Let’s talk

mr_caos commenta in questo modo una mia lettera di oggi a Punto Informatico:

“E in base a cosa ne sei segretario? Hai vinto il campionato provinciale di download di mp3?

Ma fammi il piacere”

[Dai commenti a “Cogliamo un’occasione”]

Eccomi qui. Ti faccio il piacere di rispondere a questa e ad altre legittime contestazioni qui di seguito. Cominciamo proprio da quelle di mr_caos.

Q: Ma per capire, questo sarebbe il tuo lavoro? Prendi uno stipendio per farlo?

A: Nella vita faccio il consulente. Non prendo stipendi da nessuno, né per il mio lavoro “ufficiale” né per le mie (molteplici) attività di volontariato. Tu cosa fai per vivere?

Q: Mi erigo per un attimo a rappresentante di me stesso e in quanto tale ti chiederei di sederci ad un tavolo per discuterne. Perchè a questo punto pensavo che potrei fondare l’associazione non so… per l’eliminazione dei biglietti dei concerti o meglio… la distribuzione gratuita dei beni di prima necessità. Sai tanto per arrotondare.

A: Prego, accomodati. Tieni presente, tuttavia, che io NON rappresento una comunità di sfigati dediti al download illegale inteso come hobby. Mi guardo bene dall’avere che fare con questa tipologia di parassiti. Per quanto posso, mi sforzo di rappresentare una comunità di gente che si preoccupa di garantire che sia sempre possibile accedere alla nostra Cultura, anche quando il ”titolare dei diritti” (quelli economici, non quelli morali) non è d’accordo.

Q: Scusa ma tu chi saresti per chiedere un incontro ai rappresentanti di un settore industriale? Un sindacato? Un partito? Un associazione consumatori? Ma consumatori di che? La definizione di consumatore implica che ci sia una forma di contratto tra le parti.

A: Sono il segretario di una associazione nata proprio con questo scopo. Associazione registrata e riconosciuta dalla legge.

Q:E in base a cosa ne sei segretario? Hai vinto il campionato provinciale di download di mp3?

A: Sono stato eletto tale a voto palese dall’assemblea dei soci, come previsto dallo Statuto (Statuto che, a sua volta, è stato avvallatto dagli organi di controllo previsti dalla Legge italiana). Puoi sempre iscriverti alla nostra associazione per avere la possibilità di votarmi contro alla prossima tornata elettorale: http://partito-pirata.it/ .

Per inciso, non scarico niente da nessuna rete. Non lo faccio sia perchè non mi interessa (di solito ascolto solo le web-radio e guardo solo qualche vecchio film in TV), sia perchè non sono così fesso da farlo dalla ADSL di casa del Segretario del Partito Pirata.

Ed adesso, passiamo a Lemon:

S (come “statement”): “Io l’ho sempre detto e lo ripeto: non vi piace il prezzo di una cosa? NON COMPRATELA (che non vuol dire rubatela o scaricatela) ad oltranza, vedrete che il prezzo scende.”

A: Non è solo una questione di prezzo. Il problema è che, grazie al diritto esclusivo di creare e distribuire copie, il titolare dei diritti (che non è quasi mai l’autore) ha il diritto di NON creare e di NON distribuire nessuna copia se ritiene che sia più opportuno (o più “economico”) agire in questo senso. Questo, di fatto, riconosce al titolare dei diritti (la casa editrice) il diritto di censurare l’autore e di sottrarre all’intera comunità un pezzo della sua Cultura. Questo è un potere enorme che le Costituzioni di qualunque paese e di qualunque ente sovrannazionale riconoscono solo ad uno Stato Sovrano, e solo attraverso la sua Magistratura. Noi lottiamo contro un evidente abuso di potere, non contro dei prezzi troppo alti.

Ed ora rispondiamo a ghivan:

Q: “Dal quel che deduco dal ragionamento, correggimi se sbaglio, quindi un artista dovrebbe lavorare gratis perchè gli altri hanno il diritto alla cultura?”

A: No. Un artista ha pienamente diritto ad esigere un compenso per il suo lavoro. Se tu avessi letto qualcuno dei miei articoli precedenti e/o i documenti fondanti del Partito Pirata italiano, sapresti che difendo sempre il diritto d’autore a spada tratta e senza incertezze.

Il diritto che noi “pirati” mettiamo in discussione è il diritto che ha la casa editrice od il distributore di controllare il processo di copia e di distribuzione dell’opera (cioè il “copyright”, o “diritto di copia” in senso stretto). Questo diritto è anacronostico e và abolito (od almeno radicalmente riformato). Deve invece restare il diritto dell’autore di controllare (solo in prima persona) il processo di pubblicazione delle sue opere.

I ricavi dell’autore, dell’editore e dei distributori possono essere garantiti benissimo senza riservare a nessuno il diritto esclusivo di copia e di distribuzione (che è il meccanismo che rende possibili gli spiacevoli fenomeni di “censura su basi commericiali” che ho già descritto). Semplicemente, basta stabilire che chiunque ricavi un introito dall’attività di copia e di distribuzione deve versare una parte di questi introiti al titolare dei diritti (pena la galera ed i danni). A quanto debba ammontare questa quota, deve essere una trattativa tra le parti a stabilirlo (o, in assenza di un accordo, la sentenza di un giudice). La SIAE potrebbe (finalmente!) tornare a fare qualcosa di utile controllando che le parti facciano quanto stabilito dagli accordi.

Ovviamente, se qualcuno copia e distribuisce senza scopo di lucro (guadagno uguale a 0) deve corrispondere esattamente 0 euro al titolare dei diritti. In questo consiste il “diritto di accesso alla cultura ed allo scambio di informazioni”.

Se questo ti fa credere che la galassia collasserebbe a causa dei mancati introiti della case editrici, è meglio che tu dia un’occhiata ai loro bilanci. Solo una percentuale dei loro introiti deriva dal mercato consumer. La stragrande maggioranza viene dal mercato professionale: radio, TV, gruppi musicali che fanno cover, sale cinematografiche, locali pubblici, etc.

Silvano dice:

Q: “Per quale motivo dovete scaricarlo gratis?

E’ cultura? Il david di donatello è cultura, ma non mi pare che tutti vogliano portarselo a casa.

La gioconda? Idem come sopra.”

A: Perchè se non si riconosce all’utente finale il diritto di accedere a qualunque elemento della nostra cultura CONTRO la volontà del detentore dei diritti, allora si riconosce implicitamente al detentore dei diritti il diritto di censurare l’opera.

Il detentore dei diritti dovrebbe avere il diritto, riconosciuto per legge, di partecipare agli utili, non quello di controllare la disponibilità dell’opera sul mercato (cioè di censurare l’opera).

Niente utili, niente quota. Non c’è nulla di scandaloso in questo. Gran parte del mercato vive di applicazioni professionali facilmente controllabili dalla SIAE. Nessuno chiuderebbe i battenti. Guadagnerebbero solo qualche soldo in meno e sarebbero spinti a cercare nuove soluzioni. “Innovazione”, come il 3D al cimema. Non sarà forse meglio l’innovazione che questo mercato statico e stantìo?

Riguardo alla Gioconda ed al David, posso farti notere che chiunque può creare e distribuire una copia del David senza pagare royalties a nessuno. Si comprano sulle bancarelle a pochi euro.

Q: “Insomma, con la scusa che costa troppo, non sarà che c’è gente che scarica ugualmente e non comprerebbe niente ad un prezzo che non sia gratis?”

A: Sembra proprio di no. I pochi “store” di Internet che vendono musica e film stanno conoscendo una crescita a due cifre mentre tutto il resto del mercato è in caduta libera. Tra le principali motivazioni all’acquisto degli utenti figura la voce: “l’ho scaricata da eMule e l’ho ascoltata. Mi è piaciuta tanto che ho deciso di comprarla.” L’onestà degli utenti arriva fin dove non arriva la lungimiranza dei venditori.

CCC dice:

Q: “solo questione di soldi??? e non soprattutto una questione di libertà???”

A: Si, certo. Lo spiego anche nella mia lettera. Tuttavia, teniamo presente che si tratta di beni immateriali, legati ad un aspetto non “primario” dell’esistenza. Fare a revolverate in strada per queste cose sarebbe francamente eccessivo.

Soprattutto, è eccessivo esporsi in prima persona ad una battaglia legale per queste cose, come hanno fatto i ragazzi di TPB. Si devono seguire vie meno traumatiche. Per una volta, abbiamo la fortuna di avere il coltello dalla parte del manico. Facciamone buon uso.

S: “no, non c’è nessuna trattativa da fare (tantomeno con chi, come dimostrano le dichiarazioni del sig. mazza, non ha intenzione di farne)…”

A: Ed invece si. La Libertà consiste nell’avere dei diritti riconosciuti. Cioè riconosciuti anche dalla controparte. Diversamente si tratta di potere conquistato con la forza. Il potere, come noto, va anche mantenuto con l’uso della forza. Io non voglio combattere ogni giorno per queste cose. Voglio che mi venga riconosciuto una volta per tutte (anche dalla controparte) un diritto e che poi si possa passare ad altro.

Q: “e chissà cosa ne direbbero i “pirati” (quelli “veri”) da poco condannati??? rimarrebbero basiti anche loro???”

A: Peter ed io siamo buoni amici, e ci stimiamo a vicenda, ma abbiamo opinioni diverse su questi punti. Ci siamo confrontati apertamente su questi temi e non abbiamo niente da nasconderci. Noi non abusiamo del nome di “pirati” per la semplice ragione che non siamo noi a volerci etichettare così. Sono gli altri a dire che siamo pirati. Per quanto ci riguarda, ci consideriamo attivisti che cercano di difendere alcuni diritti digitali fondamentali dell’essere umano. L’accesso alla cultura è solo uno di questi molti elementi. Sempre per quanto ci riguarda, i pirati sono loro: le aziende che fanno uso della legge sul copyright per imporre agli utenti ed agli autori la loro volontà.

Ed infine, veniamo a Dittatori Fascisti:

S: “Non hai idea bottoni di cosa sia la libertà”

A: Come ho già detto, la libertà consiste nel godere di alcuni diritti riconosciuti (e quindi riconosciuti anche dalla controparte). Diversamente si tratta solo di una diversa forma di abuso.

Ora siamo noi utenti a subire un abuso da parte delle case editrici. Abolendo il diritto d’autore, saremmo noi ad espropriare gli autori del loro lavoro. Tu vedi un qualunque passo avanti in questo cambiamento? Vedi più “etica”? O più “giustizia”? Quale miglioramento avremmo?

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Comments
8 Responses to “Let’s talk”
  1. Giulio scrive:

    Sono fondamentamelmente d’accordo con l’articolo di oggi PI, ma solo una cosa ti contesto.
    Tu dici: “Noi non abusiamo del nome di “pirati” per la semplice ragione che non siamo noi a volerci etichettare così.” e questo è sacrosanto, fa parte del FUD delle major alimentato da molta stampa.
    Ma allora non fatevi/ci chiamare Partito Pirata, è quantomeno un errore di comunicazione.

    Altro: è vero che ci sarà la lista del PP alle europee?

  2. Gian Luca scrive:

    Ciao Alessandro,

    vorrei confrontarmi con te su questa tua frase: “Per inciso, non scarico niente da nessuna rete. Non lo faccio sia perchè non mi interessa (di solito ascolto solo le web-radio e guardo solo qualche vecchio film in TV), sia perchè non sono così fesso da farlo dalla ADSL di casa del Segretario del Partito Pirata.”

    Ora, io posso comprendere la tua posizione “morbida” e condivido il tuo concetto di diffusione della cultura, ma se mi passi questo paragone è come se tu fossi un esponente della causa nudista che si aggira in spiaggia con un cappotto e un cappello di pelliccia.

    Qui si tratta di far passare il concetto che si devono trovare nuove forme di copyright che non vadano a gravare direttamente sui fruitori della cultura e che siano al passo con la tecnologia.

    Nell’ambito culturale, dal mio punto di vista, sono comprese non solo le opere di Michelangelo, ma anche la musica, i film e i libri.

    L’attivismo di per sé, lo dice la parola stessa, prevede che si sia interessati attivamente alla causa per la quale si combatte e che lo si faccia mettendoci la faccia in prima persona e rischiando qualcosa. Il tuo “non m’interessa” e il fatto che neppure hai il coraggio di metterti in gioco per aver scaricato UNA canzone o UN film, mi sembra che ti privi decisamente di una qualsiasi rappresentanza.

  3. Giulio dice:
    “Ma allora non fatevi/ci chiamare Partito Pirata, è quantomeno un errore di comunicazione.
    Altro: è vero che ci sarà la lista del PP alle europee?”

    Il nome è dovuto ad un gioco logico, simile a “GNU is not Unix”. In questo caso era “Partito Pirata – i pirati sono loro.” Il termine “loro” si riferisce ovviamente alle industrie del recording. Lo abbiamo scelto a seguito del “fenomeno pirat partiet svedese” del 2006.

    No, non ci sarà nessuna lista del PP alle europee. Non per nostra scelta: ci vogliono oltre 150.000 firme autenticate per presentare un nuovo simbolo (un nuovo partito) e noi non abbiamo la forza necessaria per farlo.

  4. Gia Luca dice:
    “Il tuo “non m’interessa” e il fatto che neppure hai il coraggio di metterti in gioco per aver scaricato UNA canzone o UN film, mi sembra che ti privi decisamente di una qualsiasi rappresentanza.”

    Beh, questo bisogna spiegarlo ai soci del PP che hanno votato per me alle ultime elezioni interne.

    Come ho già spiegato, tuttavia, lo spettro dei nostri interessi è molto, molto più ampio di quello tipico del movimento anti-copyright. Noi ci interessiamo della lotta contro il Telecoms Package, della lotta contro i DRM, contro la tecnologia Trusted Computing (Palladium), della lotta contro il Digital Divide e di diverse altre cose.

    Forse non rappresento bene la figura del pirata digitale inteso come appassionato di file sharing ma, in compenso, sono una delle poche persone che abbia trattato estesamente il tema del Trusted Computing in lingua italiana.

    Francamente, credo che sia sintomo di una notevole limitatezza culturale occuparsi solo di copyright in un universo complesso come questo.

  5. Gian Luca scrive:

    @alessandro

    Le altre tematiche sono tutte molto interessanti, alcune anche più del copyright e sono assolutamente da prendere in considerazione e avete tutta la mia solidarietà, ma la frase sulla quale ho inteso confrontarmi riguarda nello specifico il copyright. Una frase che ritengo delegittimi pesantemente alla rappresentanza non solo te (hai ragione sei stato eletto dagli iscritti del tuo partito), ma bensì l’intero partito, su questo argomento in particolare.

  6. Sottosuono record scrive:

    Non ci hai risposto… Troppo difficile? Troppo impegnativo confrontarsi sul terreno politico? Attendiamo una tua risposta anche per mail.

    Ciao

  7. Sottosuono dice:
    “Non ci hai risposto… Troppo difficile? Troppo impegnativo confrontarsi sul terreno politico? Attendiamo una tua risposta anche per mail.”

    Francamente, non so di cosa stai parlando. Che cosa mi hai chiesto? Questo è il primo commento di questo articolo che porta la tua firma. Hai fatto commenti a qualche altro mio articolo, qui o altrove?

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