Berluscones, tremate! Le streghe son tornate!

Finalmente, dopo una latitanza culturale, politica e sociale del tutto incomprensibile, che si è protratta per un’intera generazione (dall’ 85′ – ’90 ad oggi…), si son rifatte vive le femministe:

“Intellettuali e precarie insieme per creare un grande movimento d’opinione capace di incidere sulle scelte del Paese e cambiare ruolo e immagine femminili in Italia. In un documento il j’accuse delle anti-veline

La ricerca della dignità. Il documento della donna libera italiana ai tempi di Silvio Berlusconi, il manifesto dell’anti-velina, il vademecum di chi non si riconosce nell’escort-pensiero e si attrezza per sconfiggerlo. Modernità alle prese con missioni in sospeso e palesi sconfitte, perché “se oggi una ragazza di trent’anni maledice il femminismo e invidia sua nonna vuol dire che c’è ancora tanto da fare”. Lo ha messo a punto un gruppo di donne – battezzato Di Nuovo e formato da intellettuali e precarie, scrittrici e giornaliste, poetesse e casalinghe, ‘madri e mogli ma non solo’ – scioccate dalla cronaca dell’estate godereccia della politica che anticipò quella giudiziaria, preoccupate dei movimenti ‘tettonici’ in tv ma anche e soprattutto delle opportunità negate e dell’immagine del femminile che, spacciata per spregiudicata e libera, offende i principi del rispetto e del buon gusto, nascondendo crescita professionale, civile, culturale.”

Da “Unite per dare voce alle donne” apparso oggi su Repubblica.

Peccato però che:

“Non ci ha persuaso il cortocircuito presente in alcuni appelli tra la denuncia del degrado della figura femminile e l’invettiva antiberlusconiana. Non c’è dubbio che il corrompersi dell’etica pubblica e delle istituzioni che si accompagna alla mercificazione del corpo femminile ha trovato in Italia un alveo particolarmente fertile nell’anomalia incarnata dal Presidente del Consiglio, la cui visione della politica, della vita e delle donne ci ha sommersi attraverso la concentrazione, unica in Occidente,di potere economico, politico e mediatico. ”

“A noi la situazione appare più complicata. La difficoltà che abbiamo provato noi stesse a giudicare in modo lineare fatti, persone, comportamenti (se condanniamo non cadiamo nel moralismo, nel puritanesimo? se ci appelliamo alla libertà non dimentichiamo quanto di oppressivo c’è nello scambio sesso-denaro-potere? Di quale libertà stiamo parlando?) ci pare nascere invece dal fatto che viviamo in un mondo segnato in profondità dal femminismo. ”

Da “Di nuovo”, il documento/manifesto programmatico di questa iniziativa.

Che, tradotto dal lessico femminista all’italiano, vuol semplicemente dire che queste neo-femministe NON vogliono dar delle “troie” alle loro colleghe che si svendono ai potenti di turno per non legittimare con questo loro giudizio il disprezzo (sempre presente e strisciante) di noi maschietti nei confronti del sesso “debole”.

No, signore mie, la situazione non è affatto “più complicata”. Qui si tratta semplicemente di baldracche che la svendono al trabascano di turno per una discoteca o per un seggio a Bruxelles. Non c’è modo di salvarle dal nome che hanno scelto di portare e dalla professione che hanno scelto di svolgere. Lasciate che si facciano carico delle loro responsabilità senza per questo sentirvi coinvolte come classe sociale o, peggio ancora, come individui. Ci sono sempre stati bordelli e focolari domestici e le vostre nonne, che ora tanto invidiate, sapevano benissimo come non far confondere stracci e tovaglioli ai loro uomini.

No, signore mie, il cortocircuito tra berlusconismo e machismo neofascista c’è davvero ed è sotto gli occhi di tutti. Noi, che non siamo mai stati né fascisti né berlusconiani, certe cose non le abbiamo mai fatte e non vogliamo essere confusi con quella gente. Non sono (tutti) gli uomini ad essere dei porci. Sono quegli uomini, portatori (mica tanto sani) di quella mentalità, ad esserlo. Noi non c’entriamo niente con quello squallido mercato e ci teniamo a sottolinearlo.

Alessandro Bottoni

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