Facebook, Zuckerberg e la Privacy

Articolo di oggi su Repubblica:

“Il tema della privacy rivestirà un’importanza sempre maggiore.

“Certamente. Ma bisogna capire che le cose sono molto cambiate negli ultimi sei anni. E che il concetto di privacy che ho io non è lo stesso che ha mio padre ed è diverso anche da quello di una ragazzo di quattordici anni. Sei anni fa nessuno voleva che le proprie informazioni personali fossero sul web, oggi il numero delle persone che rende disponibile il proprio cellulare su Facebook è impressionante. Per i miei genitori la privacy era un valore, per i miei coetanei condividere è un valore. Per noi i controlli sulla privacy sono sempre stati importanti, fin dall’inizio, se abbiamo commesso quale errore lo abbiamo immediatamente corretto. Il dialogo con i nostri utenti è fondamentale, quello che è accaduto è che la gente ha posto delle domande giuste e che noi abbiamo raccolto il loro feedback rendendo tutto più semplice e comprensibile”.”

Da “Per la mia generazione la privacy non è un valore” di Ernesto Assante

Il (vero) ruolo di Facebook

Quando è arrivato sul mercato, nel 2004, Facebook ha riempito una nicchia che esisteva da tempo. Era almeno dal 1998 che il cosiddetto “popolo della rete” cercava un luogo che avesse (almeno in apparenza) queste caratteristiche:

  1. Un luogo dove ci fossero “tutti”, od almeno una larghissima parte della popolazione della Rete. Questo perché i “nuovi utenti” (quelli che NON provenivano dall’ambiente dell’Information Technology e che quindi NON sapevano muoversi nei meandri di Internet) erano già esasperati da tempo dalla necessità di muoversi tra decine di strumenti diversi (mailing list, web forum, canali IRC, etc.) e tra miliardi di forum locali e/o specialistici. Volevano semplicemente un posto che “fosse internet”, dove “ci fosse tutta la gente di Internet”, al di là delle più ovvie divisioni di classe, interessi, lingua e via dicendo.
  2. Un luogo dove ogni frase, ogni foto, ogni documento, fosse immediatamente visibile a tutti. Una specie di bar globale dove andar a far casino esattamente come si fa casino nello street bar preferito.

Contrariamente a quello che molti credono, Facebook NON è stata né la prima né la migliore piattaforma a tentare di riempire questa nicchia. Esistevano forum generici, chat room e web sites “sociali” già secoli prima che Zuckerberg ed i suoi compari lanciassero la loro creatura. Basti pensare a MySpace (http://www.myspace.com/), online dal 2003, od a Geocities, online dal 1995.

La differenza tra questi progetti falliti e Facebook l’ha fatta la STAMPA tradizionale, non il web. Più esattamente, l’hanno fatta la stampa su carta e le televisioni quando hanno cominciato a nominare Facebook ed a descriverlo come un posto “dove si incontra la gente su Internet” (cioè “tutta la gente”). Il vero boom c’è stato quando è cominciata a circolare (in TV e sui giornali) la voce che alcuni personaggi molto popolari (cantanti, futuri presidenti USA, etc.) usavano Facebook per entrare in contatto con i loro fan. Come è sempre avvenuto in passato per qualunque altro prodotto, la differenza tra il silenzioso fallimento e lo spettacolare successo l’hanno fatta i testimonials (più o meno volontari). L’uomo è un animale sociale, come le pecore, e, come le pecore, tende a seguire il culo della pecora davanti. Non importa chi sia la pecora davanti e dove stia andando. Non c’è nulla di nuovo o di strano in questo.

Grazie alla stampa, alla TV ed a quei testimonials, finalmente i “nuovi utenti” hanno avuto un punto da cui partire quando “andavano su Internet”. Finalmente hanno avuto una URL a cui collegarsi dopo aver attivato quella connessione di cui, fino a qualche tempo prima, semplicemente non sapevano che fare. Per loro, Facebook ha trasformato una scatola vuota ed incomprensibile (Internet) in qualcosa di utile o, almeno, di suggestivo e di divertente.

Facebook, però, non può andar oltre ciò per cui è stato sviluppato. Facebook è sostanzialmente un “cuccatoio”: un posto dove andar a cercare relazioni, incontri ed avventure a basso costo. Tentare di usarlo per scopi più nobili, dal lavoro alla politica, è quasi impossibile (come stanno imparando a loro spese diversi “movimenti”). Non è solo un problema di privacy non rispettata. È proprio l’architettura stessa di Facebook, gli strumenti che mette a disposizione ed il modo in cui funziona, a rendere difficile questo tipo di utilizzo.

Il Facebook che vorrei (e che ho)

Chi, come me, vuole (e deve) usare Internet ed il web per creare ed intrattenere delle vere, solide, durature relazioni di carattere personale e professionale, usa altri strumenti. I principali “concorrenti” di Facebook (cioè i servizi di social networking web-based) sono probabilmente LinkedIn (http://www.linkedin.com/), che esiste dal 2002 (due anni prima di Facebook) e Plaxo (http://www.plaxo.com/), anch’esso online dal 2002.

Tuttavia, non sono nemmeno questi gli strumenti che i “vecchi utenti” di Internet (quasi tutti professionisti dell’Information Technology) usano per le proprie attività sociali in rete. Lo strumento preferito resta infatti la vecchia, sana, posta elettronica, sia nella sua versione “pubblica”, cioè le Mailing List, che “privata”, cioè la classica posta uno-ad-uno, mittente-destinatario. La ragione è semplice: la posta è immensamente più flessibile e controllabile di ogni altro strumento della rete:

  1. La si può usare per parlare ad una singola persona o ad un’intera comunità.
  2. La si può usare per scambiare qualsiasi tipo di contenuto (basta allegarlo).
  3. La si può cifrare, rendendola visibile solo al destinatario.
  4. Si può controllare in prima persona chi vedrà cosa, senza doversi preoccupare di cosa combina il provider (L’Articolo 15 della Costituzione della Repubblica Italiana prescrive che la posta, anche quella elettronica, debba restare riservata).

A fianco della posta, quasi tutti i “vecchi” di Internet (che, non di rado, sono dei laureati in Informatica di oltre 40 anni di età) hanno un blog come quello che state leggendo in questo momento. I blog, infatti, sono l’altro elemento della comunicazione, quello basato su un meccanismo publish/subscribe, cioè “io pubblico, tu leggi (se ti interessa)”. Ad un occhio inesperto un blog potrebbe sembrare un tipo di comunicazione unidirezionale e di massa (uno-a-molti) ma chi frequenta questo ambiente sa bene che non è così. Ogni blog trova negli altri blog degli interlocutori, dei contraltari. Io dico qui, sul mio blog, quello che penso e molti altri, suoi loro blog, se lo ritengono opportuno, rispondono coi loro articoli, i loro link ed i loro feedback. Si tratta di una conversazione molti-a-molti.

Questa è Internet. Questo è il web. Facebook, con i suoi messaggi ed i suoi muri, è solo un pallido (ed insano) surrogato di tutto questo.

La differenza sostanziale tra questo modo “vecchio” di intendere Internet e quello “nuovo” di Facebook e dei “facebookisti” è di carattere “culturale”: i “vecchi”, come me, sanno benissimo che NON esiste (e non può tecnicamente esistere) un luogo sociale chiamato Internet, cioè un posto in cui si radunano tutti gli utenti della Grande Rete. Non esiste (e non può tecnicamente esistere) un modo di incontrare tutti e di parlare con tutti attraverso un unico canale ed un unico strumento. Internet è, per sua natura, un “media”, non un “luogo”. Al suo interno esistono innumerevoli “luoghi sociali” (tra cui Facebook), ognuno caratterizzato da una sua struttura tecnica e da una sua popolazione. Le barriere tecniche e sociali che separano queste comunità NON sono ignorabili o annullabili. La capacità di capire questa diversità, e di comunicare con le diverse comunità usando di volta in volta lo strumento ed il “tono” adeguato, fa la differenza tra un “facebookista” ed un utente “vecchia scuola”.

La Privacy nel XXI secolo

In un certo senso è vero che la privacy, come la si intende oggi, non è più la stessa cosa di 10 o 20 anni fa. Ormai è chiaro a tutti il fatto che è enormemente meglio essere “sovraesposti” che ignorati. Grazie a (o per colpa di) Internet, per le persone “normali” si verifica lo stesso fenomeno che ha afflitto per decenni le rock star: meglio essere “piratati” che ignorati. Lo stesso fenomeno che si verificava anni fa per i divi del cinema: “lascia pure che parlino di noi, anche male. È comunque meglio che essere ignorati”. Se si viene ignorati, semplicemente non si esiste.

Non è però vero che per ottenere questa (discutibile) popolarità si debba necessariamente rinunciare alla propria privacy.

Gli strumenti (posta, blog, etc.) e le tecniche (buon senso e preparazione tecnica) necessari per creare e gestire una propria “esistenza” (sana e gratificante) su Internet esistono da tempo. Come sempre avviene nella vita, c’è solo una cosa che NON si può ottenere su Internet: non si può essere felici ed ignoranti nello stesso momento.

Conclusioni

Forse è vero: per questa generazione di “born digital” (che NON è certo la mia) la privacy non è un valore. Da quello che si può apprezzare dall’esterno, non lo sono nemmeno la democrazia, la libertà, la legalità, la solidarietà e molte altre cose. Evidentemente, i giovani di oggi sono troppo endemolizzati per capire certe cose. Forse è vero che ad ogni generazione bisogna ricominciare da zero (avete mai letto “Notturno” di Asimov?).

O forse no.

Su Internet e sul web ci sono letteralmente migliaia (decine di migliaia o centinaia di migliaia) di giovani che dimostrano ogni giorno di attribuire un enorme importanza a questi valori e di essere disposti a lottare per difenderli. Basta guardare i loro blog e leggere i loro messaggi nelle mailing list (NON su Facebook). Giovani che sono sfuggiti al lavaggio del cervello e che mostrano di avere maturità, intelligenza e preparazione.

Forse, per loro e per noi, la privacy è ancora un valore.

Alessandro Bottoni

Comments
6 Responses to “Facebook, Zuckerberg e la Privacy”
  1. lucapost scrive:

    E quindi dove andremo a finire nel medio termine? Come evolverà l’utilizzo della rete per la gente comune? Le reti sociali come le conosciamo evolveranno verso un utilizzo più rispettoso della privacy degli utenti a discapito della condivisione dei dati personali e degli introiti che al momento questi permettono?

    • Personalmente, credo che nel medio termine si andrà verso… la “vecchia” Internet ed il vecchio web. In altri termini, Facebook funzionerà da “sandbox” (da “palestra”) per i nuovi utenti e fornirà loro la motivazione e le competenze necessarie per usare Internet ed il web per quello che veramente sono. Mano a mano che questi nuovi utenti matureranno, impareranno ad usare e ad apprezzare strumenti più potenti e più controllabili. Nel frattempo, è anche possibile che le aziende e le community di Internet buttino sul mercato strumenti più adatti al social networking (Ning è già un esempio di questa tendenza).

      Sempre a livello di opinione personale, non credo che esista un conflitto tra condivisione ed introiti da un lato e privacy dall’altro. Questo è già vero adesso per quegli utenti che fanno un uso accorto e sistematico della pseudonimia, cioè quegli utenti che si presentano su Internet con una “identità” diversa da quella reale, solitamente creata appositamente per questo scopo. In futuro, credo che questo effetto di separazione tra identità reale ed identità virtuale diventerà la norma e che probabilmente verrà supportata dalle stesse piattaforme attraverso una mailbox fisica a cui spedire i materiali, un numero di telefono apposito, una mailbox SMS dedicata ed altri strumenti di questo tipo.

      In questo modo, l’identità reale dell’utente resterà invisibile (ma tracciabile dalle forze dell’ordine, se necessario).

  2. Luca Sartoni scrive:

    dissento sul fatto che il successo di Facebook derivi dalla stampa. Primo perchè non è vero storicamente, secondo perchè non voglio attribuire tale merito al settore editoriale che tanto non merita. :)

    Ma ne parliamo meglio domani a cena :)

    • Cosa stavo dicendo? Ah, si: che il rapporto tra i blogger non è un rapporto io-scrivo/tu-leggi ma piuttosto una conversazione (quasi) in tempo reale… ;-)

      QUESTO è il web 2.0. Lasciate perdere Facebook.

  3. kingofgng scrive:

    No, non ho ancora letto “Notturno” di Asimov ma cercherò di ovviare alla mancanza quanto prima :-)

  4. lucapost scrive:

    Socialnetwork non è solamente facebook. Per fortuna.
    Tra quelli che ho provato, spero che twitter riesca a mantenere lo statusquo attuale, in barba a molte previsioni che lo vorrebbero in decadenza nel prossimo futuro.

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