Bilancio EU2009

Dopo un giro di elezioni è buona abitudine fare un minimo di analisi politica dei risultati ottenuti. Qui di seguito trovate le mie personalissime riflessioni.

Il successo del Partito Pirata svedese

Il Partito Pirata svedese ha ottenuto oltre il 7% dei voti ed è riuscito a mandare un suo rappresentante al Parlamento Europeo. Si tratta di un successo del tutto inatteso e del tutto privo di precedenti. Pensate solo che ha fatto meglio dell’UDC di Pierferdinando Casini!

Questo è stato possibile grazie a due cose: un impegno che si protrae da anni (ed è seriamente supportato sia da volontari che da finanziatori) e l’effetto boomerang del processo a ThePirateBay.

Ora però il PPS si trova al parlamento europeo con un programma politico composto da una sola voce: “aboliamo il copyright”. Francamente, non credo che possa dare buona prova di sé partendo da queste basi. La politica, quella vera, è fatta di decisioni molto diverse tra loro e và affrontata con un programma politico molto più ampio ed articolato.

Il Partito Pirata Italiano

Durante la campagna elettorale, la critica che mi è stata posta più spesso è stata: “voi state dalla parte dei ladri”.

Ho faticato non poco per spiegare al pubblico che questa NON è la nostra posizione.

Il PPI viene percepito come l’iniziativa politica di qualche opportunista senza scrupoli, disposto a cavalcare l’onda del fenomeno del file sharing, o come una goliardata portata avanti da un gruppo di ragazzini irresponsabili ed incoscienti. Questo anche a causa di un nome che avrebbe dovuto essere una simpatica provocazione ma che viene letto da molti elettori come un manifesto dell’illegalità.

Francamente, comincio a pensare che sarebbe opportuno cambiare nome all’associazione ed adottare qualcosa come “Nazione Internet”. Ci risolverebbe parecchi problemi.

Superato questo scoglio, quasi tutti i commentatori sono rimasti sorpresi ed affascinati dalla completezza, dalla serietà e dalla articolazione del nostro programma politico. Di fatto, molti critici sono rimasti senza parole di fronte ad esso.

Credo quindi che sia questa la strada da seguire.

Sinistra e Libertà

Come ho detto sin dal primo momento, non ho mai seriamente creduto nella possibilità che Sinistra e Libertà e gli altri cocci della “sinistra storica” potessero superare la barriera di sbarramento del 4%. La mia previsione si è puntualmente avverata e conferma quindi la mia diagnosi iniziale: la sinistra italiana deve obbligatoriamente raccogliersi attorno al suo partito di maggiore rappresentatività, cioè il PD, volente o nolente.

Diro di più: è GIUSTO che sia così. La nostra democrazia NON ha bisogno di 200 partiti per dare voce a tutte le sue anime. Abbiamo bisogno di DUE (non tre) grandi schieramenti che portino la voce dei cittadini a livello politico e di 120.000.000 di associazioni (due per ogni cittadino italiano) che diano voce alle esigenze più peculiari. Ma deve trattarsi di ASSOCIAZIONI, non di partiti politici.

A parte questo, SeL si è rivelata essere ancora troppo “sinistra” per l’elettorato italiano (ed anche per me). Ad esempio, la lotta contro il “decreto sicurezza” (pur giusta e forse doverosa) ci è costata sicuramente un bel po’ di voti. La ragione è ovvia: in un paese che viene quotidianamente invaso da delinquenti di ogni sorta, non è possibile opporsi alle misure di controllo dell’immigrazione. L’opinione pubblica non può capire simili “finezze” legal/filosofiche e reagisce votando a destra.

In modo analogo, SeL (e tutta la sinistra) non è riuscita a marcare in modo abbastanza deciso la distanza dalle frange più estremiste dei verdi. Personalmente, ho anche provato a lanciare una iniziativa in tale senso (“in my backyard, please”), insieme a Roberto Musacchio, ma non è servito a nulla. Troppo tardi, troppo poco e troppo sconosciuta. Su questi temi la sinistra è costretta a giocare in difesa, a giustificarsi ed a scusarsi. Non è facile recuperare un minimo di credibilità dopo aver avuto Pecoraro Scanio al governo.

La sinistra in generale

Più in generale, tutta la sinistra non è ancora riuscita a ritrovare una sua identità (a partire dal PD). Personalmente, credo che il nocciolo del problema consista nella storica incapacità della sinistra di scegliersi gli “amici giusti”. Mi spiego: la sinistra italiana, per come la vedo io e per come probabilmente la vedono molti italiani di sinistra, NON dovrebbe accogliere nei suoi ranghi le seguenti frange.

  1. Le frange più estremiste e meno razionali del mondo ecologista. In generale, gli ecologisti ed i Verdi vengono ormai visti come un veleno paralizzante per la società e per l’economia (e non si può certo dire che questa critica sia del tutto infondata). Bisogna avere il coraggio di lasciarli andare per la loro strada.
  2. Le frange più anarcoidi e giovanilistiche, cioè quelle più legate alla tradizione marxista od alla tradizione anarchica. Francamente, una sinistra credibile non può andare a cercare i suoi elettori nei centri sociali.
  3. I TeoDem. Francamente, non si capisce come sia stato possibile accogliere gente come la Paola Binetti all’interno del PD. La sola presenza dei TeoDem impedisce l’ingresso nel PD di quel 6% di elettori che continuano a gravitare inutilmente intorno alla sinistra storica (tra cui il sottoscritto). Su questo punto, bisogna aver il coraggio di buttare fuori da un partito di (centro)sinistra ciò che è palesemente di estrema destra.
  4. Le frange più “internazionaliste” e più orientate alla geopolitica. Francamente, in un paese di frontiera come il nostro non è più possibile pretendere di abolire ogni dogana e di ignorare ogni differenza etnica e culturale come se non esistesse. Le frontiere sono necessarie e vanno fatte rispettare. Le differenze etniche e culturali esistono e vanno gestite. Di questo bisogna rendersi conto.

Più in generale, è tempo che la sinistra si renda conto che deve rappresentare una popolazione che è composta da “piccoli borghesi” italiani e di stampo progressista. Ripeto qui una cosa che dicevo già in FIGC nel 1978: i proletari ed i sottoproletari, intesi come massa che può sconvolgere la politica, NON esistono più. Non esistono più dagli anni ’60.

La popolazione che ora dobbiamo rappresentare è formata da operai, impiegati, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che stanno abbastanza bene (spesso hanno la casa di proprietà e qualche soldino in banca) ma che condividono anche una stessa debolezza: dipendono tutti dal loro lavoro per la loro sopravvivenza. Se perdono il loro lavoro (dipendente od autonomo che sia) precipitano nella miseria e sono costretti ad ingrossare le file della criminalità. Questo è il nuovo “proletariato”, quello a cui si rivolgerebbe Marx stesso se potesse farlo.

Non ha senso andare a cercare i consensi (ed il voto) degli immigrati, come pretende di fare una parte della sinistra più estrema nella convinzione (peraltro corretta) che quello sia il nuovo sottoproletariato. Non può essere quella la nostra priorità. Ci sono già gli italiani da difendere, e non solo gli operai italiani. Questa deve essere la nostra priorità. Il resto verrà dopo. Nel rispetto degli individui e delle leggi, ma dopo.

Il programma del PPI

Il programma politico del Partito Pirata ha superato una spettacolare prova del fuoco ed ha dimostrato tutta la sua solidità.

Nonostante il fatto che il PPI sia stato presentato spesso come il partito di chi vuole abolire il copyright e legalizzare il file sharing, siamo riusciti a far capire anche ai critici più testardi che la nostra posizione è, in realtà, assolutamente rispettosa dei diritti degli autori e delle leggi. La nostra correttezza ci ha premiato e ci ha dato la forza di presentarci sulla scena politica come interlocutori credibili.

Ora credo che sia necessario concentrare la nostra azione sulla difesa della neutralità e libertà di Internet, opponendoci con forza al Telecoms Package, alla legge HADOPI in Francia e ad altre assurdità dello stesso tipo. Questa è la cosa più urgente e più importante da fare. Il resto può attendere.

Il nostro programma politico si è anche dimostrato abbastanza completo ed articolato da superare la sfida che deve affrontare un partito, come SeL, che si candidava a sedere al Parlamento Europeo ed in molte sedi decisionali nazionali.

Il contrasto con il programma politico monotematico di Rickard Falkvinge e del PPS non potrebbe essere più stridente. Come ho già detto, la politica, quella vera, ha bisogno di programmi politici di ampio respiro, completi, solidi e ben articolati. Gli slogan non bastano.

Il futuro del PPI

Personalmente, credo che il PPI debba continuare sulla strada che ha percorso finora, cercando di diffondere informazioni su questi temi e di sensibilizzare l’opinione pubblica. NON credo che debba tentare di trasformarsi in un vero partito politico (almeno per il momento) e NON credo che debba lasciarsi travolgere dai facili slogan più estremistici, come “aboliamo il copyright”.

Si tratta di un lavoro lungo e faticoso, per il quale c’è bisogno del contributo di tutti.

Come prima cosa, credo che sia tempo di dare vita ad una specie di “giuramento del pirata” che ogni cittadino possa sottoscrivere pubblicamente per dichiarare tutta la propria avversione ai comportamenti polizieschi e vessatori delle Major nei confronti dei consumatori.

Se le aziende del settore aizzano contro di noi gli organi di controllo, dobbiamo smettere di fare affari con questa gente. Che si mangino i loro CD in insalata!

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Comments
27 Responses to “Bilancio EU2009”
  1. Lucien scrive:

    A proposito di pirati: sono assolutamente anch’io sulla rotta che hai tracciato, però ritengo opportuno modificare il nome per questo movimento al fine di non generare equivoci.
    Un saluto e complimenti, ti ho dato il voto, ma purtroppo lo sbarramento era proibitivo.

  2. Ciao Alessandro,

    le tue considerazioni sono tutte condivisibili, a partire dalla questione del nome del “Partito Pirata Italiano”.

    Non è un partito, e il termine “Pirata” è usato in una accezione estremamente peculiare; il nome sembra essere stato scelto apposta per rendere ancora più complicato spiegare di cosa si sta parlando.

    E dato che la comunicazione viene fatta anche attraverso i nomi e le parole, credo sarebbe opportuno cercare una nuova dicitura per descrivere la vostra associazione.

    Appena cambiate nome mi iscrivo anche io! :)

    Giulio Cesare

  3. vittorio scrive:

    Complimenti per la tua azione politica, e per la tua analisi chiara e dettagliata. Purtroppo ero in un’altra circoscrizione. Tuttavia: non capisco cosa ci faccia il movimento del PPI in Sinistra e libertà.
    In bocca al lupo per il futuro.

    Vittorio

  4. Giacomo Rizzo scrive:

    La replica sarebbe stata troppo lunga ed articolata… Linko per chi volesse leggerla: http://www.free-os.it/blog/archives/2079

  5. Ilvendic scrive:

    Il nome va bene così, per me.

  6. Andrea scrive:

    E vabbè mi tocca fare anche stavolta il bastian contrario. Dato che nell’articolo citi molti temi e molto complessi per giunta, facciamo così: tutto ciò che non cito nella risposta si può dare per scontato che mi trova d’accordo al 100%.

    >> A parte questo, SeL si è rivelata essere ancora troppo “sinistra” per l’elettorato italiano (ed anche per me).

    Non è vero che SeL (e Rifo) ha perso perchè è troppo di sinistra.I due partiti insieme raccolgono da un bacino elettorale pressochè costante da molti anni che oscilla tra il 7 e 8 per cento (fino al 10 in casi particolari). L’unico motivo per cui non si è riusciti a mandare un candidato in Europa è che si sono divisi perchè la ex maggioranza bertinottiana (oggi vendoliana) non ha accettato i nuovi equilibri interni al partito e volevano un feudo indipendente. Cerchiamo di non nascondere con alti motivi politici e sociali quelle che sono orrende beghe di potere.
    Inoltre l’espressione “troppo di sinistra” la trovo francamente comica; la sinistra si riconosce in alcuni valori fondanti che sono più o meno gli stessi dalla rivoluzione francese (diritti umani) alle rivoluzioni socialcomuniste (diritti sociali). O si accettano questi valori (e si è di sinistra) o si rifiutano (e NON si è di sinistra) una via di mezzo non la vedo praticabile. Ad esempio se accetti i diritti dell’individuo e rifiuti i diritti sociali ti devi definire un “liberale” non uno di “sinistra”.

    >> Ad esempio, la lotta contro il “decreto sicurezza” (pur giusta e forse doverosa) ci è costata sicuramente un bel po’ di
    >> voti. La ragione è ovvia: in un paese che viene quotidianamente invaso da delinquenti di ogni sorta, non è possibile opporsi alle misure di controllo dell’immigrazione.

    >> Non può essere quella la nostra priorità. Ci sono già gli italiani da difendere, e non solo gli operai italiani. Questa deve >> essere la nostra priorità. Il resto verrà dopo. Nel rispetto degli individui e delle leggi, ma dopo.

    Mi dispiace che riguardo ai temi dell’immigrazione usi praticamente gli stessi toni della lega: ma che vuol dire difendere gli italiani? Ma difenderli da che cosa? Dai “negri” che ci rubano il lavoro o dagli “zingari” che violentano le nostre donne? Il modo semplicistico in cui poni la questione è esattamente il modo peggiore per trattare il problema.
    Gli italiani hanno BISOGNO degli immigrati per vivere. Ne hanno bisogno i privati (badanti e simili) e sopratutto le imprese leghiste del nord (operai a basso costo senza copertura assicurativa) e l’agricoltura medievale del sud (caporalato per la raccolta stagionale). La verità è che noi vogliamo tanti migranti (di cui abbiamo bisogno) ma non siamo disposti a riconoscergli i diritti che gli spettano. La soluzione è semplice: rendiamoli tutti clandestini, così li ricattiamo quando ci servono.
    Ed infine: se la paura degli italiani a cui fai riferimento è quella per la criminalità allora ricordati che la stragande maggioranza dei crimini è commessa da italiani e/o comunitari. Ed il buon senso ci dice che più peggioriamo la situazione dei clandestini e più facilmente diventeranno manovalanza della criminalità.
    Forse la pensiamo nello stesso modo, ma scusami, dal tuo post e sopratutto dal linguaggio che usi non si intuisce.
    Vuoi che dia la soluzione al problema? Semplice: non esiste una soluzione definitiva. Bisogna attuare un insieme di politiche complesse e lunghe, che prevedano sopratutto interventi nei paesi di origine; al limite si potrebbe cominciare a non dare soldi e armi ai regimi più feroci; ricordiamoci che le politiche di cooperazione in Africa dell’Italia (vedi Somalia negli anni di Craxi e il caso Ilaria Alpi) sono state delle mascherature per i più luridi affari italiani come l’esportazione di rifiuti tossici e armi. E comunque dovrebbe essere una politica concertata in Europa, l’Italia da sola conta come il due di picche.
    Infine: gli immigrati sono esseri umani e non possono essere considerati come carne da macello da far affondare in mare o da rinchiudere in detenzione in cpt senza che la persona abbia commesso un reato. Perfino una persona sanamente di destra come di Pietro dice che è sbagliato trasformare una condizione soggettiva (la clandestinità) in una condizione oggettiva (essere un criminale). Queste tesi rivoluzionare non sono state espresse da un anarchico-insurrezionalista del G8 ma da Cesare Beccaria nel 1763.
    E se pensi che le ultime considerazioni che ho fatto in tema di diritto siano:
    >> “finezze” legal/filosofiche
    allora significa che hai rinunciato al dovere più elementare del militante di sinistra: quello di parlare tutti i giorni con la gente per portarla a riflettere sulla complessità dell’uomo e della società.

    >>Le differenze etniche e culturali esistono e vanno gestite. Di questo bisogna rendersi conto.

    Certo che esistono, ma chi le conosce veramente? Io ci vivo con gli immigrati e ti posso garantire che le differenze che vengono mostrate dai mass-media (anche quelli progressisti) sono montature che fanno comodo all’editore o al politico di turno mentre le differenze vere, quelle che contano per gli immigrati sono ignorate perchè non funzionali al dibattito politico.
    E se una cosa non la conosci, non la puoi gestire.

    Un caro saluto
    Andrea

  7. Giuliano scrive:

    Voglio fare solo un commento riguardo a quanto detto sul Piratpartiet.
    Non è vero che questo partito ha un unico punto in programma, ne ha in realtà tre. Benché anche tre sembrino pochini, sono tutti e tre sono (a mio avviso per lo meno) ammirevoli e danno finalmente un senso attuale alle parole Libertà e Privacy quando associate alla navigazione in internet. Mi sarei aspettato che tutti e tre venissero inclusi (senza nessun suggerimento ;)) nel programma di un qualunque partito/movimento della sinistra italiana che s’è presentato a queste europee. Purtroppo così non è stato…
    Ciò dimostra che a volte anche le “piccole cose”, se proposte nei modi e nei tempi giusti, permettono di superare anche grandi sbarramenti (4% ;)). Spero che tutta la sinistra italiana prenda esempio e se ne ricordi per il futuro. :)

    Giusto per completezza lascio il link al programma del Piratpartiet: http://www.piratpartiet.se/international/english

  8. Psykopear scrive:

    Stavo per scrivere qualcosa di molto simile a quanto detto da Andrea, quindi diciamo che mi associo al suo commento

  9. A M scrive:

    tralasciando la parte sul partito pirata, spero che le tue considerazioni sulla sinistra derivino solo da una comprensibile delusione elettorale….

    O comunque almeno cerca di spiegare….

    -)Chi sono gli ecologisti più radicali? o anche quali sono le battaglie ecologiste radicali?
    -)I centri sociali sono gli unici spazi rimasti dove si fa politica dal basso? Perchè mai la sinistra non dovrebbe cercare elettori nei centri sociali? Mi sembra che stiamo un po’ stereotipando alcune “categorie” che sono categorie solo in televisione, mentre nella realtà sono formate da persone molto eterogenee come idee.
    -)I partiti di sinistra dovrebbero confluire nel Pd? lo stesso Pd che non è altro che una bella rilucidatura dei vecchi ds e margherita, un partito che non ho ancora capito bene quali differenze ha con la destra se non quella di fare un po’ all’acqua di rose le stesse leggi della destra?
    -)SeL non dovrebbe schierarsi contro un decreto razzista che limita le libertà individiuali? Tra l’altro mi dici delle motivazioni che mi suonano più o meno come: “Non ci dovremmo schierare contro perchè il lobotomizzato dalle tv berlusconiane non è in grado di capire”….

    boh… sinceramente mi piacerebbe tornare a votare, ma con una sinistra così credo che l’unico modo sia cominciare a vedere la realtà sulle pagine di libero e votare un perseguitato dalla magistratura comunista….

    • Ciao Psykopear,
      eco le mie risposte, punto per punto.

      1) Quelli che dopo aver lottato per le energie rinnovabili si sono opposti alla creazione di un parco eolico acquatico, a sei miglia dalla costa, di fronte a Pescara (è successo anche questo…), oppure quelli che, per difendere l’ambiente hanno contribuito a creare una apocalisse sanitaria a Napoli, impedendo la raccolta dei rifiuti (Pecoraro Scanio). Possiamo analizzare nei dettagli queste cose ma la percezione che ormai ha la gente è che gli ecologisti siano un reale pericolo per la loro sicurezza individuale e per il loro benessere. Con questa gente, francamente, non voglio più aver a che fare.

      2) I centri sociali sono appunto luoghi in cui “si fa politica dal basso”, spessissimo in modo estremamente naive. Di conseguenza, chi va a cercare consenso da quelle parti è giocoforza costretto a fare proprie delle istanze che, per evidenti ragioni di sostenibilità politica, dovrebbe invece rifiutare. Questo è quello che è successo, per esempio, a Bertinotti e C. ai tempi del Governo Prodi: a forza di cavalcare la piazza (e quindi i centri sociali) si è trovato costretto a scendere in piazza contro il governo di cui era ministro! La politica richiede senso di responsabilità. Non ci si può mettere nelle mani di chi non sarà mai chiamato a rispondere delle proprie azioni, per quanto naive possano essere.

      3) Si, la sinistra dovrebbe raccogliersi attorno al suo baricentro politico. Che ci piaccia o no, quel baricentro, per dimensione e per collocazione politica è il PD, non altri.

      4) La sinistra in genere dovrebbe ricordarsi che, oltre agli immigrati nei CIE e ad altre categorie di emarginati, che pure vanno difese, c’è un terzo della popolazione italiana che chiede a questa sinistra di farsi carico dei suoi problemi. Ripensiamo al Governo Prodi: è stato saggio creare una crisi politica ed istituzionale per la questione dei DICO (PACS)? E’ stato saggio buttare a mare 20 milioni di italiani e le loro sacrosante esigenze di rappresentanza politica per occuparsi di, forse, 300.000 persone? Possiamo chiamarla una questione di priorità ma a me pare che sia anche una questione di sostanza.

      Se la sinistra vuole sopravvivere (e Dio solo sa quanto c’è bisogno di una sinistra in questo paese) deve tornare ad occuparsi di problemi reali e ad adottare soluzioni reali.

      • Andrea scrive:

        Ciao Alessandro

        1) Riguardo a Pecoraro Scanio e compagnia siamo d’accordo, sono stato io a scriverlo in un post precedente. Piuttosto, perchè SeL ha sentito il bisogno di fare cartello coi verdi contro Rifo? Forse per qualche voto in più?

        2)Io non faccio politica nei centri sociali e sono stato spesso critico per la loro politica “naive” come dici tu. D’altra parte ti dimentichi che su alcune tematiche che dovrebbere esserti care (tipo diffusione del FLOSS e discussione sul copyright) sono stati la principale, se non l’unica, realtà organizzata che si è mossa da diversi anni a questa parte. Inoltre le azioni, anche illegali, condotte contro i CPT, hanno avuto il merito di portare alla luce le gravissime condizioni in cui versano gli immigrati.
        Ripeto: io non amo i centri sociali ma cerco di essere onesto con me stesso e con chi mi legge.

        3)Questa è una tua idea, assolutamente rispettabile, ma rimane un’opinione tra le tante. Io invece penso che negare la rappresentanza politica ad un 7% dell’elettorato di questo paese sia una grande stupidaggine, il cui unico effetto sarà quello di aumentare l’astensione di sinistra e favorire la destra.

        4) Se la sinistra non si è fatta carico dei problemi del suo elettorato non significa che abbia sbagliato a farsi carico del problema immigrazione. Per essere più chiaro: si devono fare entrambe le cose e l’una non esclude l’altra.
        Gli italiani e gli immigrati sono due facce di un unico problema che si chiama Italia. O ci salviamo tutti o non si salva nessuno.
        La questione dei PACS è una battaglia di civiltà che travalica gli omosessuali o le altre minoranze coinvolte. E’ stata la prima battaglia da decenni a questa parte per affermare la laicità dello stato contro le ingerenze della chiesa; questa cosa riguarda 60 milioni di italiani e non i trecentomila che dicevi tu. Dato che sei memebro dell’Unione Atei Agnostici questa cosa non ti dovrebbe suonare tanto strana.

        Conclusione:
        caro Alessandro, secondo me sei troppo amareggiato dalla sconfitta. Se pensi che nel PD puoi fare meglio sono contento che tu lo faccia e non sto facendo una battuta. Il PD avrebbe bisogno di qualche testa pensante. Però ti prego, non giustificare la tua rispettabilissima scelta spalando escrementi su chi cerca di essere vicino ai più deboli in questa società.

      • Andrea scrive:
        “Però ti prego, non giustificare la tua rispettabilissima scelta spalando escrementi su chi cerca di essere vicino ai più deboli in questa società.”

        No, non è questa la mia intenzione. Sono solo incazzatissimo per il fatto che ancora una volta abbiamo sprecato una opportunità storica. E l’abbiamo sprecata ancora una volta per aver voluto occuparci di cose troppo grandi e troppo lontane.

  10. filomeno scrive:

    se si volesse aprire un circolo locale , come si dovrebbe fare?
    quali oneri economici, legali e politici si dovrebbe sostenere?

    vorrei anche una maggiore chiarezza sulla collocazione politica e se è possibile allargare il programma ad altri campi della tecnologia e della scienza

    grazie

  11. Ignazio scrive:

    Voglio solo esprimere a titolo personale che non condivido la direzione che stai per prendere. Era chiaro che Sinistra e Libertà si sarebbe prima o poi avvicinata al Partito Democratico visto ne condivide la posizione nello scenario europeo (ciò è vero solo se si escludono i TeoDem). Ma ciò non basta a giustificare il fatto di diventare parte del PD e di condividere tutte le loro (poche) idee – in primis quella sulla giustizia, sul bipolarismo, e sul conflitto di interessi.
    A me il bipolarismo non piace. Se mai dovessi votare PD o PDL, vorrei che tutti coloro che avranno votato più destra o più sinistra (oppure altri partiti minori) avessero dei rappresentanti in parlamento per portare avanti le loro idee -che sono sempre degne di essere rappresentate. Anche se non possono governare.
    La CONFLUENZA (perchè di confluenza si è trattata) di Alleanza Nazionale nel PDL è stata una notizia altrettanto brutta.
    Se la tua scelta è dettata dal pragmatismo, ovvero vuoi entrare nel PD poichè è l’unico modo per entrare nel parlamento, comunque non avrai il mio appoggio. Questo perchè le battaglie del partito pirata (benchè io li condivida) NON SONO TANTO IMPORTANTI quanto quelle dell’ambientalismo e della giustizia, che il PD e il PDL portano avanti malissimo.
    Mi hai deluso, soprattutto dopo aver letto questo tuo articolo:
    http://ilprogettoarancione.wordpress.com/2009/06/08/democrazia/
    PS: la tradizione Marxista non è affatto anarcoide. Non capisco come una persona con una cultura economica possa sostenerlo. Spero in una smentita.
    Comunque sia,
    buon lavoro.

    • Ignazio scrive:

      Vorrei aggiungere che il progetto “In My Backyard, please” sembrava interessante. Ma come è fallito?

    • Ovviamente, quando si espone una opinione si accetta implicitamente il fatto che una parte degli ascoltatori NON possa riconoscersi in essa.

      Il problema è che quasi sempre sono solo io ad esporre chiaramente e senza cerimonie le proprie opinioni. Questo è un grosso limite per il PPI perchè, di fatto, la linea politica del PPI finisce per coincidere con le mie personalissime opinioni (che, ovviamente, non possono piacere a tutti).

      La mia personale speranza è che all’interno del PPI emerga un gruppo dirigente (una “intellighentzia”) in grado di produrre una linea politica più ampia e più condivisa. Con o senza di me.

      Per quanto mi riguarda, la confluenza nel PD è semplicemente un fatto inevitabile ed una questione di sopravvivenza. Si tratta di un evento inevitabile perchè, di fatto, la sinistra non-PD si è ormai completamente suicidata a qualunque livello e quindi non avrà più i soldi per ripresentarsi alle prossime elezioni. Si tratta di una questione di sopravvivenza perchè, in ogni caso, non si può lasciare il campo libero a Berlusconi. Il PD non è la mia prima scelta ma ormai è l’unica scelta possibile (a parte, forse, Di Pietro).

      L’ambientalismo NON mi interessa. Non come elemento centrale di una linea politica. Come ho già spiegato, sono una persona razionale e rispettosa dell’ambiente (molto più di molti ecologisti) ma non mi identifico nell’ambientalismo come elemento caratterizzante della mia azione politica.

      La giustizia è un tema a cui tengo molto. Il PD sta facendo ridere su questo aspetto e questa è una delle ragioni della mia attuale distanza da esso e del mio interesse per Di Pietro. Staremo a vedere come evolve l’opposizione.

      Non mi sembra di aver detto che la tradizione marxista è anarcoide. Forse ho detto che esistono una tradizione marxista ed una anarcoide all’interno della sinistra e che entrambe creano più problemi che altro.

      • filomeno scrive:

        hai pensato ai Radicali ?

      • Non io (che ho altri gusti), ma altri del PPI sicuramente ci hanno pensato. Il problema è che sono i Radicali che non pensano a noi.

      • Alberto M scrive:

        Caro Alessandro,
        per come la vedo io, partiti come quello dei Radicali assomigliano più a movimenti di opinione che a partiti veri e propri, un po’ come il Partito Pirata di cui sopra… Tradotto: forse il prezzo da pagare per combattere e vincere quelle battaglie è quello di ‘cederle’ a qualcun altro… Un frazionamento eccessivo non aiuta di certo!

  12. Alberto M scrive:

    Caro Alessandro,
    essendo il tuo post strutturato in più parti, cercherò di commentare allo stesso modo (sperando di non giungere ad un romanzo XD)…

    a) Sul Partito Pirata svedese, ha sicuramente influito la diversa maturità su questioni come la Rete, la libertà digitale, etc. Fosse successo in Italia magari non ne avrebbe parlato nessuno al di fuori della Rete. Concordo con te sul fatto che avrebbero dovuto ampliare il loro programma anche rispetto ad altre tematiche. Avranno tempo e modo di farlo, immagino…

    b) Sul Partito Pirata italiano: come scritto sopra, non abbiamo ancora la maturità per affrontare discorsi del genere, e già un nome del genere spaventa e offre il fianco a strumentalizzazioni di vario tipo. È pur vero che da qualche parte si dovrà pur cominciare, ma suggerirei un approccio più soft ;)

    c) Riguardo SeL: è un partito che esiste comunque da pochi mesi, che non ha avuto visibilità mediatica, che non ha avuto ampio spazio sui giornali, nelle interviste, etc etc etc e nonostante tutto ha superato il 3% (e pure qualcosina in più in alcune regioni). Per essere un partito ‘sconosciuto’ a me sembra un risultato assai degno di nota. Semmai ci sono diverse battaglie che dovrà portare avanti per intercettare parte di quei voti di chi vuole un partito “di sinistra” e non darebbe mai il suo voto al PD o a partiti “vecchi”. Riassumendo: il progetto sembra buono… tempo al tempo! Pretendere un 4% alla prima uscita mi sembra esagerato!

    d) Riguardo alla sinistra “in generale”, l’errore sta nel non saper aggiornarsi, e quando invece questo avviene, lo si fa “dimenticandosi” dei concetti fondamentali “di sinistra”. Non parliamo poi di certe battaglie che non vengono affrontate. Prendi il tema della legalità: possibile che debba esistere un partito per difenderla?! Lo si darebbe PER SCONTATO in un Paese NORMALE… e sarebbe un tema adottato da tutti i partiti!

    e/f) Sul programma e sul futuro del Partito Pirata italiano, credo che resti ancora parecchia strada da fare. Non so quanto possa valere l’idea di un partito politico vero e proprio. Forse sarebbe meglio lavorare a livello di associazione e cercare consenso diffuso verso queste tematiche. Penso ad esempio ad Italia dei Valori, dove è presente Giulietti dell’associazione Articolo21…

    Un saluto dalla Sardegna ^^

  13. Claudio D'ellise scrive:

    Abolire il Copyright… non mi pare una cattiva idea. Tutto sta nell’abolirlo bene.

    Ad esempio, potremmo fare così:

    -Niente più diritti d’autore per i file in formato .mp3, ma una percentuale sulle vendite dell’hardware atto alla memorizzazione a tutti quelli che hanno materiale sotto copy, che oggi invece finisce a enti della cui utilità ho sempre dubitato.

    -Sito statale dal quale si possono scaricare le opere coperte da diritto d’autore e tassa sulla connessione internet: in base al numero di opere scaricate si provvede a pagare l’autore (ovvio, serverebbero un minimo di controlli e certificati, così da rendere difficile fregare il sistema… insomma niente che affiderei nelle capaci mani della macchina statale… italia.it docet).

  14. Alberto M scrive:

    Caro Alessandro,
    come vedi il ‘proliferare’ di nuovi Partiti Pirata in altre nazioni europee?
    http://punto-informatico.it/2650316/PI/News/partiti-pirata-europei-crescono.aspx

    Pensi sarà mai raggiungibile un risultato come quello svedese?
    Io resto estremamente scettico al riguardo, ma apprezzo una crescente attenzione per queste tematiche…

    Semmai c’è il problema di coprire le altre tematiche…

    p.s. il blog è moribondo?

  15. Alberto M scrive:

    Caro Alessandro,
    cosa pensi della proposta di tale Lussana (Lega) relativamente al “diritto all’oblio”?

    Ho letto qualcosa qui: http://www.coronadelogu.com/2009/06/28/vietato-ricordare/ (è il sito di una comunità culturale sarda) e penso sia una proposta potenzialmente molto pericolosa e a tutto vantaggio dei mascalzoni, criminali e affini…

  16. Roberto Desio scrive:

    Ale non vorrei sfracassarti le uova nel paniere, ma le ultime news parlano di Sunde che si è venduto pure la camicia per non pagare la pesante condanna inflittagli dal tribunale, altro che successo del partito svedese…

    Sicuramente la vendita per 5 milioni di crediti stellari del “sito bandiera” TPB avrà un impatto bruttino sulla comunità e sui partiti politici al suo seguito.

  17. gambadilegno scrive:

    il fatto che il partito pirata abbia conquistato un seggio al parlamento europeo, ed a seguire nelle elezioni locali tedesche siano stati eletti anche dei consiglieri comunali, dimostra che il tuo moderatismo è perdente. Bottoni, fatti pure la tua “Nazione Internet” e lasciaci il Partito Pirata.

  18. mfp scrive:

    Mah… indipendentemente dalle tue analisi politiche che, nonostante io sia quanto di piu’ lontano dalla politica parlamentare… apprezzo (giusto perche’ sei tu e perche’ hai puntato dritto dritto in Europa, dove cioe’ c’e’ bisogno di gente come te), credo che sia ora di ridefinire il PPI. Il PPI ha gia’ vinto le sue battaglie… la FIMI che arriva ai congressi con un avvocatucola dell’ultima ora a dire “Pirati: mettiamoci d’accordo” E’ una resa incondizionata. Cosi’ come la SIAE che “esperimenta nuove prospettive” (nuove?!?!?!?!) con il suo “nuovo” sistemone informatizzato. PPI: per quanto riguarda il diritto d’autore, e insieme alle innumerevoli associazioni (formali o de facto), avete vinto. Ora e’ bene che confluisca in un movimento verticale (ie: non generalista) quale puo’ essere Frontiere Digitali per il diritto d’autore, o il PWS per la privacy, etc. Cioe’ ti sto consigliando di sostenere l’ipotesi di un freeze del PPI per lasciare le persone (coinvolte nel PPI) libere di utilizzare associazioni verticali per studiare e supportare i singoli aspetti, se di tecnici si parla, e di supportare movimenti extraparlamentari (come Grillo/Casaleggio; ma cito loro solo perche’ e’ quello con maggiore supporto popolare… in realta’ uno vale l’altro) se di personale non tecnico del PPI si parla. E di mantenere il nome “Partito Pirata”; se qualcuno di una qualsivoglia altra associazione non e’ d’accordo chiamami che provo io a spiegargli il perche’ (niente di assoluto ovviamente, as usual; dico solo la mia; ma la questione, misticamente parlando, l’ho studiata). Just my two cents… grazie di aver provato alle europee e mi aspetto di vederti ancora in una qualche lista alla prossima occasione. Li’ in Europa ci voglio gente come te; che cioe’ conosce BENE le possibilita’ tecniche dell’informatica. Perche’ tutti gli altri sono obsoleti.

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