L’anno degli ebook

Insomma, sembra che questa sia la volta buona. A giudicare dall’esplosione dell’offerta di ebook ed ebook reader, il 2010 potrebbe essere l’anno dei libri digitali. C’è da esserne felici?

Vediamo…

Roba vecchia

Gli ebook sono roba vecchia, molto vecchia. Hanno avuto una ragione di esistere solo per un breve periodo di tempo compreso tra la nascita del formato PS, nel 1982, e la nascita di Wikipedia, nel 2001. Ora non hanno più senso. Almeno, non ce l’hanno per le applicazioni che si vorrebbero affidare a questi lettori.

Il formato PDF, che è alla base della attuale generazione di ebook, sfrutta un’opportunità tecnica che era evidente almeno da quando esiste il formato PostScript (1982) o quello Tex (1978), cioè quella di usare i computer non solo per eseguire calcoli e per fornire servizi ma anche per pubblicare e distribuire documenti (di testo, contenenti immagini e altro materiale grafico). Francamente, è difficile pensare che qualcosa di così antico e di così ovvio possa essere considerato “innovazione”.

L’invenzione del linguaggio HTML e la conseguente nascita del World Wide Web, nel 1991, hanno assestato il primo duro colpo agli ebook. Da quel momento è diventato chiaro che non c’era nessuna ragione di impaginare un documento digitale come se fosse un documento cartaceo e di distribuirlo nel mondo digitale imitando il mondo fisico dei giornali. Non c’era nessuna ragione di fare propri tutti i limiti e tutte le complessità di un mondo ormai superato. Un sito web è immensamente più semplice e più veloce da aggiornare e questo fa la differenza in un mondo, quello dell’informazione, in cui la tempestività è la chiave del successo.

Tuttavia, al World Wide Web per molti anni è mancato un meccanismo per “riempire” di contenuti questo immenso e potentissimo contenitore. Per molti anni si è stati costretti ad acquistare libri e giornali semplicemente perchè chi deteneva le informazioni (gli editori e gli autori) non le rendeva disponbili attraverso questo mezzo. Questa situazione ha avuto termine, con sollievo di tutti gli utenti, subito dopo la nascita di Wikipedia, nel periodo 2001 – 2005. Al giorno d’oggi è impensabile nascondere le informazioni di cui si è in possesso. Non essere sul web, e su Wikipedia, significa non esistere. Significa essere morti, o mai nati.

L’informazione nel XXI secolo

Nel XXI secolo, i contenuti si pubblicano sul World Wide Web, dove chiunque può raggiungerli, nel loro stato di massimo aggiornamento, da qualunque punto del globo ed in qualunque momento, senza che si corra il rischio di “perderli” (i siti sono tutti duplicati su vari server, ormai). Si pubblica sul web anche per poter sfruttare l’immensa popolazione di co-autori, revisori, editor e grafici che è disponibile a lavorare attorno ai progetti più significativi.

Cambia il software e la logica di pubblicazione ma il mezzo resta il web. C’è chi preferisce il (quasi) completo anonimato di Wikipedia, chi preferisce (o deve usare) uno strumento fortemente controllato come Citizendium, c’è chi cerca la soddisfazione del riconoscimento autoriale di Google Knol ma la sostanza resta la stessa: al giorno d’oggi si pubblica (quasi) solo sul web.

Gli ebook, sia gratuiti che commerciali, sono sempre più una soluzione di nicchia dettata o da una mancata comprensione dei meccanismi editoriali e commerciali del web o dalla risibile volontà di proteggere l’ormai l’inproteggibile diritto d’autore. Questa è proprio la forza motrice che spinge soluzioni come quelle proposte da Amazon e da altri operatori. Ebook concepiti NON certo per andare incontro all’utente ma piuttosto per impedirgli (via DRM) di diventare esso stesso uno sgradito concorrente del distributore ufficiale.

Se si volesse andare incontro all’utente, si pubblicherebbero quei testi su un sito web, in forma gratuita o commerciale, non li si distribuirebbe certo sotto forma di file crittografato leggibile solo con appositi programmi o persino solo con appositi dispositivi hardware.

Non solo hardware

Uno dei maggiori “peccati” di questa politica di distribuzione, infatti, è quello di voler legare il consumo di questi testi all’acquisto di un apposito (blindatissimo) lettore come il Kindle di Amazon e prodotti simili.

Francamente, non ha nessun senso acquistare uno di questi dispositivi. Ormai quasi tutti i cittadini dispongono di un PC, desktop o portatile, che possono usare per leggere file di questo tipo. Anche per quelli che non ce l’hanno ha comunque molto più senso acquistare un PC “general purpose” che un dispositivo come il Kindle che, per sua stessa natura, può essere usato (quasi) solo per leggere file simil-PDF.

Non è certo un caso che Amazon si sia finalmente decisa, proprio in questi giorni, a rilasciare un programma per PC (solo per Windows…) che può essere usato per leggere i suoi ebook.

Questa mossa (tardiva) non potrà però salvare gli ebook di Amazon dal sostanziale disinteresse dei lettori.

Formati aperti

Una delle ragioni per cui è facile prevedere che i lettori continueranno a comprare e leggere libri su carta (o siti web, o file PDF non cifrati) al posto degli ebook di Amazon e di Barnes&Noble sono i DRM.

Acquisto un ebook da Amazon e…:

  1. Non posso prestarlo a nessuno perchè il sistema DRM del lettore mi impedisce di trasferirlo su un altro dispositivo.
  2. Non posso nemmeno farmi una copia di backup, leggibile dagli strumenti che, inevitabilmente, prima o poi rimpiazzeranno il Kindle.
  3. Se Amazon decide che ha fatto male a vendermelo, me lo può persino cancellare dal dispositivo via radio, senza che io possa intervenire e senza restituirmi i soldi!!! Può sembrare una follia ma è già successo: http://punto-informatico.it/2687349/PI/Brevi/prof-ebook-mi-ha-mangiato-compiti.aspx .

No, francamente non ci siamo. A questo punto preferisco procurarmi una copia “pirata” su eMule (e NON mi sento minimamente in colpa per il danno economico che produco a simili imbecilli e simili delinquenti con questa mia azione).

Ma anche senza i DRM il problema non sarebbe comunque risolto. Acquisto un ebook (non cifrato) da Amazon o da Barnes&Noble e…:

  1. Lo posso leggere solo sul loro lettore.
  2. Lo posso leggere (solo da pochi giorni) solo su un PC Windows (!).
  3. NON lo posso leggere su Mac.
  4. NON lo posso leggere su Linux.
  5. NON lo posso leggere da nessun’altra parte.

No, non ci siamo neanche così. La mia copia pirata in un formato standard (TXT, PDF, PS, etc.) resta comunque molto più versatile, fruibile ed appetibile.

L’insostenibile difesa del copyright

Se riflettete un attimo su ciò che avete appena letto vi diventerà evidente un fatto inquietante: il maggior nemico del copyright, al giorno d’oggi, è… la strenua difesa del copyright portata avanti da una generazione di operatori che vive ormai fuori dalla realtà.

È proprio la loro pretesa di “proteggere” i contenuti dalla copia abusiva a creare quei problemi di approvvigionamento e di utilizzo che spingono gli utenti a creare e distribuire copie pirata.

Si sa da tempo che quando l’utente ha il modo di procurarsi legalmente (e ad un prezzo ragionevole) un prodotto preferisce acquistarlo piuttosto che rubarlo. Eppure, questa gente continua a creare delle tali barriere alla fruizione legale dei contenuti da costringere l’utente a cercare altre vie di approvvigionamento.

Questa sta diventando anche la principale ragione per cui gli autori emergenti (soprattutto musicali e letterari) si tengono alla larga dagli editori “vecchia maniera”. Per questi giovani autori è molto meglio essere vittima della cosidetta pirateria che restare sconosciuti a causa di una politica di distribuzione troppo miope e restrittiva.

Miopia Ministeriale

Come era facilmente prevedibile, in cima alla lista delle persone miopi ed incapaci di separarsi dal proprio “tessoro” ci sono gli editori di libri scolastici ed i ministri che danno loro corda.

L’attuale progetto di “digitalizzazione” dei libri scolastici (avviato una decina di anni fa dall’allora ministro DS Luigi Berlinguer e portato avanti senza sostanziali modifiche da tutti i ministri che lo hanno seguito) prevede SOLO ebook. Ovviamente, solo ebook CIFRATI.

Si tratta, ovviamente, di salvare in extremix un settore editoriale che è per sua stessa natura destinato a scomparire, travolto dall’evoluzione tecnica. Se fino a qualche anno fa gli editori di libri scolastici svolgevano effettivamente un ruolo fondamentale per la nostra società (pur approffitando in modo vergognoso della loro posizione), con l’avvento del web, di Wikipedia e degli smartphone come lo Apple iPhone, la loro utilità sta diventando rapidamente nulla (con grande sollievo delle familie).

Tentare di riciclare questi editori cartacei come editori digitali è una operazione francamente risibile. Ciò che hanno da offrire (a caro prezzo) è già disponbile in forma gratuita, molto più aggiornata e molto più attendibile su Wikipedia. Non a caso i nostri figli copiano Wikipedia, non i libri di testo e non i siti dei loro editori.

In futuro la quantità di informazione disponibile sul web sarà sempre maggiore ed andrà a coprire le esigenze degli studenti di ogni ordine e grado, dalle elementari all’università. Per questi editori la fine è vicina e non basterà un Ministro della Pubblica Istruzione compiacente a salvarli.

Gente che vive nel XXI secolo

Per fortuna, però, c’è anche gente che vive nel XXI secolo e che si comporta di conseguenza.

Un bell’esempio è DIDASCA (http://www.didasca.it/). Questa scuola privata fornisce i suoi libri testo come articoli che vivono sul web, ospitati dall’ottima struttura di Google Knol:

http://www.didasknol.it/

http://knol.google.com/k

Un’altro ottimo esempio è (c’era da aspettarselo…) la casa editrice “il Mulino” (http://www.mulino.it/). Il suo progetto Darwin mette a disposizione delle università i primi 300 volumi pubblicati dalla casa editrice:

http://www.darwinbooks.it/main

Questo senza citare l’ormai stra-famoso Safari di O’reilly e C.:

http://my.safaribooksonline.com/ .

Insomma, è questione di tempo. La pressione esercitata sul mercato da queste persone (più intelligenti della media, a quanto pare) costringerà presto anche gli altri operatori del settore a pubblicare i loro contenuti in un modo ed in un formato che non costringano gli utenti a ricorrerere allo scanner e ad eMule.

La Britannica e la sopravvivenza

Per concludere, fatemi dire che per le case editrici tradizionali esiste un solo modo di sottrarsi alla estinzione: fare un “uso web” del materiale di cui sono in possesso. L’esempio dell’Encyclopedia Britannica (http://it.wikipedia.org/wiki/Encyclopedia_Britannica ) dovrebbe fare scuola.

Le case editrici tradizionali sono in possesso di enormi quantità di materiali che non possono più commercializzare (ai prezzi a cui sono abituati) su carta. Questi stessi materiali sono però una vera manna dal cielo per gli editori del web, sempre in cerca di contenuti con cui attirare i loro clienti.

Ciò che cambia sono i fatturati ed i margini di profitto. Al giorno d’oggi nessuna casa editrice può più essere un mastodonte che fattura e fornisce occupazione quanto un’industria automobilistica. Il mercato non lo permette.

Tuttavia, c’è ancora (molto) spazio per chi sa produrre e commercializzare contenuti in modo “agile”, veloce ed economico.

C’è anche molto spazio per chi sa produrre (anche a costi elevati) contenuti di qualità. L’esempio de “Il fatto quotidiano” di Antonio Padellaro ne è un esempio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Padellaro

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Fatto_Quotidiano

Se il giornalismo e la letteratura (tecnico/scientifica o umanistica) sono “professioni intellettuali”, allora è l’intelligenza a dover essere commercializzata, non la carta su cui viene depositata.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinto.it

Comments
9 Responses to “L’anno degli ebook”
  1. Antonio scrive:

    Bentornato!

  2. Simone Vellei scrive:

    Ottimo articolo, ed interessante (condivisibile e da me condivisa) conclusione.
    Il discorso, credo, sia sovrapponibile al mercato del software: mantenendo libero il contenuto è il servizio di produzione dell’intelletto del programmatore a dover essere commercializzato piuttosto che una licenza d’uso creata, magari, ad hoc per limitare le libertà degli utenti.

  3. groucho_nt scrive:

    tutto giusto, tutto bello…. tutto poco pratico: vuoi mettere la comodità di portarsi al cesso un ebook reader da 200-300 euro per leggere quello che si vuole, piuttosto che un notebook (troppo ingombrante o costoso) o un palmare (troppo piccolo… e costoso)

  4. marcella scrive:

    Ho letto con interesse il suo articolo, ma da buona ignorante in materia non ho capito una cosa, come fanno a cancellare i file che sono sugli ebook reader? Premetto che non ho mai avuto un Kindle, e sinceramente non ci tengo nemmeno ad averlo, perché mi sembra assurdo acquistare un lettore che può leggere soltanto il formato di chi me lo vende, così ho acquistato, soprattutto per studio, un Leggo (PocketBook 912 con connettività WiFi), che legge vari formati e sul quale posso caricare anche i miei appunti, riassunti e materiale vario, senza dover sprecare montagne di carta frutto del taglio di intere foreste (non che con questo ritenga che la tecnologia non abbia anch’essa il suo bell’impatto ambientale). Quello che però mi chiedo adesso è se Ibs o Adobe, o chi per essi, potrebbero “tecnicamente” entrare nel mio reader e cancellare qualcosa, o raccogliere dati su di me, tenuto conto che c’è una levetta per l’attivazione del WiFi, che tengo sempre disattivato (confesso di essere un’amante dei cavi, con un router senza antenne e l’antipatia per i telefoni cellulari) ma che mi sono spesso domandata se lo fosse davvero del tutto. Secondo lei sarebbe possibile?
    Per i DRM mi verrebbe da porre il problema in questi termini: ovvero, un libro di carta lo acquisto, cioè il libro diventa mio in cambio dei soldi del prezzo che pago al venditore. Il libro elettronico dovrebbe differire solo per il formato, invece lo si compra su siti che parlano appunto anch’essi di “acquisto del libro”, ma in realtà quando si è pagato (con soldi buoni e liberi) e si ha in mano lo strano file, si scopre di dover andare su un sito Adobe, di dovergli dire chi sei e a momenti persino il tuo numero di scarpe, di dovergli dire cosa leggi e cosa non leggi, per scoprire che il libro ti viene di fatto solo “noleggiato”, tra l’altro per un tempo stabilito a discrezione di Adobe, che può dipendere da quanto sei fortunato con la tecnologia, ovvero da quanti pc e dispositivi (ma soltanto quelli che piacciono ad Adobe), con installati il loro prezioso programmino che ti autorizza alla lettura, riesci a distruggere, o a formattare, nella tua vita, perché superato un certo, peraltro esiguo, numero di dispositivi sui quali hai installato il sopra citato programmino, il libro che pensavi di aver acquistato in pratica prende il volo.
    Tenuto quindi conto, che nessun sito parla di noleggio o affitto del libro, ma di “vendita” e “acquisto” del libro “in formato” ebook, e ovviamente i soldi che vengono pagati li possono spendere liberamente, senza doverci chiedere autorizzazioni, a nostra discrezione revocabili, in termini di tempo, modo e luogo, c’è senz’altro qualcosa di non regolare, perché il libro O me lo vendi, e allora resta mio per sempre, O me lo noleggi, ma se scrivi che me lo vendi e poi non è così, allora nel “vendermelo” quantomeno non stai dicendo il vero.

    • Quello che però mi chiedo adesso è se Ibs o Adobe, o chi per essi, potrebbero “tecnicamente” entrare nel mio reader e cancellare qualcosa, o raccogliere dati su di me, tenuto conto che c’è una levetta per l’attivazione del WiFi, che tengo sempre disattivato (confesso di essere un’amante dei cavi, con un router senza antenne e l’antipatia per i telefoni cellulari) ma che mi sono spesso domandata se lo fosse davvero del tutto. Secondo lei sarebbe possibile?

      Non solo è tecnicamente possibile ma è già stato fatto almeno in un caso. Qualche anno fa, Amazon ha “scoperto” di aver venduto qualche migliaio di copie di un libro (se non ricordo male era 1984 di George Orwell) senza averne i diritti. Appena lo ha scoperto ha semplicemente cancellato “da remoto” (via Internet) le copie del libro che erano state già vendute e che si trovavano sui Kindle degli utenti. Si, hai letto bene: intendo proprio dire che Amazon ha cancellato le copie dei suoi libri digitali che erano già state regolarmente acquistate e pagate e che si trovavano sui Kindle degli utenti. Ai poveracci che sono incorsi in questo “piccolo problema” sono stati necessari dei mesi per avere anche solo un rimborso del prezzo pagato!

      Questo è possibile perché (tra le altre cose) la whispernet usata da Amazon per i Kindle, come pure le corrispondenti reti usate dai concorrenti di Amazon, non è “spegnibile” in alcun modo. Si tratta di una rete diversa dal wifi e gestita in modo separato (anche se usa sempre la tecnologia wifi, cioè la IEEE 802 b/g/n). L’utente non può difendersi in alcun modo da simili soprusi. C’è una notevole quantità di hardware (TPM e compagnia bella) e di software (DRM) su gran parte dei lettori di eBook che è destinata solo a proteggere i diritti (o, più esattamente, gli immeritati privilegi) degli editori dalle azioni “sgradite” dei loro clienti (anche quando i clienti pagano regolarmente ciò che acquistano). Non c’è modo di opporsi a questi soprusi se non evitando di comprare i lettori di eBook e gli eBook.

      Tenuto quindi conto, che nessun sito parla di noleggio o affitto del libro, ma di “vendita” e “acquisto” del libro “in formato” ebook, e ovviamente i soldi che vengono pagati li possono spendere liberamente, senza doverci chiedere autorizzazioni, a nostra discrezione revocabili, in termini di tempo, modo e luogo, c’è senz’altro qualcosa di non regolare, perché il libro O me lo vendi, e allora resta mio per sempre, O me lo noleggi, ma se scrivi che me lo vendi e poi non è così, allora nel “vendermelo” quantomeno non stai dicendo il vero.

      Esatto. Tecnicamente e legalmente parlando, si tratta di un noleggio (oltrettutto soggetto a pesanti limiti di utilizzo) e non di una vendita. Prima o poi qualcuno deciderà di ricorrere al TAR, o presso qualche altro tribunale, per far valere qualche diritto negato da questa pseudo-vendita ed a quel punto il problema diventerà visibile al mondo intero. E’ solo questione di tempo.

      Io non posso farlo perché, ovviamente, non possiedo un eBook reader e quindi non posso far valere nessun diritto ad esso correlato. (Nelle cause civili, come questa, solo la parte che vede leso un suo diritto in quel caso specifico può avviare una causa. Non può farlo una terza persona e non si può fare causa per “ragioni di principio”).

      • marcella scrive:

        Ma è terribile, è come se il tizio della concessionaria venisse ogni tanto sotto casa con le chiavi di riserva e andasse tranquillamente a farsi un giretto con la mia macchina, solo per il fatto che l’ho acquistata da lui….. Questo è puro abuso e prepotenza.

        Il collegamento di cui parla è quindi possibile indipendentemente dal firmware e dai software installati e dal fatto che si abbia o no impostato un account Adobe e/o IBS sul lettore? Ovvero per il solo fatto che il lettore esiste loro o chi per loro potrebbero entrarci da padroni?
        E una cosa del genere potrebbe valere anche per pc, netbook, notebook e via dicendo? Niente privacy ma proprio niente?

        Comunque sia io l’eBook reader ce l’ho, e nulla mi vieta di chiedere a chi me l’ha venduto delucidazioni scritte sulle emissioni di radiofrequenze, e di porre ad una associazione di consumatori il quesito relativo al “noleggio” travestito da vendita. Certo non è proprio un ricorso, ma è sicuramente di interesse comune, ho visto in molti forum tanti poveretti disperati, che dopo aver comprato un eBook hanno poi scoperto che con Linux non lo potevano leggere, ritrovandosi così a dover rinunciare oppure a dover togliere la protezione (per gli eBook di rimborsi non se ne parla, o almeno così ho letto sui siti, che poi in quel caso sarebbe tutto da discutere), finendo nell’illegalità pur avendo regolarmente pagato il prodotto.
        I
        ntanto la ringrazio molto per la gentilezza e le preziose informazioni, ne farò tesoro.

      • Il collegamento di cui parla è quindi possibile indipendentemente dal firmware e dai software installati e dal fatto che si abbia o no impostato un account Adobe e/o IBS sul lettore? Ovvero per il solo fatto che il lettore esiste loro o chi per loro potrebbero entrarci da padroni?
        E una cosa del genere potrebbe valere anche per pc, netbook, notebook e via dicendo? Niente privacy ma proprio niente?

        Si, si tratta di una funzionalità “non disabilitabile” (ovviamente!). Per fortuna, non tutti gli editori e non tutti i produttori di eBook reader hanno optato per soluzioni così drastiche. Sul mercato ci sono anche molti eBook reader relativamente liberi. Sono più che altro i grandi editori (Amazon, IBS, etc.) a volere soluzioni così invasive. O, più esattamente, sono gli autori stessi ed i loro editori cartacei a pretenderli (dimostrando, in questo modo di non aver capito assolutamente niente del mercato digitale).

        Và anche detto che sui PC tradizionali questo tipo di DRM è arrivato solo di recente, con Windows 8. Windows 8, infatti, può essere installato solo su sistemi dotati di firmware firmato crittograficamente (il famoso/famigerato secure boot basato su UEFI), proprio per poter proteggere sia il sistema operativo che i programmi che i contenuti (musica, video, ebook) da eventuali copie pirata.

        Fino all’avvento di Windows 8, i PC non disponevano di questo tipo di catenacci. Sugli eBook reader, sui tablet e sugli smartphone, invece, sono presenti da sempre.

        ho visto in molti forum tanti poveretti disperati, che dopo aver comprato un eBook hanno poi scoperto che con Linux non lo potevano leggere, ritrovandosi così a dover rinunciare oppure a dover togliere la protezione (per gli eBook di rimborsi non se ne parla, o almeno così ho letto sui siti, che poi in quel caso sarebbe tutto da discutere), finendo nell’illegalità pur avendo regolarmente pagato il prodotto.

        Infatti, per quanto possa sembrare paradossale, di solito è necessario “crackare” gli eBook anche solo per poterne fare il normale uso che si fa abitualmente di un normale libro di carta (ed anche per farne l’uso che gli editori/venditori stessi pubblicizzano come “normale”).

        Questa (la lotta ai DRM più intrusivi) era una delle battaglie che come Partito Pirata (http://partito-pirata.it) avevamo cercato di portare avanti, fino alle Europee 2009 (vedi http://ilprogettoarancione.wordpress.com/) ma, siamo in Italia: io ho preso 820 voti (ottocentoventi voti) con questo programma. Nicole Minetti, alle regionali 2010, ne ha presi oltre 14.000 (quattordicimila voti) (Non so con quale programma politico). Se gli italiani non imparano a difendersi da soli, nessuno potrà mai salvarli dal loro triste destino.

  5. marcella scrive:

    Emh… siccome sono fine non lo dico, ma una vaga idea del perché la Minetti abbia preso tutti quei voti e di quale sia stato e sia il suo “programma politico” ce l’avrei, però non le faccio una colpa sa, la Minetti è quello che è come anche gli altri sono quello che sono, il grosso problema sono quelli che certi personaggi li votano. Ammetto comunque la mia ignoranza sul Partito Pirata, conoscevo la festa del pirata, dove si sono riuniti molti esperti, soprattutto di sicuerzza informatica, (spero la facciano ancora) che però ci fosse anche un partito proprio lo ignoravo. Vede, se lei avesse avuto un po’ di canali televisivi l’avrebbero vista tutti, anche se certo non avrebbe avuto le stesse “argomentazioni” della Minetti, comunque non li ha e allora dato che siamo in Italia….
    Giammai prenderei Windows 8, l’ultimo computer che ho comprato aveva su un Windows 7 che è subito diventato un bel pinguino, onestamente se mi capita faccio anche fatica ad usarlo Windows, all’inizio almeno aveva il vantaggio di essere talmente semplice che anche uno stupido poteva usarlo, è questa è stata la sua fortuna, adesso nel (a mio parere vano) tentativo di migliorarlo lo hanno reso persino odioso da utilizzare, e comunque avere in mano un sistema che sai quello che fa per te, ma nulla di quello che fa per altri, e che probabilmente passa più tempo a fare strane cose per altri che per te, non è che sia di mio gusto, quindi quando i miei computer schiatteranno tutti cercherò qualcosa che parta già col pinguino a bordo.
    Ho riflettuto un attimo sul fatto del ricorso che diceva, se volesse farlo potrebbe farlo anche senza avere un eBook reader, basta che lei abbia acquistato almeno un eBook protetto da DRM, perché sono fatti per essere letti anche su pc (come da suo articolo esistono da tanto tempo), infatti nei siti dove vendono gli eBook adesso mettono pure a disposizione gratuitamente del loro software per leggerli anche su pc, e non solo su quelli, e Adobe Digital Editions si installa su computer e lo “autorizza” all’apertura del file, quindi se lei ha acquistato almeno un libro protetto e ha un computer, lei è già parte lesa nel suo diritto di possedere e di poter disporre liberamente per il suo uso di ciò che le è stato “venduto”, a parte che come per i libri di carta lei potrebbe anche volersi comprare dei libri in formato elettronico per collezione, da passare poi in eredità ai suoi figli e nipoti, nel qual caso come la metterebbero?
    Ha ragione gli italiani devono imparare anche a difendersi da soli, purtroppo tanti non vogliono ma altrettanti non ne hanno la capacità né la forza economica (gli avvocati costano), comunque per esperienza posso dire che a volte il singolo cittadino può fare più casino di un’organizzazione intera, e soprattutto, semplicemente come tale, ha competenza a 360 gradi.

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