Il futuro dei libri scolastici ed accademici

I lettori più attenti avranno sicuramente letto la notizia dell’adozione del JumPC come computer personale degli studenti delle scuole elementari e medie del futuro:

Il netbook di Brunetta per la scuola costa 199 euro

Questi lettori avranno anche seguito le iniziative della Gelmini per i libri di testo in formato digitale:

Gelmini: e-book contro il caro libri

Ma quale sarà veramente il futuro dei libri di scuola e dell’università?

I requisiti

In realtà, i requisiti fondamentali di un buon sistema editoriale per la scuola e l’università sono legati più al processo produttivo che al prodotto finito, cioè più alla redazione che al libro stesso. I requisiti sono i seguenti.

Facilità di reclutamento dei redattori: deve essere facile reclutare rapidamente un numero sufficiente di redattori qualificati per ogni singola materia. Solo in questo modo sarà possibile creare rapidamente l’enorme quantità di testi necessari per l’intero nostro sistema scolastico ed universitario. Un grande bacino di “manodopera” intellettuale è anche un presupposto necessario per ridurre i costi. Per fortuna la manodopera intellettuale non manca (sono molto più “a spasso” i laureati dei saldatori…).

Niente al mondo è più efficiente del web come strumento di arruolamento, specialmente se ci sono pochi soldi da spendere e se c’è una certa fretta. Date un’occhiata a strumenti di arruolamento come http://www.monster.com/.

Esistono anche strumenti più adatti alla gestione di contratti di lavoro in appalto a dei professionisti, come http://www.e-lance.com/.

Facilità di organizzazione della redazione: deve essere possibile dare una organizzazione efficiente a diverse decine di redazioni specializzate e mantenerle attive senza per questo dover arruolare un esercito di controllori e motivatori.

Niente al mondo è più efficiente di un wiki in questo settore. Date un’occhiata a Wikipedia. Il modello contrattuale più adatto è probabilmente quello tipico delle redazioni web come http://punto-informatico.it/ e dei blog multiautore, come http://blogosfere.it/. Da non scartare nemmeno l’idea di servizi su commissione, come avviene per il già citato http://www.e-lance.com/.

Facilità di verifica dei contenuti: deve essere possibile mantenere verificati e corretti milioni di articoli. Solo una vasta comunità di utenti può affrontare un compito del genere. Ancora una volta, Wikipedia docet.

Facilità di correzione ed aggiornamento: deve essere possibile correggere ed aggiornare gli articoli con la massima facilità e tempestività. Ormai il nostro mondo cambia ad una velocità tale che la storia si confonde con la cronaca. Basti pensare al crollo della Yugoslavia ed al conseguente invecchiamento degli atlanti. Nulla è più tempestivo di un sito web, anzi: di un wiki.

Facilità di distribuzione: deve essere possibile creare e distribuire un enorme numero di copie ad un costo molto, molto basso e con estrema velocità.

Nulla è più facile da distribuire di una pagina web. Just publish it!

Facilità di consultazione: deve essere possibile creare un prodotto editoriale molto ricco (immagini, tabelle, filmati, animazioni, etc.) e nello stesso momento anche molto comprensibile e semplice da usare.

Niente può competere con il web da questo punto di vista. La nitida struttura degli articoli dei wiki,come Wikipedia, è già uno standard riconosciuto ed accettato in questo settore.

Facilità di comunicazione e di feedback: deve essere possibile mettere in comunicazione bidirezionale gli autori ed i furitori, in modo da colmare le lacune che inevitabilmente gli articoli finiscono per lasciare ed in modo da raccogliere feedback utile al miglioramento dell’intero sistema.

Niente è meglio di un sistema di commenti e di valutazioni degli articoli, come quello di Knol e come quello tipico dei blog, per ottenere questo scopo.

Indipendenza dalla burocrazia: deve essere possibile fare funzionare e far crescere questo progetto anche contro la esplicita e fortissima volontà dell’intero sistema politico ed amministrativo di ucciderlo sul nascere con tutti i mezzi di cui la burocrazia è capace. Su questo non c’è da farsi illusioni: i burosauri odiano le novità, le temono e le contrastano in ogni modo. L’intero nostro paese ne è una dimostrazione lampante.

Nulla è più resistente a questo tipo di attacchi di un sistema basato all’estero e completamente privo di alcun rapporto con la burocrazia italiana. Wikipedia docet.

Wikipedia

Da quanto ho appena detto, risulta chiaro come sia Wikipedia la risposta ai nostri problemi. Non gli e-book. Proprio Wikipedia.

Più esattamente: Wikipedia, dei PC economici ed una connettività ad Internet che non dipendano in modo stretto dalle scarse disponibilità economiche delle scuole. Bisogna infatti tenere presente che, appena si inizierà ad utilizzare Wikipedia a scuola come strumento alternativo ai libri di testo, nascerà immediatamente una corporazione formata da case editrici di testi tradizionali, vecchi professori ed altri burosauri che colpirà duramente l’intero sistema nel suo punto più debole: la connessione ad Internet ed i PC.

Possiamo tranquillamente dare per scontato che le connessioni ADSL verranno vietate o rese impossibili da ottenere per (pretestuose) ragioni economiche. Possiamo anche dare per scontato che verranno vietati i computer. L’odio dei burosauri per queste cose è antico, consolidato e totale. Non avranno nessuna pietà.

A questo problema c’è solo una soluzione: computer a basso costo acquistati dalle famiglie e connettività condivisa a basso costo. I computer a basso costo ci sono già e diventeranno comunque uno standard nei prossimi anni: sono i cosiddetti “netbook” o UMPC. La loro diffusione è indipendente dall’uso che se ne fa a scuola.

La connettività a basso costo si può ottenere attraverso un uso intelligente di reti mesh e di connettività wireless (che non dipende dal cavo fisico, che sarebbe sotto il controllo delle scuole e quindi inaccessibile). L’OLPC di Negroponte insegna.

Dato che viviamo in Italia, sarà meglio imparare a sfruttare a fondo le tecnologie concepite per il terzo mondo. È quello il futuro che progettano per noi i nostri governanti. Tutti i nostri governanti (destra e sinistra) e da sempre.

Oltre Wikipedia

Wikipedia, comunque, ha un limite difficile da superare: la scarsa attendibilità. Chiunque può modificare qualunque articolo in qualunque momento. Solo quando una delle “pattuglie” di controllo passa sull’articolo vandalizzato si può porre rimedio. Questo può significare giorni, settimane o mesi. Decisamente troppo per un sistema che deve fornire risultati attendibili a milioni di persone per circa 200 giorni l’anno.

Wikipedia però non è l’unico wiki esistente. Ce ne sono già altri due che pongono rimedio a questa e ad altre vulnerabilità: Google Knol e Citizendium.

Knol è un sistema simile ad un blog multiautore (insomma: un aggeggio come wordpress): ogni autore si fa carico in toto od in parte di ciò che scrive. Può scrivere di tutto, anche replicando articoli già esistenti, e si espone al giudizio del pubblico (espresso attraverso un sistema di commenti e di valutazione). L’autore può decidere in quale misura rendersi riconoscibile al pubblico ma è comunque sempre rintracciabile.

Citizendium è più simile alla redazione di una vera enciclopedia. Esistono dei “redattori” che supportano gli autori e dei “constable” che vigilano sul rispetto delle regole. Gli autori possono pubblicare solo usando il loro vero nome.

Entrambe queste piattaforme possono essere usate da chiunque, per qualunque scopo, e sarebbero adattissime al nostro progetto. Il prodotto finale (l’articolo) è facile da usare, verificare, aggiornare e correggere quanto quello di Wikipedia. Cambiano solo le regole di pubblicazione (più adatte ad un uso professionale).

Il contratto

Sia Knol che Citizendium sono piattaforme pubbliche. Sia Google che Citizendium implorano la gente di partecipare ai loro progetti. In entrambi i casi si tratta di piattaforme replicate ed affidabili, a prova di attacco nucleare su vasta scala (non sto scherzando su questo punto).

Non c’è quindi nessuna infrastruttura tecnica da preparare: è già tutto pronto. Ed è già tutto gratis. Basterebbe pagare i redattori per inserire gli articoli. Come ho già spiegato, basterebbe commissionare gli articoli a dei professionisti usando lo schema già usato da moltissime redazioni web, come http://punto-informatico.it/ o come http://blogosfere.it/ . Sarebbe anche possibile utilizzare un “mercato aperto digitale” come http://www.e-lance.com/.

Ma questi sistemi svincolerebbero completamente la stesura degli articoli e la sopravvivenza dell’intero sistema dal controllo dei burosauri e verranno quindi vietati per legge. Le pene previste per le violazioni verranno scelte tra le più dure e crudeli, giusto per sicurezza (e per un certo innato sadismo della nostra classe dirigente…).

Un sistema irraggiungibile

Il peggior nemico che questo “progetto” dovrà combattere, infatti, sarà sicuramente rappresentato dalla stessa gente che, in teoria, dovrebbe promuoverlo ed amministrarlo: il sistema burocratico che gestisce la scuola e l’università. Questa gente farà di tutto per uccidere questo “fenomeno” nella culla.

L’unico modo di evitarlo consiste nell’avere un sistema che non dipenda né logisticamente (server) né amministrativamente (password) da loro. Ci vuole un sistema pubblico, “general purpose”, come Wikipedia. Un sistema basato all’estero e gestito da una azienda privata. Solo un sistema come questo potrebbe resistere ai loro attacchi.

Per questo ci verrà sicuramente imposto per legge un sistema in cui i server saranno gestiti obbligatoriamente dalle scuole, dalle università o dal ministero ed in cui per accedere in scrittura agli articoli sarà necessaria una speciale certificazione (ottenibile solo dopo anni di studio e solo a condizione che si verifichi una determinata congiunzione astrale).

Anzi no: ci imporranno l’uso degli e-book prodotti dalle case editrici tradizionali con i soliti metodi. Naturalmente si tratterà di e-book a pagamento e magari protetti da DRM. Magari e-book a scadenza: finito l’anno scolastico, finita la licenza d’uso.

Che fare?

Scrivere. Partecipare a Knol, a Citizendium ed a Wikipedia. Senza aspettare le autorizzazioni di nessuno e senza sperare mai di essere pagati per farlo. La classe dirigente non ha nessun interesse a far circolare informazioni e cultura, anzi: ha tutto l’interesse a mantenere la popolazione nell’ignoranza e nella superstizione. Di conseguenza, non tirerà mai fuori un soldo per queste cose.

Bisogna lottare nei ritagli di tempo libero, contro un sistema che farà di tutto per annientare ogni nostro sforzo. Bisogna farlo per i nostri figli e nipoti, per ridare loro quella opportunità di crescita che viene tolta loro giorno dopo giorno a suon di tagli e di proibizioni.

Collegatevi ad uno di questi sistemi e cominciate a scrivere. Scoprirete presto che siete molto meno ignoranti di quanto pensate e che potete fare molto per gli altri, specialmente dopo esservi inseriti in una comunità attiva e vivace come quelle che si trovano dietro quei wiki.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

PS: Pensate che sia troppo pessimista quando parlo della nostra classe dirigente? Vogliamo parlare di testamento biologico?

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Comments
4 Responses to “Il futuro dei libri scolastici ed accademici”
  1. lucapost ha detto:

    Forse è più corretto sostituire il termine Yugoslavia con Jugoslavia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Jugoslavia ).
    Ma Wikipedia ha un sistema di gestione dei feedback, o meglio un’indicatore di qualità degli articoli nel quale ogni utente registrato può esprimere il suo gradimento? Oppure mi è scappato?

  2. aubreymcfato ha detto:

    Caro Alessandro, bell’analisi, come sempre.
    Volevo però segnalarti, che, oltre Wikipedia, è l’intero mondo Wikimedia dovrebbe essere coinvolto.
    Abbiamo progetti come Wikibooks e Wikiversity, specificamente orientate alla didattica e alla costruzione di libri di testo e lezioni. Abbiamo Wikisource (di cui sono amministratore), biblioteca digitale di testi in pubblico dominio (varie wikisource per varie lingue, anche latino e greco). Abbiamo Commons, immenso archivio di foto, video, immagini.
    Manca, davvero, solo l’apporto di nuovi utenti per rendere questi progetti più grandi. Manca l’interesse della scuole (solo alcune conoscono questi progetti). Insomma, al solito, manca la cultura e un minimo di organizzazione.

  3. alessandrobottoni ha detto:

    lucapost dice:
    “Ma Wikipedia ha un sistema di gestione dei feedback, o meglio un’indicatore di qualità degli articoli nel quale ogni utente registrato può esprimere il suo gradimento? Oppure mi è scappato?”

    Che io sappia, Wikipedia NON implementa nessun sistema di valutazione degli articoli da parte dei lettori. So che questa possibilità era stata presa in consderazione, insieme ad altre migliorie, ma mi risulta che sia poi stata accantonata.

  4. nightlibrary ha detto:

    Wikipedia non potrà mai sostituire i libri di testo, casomai ci vorrebbe una sorta di Wikipedia redatta solo dal mondo editoriale con fonti prese solo ed esclusivamente dai libri di testo.

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