La mafia al potere se la prende con i giudici a livello personale

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Non pagato.

Cosa succederebbe se, dopo dieci anni, il principale di una grande azienda privata dicesse ai suoi dipendenti che si è sbagliato, li ha fatti lavorare troppo e che dunque ora rivuole indietro i suoi soldi? Sciopero. E se non li chiedesse a rate, ma tutti in una botta, cinquantamila euro entro trenta giorni o agirà legalmente? Giusto, la rivoluzione. I più miti, forse, cercherebbero un buon avvocato ignorando il subconscio che continua a far loro aprire le Pagine Gialle alla voce «psicologi».

Ebbene, è successo. Il datore di lavoro, però, è lo Stato (lo psicologo è dunque inutile) e le richieste stanno arrivando ai Got, i giudici onorari di tribunale. Piovono a Venezia come a Enna, passando per Firenze, Perugia, Roma. Richieste che stanno gettando sul lastrico quelli che, già prima, venivano considerati i precari della giustizia.

Questi magistrati, nati nel 1998, non sono dipendenti statali. Sono avvocati che, dietro un compenso basso (73 euro a udienza) avevano il compito di aiutare i magistrati togati a smaltire l’enorme mole di arretrato dei tribunali. Dovevano essere provvisori. Invece, come spesso accade in Italia, sono diventati indispensabili e oggi, se smettessero di lavorare, la Giustizia si bloccherebbe. In questi anni i presidenti di tribunale li hanno subissati con centinaia di fascicoli. Un lavoro che non potevano rifiutarsi di svolgere, pena la revoca. A incarico svolto, gli onorari presentavano un resoconto della loro attività e le cancellerie, dunque un funzionario statale, liquidava le loro spettanze.

Il 4 settembre del 2008, tuttavia, il ministero della Giustizia ha emesso una circolare con la quale ha stabilito che alcuni incarichi non dovevano essere loro retribuiti. E alla circolare è stato dato valore retroattivo. Così, dopo 10 anni, i got del tribunale di Alessandria si sono visti richiedere indietro 225.600 euro. A Venezia ne sono stati richiesti 160.000 e da gennaio ai Got viene trattenuto 1/5 dello stipendio. A Firenze si lavora gratis. Il tribunale, per recuperare il denaro, ha bloccato i pagamenti e per 9 mesi i Got hanno continuato a lavorare a paga zero. A Roma, dove sono stati richiesti 60.000 euro, il dirigente ha stoppato le retribuzioni per chi componeva tribunali collegiali. Risultato: i Got si sono rifiutati di lavorare gratis e, per rifare i collegi, sono saltati processi importanti, come quello a Cecchi Gori.

Da: “Lo Stato manda sul lastrico i precari della giustizia” di RAPHAËL ZANOTTI, apparso oggi su “La Stampa”

Ovvero: in Italia la mafia ha conquistato il potere ed ora se la prende con i suoi avversari di sempre (Giudici e Poliziotti) colpendoli là dove sono più vulnerabili (nello stipendio da cui dipendono per sopravvivere insieme alle loro familie).

Credo che sia ora di far sapere a mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti che siamo qui e che li contrasteremo in ogni modo possibile, non importa dietro quale facciata istituzionale si nasconderanno.

Alessandro Bottoni

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