Open & Closed

Un commento di Giulio Cesare Solaroli (uno dei creatori di Clipperz) ad un mio articolo sull’iPad mi offre l’occasione di parlare del rapporto che secondo me dovrebbe esistere tra software Open e Closed.

C’è (e ci deve essere) posto per tutti

Diciamo subito che c’è sicuramente posto per tutti sul mercato. A fianco di milioni di utenti soddisfatti di OpenOffice e di Linux ci sono anche miliardi di utenti altrettanto soddisfatti di MS Office e MS Windows.

Va bene così. Deve essere così. Se non fosse così, saremmo di fronte ad un problema molto serio di democrazia e di libertà.

Deve essere così anche nel mondo aziendale e nella Pubblica Amministrazione. Anche gli utenti professionali devono essere liberi di scegliere ciò che ritengono più adatto alle loro esigenze.

Molto semplicemente, ci sono situazioni in cui risulta vincente la scelta Open ed altre in cui è vincente la scelta Closed.

Tuttavia, è innegabile che il mondo stia andando verso una sempre maggiore diffusione del software Open Source. Questo sta avvenendo per ragioni molto precise che è bene tenere presenti.

Il posto dell’Open Source

L’Open Source (OS) è una scelta praticamente obbligata in tutti i casi in cui il software rappresenta la piattaforma a cui si appoggia qualcos’altro. Maggiore è l’investimento (non solo economico) che si fa su questo “qualcos’altro” e maggiori sono i vantaggi che derivano dalla scelta Open.

Nel dettaglio, i casi in cui l’Open Source dà il meglio di sé sono i seguenti.

  1. I sistemi operativi. Non sto nemmeno a spiegare il perchè e mi limito a citare l’esempio dell’eterna lotta Windows/Linux.
  2. I programmi server, come Apache e Jboss ma anche come MySQL e PostgreSQL. Dipendere dal fornitore su questi temi in generale non è una buona idea, sia per ragioni di costo che di flessibilità nell’uso delle licenze (si veda Oracle).
  3. Le librerie, come .NET, Java, Qt, etc. In tutti questi casi, ciò che rende invincibile l’OS è proprio la disponibilità dei sorgenti (che permette di verificare problemi sottili e di capire meglio il codice).
  4. Le piattaforme software, come Eclipse e NetBeans (NON sto parlando degli editor ma delle piattaforme su cui sono basati). Solo una piattaforma di base che sfugge al controllo di chiunque può allettare degli investimenti privati in questo settore.
  5. Gli editor di ogni tipo, dai wordprocessor agli editor grafici ai CAD. I programmi OS possono essere passati liberamente agli altri utenti insieme ai relativi documenti e questo elimina alla base qualunque problema di compatibilità.

Il posto del Closed Source

Il Closed Source (CS) è invece una soluzione quasi obbligata quando si deve fornire un programma complicato ad una piccola comunità di utenti, come avviene per diversi tipi di software scientifico e tecnico (Wolfram Research Mathematica, SPSS, etc.). Senza la soluzione CS, sarebbe impossibile fare degli investimenti adeguati sullo sviluppo di questo software e, d’altra parte, la comunità degli utenti non sarebbe in grado di produrre gli strumenti che le servono. Meglio quindi del software CS, chiuso e costoso, che nessun software.

Il caso del “personal software”

Come racconta lo stesso Giulio Cesare Solaroli nel suo commento, molti utenti decidono di utilizzare ugualmente hardware e software chiusi e propietari per le loro applicazioni personali. Un esempio classico è proprio lo iPhone, con il suo hardware corazzato e con il suo software particolarissimo. Nello stesso modo, molti appassionati di fotografia preferiscono (giustamente) Photoshop a The GIMP.

In questo caso, infatti, ha perfettamente senso utilizzare software proprietario (ed ha certamente senso produrlo) perchè non esiste nessuna delle controindicazioni che portano alla scelta dell’Open Source in altri settori. In particolare, non ha molto senso preoccuparsi della dipendenza dal fornitore (il famigerato “vendor lock-in”) perchè tanto esisterebbe comunque (per via dell’hardware specialistico utilizzato e/o di altri elementi che sfuggono comunque al controllo dell’utente). Oltretutto, grazie all’adozione di formati standard ed alla presenza di librerie di conversione, questo lock-in è sempre meno pesante.

Nonostante questo, anche nel settore “amatoriale” e personale il software OS sta guadagnando sempre più terreno. Ne sono testimonianza programmi come Audacity o come Blender. Questo avviene semplicemente perchè l’offerta di software OS è in continuo aumento e la sua qualità migliora a vista d’occhio.

Il software aziendale

Diverso è il caso del software aziendale, e non solo nelle applicazioni server che sono, da sempre, un dominio del software OS. Ormai, anche in applicazioni che non presentano le caratteristiche che rendono abitualmente irrinunciabile la scelta “open”, si tende ugualmente ad utilizzare software OS. Ad esempio, si sta diffondendo a vista d’occhio l’uso di OpenOfficeOrg, Firefox, Thunderbird e persino Linux.

La ragione di questa scelta è stata per molto tempo econonomica (il software OS è normalmente gratuito) ma ora sta diventando una questione di libertà e di comodità: niente licenze da tenere sotto controllo e da rinnovare, nessun problema di scambio di documenti con i partner (gli si dà anche il programma), niente aziende fornitrici da seguire, etc.

Oltre a questo, un contributo importante alla diffusione dell’OS è venuto dalla sicurezza: niente antivirus da acquistare, installare ed aggiornare, navigazione molto più sicura, etc.

Forse il Closed Source è condannato

Come avrete capito dalle note precedenti, secondo me sono ormai molto pochi gli ambiti in cui il software CS trova una sua vera ragione di esistere. Nella stragrande maggioranza dei casi, il software CS riesce a sopravvivere grazie soprattutto alla dipendenza psicologica degli utenti, creata nel corso degli anni precedenti da pesanti azioni di marketing e dall’uso continuato e diffuso.

Ad esempio, non ha più nessun senso acquistare delle licenze di MS Office. Da anni OpenOfficeOrg è in grado di fornire una soluzione molto più adatta al mercato e, ovviamente, sta rapidamente guadagnando ampie fette di mercato. Se MS Office è ancora sul mercato, è soprattutto grazie alla storica dipendenza psicologica degli utenti da esso. Sono veramente rari i casi in cui MS Office è realmente necessario a causa di una delle sue feature.

Comunità di utenti e comunità di aziende

Questa situazione sta diventando sempre più evidente mano a mano che le aziende imparano a fare comunità ed a farsi sviluppare software OS invece di acquistare software commerciale.

Già da anni i produttori di hardware, soprattutto nel settore delle appliance di rete e dei server, preferiscono finanziare Linux piuttosto che acquistare licenze commerciali (ad esempio di QNX). Date solo un’occhiata al software che gira sul vostro modem/router di casa per convincervene. Per fare un altro esempio, pensate ai molti Unix proprietari che sono stati “ammazzati” da Linux e da BSD. Pensate anche alle numerose versioni di Linux usate sui cellulari.

Insomma, questa logica “comunitaria” risulta quasi sempre vincente, sia per gli utenti individuali che per le aziende (e le PA).

Software come problema

In molti casi, il software è solo un problema che deve essere risolto per poter vendere un pezzo di hardware od un servizio. Per esempio, il sistema operativo di quasi tutti i sistemi, dal modem/router di casa, al personal computer, ai server ed alle appliance di rete (router e switch) è solo un problema che deve essere risolto per poter vendere l’hardware ed il software applicativo. Per questa ragione molte aziende preferiscono rendere Open Source i loro sistemi per sgravarsi dei costi di sviluppo e manutenzione, concentrandosi invece sul loro core business. Questa è la ragione per cui sono stati resi Open Source prodotti come BSD, OpenSolaris, Derby DB, Netscape/Firefox, Interbase/Firebird e via dicendo. Questa è anche la ragione dell’interesse per Linux e Android di molte aziende.

Nello stesso modo, al giorno d’oggi si rendono Open Source le piattaforme usate per creare e fornire servizi, da Ruby-on-Rails a Jboss, da EyeOS a Plone, a MediaWiki. In tutti questi casi, ciò che interessa è il servizio, non lo strumento usato per fornirlo.

Ovviamente, per l’utente questo diventa un graditissimo regalo che affonda molti, se non tutti, i prodotti commerciali dello stesso settore.

Conclusioni

Ci deve essere spazio per tutti ma, francamente, non mi sembra che il software CS abbia più molto da offrire. Anche scappando sui server, come SaaS (“Software as a Service”, cioè roba da “Cloud Computing”) difficilmente potrà sopravvivere a lungo al confronto con il modello di mercato, assai più vantaggioso, che offre il mondo OS.

Alessandro Bottoni

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