Lo Apple iPad, il Trusted Computing e gli iBooks formato ePub

Visto che se ne parla parecchio in rete, riporto qui di seguito il contenuto di un mio messaggio di ieri alla Mailing List del Partito Pirata Italiano.

Lo Apple iPad è una Trusted Platform

Si, lo iPad è una “Trusted Platform” e quindi, a differenza di quanto è avvenuto con iPhone, NON sarà in alcun modo craccabile.

La ragione di questo è presto spiegata: il processore Apple A4 che muove lo iPad è, in realtà, un SOC (System On a Chip) formato da vari elementi. Il suo componente principale è una CPU multicore ARM Cortex che, come ricorderanno quelli dei primi banchi, include al suo interno le funzionalità tipiche di un TPM (“Fritz Chip”) sotto forma di quella che viene chiamata tecnologia “TrustZone”.

Trovate i riferimenti del caso qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/Apple_A4

http://en.wikipedia.org/wiki/ARM_Cortex-A9_MPCore

http://en.wikipedia.org/wiki/ARM_architecture#Security_Extensions_.28TrustZone.29

Di TrustZone si sa pochissimo ma ne avevamo già parlato (molto male) anni fa, ai tempi de “La spina nel fianco”.

Il formato ePub e gli eBook di iBooks

Questo formato è Open Source ed è riconosciuto come standard ma… non impone nessuna scelta sull’uso di sistemi DRM da parte dei suoi utilizzatori. La sua “openness” può quindi essere (e verrà sicuramente) resa vana dall’uso di DRM proprietari. Apple non ha mai fatto scelte di apertura su questi temi.

Trovate le info del caso qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/Epub

Cosa significa tutto questo?

Significa che lo iPad è chiuso e corazzato. Non sarà mai possibile installarci sopra altri sistemi operativi (Linux), non si potrà installare altro software che quello permesso da Apple, non sarà possibile scambiarsi file coperti da copyright, saranno quasi certamente usati sistemi di protezione dalla copia (DRM) robusti e potenzialmente molto fastidiosi e via dicendo.

Insomma, quasi il peggio che io riesca personalmente ad immaginare in termini di libertà dell’utente e di rispetto dei suoi diritti.

Trovate le info del caso, riguardo alla tecnologia Trusted Computing, qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Trusted_computing

Se dopo aver letto l’articolo siete preoccupati e/o incazzati, vuol dire che avete capito il contenuto.

Comunque, anche in Italia c’è un’associazione che si oppone a questa tecnologia:

http://www.no1984.org/

Alessandro Bottoni

Comments
22 Responses to “Lo Apple iPad, il Trusted Computing e gli iBooks formato ePub”
  1. Athos scrive:

    Proprio oggi sono stato invitato ad iscrivermi ad una pagina su FB di entusiasti dell’iPad quello che è emerso è che non c’è assolutamente consapevolezza, limitandosi al suo utilizzo non si preoccupano di cosa faccia per conto suo, si limitano ad un utilizzo superficiale e molti di loro ben diffcilmente incapperanno in qualche inghippo, sicuramente non si sognano nemmeno che esistono altri sistemi operativi e si limitano a pagare per avere un servizio che potrebbero avere gratis se avessero più coscienza sociale e solo perché trovano la pappa cotta e scodellata, che poi sia poco digeribile non ne hanno sentore. Dopo alcuni miei interventi che chiedevano che gli utenti fossero almeno messi al corrente che acquistando l’iPad avrebbero sostanzialmente solo avuto in comodato l’atrezzo e non ne sarebbero mai davvero divenuti proprietari sono semplicemente stato cancellato, segno che non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Penso che anche tu ti sentirai un po’ come quegli predicatori che parlavano alle pecore sperando in una loro trasformazione ….. chissà pensi ci sia una minima possibilità?

    • Mah, temo di no. All’utente medio interessa poco la libertà. E’ abituato, da sempre, ad acquistare oggetti che utilizza opportunisticamente per quello che possono dare edi cui poi si libera quando arriva a scontrarsi coi loro limiti. Temo che non ci sia verso di sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi.

      In ogni caso, sembra proprio che Steve Jobs e Jeff Bezos (Amazon) stiano dando agli editori ciò che aspettavano per passare al digitale: una piattaforma a prova di bomba.

      Una ragione in più per restare fedeli alla carta stampata…

  2. kingofgng scrive:

    Creepy…. Dunque è questa la “magia” di Apple finalmente rivelata al mondo, la sua capacità di aver reso di pubblico dominio e perfettamente accettabile (perché iPad, per quanto sia un prodotto abbastanza castrato e inutile per gli utenti un pelino più evoluti venderà il solito sfracello di pezzi) la piattaforma Palladium….

    Quasi mi fa paura ammetterlo, ma a questo punto tanto vale tenersi stretti Microsoft e la sua politica del “vedo/non vedo” che non prevede ancora la blindatura definitiva di Windows a parte per i software che lo prevedano espressamente….

  3. JaKaiser scrive:

    Però vorrei chiedere “e quindi?”
    Non vi piace l’iPad? Chi vi obbliga a comprarlo? Non vi piace iTunes? Usate Rythmbox. Non vi va giù Apple? Comprate dei normali assemblati.
    Apple segue una strada chiusa e blindata. Affari suoi, eviteremo di comprare i suoi prodotti.
    Che altro c’è da aggiungere?

  4. WebDataBank scrive:

    Ho riportato l’ articolo all’ interno del mio NewsPortal, naturalmente con i dovuti credits del caso.
    Qualora ci fossero problemi a riguardo non esiti a contattarmi, provvedero’ alla cancellazione.
    Cordiali saluti
    WebDataBank

  5. Stivy scrive:

    Scusate, solo un’osservazione… anche se iPad o i futuri iPhone o altri prodotti Apple fossero blindatissimi, protetti da tonnellate di DRM, non scardinabili… perchè vi da fastidio? basta non comprare prodotti Apple e leggi del libero mercato faranno il resto, non vi pare?
    La vera libertà non è imporre ad un’azienda come costruire i propri prodotti, ma il poter scegliere di non acquistarli in favore di altri…

    • Per NON comprare un prodotto “contaminato” da tecnologie di questo genere bisognerebbe essere al corrente della contaminazione. Apple NON dice da nessuna parte quello che vi ho appena descritto qui. Per scoprirlo bisogna andare a rovistare tra le carte del suo fornitore (ARM) e ci vuole anche una bella formazione tecnica specifica per cavarne qualcosa di utile (provare per credere).

      Ovviamente, io evito di comprare mozzarelle di bufala contaminate da diossina, SE sono in grado di sapere che sono contaminate. Diversamente me le mangio e sorrido felice….

      Ti è chiaro adesso qual’è il problema?

      • HappyCactus scrive:

        Guarda, prima che iphone fosse aperto con il jailbreaking, era noto pur non essendoci alcuna nota nei manuali dell’iphone.
        Io credo che questo genere di “segreti” non sia poi tale (p.es. di fatto sulla ps3 è noto non poterci caricare su software pirata)…
        Il discorso diossina è fuorviante, con la diossina muori, con un ipad non aperto al massimo lo butti nel cestino…

  6. HappyCactus scrive:

    Condivido la preoccupazione e la convinzione che ci sia posto per linux in questo tipo di prodotto. Come sviluppatore di hardware e software, sotto linux (anche embedded) come per altre piattaforme, credo che di opportunità ce ne siano parecchie, soprattutto per quelle aziende piccole che possono fornire un bel po’ in termini di innovazione ed idee. Linux è stato, ed è tutt’ora, una vera rivoluzione nonché un’opportunità senza precedenti. Certo la “community” deve svegliarsi, e parecchio.
    Eccepisco però su quanto detto relativamente al ruolo dell’utente in questo discorso.
    Purtroppo è il limite assoluto della “community” linux, cioè ragionare che è l’utente a sbagliare, a dover svegliarsi dal torpore bovino che gli impone una scelta di moda senza guardare agli aspetti più profondi e filosofici. E’ linux che dovrebbe farsi più appetibile, rendersi utilizzabile anche dall’utente che a mala pena sa accendere l’iphone e usa 3 funzioni in croce. Finché non verrà cambiata la prospettiva, linux rimarrà sempre un prodotto di nicchia[1] e l’utente (cui mai e poi mai fregherà nulla di discorsi come libertà di espressione, di scelta, ecc…) andrà dove va la massa.
    All’utente, e permettetemi di dire, giustamente, non frega nulla se quello che compra è linux o windows o sarcazz, l’importante è che faccia quello che deve fare (inteso anche “esser figo”, che è una funzione se pur indiretta)…

    [1] Nel settore telefoni/mp3…

  7. JaKaiser scrive:

    Per lo stesso motivo potrei far osservare che abbiamo un parco di hardware potente e generico che impedisce di far girare applicazioni non di terze parti. E sono:

    – Xbox/ Xbox 360
    – PlayStation 1/2/3
    – Nintendo Wii
    – Nintendo DS
    – Il vetusto Sega Dreamcast

    Si tratta di macchine alle volte davvero potenti. Eppure, per poter far girare un’applicazione bisogna modificare l’hardware inserendo elementi che aggirino i sistemi di protezione (più o meno come il Jailbreak di iPhone). E’ vero, per PS2 e 3 è possibile installare Linux… ma senza avere accesso a tutte le features della macchina.

    Al che io domando: come mai solo iPad e iPhone sono così additati come piattaforme chiuse? Le console non lo sono forse di più? Se vale il discorso “io la console la compro per giocare” allora vale anche il “io l’iPad lo compro per avere un tabled con questo hardware e questo software”

    • kingofgng scrive:

      Il discorso fila. Ma solo in apparenza: le console videoludiche sono da sempre “blindate” e dedicate all’unica cosa che devono saper fare bene, e cioè far girare videogame col minimo dei problemi per l’utente.

      I prodotti di casa Jobs vengono al contrario venduti come esempi di elettronica di consumo “illuminata”, “rivoluzionaria” e capace di liberare l’utente fornendogli strumenti innovativi per giocare/divertirsi/eccetera.

      Tutte balle, naturalmente, perché basta farsi un giro su un sito web un minimo frequentato o provare a installare un software che davvero ci “libererebbe” sulla piattaforma super-blindata di Cupertino per scoprire i pesanti limiti del sistema (la scusa degli standard per il mancato supporto a Flash è una cazzata megagalattica e una presa in giro degli utenti, per come la vedo io) e far venire le paturnie all’occhiuto ipervisore integrato nell’hardware…

      • JaKaiser scrive:

        @kingofgng
        > le console videoludiche sono da sempre “blindate” e dedicate all’unica cosa che devono saper fare bene, e cioè far girare videogame col minimo dei problemi per l’utente

        La Playstation 3, però, possiede un eccezionale processore Cell che è stato utilizzato anche per realizzare cluster di calcolatori. Il fatto che siano “da sempre blindate” significa che da sempre è stato negato l’accesso a questa potenza a basso costo. Ricordiamo tutti che la prima XBOX era un PC con un bel case-modding :)

        > I prodotti di casa Jobs vengono al contrario venduti come esempi di elettronica di consumo “illuminata”, “rivoluzionaria” e capace di liberare l’utente fornendogli strumenti innovativi per giocare/divertirsi/eccetera.

        Per contro, GNU/Linux fornisce un robusto sistema server. Ma se guardiamo nel lato desktop, vediamo che iniziamo a vacillare se proviamo a andare oltre la sequenza Browser, Documento di Testo, Email. Montare un video, gestire audio o aggiungere una webcam mi era quasi impossibile su Ubuntu (a patto di ricompilare kernel, modificare file di configurazione con VIM, ecc.)

        > perché basta farsi un giro su un sito web un minimo frequentato o provare a installare un software che davvero ci “libererebbe” sulla piattaforma super-blindata di Cupertino per scoprire i pesanti limiti del sistema

        YouTube lo vedo, Skype funziona e i siti visualizzati con Safari obbediscono agli standard. Se apriamo con Safari i test acid2 e acid3 otteniamo risultati superiori a Firefox. Questo perché il cuore di safari è webkit, riconosciuto come il migliore motore HTML disponibile.
        Quali sarebbero queste “applicazioni che davvero di libererebbero”?

    • lucapost scrive:

      Un pò OT, è abbastanza fresca, ma forse a qualcuno è scappata questa notizia sulla PS3: http://geohotps3.blogspot.com/2010/01/heres-your-silver-platter.html

      LP

  8. kingofgng scrive:

    @JaKaiser

    >> La Playstation 3, però, possiede un eccezionale processore Cell che è stato utilizzato anche per realizzare cluster di calcolatori.

    Vero. Rimane il fatto che Cell è una tecnologia terza rispetto alla PS3, realizzata con il contributo congiunto di Sony, IBM e Toshiba. Cell lo usano anche per controllare gli armamenti dei carri armati di nuova generazione o nei dispositivi medici, se è per questo. La sua presenza sulla PS3, anche se fortemente voluta da Sony, è incidentale.

    >> Quali sarebbero queste “applicazioni che davvero di libererebbero”?

    Le applicazioni che “ti liberano” sono quelle che servono a te e a te soltanto. Il web è grande e vario come lo è l’umanità, quindi non saprei quale paradigma universale indicare perché tale paradigma in sostanza non esiste e non può esistere. Per dire, a memimportanasega di YouTube ma senza Flash non posso accedere all’ActivePaper di Olive Software con cui leggo comodamente on-line la mia copia giornaliera de “il Fatto Quotidiano”.

    >> YouTube lo vedo, Skype funziona e i siti visualizzati con Safari obbediscono agli standard. Se apriamo con Safari i test acid2 e acid3 otteniamo risultati superiori a Firefox. Questo perché il cuore di safari è webkit, riconosciuto come il migliore motore HTML disponibile.

    Buttshit :-P Su iPhone/iPad non c’è flash quindi YouTube NON lo vedi. End of the story. Della scusa degli standard additata da Apple (in realtà si fa solo i fatti suoi e basta, almeno questo dovrebbe essere ben chiaro nella mente di tutti) mi frega zero. Io voglio i miei servizi e i miei siti. Non me li dati? Non mi interessi. E una tale situazione di scarsa “illuminazione” della consumer electronic di Cupertino (nonostante l’advertising e la ripetizione ossessiva compulsiva di Jobs di parole come “awesome”, “terrific”, “revolutionary” durante la presentazione di iFail) è resa ancora peggiore dall’implementazione di quell’auto-blindo informatico che è Palladium.

    • AranBanjo scrive:

      Veramente su iPhone youtube ha la sua specifica applicazione, ergo i video si vedono.

    • JaKaiser scrive:

      @kingofgng
      > iPhone/iPad non c’è flash quindi YouTube NON lo vedi
      YouTube lo vedi eccome. Assieme al dispositivo è presente in boundle un’applicazione apposta per vederlo. Inoltre YouTube ha iniziato la transizione a HTML5 e gli unici browser che supportano il formato H.264 utilizzato sono Safari e Chrome.

      > senza Flash non posso accedere all’ActivePaper di Olive Software con cui leggo comodamente on-line la mia copia giornaliera de “il Fatto Quotidiano”.
      Nessun problema: c’è sempre l’App apposta per iPhone (http://www.iphoneitalia.com/tag/il-fatto-quotidiano)

      >Non me li dai? Non mi interessi.
      Appunto. Allora perché prendersela tanto contro iPad/iPhone se sappiamo che hanno questi problemi? Piuttosto, se le tue esigenze son diverse e vuoi comunque un dispositivo open c’è l’ottimo N900 di Nokia che (detto tra noi) è una piccola macchina da guerra :)

      Provo a riassumere il mio pensiero King, che forse abbiamo divagato tutti e due. Apple è un’azienda e fa le sue scelte commerciali. I suoi dispositivi possono piacere come non piacere. Fortunatamente delle alternative a Apple ci sono, quindi ci si può prendere il lusso di ignorarla. Abbiamo la libertà di scegliere cosa comprare come loro hanno la libertà di fare quello che vogliono dei loro prodotti.
      Penso che sia stata molto più discutible Google ad aver realizzato YouTube con un HTML5 che usa H.264 che è un formato chiuso. Non sarà possibile realizzare un browser libero “HTML5 compilant” se si usano formati chiusi come H.264.

  9. AranBanjo scrive:

    Che sia una piattaforma blindata è solo un problema di Apple.
    Le persone che acquisteranno questo prodotto non sono interessate al fatto che sia “TPM” o meno ma vogliono un iQualcosa che si accenda e permetta di fare quello che è stato promesso.
    Personalmente ho un iPhone 3G e non l’ho “sprotetto” perché non ne vedo obiettivamente la necessità: telefono; invio sms; invio posta; acquisto le applicazioni che reputo valide e al massimo uso le tante applicazioni free.
    La gente capirà che non può piratare gli eBook? Inizierà a girare la voce e probabilmente qualcuno non acquisterà l’iPad.
    Non si può sostituire il sistema operativo? E chi si prende oramai la briga di farlo? A suo tempo avevo provato, più per curiosità che per altro, a mettere linux su un palmare HP che aveva windows ce. Utilità? Zero, se non l’aver smanettato per divertimento.
    E’ chiuso e corazzato? Amen! Non si compra. Resta a scaffale. Sarà il fallimento di Apple.

    • JaKaiser scrive:

      E come fai alla tentazione di far girare Apache su iPhone? :D (scherzo)

    • HappyCactus scrive:

      Penso che questo sia il punto di vista pratico più condivisibile.
      C’è da dire che fosse solo per apple, non sarebbe affatto un problema. Abbiamo visto oggi come un’azienda con la posizione dominante quale microsoft è ben lungi dal poter dettar regole, anzi. Il mercato, indignato per certe scelte, è stato in grado di farla sterzare.
      Apple è ben lungi da aver quell’egemonia che aveva e ha microsoft, quindi mi preoccupa poco.
      Che dire però se sempre più produttori aderissero al TPM? Esagero, ma che dire se TPM diventasse obbligatorio per legge?
      E’ mio parere comunque che, finché ci sarà spazio per un mercato “senza TPM”, ci saranno produttori disposti a inventare qualcosa senza di esso.
      E’ il bello/brutto del libero mercato.

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