Ecologismo, Ambientalismo ed Animalismo

Nei giorni scorsi un vecchio amico mi ha chiesto di definire esplicitamente qual’è la mia posizione nei confronti dell’ecologismo. Mi ha chiesto di farlo usando come termine di riferimento questo documento degli ecologisti democratici dell’Emilia Romagna:

http://ecologistidemocratici.ilcannocchiale.it/2009/05/19/il_documento_degli_ecologisti.html

Approffitto di questa opportunità per discutere pubblicamente questo aspetto del mio profilo personale e politico.

Positivismo

Io NON sono un ecologista. Non sono neanche animalista o “verde”. Non lo sono mai stato e difficilmente potrei esserlo. Credo che l’Uomo debba usare Scienza (“conoscenza” e “coscienza”) e tecnologia per risolvere i problemi dell’Uomo. Credo anche che l’Uomo sia in grado di usare Scienza e Tecnologia per risolvere i problemi che Scienza e Tecnologia a volte producono. In altri termini, sono quello che è noto in filosofia come un “positivista” (http://it.wikipedia.org/wiki/Positivismo). Non solo: ho fatto di questa mia posizione filosofica il perno della mia vita personale e professionale. Sono infatti un tecnico (un chimico passato all’informatica) ed un divulgatore.

Ecologismo razionale ed irrazionale

Un certo tipo di ecologismo mi sta decisamente antipatico. Si tratta di quell’ecologismo estremista, livoroso ed aggressivo che si vede spesso in azione nei momenti più spettacolari della lotta ecologista.

Con questa gente non voglio aver niente a che fare.

Questo tipo di ecologismo è fondamentalmente irrazionale, basato più sulle emozioni (e sui pregiudizi) che sulla ragione. Questo è il tipo di ecologismo che tende a bloccare qualunque iniziativa con il pretesto di proteggere qualunque forma di esistenza, purchè NON sia quella umana: le altre specie animali, l’ecosistema, persino il panorama. Questo è il tipo di ecologismo che si basa sulla paura, sulla superstizione e sull’ignoranza. Si basa su un irrisolto ed irrazionale senso di colpa dell’essere umano per ciò che è. Questo è il tipo di ecologismo che è facile aizzare contro i governi di destra: una tigre sempre disposta a farsi cavalcare dal demagogo di passaggio.

Lo ripeto: con questa gente non voglio aver niente a che fare.

Viceversa, ho sempre avuto degli ottimi rapporti con il cosiddetto “ecologismo razionale”. Sono uno dei molti abitanti di questo piccolo e fragile pianeta e non voglio certo rendermi “correo” di un suicidio di massa come quello di Rapa Nui (http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Pasqua). Per questa ragione, tengo nella massima considerazione gli allarmi che sono basati su prove scientifiche, come il riscaldamento globale ed i pericoli delle nanopolveri, tanto per fare due esempi. Sono un tecnico (e quindi uno “scienziato”) e sono in grado di capire quando esiste una prova scientifica di un fatto. Non ho bisogno di “intermediari culturali” per questo scopo. Quando vedo che esiste un pericolo, faccio tutto il possibile per evitare danni o, quanto meno, per limitarli.

Di conseguenza, mi trovo spesso ad appoggiare le battaglie degli ecologisti.

In my backyard, please

Lo spartiacque tra i due mondi che ho appena descritto è definito dalla famosa “NIMB syndrome”: “Not In My Backyard”. “Fate quello che volete, ma non fatelo nel mio giardino”. “Smaltite i rifiuti come vi pare ma fatelo da un’altra parte”. “Costruite tutte le centrali termonucleari che volete, ma fatelo lontano da me”.

Questo modo di affrontare i problemi non ha nulla a che fare con il senso di responsabilità che dovrebbe contraddistinguere un ecologista. É puro e semplice “paraculismo”. Come tale fa schifo: è spregevole e va condannato senza appello. Si chiama “ecologismodelcazzo”, una sola indivisibile parola.

Ciò che non è adatto per il mio giardino, ovviamente, non può essere adatto per il giardino di qualcun’altro. Non è certo questo il modo in cui può ragionare un essere umano. In questo modo, semmai, ragionano certi affaristi della peggiore destra.

Il modo in cui può e deve ragionare un essere umano è la “IMBP Logic”: “In My Backyard, Please”. Definiamo una serie di tecnologie che riteniamo adatte al nostro cortile e diciamo chiaro e forte che devono andar bene per il cortile di chiunque. “Voglio una centrale eolica, e la voglio nel mio giardino”. “Voglio una centrale fotovoltaica, e la voglio sul tetto di casa mia”. “Se va bene per me, può e deve andar bene anche per gli altri”. “Se può stare nel giardino di casa mia, allora deve andar bene anche nel giardino di qualcun altro”. “Io per primo mi rendo garante della sua sicurezza e della sua salubrità, accettando di averne un esemplare in salotto ed uno sul comodino”.

Proprio su queste basi sto collaborando da alcune settimane con una delle stelle del firmamento verde, Roberto Musacchio. Stiamo sviluppando una campagna di impegno formale pubblico destinata a tutti candidati a tutti i tipi di elezioni. Stiamo stendendo un documento che elenca una serie di tecnologie che riteniamo sicure e salubri (centrali eoliche, fotoelettriche, etc.) e ci impegneremo pubblicamente a sostenere l’installazione di questi sistemi nel nostro giardino di casa (più esattamente, a meno di 5 km dalla nostra abitazione). A quel punto, non accettermo più di sentire sollevare contestazioni quando si tratta di costruire un impianto di questo tipo in nessun altro punto del pianeta. A quel punto, sarà chiaro che nessuno di noi è contrario a qualunque tipo di intervento, per partito preso. Siamo piuttosto contrari agli interventi irrazionali e pericolosi che ci vorrebbe rifilare una certa destra pseudo-progressista. Non è che non vogliamo NIENTE nel nostro giardino di casa: non vogliamo quella roba là, quella che ci vuole rifilare Berlusconi (centrali atomiche, ponte sullo stretto, etc.).

Chiederemo a tutti i candidati, di tutti i partiti ed a qualunque tipo di elezione, di sottoscrivere questo impegno.

Una piccola digressione…

Concedetemi una piccola digressione: abito da sempre a meno di 5 km in linea d’aria dal terzo o quarto impianto chimico d’Italia per dimensioni. Un impianto che ha dato da lavorare a oltre 7000 persone quando era al massimo del suo splendore, negli anni ’60, e che tuttora conta circa 3000 dipendenti.

Voglio veder crescere e svilupparsi questo impianto e farò tutto il possibile per sostenerlo. Farò lo stesso con ogni altro impianto (chimico o di altro tipo) che fornisce occupazione a qualunque altra città italiana od europea.

Negli ultimi 30 anni ho visto lavorare i nostri tecnici. Sono stato tra di loro per circa 10 anni (ho lavorato in fabbrica ed ho fatto assistenza tecnica, in tutta Italia). A volte li ho visti sbagliare e molto più spesso li ho visti lavorare con serietà e competenza. So che le loro famiglie abitano a pochi km dall’impianto in cui lavorano e so che questi tecnici ed i loro manager faranno sempre tutto il possibile per garantire la sicurezza e la salute di sé stessi e dei loro cari. So che la tecnologia può essere controllata e resa sicura. So che la tecnologia può affrontare i problemi creati dalla tecnologia.

So anche che per ottenere questo, alle spalle deve esserci un’economia che funzioni, un business che convinca tutti ad investire su questi impianti e sulla loro sicurezza. Le lezioni di Bohpal e della Thyssen parlano chiaro su questo punto. Per questo farò di tutto per avere un’economia che “tiri”.

So anche che c’è bisogno di controlli. Controlli che una certa destra affarista sopporta sempre meno. Per questo considero la destra una minaccia reale per la mia salute e la mia sicurezza, oltre che per quella dei miei cari. Farò di tutto per ottenere i controlli che sono necessari. Necessari anche a valutare i rischi senza incorrere nella superstizione.

So anche di essere in ottima compagnia. Le amministrazioni comunali, provinciali e regionali della mia zona che si sono succedute in questi trent’anni hanno lavorato sodo per conciliare le esigenze dell’industria e quelle dell’ambiente. Avranno sempre il mio appoggio. I “Rossi” ed i Verdi di Ferrara hanno dimostrato in più di un’occasione di saper gestire con razionalità e senso critico il delicato rapporto che esiste tra industria, ambiente e salute. Avranno sempre il mio appoggio.

L’appello degli ecologisti democratici

Per rispondere al mio amico: si, sottoscrivo pienamente l’appello degli ecologisti democratici dell’Emilia Romagna. Non potrei fare diversamente, visto che hanno sostanzialmente raccolto in un singolo appello tutte le richieste che sono tipiche del mondo dello “ecologismo razionale” a cui sono legato da sempre.

Mi riconosco pienamente in quelle richieste ed in quelle posizioni.

Come ho già detto, è anche mia intenzione fare di più e di meglio: mi voglio prendere un impegno personale ad accogliere nel mio giardino di casa una serie di impianti che, io credo, tutti quanti dovrebbero volere ardentemente nel proprio cortile.

Voglio andare ancora oltre: voglio conciliare industria ed ecologismo. So che si può fare. L’ho già visto fare molte volte e so che dobbiamo farlo. Ne va della nostra occupazione, del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Non possiamo sottrarci a questa sfida.

Bene, credo di aver soddisfatto le curiosità di diverse persone. Se avete altre domande, usate il mio indirizzo di posta od il sistema dei commenti di questo blog.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Comments
One Response to “Ecologismo, Ambientalismo ed Animalismo”
  1. simone scrive:

    Complimenti Alessandro, un articolo ottimo, che tra l’altro mi vede d’accordo su tutta la linea :)

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