La verità sulle Intercettazioni

Per fortuna che c’è ancora Repubblica:

“Meno di 30 mila gli intercettati. I numeri reali smentiscono (pesantemente) la versione di Berlusconi. Il dato ufficiale diffuso dal ministero di Grazia e giustizia indica in 132.384 i “bersagli intercettati”. Ma – attenzione – non sono persone e non sono case. Ogni “bersaglio”, nel gergo usato da chi le intercettazioni le fa, corrisponde ad un numero di telefono. Dunque, spiega Elio Cattaneo della Sios, una delle società d’intercettazioni più attive, “se si conta che un italiano medio dispone di un telefono cellulare personale, più uno aziendale, più uno fisso a casa,

più parenti stretti eccetera, noi calcoliamo che intercettare una persona vuol dire mettere sotto controllo un numero di 5,3 telefoni/bersaglio. Inoltre, se si intercetta uno straniero o un mafioso che delinque utilizzando anche telefoni esteri, la media bersagli che riguardano uno stesso soggetto sale a dieci, dodici”.

Quindi, se si fanno come alle elementari i conti che Silvio Berlusconi e il centrodestra, decisi ad affossare questo strumento d’indagine, non hanno fatto, il risultato è all’opposto dei milioni di “ascoltati”. Prendiamo le persone che abitano in Italia: circa 60 milioni. Le dividiamo per i 132.384 bersagli, divisi a loro volta per una media di circa 5 telefoni a bersaglio: il risultato porta (siamo larghi) a circa 27 mila persone intercettate, vale a dire, lo 0,045%, una persona ogni 2.200 abitanti. Secondo l’avvocato e senatore Luigi Li Gotti, gli intercettati sono ancora meno, tra i 20 e i 23mila. “E’ più facile vincere al lotto che essere ascoltati”, continua l’imprenditore brianzolo Cattaneo.”

Dodici euro al giorno. “I costi delle intercettazioni sono altissimi, non ce li possiamo permettere”, tuonano sempre dal centrodestra. Invece, tenere sotto controllo oggi il telefono di un narcotrafficante “costa circa 12 euro al giorno di media per telefono, mentre pedinarlo – spiegano gli esperti – significa impiegare almeno sei uomini, mandarli in trasferta, spendere in benzina e alberghi”. E dunque, secondo un esperto dell’antimafia, il costo sarebbe di circa 2.500 euro al giorno.

Ma la parte più interessante per i lettori (e ben nota agli addetti ai lavori) è quella relativa ai pagamenti:

“Centocinquanta società strutturate. Oggi in Italia, nel settore delle “cimici” elettroniche e delle deviazioni dei flussi telefonici e informatici, esistono quasi 150 società ben strutturate. Le più solide aziende del settore sono “nascoste” tra Milano, Lecco e Como (come Area, Rcs, Sio e Radiotrevisan), più c’è la Innova di Trieste: da sole hanno assunto a tempo indeterminato circa 400 dipendenti e avevano fatturati che superano i 30 milioni. Una cinquantina di società, da due anni, si sono riunite nell’Iliia, con sede a Milano. Se si contano però anche gli ex marescialli che entrano nel settore quando vanno in pensione, o tantissimi sub-appaltatori, si arriva a circa 400 partite Iva. I dipendenti assunti regolarmente in Italia da queste ditte superano quota mille. Se si fermano loro, si fermano le intercettazioni.

E il ministro Alfano non paga il conto. Nel 2006, con l’idea di tenere maggiormente sotto controllo i conti dello Stato, il centrosinistra toglie alle Poste il compito di “fare da banca” allo Stato. Da allora, per farsi pagare le fatture dei lavori svolti, le varie società d’intercettazione devono presentare il conto non più agli uffici postali, ma direttamente a Roma, al ministero di Grazia e giustizia: dov’è nel frattempo arrivato dalla Sicilia Angiolino Alfano, ex segretario di Silvio Berlusconi.

E il ministero che fa? “Fa né più né meno come quei clienti che fuggono dal ristorante dopo aver mangiato: non paga il conto”, spiegano dall’interno di queste società. Nell’autunno 2008, ormai strangolati, le aziende d’intercettazione mandano i loro amministratori a Roma: “Non arriviamo alla fine del mese, se non ci pagate chiudiamo, licenziamo, buttiamo a mare indagini delicatissime”.”

Ed ancora:

“Quindi, ricapitoliamo i conti: 450 milioni di debito sino al 2008, più 250 di debito nel 2009, meno 120, meno ancora 100, porta a un totale di 480 milioni: è ancora questo, al 31 dicembre 2009, il debito Iva compresa che lo Stato ha nei confronti di queste società. Come può dunque il ministro vantarsi di aver “onorato” il debito? Dalla Sios di Cantù, il titolare ieri protestava, amareggiato: “Uno lavora una vita e poi vede la sua inventiva e le sue energie buttate a mare solo perché la politica ha deciso di fare la guerra ai magistrati e così, per colpire loro, calpesta noi e i nostri diritti. Al ministero sanno che se non ci fossero le risorse personali di noi imprenditori, e le banche che ancora ci sostengono, saremmo già chiusi. E così ci sarebbero zero intercettazioni, senza nemmeno il bisogno della legge-bavaglio”.”

Da “Ecco l’Italia delle intercettazioni sotto ascolto solo 26mila persone” apparso su Repubblica oggi.

Ma, nonostante tutto questo, e molto altro:

“il sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it, vede il Cavaliere confermare quel 41% di fiducia su cui si era attestato un mese fa.”

e persino:

“Perde una posizione, invece, il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Schierato in prima fila per far diventare legge il ddl intercettazioni, il Guardasigilli scende al 59%, affianvando il ministro dell’Interno Roberto Maroni.”

“Se un mese fa coloro che avevano fiducia nel governo erano il 35%, oggi sono il 37%. In calo di 4 punti percentuali quelli che rivelano di non gradire le mosse dell’esecutico: dal 65 al 58%. ”

Da “Berlusconi ai minimi storici ma l’opposizione resta al palo” apparso su Repubblica oggi.

Berlusconi gode ancora del 41% di consensi, Alfano del 59% e l’intero governo del 37%. E qui si tratta di un rilevamento statistico effettuato da una società privata, non delle elezioni politiche. Non ci si può nascondere dietro agli effetti del voto di scambio e dei ricatti. Agli italiani piace DAVVERO questa accozzaglia di delinquenti!

Evidentemente, in Italia il numero dei delinquenti ha ormai superato (e di molto) quello delle persone oneste e quindi NON si può più fare affidamento sui normali meccanismi della democrazia per far valere le leggi (e per varare delle leggi “giuste”). A noi poveri fessi (quelli che ancora credono nello Stato e nelle Leggi, appunto) non resta che scappare, prima che questi squali riescano ad azzannarci.

Alessandro Bottoni

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