Ddl intercettazioni, la protesta dei giornalisti «scende» in piazza

Alle 17 la manifestazione da piazza Navona in diretta su Corriere.it

Ddl intercettazioni, la protesta
dei giornalisti «scende» in piazza

Contro il ddl Alfano che viene definito «legge bavaglio». L’Fnsi: «Resistenza civile». Sul palco Bersani e Di Pietro

ROMA – «No al silenzio di Stato». È questo lo slogan scelto dall’Unione nazionale cronisti per invitare «tutti a piazza Navona in difesa della liberta». Contro il ddl intercettazioni la stampa e gli editori scendono in piazza oggi a Piazza Navona dalle 17 alle 22. La manifestazione sarà seguita in diretta da tv (Rainews24 e Skytg24) e web (anche il Corriere.it). Una protesta che servirà a spiegare perché il ddl Alfano sulle intercettazioni viene definito «legge bavaglio». Prima del grande silenzio del 9 luglio, quando taceranno radio e tv e i giornali non saranno in edicola. Tutto per lanciare l’allarme su un ddl che, stando a un sondaggio diffuso mercoledì dalla Demopolis, non piace a due italiani su tre. Dalla ricerca, autocondotta su un campione significativo di 1800 persone, i contrari sono il 67 per cento, nel timore soprattutto che ci possano essere problemi per le indagini.

Da “Il Corriere della Sera” di oggi.

ROMA – «No al silenzio di Stato». È questo lo slogan scelto dall’Unione nazionale cronisti per invitare «tutti a piazza Navona in difesa della liberta». Contro il ddl intercettazioni la stampa e gli editori scendono in piazza oggi a Piazza Navona dalle 17 alle 22. La manifestazione sarà seguita in diretta da tv (Rainews24 e Skytg24) e web (anche il Corriere.it). Una protesta che servirà a spiegare perché il ddl Alfano sulle intercettazioni viene definito «legge bavaglio». Prima del grande silenzio del 9 luglio, quando taceranno radio e tv e i giornali non saranno in edicola. Tutto per lanciare l’allarme su un ddl che, stando a un sondaggio diffuso mercoledì dalla Demopolis, non piace a due italiani su tre. Dalla ricerca, autocondotta su un campione significativo di 1800 persone, i contrari sono il 67 per cento, nel timore soprattutto che ci possano essere problemi per le indagini.

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