Sicurezza di Strada

Uno dei principali obblighi di uno Stato Sovrano consiste nel garantire la sicurezza fisica dei cittadini e delle loro proprietà. Su questo punto, la destra ha sempre coltivato i suoi successi.

Sfortunatamente per Berlusconi e Bossi, non sono il tipo di comunista che è disposto a svendere la propria sicurezza in nome di un malinteso concetto di libertà. Né nel mondo fisico né in quello digitale (Internet).

Come probabilmente saprete, esiste un insanabile conflitto tra sicurezza e libertà o, per dirla in termini da infosec, tra sicurezza e comodità d’uso. Ogni volta che si impone un nuovo controllo od un nuovo vincolo, si cede un po’ di libertà o di comodità d’uso per ottenere una possibilità di prevenzione o di intervento in più.

Per questa ragione nessuna discussione sui temi della sicurezza può mai essere politicamente neutrale. Si tratta sempre di una discussione che ruota attorno al controllo, al potere ed alla libertà individuale.

Non si tratta solo di ottenere il giusto equilibrio. Il giusto equilibrio, infatti, non sta nel mezzo.

Il cosiddetto “giusto equilibrio” si trova in realtà in un punto in cui le informazioni usate per gestire le situazioni di rischio ed il potere necessario per intervenire non vanno a finire nelle mani di persone che potrebbero farne un uso malvagio.

Per fare un esempio concreto, è sicuramente una necessità far un uso sempre più ampio delle telecamere di sorveglianza, sia in spazi privati (aziende) che pubblici (strade). Tuttavia, i dati raccolti con queste telecamere non devono finire nelle mani di persone poco affidabili. In cima alla lista delle persone poco affidabili ci sono molte figure professionali di qualunque stato democratico, dalla polizia al governo.

Non bisogna dimenticare, infatti, che i governi vengono eletti e che i nostri rappresentanti politici non sempre presentano le dovute garanzie di lealtà. Il nostro elettorato non è sempre accorto come dovrebbe. Basti dire che nel 1924 ha eletto in modo plebiscitario Benito Mussolini. Le polizie dipendono dai governi. Questa è la ragione per cui in tutti gli stati democratici esiste una struttura separata dal governo e dal parlamento per gestire la giustizia: la Magistratura.

Di conseguenza, le informazioni che riguardano i cittadini dovrebbero restare nella disponbilità della Magistratura. E di nessun altro.

In modo analogo, gli strumenti di intervento forzoso, come sono le armi da fuoco nella vita reale ed i filtri IP su Internet, dovrebbero essere amministrati dalla Magistratura e da nessun altro.

Può sembrare ovvio ma… date un’occhiata alla proposta di legge nota come “Telecoms Package” che è stata presentata nel 2008 al Parlamento Europeo.

Street Security

Tornando a cose che ci sono più vicine, io sono un convinto sostenitore di un uso sempre più ampio delle telecamere di sorveglianza sia negli spazi privati (aziende, banche, supermercati, etc.) che pubblici (strade, aeroporti, stazioni, etc.). Gran parte delle azioni criminali più odiose, infatti, sono possibili solo perchè chi le mette in atto può agire senza essere visto e/o riconosciuto. Stupri, rapine, furti ed altri reati, tutti particolarmente odiosi, si alimentano di quell’anonimato e di quella mancanza di controllo di cui gode un individuo qualunque che cammina per strada. Per questo lo strumento più efficace per prevenire e combattere questo tipo di reati consiste proprio nell’abolire in modo selettivo quell’anonimato e nel far sentire la presenza della Legge in modo concreto.

“Abolire in modo selettivo l’anonimato” è possibile ed è persino facile. Basta raccogliere le informazioni necessarie alla persecuzione di eventuali delitti e conservarle sotto chiave fino alla loro naturale distruzione programmata o fino al momento in cui esse vengono richieste da un Magistrato. Posso ipotizzare questo meccanismo:

  1. Il Comune di Belpaese installa una nuova telecamera presso la stazione ferroviaria.

  2. Come prevede la legge, le immagini riprese da questa telecamera non possono essere viste da nessuno, tranne gli operatori di Polizia addetti alla sorveglianza della stazione, e vengono memorizzate su un server centrale che si trova sotto il controllo della Magistratura.

  3. Se non succede nulla, dopo qualche giorno vengono cancellate per fare spazio al nuovo materiale.

  4. Se c’è una denuncia per un reato commesso nella zona, le relative immagini vengo richieste dal Magistrato ed esaminate.

Chiunque passi da quelle parti, resta anonimo fino a quando non è strettamente necessario indagare sulla sua identità. Questo è ciò che intendo per “abolizione selettiva dell’anonimato”. Come potete vedere, è ciò che già si fa in molti comuni. Credo che questo tipo di intervento sia doveroso e lo sosterrò dovunque sia possibile.

“Far sentire la presenza della Legge” vuol dire proprio ciò che sembra. Attualmente, le telecamere sono usate solo per ruoli “passivi”: riprendono immagini e, a volte, registrano suoni. Io credo che debbano essere usate invece anche per far sentire la presenza della Legge in modo ”attivo”. Per esempio, la possibilità di parlare alle persone riprese dalle telecamere con un altoparlante potrebbe avere un forte potere dissuasivo in molti casi.

Personalmente non sono nemmeno contrario all’installazione, almeno in alcuni casi, di sistemi composti da una telecamera e da un’arma non letale e controllati a distanza. Quando dico “arma non letale” sto pensando a qualcosa come la “cathing-net” di Kowave, che potete vedere qui:

http://www.kowavetech.com/Eng/Product/ProductView.aspx?seq=19

http://www.youtube.com/watch?v=qU4h-t0E9y4

http://www.youtube.com/watch?v=7XluFUmthaQ

http://www.youtube.com/watch?v=qftOWHXEbr4

Se guardate l’ultimo video, vedrete che il sistema è montato su un veicolo (una specie di piccolo robot controllato a distanza). Credo che sia tempo di guardare con interesse anche a questo tipo di strumenti. La tecnologia, infatti, serve proprio a questo: a risolvere problemi in modo più efficae di quanto sia possibile fare manualmente (cioè piazzando un poliziotto ad ogni angolo di strada). Non bisogna averne paura. Bisogna capirla, usarla e gestirla nel modo corretto.

Come ho detto all’inizio, non si tratta di “trovare il giusto equilibrio”. Non esiste un “giusto equilibrio” da raggiungere. Si tratta invece di mettere il pulsante di tiro di queste “armi” nelle mani di persone (e di “sistemi”) affidabili e non pericolosi. In questo specifico caso, posso immaginare questa ipotetica soluzione:

  1. Il sistema telecamera/catching-net è montato su piloni in posizioni strategiche (in prossimità delle uscite dei locali da sorvegliare) o su appositi “robot” controllati a distanza (cioè PRIVI di una “volontà” propria).

  2. In caso di problemi, qualcuno o qualcosa (un sensore di movimento) può richiedere l’attenzione dell’operatore.

  3. L’operatore è sempre un poliziotto adeguatamente addestrato.

  4. Il poliziotto risponde alla richiesta d’aiuto ed interviene usando l’altoparlante.

  5. Se il criminale non è del tutto idiota, a questo punto si ferma. Sa di essere osservato. Sa che che le immagini sono conservate e che verranno usate per riconoscerlo. Sa anche che il poliziotto può intervenire chiamando una pattuglia od in altro modo.

  6. Se il criminale non interrompe la sua azione aggressiva, il poliziotto lancia la rete e/o usa altri strumenti di intervento di questo genere.

Niente sangue. Niente violenza. Niente “ronde”. Solo sana, e controllabilissima, tecnologia per la Street Security.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

Comments
One Response to “Sicurezza di Strada”
  1. bic indolor scrive:

    Bell’articolo, ma trascuri la variabile fondamentale: non c’è il rischio che i dati raccolti finiscano nelle mani di persone non affidabili e poi magari redistribuiti, o conservati indefinitamente: è quello che succede nella quasi totalità dei casi dappertutto.
    E allora mi chiedo: si, qualche delinquente lo beccheranno, ma a quale prezzo per le libertà di tutti?

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