Una legge per oscurare i siti violenti?

Non è certo un segreto che Silvio Berlusconi NON mi sia per niente simpatico. Tuttavia, quello che gli è successo l’altro ieri (vedi “Berlusconi aggredito a Milano“) NON mi è piaciuto.

Non è solo una questione “tecnica”, legata al fatto che NON è nè necessario nè accettabile usare la forza per affermare le proprie opinioni all’interno di un sistema democratico come il nostro. È anche (o soprattutto) una questione umana.

Un’aggressione di questo genere produce danni evidenti, anche se non compromette le funzionalità vitali. Sono sicuro che da almeno 36 ore Berlusconi si sta guardando allo specchio provando pietà per le condizioni del proprio viso. Questa è una situazione in cui nessun essere umano dovrebbe MAI essere ridotto.

Inoltre, posso solo immaginare il dolore che provano i suoi figli nel vederlo in queste condizioni. Anche questa è una situazione in cui nessun essere umano dovrebbe MAI venirsi a trovare.

Detto questo, devo anche dire che non mi piace il modo in cui i “colonnelli” di Berlusconi stanno sfruttando questa occasione per accusare l’opposizione (cioè noi) di “odio” e per proporre l’ennesimo giro di vite sulla libertà di espressione. Vedete al riguardo questi articoli:

Maroni: pronti ad oscurare siti.

Maroni, pugno duro su Facebook

Mantellini: Vento dell’est.

Esistono già da tempo (praticamente da sempre) delle leggi che puniscono l’apologia di reato e l’istigazione al delinquere e vanno sicuramente fatte rispettare. Non è solo una questione “tecnica” (“legale”, di rispetto delle leggi) ma anche una questione di sostanza.

Chiunque esponga le proprie opinioni ad un pubblico di sconosciuti deve mettere in conto il fatto che le sue parole possono effettivamente spingere qualcuno all’azione. Se con le proprie parole si spinge il pubblico ad aggredire gli avversari, ci si trasforma nei mandanti di un possibile, magari anche grave, atto di violenza.

Questo è un fatto ma, come ho già detto, esistono da decenni le leggi necessarie ad arginare questo fenomeno ed a punire i colpevoli. NON c’è nessun bisogno di nuove leggi. Soprattutto, non c’è nessuna ragione di emanare nuove leggi repressive ORA.

Il dissenso che ormai travolge Silvio Berlusconi e la sua maggioranza è pienamente meritato. É il frutto di oltre 15 anni di menzogne, di comportamenti scorretti, di aggressioni verbali nei confronti degli avversari, di arroganza, di volgarità e di avidità. Questo dissenso non può essere zittito con nuove leggi “ad hoc”.

Meno che mai può essere affrontato con trucchetti infantili come quelli di cui si è avuta notizia in questi giorni. Ieri notte, col favore delle tenebre, qualcuno ha cambiato nome ad alcuni popolosi gruppi di Facebook trasformandoli abusivamente in gruppi di sostegno a Silvio Berlusconi, senza che i loro membri ne fossero al corrente e senza che avessero modo di esprimere la propria opinione. Vedi al riguardo questo articolo:

Facebook, il giallo dei gruppi pro Berlusconi nati in una notte trasformando altre pagine.

Queste operazioni, degne della peggiore scuola di controinformazione, hanno solamente fatto imbestialire gli utenti di questi gruppi, tra cui molti (ormai ex) elettori dell’attuale maggioranza.

Ormai la diga RAISet si è rotta. Il dissenso non può più essere contenuto o nascosto. Silvio Berlusconi e la sua maggioranza possono solo rassegnare a sloggiare.

Alessandro Bottoni

PS: in ogni caso, voglio proprio vedere la Polizia Postale alle prese con 18.000.000 di siti web da oscurare, sotto lo sguardo attento della Comunità Europea, di Amnesty International e di mille altri organismi di vigilanza che non sono sotto il controllo dell’attuale governo. Tutto questo senza considerare che ormai il 70% del traffico “interessante” non passa più dal web ed una percentuale significativa non passa nemmeno più da Internet.

Comments
2 Responses to “Una legge per oscurare i siti violenti?”
  1. Bic Indolor scrive:

    “PS: in ogni caso, voglio proprio vedere la Polizia Postale alle prese con 18.000.000 di siti web da oscurare, sotto lo sguardo attento della Comunità Europea, di Amnesty International e di mille altri organismi di vigilanza che non sono sotto il controllo dell’attuale governo. Tutto questo senza considerare che ormai il 70% del traffico “interessante” non passa più dal web ed una percentuale significativa non passa nemmeno più da Internet”.

    Scusa alessandro, ma sono molto perplesso. Passi per quel 70% di traffico che non passa più dal web, ma cosa vorresti dire con “una parte significativa (del traffico che definisci “interessante”) non passa nemmeno più da internet?
    Netsukuku? progetto defunto.
    Anonet? Per molti è solo un detergente per le parti intime.
    Scambiarsi file via bluetooth? un’involuzione, come 20 anni fa ci si scambiava i CD.
    Mah…

    • Alludo molto semplicemente all’abitudine di collegarsi tra due o più utenti direttamente via Wi-Fi, usando un normale router Wi-Fi casalingo (anche NON collegato alla rete telefonica) come nodo comune. Grazie alla portata delle attuali schede radio (centinaia di metri, a volte anche con muri in mezzo) in ambienti urbani affollati come quello in cui vivo sta diventando il modo più semplice di creare una rete indipendente da Internet e scambiare tutto ciò che si vuole nell’assoluta certezza di non poter essere intercettati (anche solo per “beccare” la sorgente radio bisogna ricorrere alla triangolazione…). Basta un po’ di hardware (due schede Wi-Fi su ognuno dei PC che fanno da bridge tra le sottoreti) e di conoscenze tecniche di networking per espandere questa struttura embrionale fino a creare reti di reti con centinaia di utenti, senza i limiti tecnici delle reti P2P.

      Ovviamente, esistono dozzine di altri modi di fare la stessa cosa usando altre reti: UMTS/HSDPA/etc (non semplice ma c’è già chi sta studiando il problema)., bluetooth (lento ma… mica sempre si deve scambiare un film in HD), Wi-MAX/Hyperlan (riservato ai più “cool”, per il momento), etc. La regola è semplice: non passare da nodi che non siano sotto il controllo dell’utente. Limitarsi a comunicazioni punto-punto e/o limitarsi a passare attraverso switch/router/DNS che siano sotto il controllo degli utenti. L’applicazione pratica può non essere banale in alcuni casi ma il principio di base dovrebbe essere ormai chiaro.

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