che positivi ma va tenuto presente un fatto: certi “difetti” del carattere diventano veri punti di forza quando si devono trattare certi aspetti del business. O si è fatti così o si fa un altro mestiere.

Dico tutto questo senza piaggeria. Com’è noto, sono un vecchio comunista ed non condivido assolutamente il vizio, tutto berlusconiano, di santificare la figura dell’imprenditore. Gli imprenditori sono quasi sempre persone prive di scrupoli, a volte decisamente pericolose, ma è innegabile che debbano essere fatti in questo modo per fare il lavoro che fanno.

Giovani

La prima cosa che salta agli occhi di questi businessmen è che spesso sono molto giovani, a volte addirittura giovanissimi. Più esattamente, hanno iniziato a lavorare in proprio molto presto, di solito tra il 17 ed i 24 anni.

In realtà, è un fatto noto che quasi tutti i grandi self-made man hanno iniziato a lavorare molto, molto presto e che spesso hanno cambiato lavoro molto velocemente nei primi 5 – 10 anni di attività, fino a che non hanno trovato il lavoro “giusto”. Si tratta di un clichè talmente ricorrente che esiste persino un personaggio dei fumetti che lo incarna: Paperon Dè Paperoni (Scrooge McDuck).

I businessmen dell’informatica e di Internet non sfuggono a questa regola ed anzi la esasperano. Come certamente sapete, Bill Gates ha iniziato a scrivere software a 13 anni ed ha iniziato a lavorare in proprio a 20 anni (lasciando Harvard per questo). Steve Jobs non gli è da meno, avendo iniziato a lavorare a 19 anni. Quasi tutti i grandi del settore di cui ho memoria mostrano questo stesso pattern:

  1. Iniziano a trafficare coi computer prima del liceo (prima dei 14 anni)
  2. Iniziano a lavorare prima di laurearsi (prima dei 23 – 24 anni) e spesso non si laureano più.

Anche i rari imprenditori italiani del settore rispondono a questo clichè. Non è raro che abbiano iniziato a programmare alle superiori ed abbiano iniziato a lavorare in proprio durante gli anni dell’università o subito dopo la laurea.

C’è una ragione precisa per cui questi businessmen sono solitamente così giovani: fare esperienza e fare soldi sono attività che richiedono moltissima energia e moltissimo tempo. Se non si inizia prestissimo (quando il tempo disponibile durante la giornata è ancora molto e le energie non mancano), non si va molto lontano.

Se pensate di avviare un’attività con un socio che si occupa di I&CT, chiedetegli quando ha scritto il suo primo programma funzionante e/o quando ha aperto la sua prima partita IVA. Le risposte “giuste” a queste domande sono “alle scuole medie” e “prima dei 25 anni”.

Indisciplinati

Il termine “disciplina”, come viene abitualmente inteso a scuola ed in famiglia, è l’altro nome della “gregarietà”. Si è “disciplinati” (“obbedienti”) per non dare fastidio agli altri e per ottenerne, in cambio, l’amicizia e l’affetto. Anche quando il termine “disciplina” viene usato in modo più appropriato, cioè come sinonimo di “sistematicità” e “metodicità”, resta comunque una virtù da mediocri: si diventa “metodici” quando si fa fatica a controllare un fenomeno troppo complesso (per scarsità di neuroni o sinapsi…).

Non deve quindi sorprendere che le persone “geniali” siano solitamente dei veri anarchici. Riottosi, incontrollabili, disordinati ed erratici. Tutto il contrario di un buon studente e/o di un buon impiegato.

Basta guardare a persone come Gates e Jobs per constatare che, anche su questo punto, il clichè viene puntualmente rispettato. E questo vale anche per gli imprenditori italiani che ho avuto modo di conoscere.

La ragione, anche in questo caso, è ovvia: non si possono seguire le proprie intuizioni e sviluppare le proprie idee se ci si preoccupa troppo di non deludere gli altri (in particolar modo i genitori ed i professori…).

Se volete capire com’è il vostro potenziale socio, date un’occhiata al suo CV: se è tutto al posto giusto, probabilmente siete sulla strada sbagliata. Non si impara a fare l’imprenditore seguendo i programmi scolastici ed adattandosi meticolosamente alle richieste del “sistema”.

Curiosamente, però, nessuno degli imprenditori che conosco, e nessuno di quelli di cui si è occupata la stampa (Gates e Jobs in cima alla lista), mantiene il vizio del “disordine” anche dopo aver fatto fortuna. Una volta avviata l’attività giusta, diventano persone ordinate e meticolose, capaci di pianificare le loro azioni con anni di anticipo e di lavorare in modo organizzato con altre persone per lunghi periodi di tempo, su temi molto complessi, senza perdere l’orientamento.

Certo, il fatto di dover scrivere codice impone un alto grado di organizzazione ma sospetto che qui ci sia anche dell’altro. Secondo me, il disordine iniziale deriva dalla curiosità e dalla natura “esplorativa” delle loro prime attività. Una volta trovato il “filone” da sfruttare, la loro intelligenza viene rediretta e reimpiegata per organizzare il lavoro.

Se volete capire com’è il vostro potenziale socio, andatelo a trovare in ufficio. Se il suo ufficio è “vissuto” ma ordinato siete sulla strada buona.

Superficiali

Gli imprenditori (di tutti i tipi) sono solitamente persone piuttosto superficiali. Lo dico senza la volontà di offendere. Sono semplicemente così. Non sono interessate ai dettagli ed alle implicazioni filosofiche. Quando anche nutrono qualche interesse per la filosofia, come nel caso di Steve Jobs (noto buddista), lo fanno FUORI dall’ambito professionale e, in generale, lo fanno MALE. È veramente raro trovare un imprenditore che sia in grado di discutere di temi filosofici senza cadere nei luoghi comuni ed in grossolani errori logici e metodologici.

La ragione è ovvia: per loro natura queste persone si concentrano sull’ottenimento di risultati concreti. Di solito, non subiscono il fascino delle idee e spesso non hanno la preparazione e la sensibilità necessaria per apprezzare certi stimolanti paradossi.

Se il vostro potenziale socio ha la tendenza ad intrattenervi con raffinate disquisizioni teoriche, state alla larga. Con la filosofia non si mangia.

Frettolosi

Per le stesse ragioni, si tratta spesso di persone frettolose ed impazienti. Una delle regole che ho imparato a rispettare quando parlo con questo tipo di persone è la seguente: “se non puoi spiegarlo in meno di 5 secondi, lascia perdere. Piuttosto, dai una risposta parziale che stia nei 5 secondi ed aspetta la domanda successiva”.

Questa loro impazienza ha spesso delle conseguenze catastrofiche sui loro progetti perché impedisce loro di approfondire la conoscenza dell’argomento e di rendersi conto fino in fondo delle possibili trappole ma… non c’è niente da fare. Sono fatti così. Questa è anche la ragione per cui sono così veloci nel prendere decisioni (non sempre quelle giuste…).

Se il vostro potenziale socio vi resta ad ascoltare per ore in silenzio, state alla larga. Spesso chi non parla non ha idee e/o non ha ambizioni.

Avidi

Non dovrebbe sorprendere il fatto che si tratti quasi sempre di persone molto attaccate ai soldi. Non solo non amano spenderli (“taccagneria”) ma soprattutto sentono un bisogno insopprimibile di farne sempre di più (“avidità”).

Credo che sia un tratto genetico, o forse la conseguenza di un certo senso di inferiorità, ma resta il fatto che questa loro avidità è la loro forza motrice. Se non ne fossero preda, farebbero altri mestieri.

Se il vostro potenziale socio mostra un signorile distacco nei confronti dei soldi, state alla larga: quei soldi a cui rinuncia tanto volentieri potrebbero essere quelli che voi dovevate guadagnare dall’attività che avete avviato in comune.

BTW: Qualunque imprenditore è normalmente molto preparato sui temi economici, anche se proviene da una formazione tecnica ed ingegneristica. Sa tutto delle banche, di come ottenere soldi e di come investirli. Questo loro interesse per gli aspetti economici della vita traspare facilmente durante le conversazioni. Se non lo riscontrate, forse non state parlando con un vero imprenditore.

Liberi

Una cosa che spesso si sottovaluta è un imprenditore di successo deve poter essere nella posizione giusta per esprimere le proprie idee. In altri termini, deve essere in grado di imporre le proprie scelte senza dover rendere conto a nessuno. O, detto ancora in un altro modo, dev’essere il padrone del vapore.

Nessun manager “stipendiato” avrà mai il necessario grado di libertà per poter tentare strade realmente nuove ed interessanti. Bisogna lavorare sul proprio per poter rischiare davvero.

Il manager, in realtà, gioca ad un gioco diverso da quello dell’imprenditore. Deve solo cercare di spremere il massimo di risultati personali da un’azienda prima di lasciarla per un altra. Se la “vecchia” azienda fallisce il giorno dopo la sua partenza, a lui va benissimo lo stesso. L’importante è che non salti per aria mentre lui è ancora lì.

Questa è la ragione per cui i grandi businessmen del settore sono sempre imprenditori veri e propri, che lavorano sul proprio da sempre. Steve Jobs e Bill Gates ne sono due esempi chiarissimi.

Se il vostro socio proviene da un’esperienza (magari di lunga data) come manager “stipendiato”, state alla larga: è abituato a giocare ad un tipo di gioco diverso da quello che volete giocare voi.

Intelligenti

Francamente, gli imprenditori sono tra le persone più intelligenti che si possono incontrare. Sono degli attenti ascoltatori, sensibilissimi ai messaggi del linguaggio non verbale, e molto veloci nel cogliere il significato profondo di ogni frase e di ogni evento. Son capaci di interrogarsi attivamente su ogni dettaglio, di procurarsi le informazioni di cui hanno bisogno e di ricavarne dei modelli della realtà molto raffinati sui quali costruiscono piani complessi che portano avanti con notevole senso pratico. Se volete vedere l’intelligenza umana dispiegata al meglio delle sue possibilità, dovete vedere un imprenditore all’opera (specialmente quelli del settore I&CT).

Non lo dico per piaggeria. Semplicemente, quelli che ho conosciuto finora sono fatti così e, a giudicare dalle biografie di persone come Steve Jobs e Bill Gates, anche molti altri imprenditori ricalcano questo clichè.

Se dovete spiegare qualcosa due volte al vostro potenziale socio, fate attenzione: i vostri concorrenti non spiegheranno niente due volte a nessuno.

Preparati

Gli imprenditori italiani sono notoriamente tra i più ignoranti del mondo. Nonostante questo, sono preparatissimi sul tema di cui si occupano (ovviamente…).

Gli imprenditori dell’I&CT sono normalmente dei veri fanatici della tecnologia e sono quindi preparatissimi sui temi che li riguardano. Non è raro che siano anche tecnici di primo piano della loro azienda, dotati di una preparazione molto raffinata ed approfondita che ricopre l’intero ambito della loro disciplina.

In questo ricordano moltissimo Clarence Kelly Johnson. Se non sapete chi è Johnson, lo potete scoprire da qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/Clarence_Johnson

Provate a leggere “Skunk Works” di Ben Rich. Imparerete qualcosa di fondamentale riguardo alla gestione di progetti molto ambiziosi e complessi.

Se il vostro potenziale socio è abituato ad appoggiarsi ad altri per la risoluzione di parte o di tutti i problemi tecnici, state alla larga. Quando vi sarà necessario, non saprà darvi l’aiuto di cui avrete bisogno.

Aggressivi

Francamente, non ho mai conosciuto un imprenditore (degno di questo nome) che fosse men che determinato. Una forte dose di aggressività è strettamente necessaria per fare questo mestiere, visto che non esiste un datore di lavoro che fornisca piani di lavoro e motivazione.

Se il vostro potenziale socio vi lascia vincere a tennis per non farvi arrabbiare, state alla larga. Quando sarà il momento, lascerà vincere anche i vostri concorrenti.

Narcisisti

Molti imprenditori, ma non tutti, sono grandi dei narcisisti. In molti casi lo sono per compensare un profondo senso di inferiorità, in altri lo sono per ragioni genetiche, ma è piuttosto raro trovare imprenditori che non siano fortemente centrati su sé stessi e preoccupati della loro immagine. Berlusconi ne è un esempio lampante.

Questo aspetto della loro personalità va tenuto presente quando si tratta con loro: non è gente che si lasci trattare “amichevolmente” o con “sufficienza” da un fornitore o da un partner. Pretendono (a torto od a ragione) una certa deferenza.

Se il vostro potenziale socio si lascia trattare con troppa faciloneria, state alla larga. Se non è lui a pretendere il rispetto da collaboratori e dipendenti, sarete costretti a farlo voi.

Paranoici

In molti casi, sono decisamente paranoici: terrorizzati dalla possibilità che qualcuno li possa danneggiare in qualche modo o che li possa “fregare”. Steve Jobs è un caso famoso di paranoia imprenditoriale (oltre che di maleducazione e di eccessiva aggressività).

C’è una ragione ovvia per cui sono così: è gente che rischia del proprio, spesso in una misura tale che, se qualcosa va male, finiscono letteralmente sotto un ponte (insieme a tutta la famiglia). Hanno paura e, giustamente, sono molto sospettosi.

Se il vostro socio vi sembra troppo fiducioso, state alla larga. Questo mestiere richiede una estrema cautela ed una certa dose di sospettosità.

Esigenti

Per ragioni simili, gli imprenditori sono spesso molto esigenti. Pagano degli stipendi, inseguono obiettivi ambiziosi e quindi vogliono dei collaboratori molto capaci (dei veri “guru”, se possibile) e molto disponibili. È un fatto noto che il braccio destro di un imprenditore è sottoposto ad un carico di lavoro immenso, oltre che ad una lunga serie di gelosie e di ripicche. Quello che spesso non si dice è che è così anche per il braccio sinistro, la gamba destra e quella sinistra, etc.

Se il vostro potenziale socio non pretende il massimo da voi, state alla larga. Sarete voi a dover chiedere il massimo a lui ed a tutti i vostri collaboratori (ed a fare fatica per due).

Insopportabili

In tutta franchezza, la stragrande maggioranza degli imprenditori è semplicemente insopportabile. Il loro carattere, il loro stile di vita ed il modo in cui trattano le altre persone li rendono tali. Chi può, li evita (di solito a partire dalla moglie e dai figli).

Ad essere sinceri, questo discorso vale anche per i grandi programmatori e per tutti i veri guru, di qualunque disciplina. Difficilmente si può essere molto bravi e molto simpatici nello stesso momento, soprattutto se si deve portare a casa la pagnotta lottando sul libero mercato con concorrenti altrettanto bravi.

Se si vuole fare business (e, più in generale, se si vuol concludere qualcosa nella vita) è necessario imparare a sopportare l’antipatia di queste persone ed a lavorare con loro. Si badi bene: non è possibile limitarsi a sopportarle. Loro lo capiscono subito e ricambiano la sopportazione con un profondo disprezzo. Bisogna imparare a lavorare con loro, condividendo ambizioni e sacrifici.

Tolleranti

Un fatto abbastanza curioso è che molti imprenditori (quelli che personalmente considero i migliori), sono molto più tolleranti della media della popolazione. Se necessario, riescono a lavorare fianco a fianco di persone con le quali, nella vita personale, non vorrebbero avere nulla a che fare. Riescono a distinguere in maniera molto chiara tra le esigenze del lavoro e quelle della vita privata, cioè tra colleghi, partner e dipendenti da un lato e amici e parenti dall’altro. Soprattutto, sanno dominare le proprie emozioni.

Se il vostro potenziale socio accetta l’idea di buttare all’aria un progetto, anche piccolo, pur di non avere a che fare con questa o quella persona, per questo o per quel motivo, siete quasi certamente sulla strada sbagliata. Certi lussi non se li può permettere una persona che vive sul libero mercato.

Franchi

Per quello che ho potuto vedere, è raro che i veri imprenditori, quelli di successo, amino attorniarsi di adulatori. Apprezzano la franchezza degli altri almeno quanto amano praticarla.

Se il vostro potenziale socio vi sembra timido, o permaloso, forse siete sulla strada sbagliata. Un imprenditore deve essere capace di dire ciò che pensa senza temere la reazione dell’interlocutore e deve essere capace di incassare i giudizi degli altri senza riportare danni emotivi sproporzionati.

Imprenditori all’italiana

Prima di concludere, due parole sugli imprenditori all’italiana, come Tarantini (quello che procurava le donne a Berlusconi) e Ricucci (odontoiatra divenuto improvvisamente palazzinaro in grado di “scalare” banche e case editrici).

Sono capaci tutti di fare i soldi con i soldi della mafia. La mancanza di scrupoli NON è segno di intelligenza o di furbizia. È solo segno di inaffidabilità.

Se vi interessano i soldi facili, avventuratevi pure in quei territori. Noi però in questa sede stiamo parlando d’altro.

Conclusioni

Bene, se volete investire dei soldi nell’I&CT ora sapete che tipo di persona dovete cercare come socio. La regola è semplicissima: se vi sta simpatica è la persona sbagliata.

Sappiate però che, se condividete i loro obiettivi ed il loro stile di vita, è decisamente divertente lavorare con persone come quelle che ho appena descritto. Il divertimento deriva dal fatto che si condivide il brivido della caccia. Si va sul mercato e, agendo di concerto, si tenta di portare a casa la selvaggina. Questo è qualcosa che riesce a smuovere degli istinti ancestrali e molto profondi. Ovviamente, ci vogliono molte energie e molta motivazione per vivere in questo modo.

Assicuratevi solo che i vostri soci siano legati a voi dall’inseguimento degli stessi obiettivi. Se voi volete rivoluzionare il mercato degli smartphone ed il vostro socio vuole solo comprarsi lo yacht, siete in un mare di guai.

Alessandro Bottoni

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