Profilo di un Pirata

Quando leggerete queste note, sarà in corso la Festa del Pirata a Roma, al Teatro della Garbatella. Ho deciso di pianificare con qualche giorno di anticipo la pubblicazione di questo documento per aiutare le persone presenti alla festa a capire quali sono le mie (personalissime) posizioni in tema di Copyright e riguardo altri temi affini.

Copyright o Non Copyright?

Se mi chiedete se sono a favore del copyright o meno, vi rispondo che sono a favore del Copyright.

Copyright tutti i giorni e due volte la domenica.

Se questo vi sembra assurdo, specialmente se viene detto dal Segretario Nazionale del Partito Pirata, vi invito a riflettere sui seguenti punti.

Qualunque discorso sulla liberalizzazione dei prodotti dell’ingegno, come avviene ad esempio con le Licenze Creative Commons o con le più raffinate Copyzero, è reso possibile solo dal fatto che esiste un concetto acquisito e legalmente riconosciuto di “proprietà intellettuale”. È solo perchè viene riconosciuto all’autore il diritto di proprietà sulla sua opera che l’autore può disporre dell’opera stessa (nel modo che ritiene più opportuno) e difenderla dagli abusi e dalle sofisticazioni.

Senza questo concetto, la sua opera sarebbe preda di tutti coloro che volessero impadronirsene e stravolgerla fino al punto di invertirne il significato. Senza il concetto stesso di “diritto d’autore”, Marco Travaglio avrebbe potuto essere costretto ad assistere impotente mentre Cesare Previti riscriveva riga dopo riga i suoi libri fino a trasformarli in un’ode a Berlusconi e li ripubblicava attribuendoli a Travaglio stesso. Questo, infatti, è ciò che si potrebbe fare di un’opera se non esistessero i cosidetti “diritti morali” (che, per l’appunto, sono inalienabili).

Non è certo questo il mondo che io vorrei.

Certo, al giorno d’oggi la Legge difende i diritti degli autori enormemente di più di quanto difenda i diritti dei fruitori delle opere. Ad essere precisi, in questo momento la Legge (in tutto il mondo) difende quasi solo i privilegi dei mediatori (case editrici, rivenditori, etc.) a danno sia dei diritti degli autori che dei fruitori delle opere. Si tratta di un evidentissimo sopruso, su questo non c’è il minimo dubbio. Tuttavia, non è certo negando i diritti degli autori che si può porre rimedio a questo sopruso. Ciò che si deve negare sono piuttosto i privilegi degli intermediari. Ogni altra azione sostituirebbe un sopruso (quello contro i fruitori) con un altro (quello contro gli autori). Non farebbe giustizia. Vedi PS1 in calce a questo documento.

Perchè non andare fino in fondo?

Nonostante questo, è evidente che il diritto d’autore è già stato completamente abolito, nei fatti, dall’evoluzione tecnologica dei nostri strumenti. Al giorno d’oggi non esiste nessun modo credibile di impedire la copia di un opera e non esiste nessun modo credibile di impedire che essa venga stravolta e riattribuita. Basti pensare alle innumerevoli copie abusive e “libere interperazioni” di “Harry Potter” che circolano sul mercato cinese. Allora, perchè non andare fino in fondo e reclamare il diritto dei cittadini ad utilizzare senza limiti e senza remore le opere che circolano nel nostro ambiente? In particolare, perchè non organizzare dei party in cui si scambiano file coperti da copyright? Perchè non organizzare delle dimostrazioni provocatorie come fanno altre organizzazioni?

In parte ho già risposto: non credo che l’abolizione del diritto d’autore (e, più in generale, del concetto di Proprietà Intellettuale) sia un passo avanti nell’evoluzione umana, né dal punto di vista morale (etico) né dal punto di vista pratico (economico).

Ma c’è un’altra ragione. Io ho quasi 50 anni. Da giovane ho militato nell’estrema sinistra (PCI) ed ho partecipato alle manifestazioni di piazza. So bene cosa succede quando qualcuno comincia a gridare “Distruggiamo la Bastiglia!” Qualcuno, là davanti, si fa prendere dall’entusiasmo e corre a prendersi le fucilate della Guardia Imperiale. Il Regime, nel suo complesso, è comunque condannato a crollare ma, là davanti, sul selciato davanti alla Bastiglia, restano comunque i corpi di quei giovani. Io non voglio morti sulla coscienza, né in senso fisico né in senso virtuale.

Non voglio che qualche ragazzino, preso dall’entusiasmo delle nostre parole, si faccia beccare con eMule ancora fumante in mano e costringa i suoi genitori a vendersi la casa per ripagare Virgin Records dei suoi mancati guadagni. Questo sistema economico, basato sui diritti di copia dei supporti, è già morto. È già crollato. È già morto anche se non se ne è ancora reso conto. Sta crollando sotto i nostri occhi. Non c’è nessun bisogno di martiri.

Perchè niente “demo”?

Per questa ragione non ho voluto farmi carico della organizzazione di un “laboratorio di P2P” alla Festa del Pirata. Me lo hanno chiesto ed ho gentilmente declinato. Ovviamente, non mi sono permesso di impedire ad altri di farlo. Mi sono limitato a sconsigliarlo.

In ogni caso, fatemi dire che c’è ben poco da insegnare ai nostri giovani riguardo al P2P. Le informazioni necessarie sono facilmente reperibili su Internet e passano di mano in mano nelle aule delle nostre scuole. I nostri giovani sono più esperti di P2P che di ogni altra cosa in campo informatico. Conoscono quasi solo quello (e le console da videogame).

Piuttosto, è necessario insegnare ai nostri giovani qualcosa del “consumo consapevole” in campo digitale. È necessario spiegare loro perchè è sbagliato ed autolesionistico accettare le “caramelle” da Microsoft e da altri monopolisti. È necessario spiegare loro che ogni acquisto è anche un atto politico che trasferisce una parte del nostro potere (una parte dei nostri soldi) nelle mani di qualcun altro che potrebbe essere mosso da intenzioni assai diverse dalle nostre.

Infine, è necessario spiegare loro che Internet ed il P2P sono solo la punta di un iceberg e che l’iceberg, guardato nella sua interezza, potrebbe non avere un aspetto piacevole. Da questa considerazione è nata la mia decisione di parlare di Anonet e di Netsukuku alla festa del pirata di Roma.

Pirati ed Open Source

Su Punto Informatico, a valle dell’annuncio della Festa del Pirata, qualcuno ha fatto notare che non è cosa buona e giusta mescolare pirateria ed Open Source.

Verissimo.

Gli sviluppatori Open Source vivono del concetto di diritto d’autore. È grazie ad esso che possono mantenere libero ciò che producono. Date un’occhiata alle licenze (GPL e affini) per convincervene.

Gli sviluppatori e gli utenti del mondo Open Source non sono pirati e non vanno confusi con i pirati. È importante chiarire che si tratta di due cose diverse, di due ambienti diversi e di due battaglie diverse.

Siamo tutti dalla stessa parte di una barricata virtuale ma non siamo la stessa cosa. Difendiamo entrambi la libertà degli utenti ma parliamo di tipologie di libertà diverse, agiamo in modo diverso e frequentiamo ambienti sociali diversi.

La libertà di cui parlano i pirati è quella di fruire della cultura e di farla circolare. La libertà di cui parla l’Open Source è quella di verificare, studiare, modificare e riutilizzare il codice. Sono cose molto diverse.

Proposte

Ma, allora, se non si parla di abolizione del copyright, quali sono le nostre proposte? Eccole qui di seguito.

Innanzitutto, è tempo di stabilire per legge che il privato cittadino ha il pieno diritto di farsi le copie che vuole dei prodotti che ha regolarmente acquistato, per qualunque scopo intenda farle, compreso lo scambio con altre persone, scambio condotto con qualunque mezzo. Qui non si tratta di giustizia o ingiustizia ma di possibilità tecnica di imporre qualcosa di diverso. Ormai non è più possibile combattere lo scambio tra privati, in nessun modo. Bisogna prendere atto della cosa e passare ad altro. Anche i dinosauri si sono estinti, e sono sicuro che qualcuno ha pianto sulle loro tombe, ma ora c’è l’Uomo a dominare il pianeta e nessuno si ricorda più i vecchi velociraptor. Vedi PS2 in calce a questo documento.

I prodotti dell’ingegno, nella loro forma “pacchettizzata” (CD, DVD. etc.) continueranno comunque ad esistere ma il vero mercato dei contenuti deve diventare quello degli utilizzatori professionali (radio e TV) che li usano come “vettori” per la loro pubblicità. A questo non c’è scampo.

Vi prego di notare che questo non significa affatto abolire il copyright. Il copyright continua ad essere necesario in questo scenario, come lo è stato finora.

In secondo luogo, è tempo di chiarire una volta per tutte, per legge, che la libertà di espressione dell’individuo, la riservatezza delle sue comunicazioni e la sua libertà di scelta non possono essere sacrificati alle esigenze del mercato e delle industrie. Che ci piaccia o no, c’è una scala di priorità nei nostri valori ed i valori che riguardano la libertà e la dignità dell’individuo non possono essere posposti a quelli che riguardano la vita economica. Questo vuol dire che l’utente deve avere il diritto, garantito per legge, di fruire in tutti i modi possibili dei beni che ha regolarmente acquistato, senza vincoli e senza catenacci.

Infine è tempo di semplificare l’articolo 21 della nostra Costituzione in modo che assuma questa forma:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Punto e basta.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario dell’Associazione “Partito Pirata Italiano”

PS1 – Sono loro i pirati

Come ho ampiamente spiegato nel manifesto del Partito Pirata, in realtà sono “loro” i veri pirati. I veri pirati di questo ambiente, sono gli intermediari che si frappongono tra l’autore ed il fruitore di un’opera. Da molti decenni questi intermediari (case editrici, distributori e via dicendo) hanno perso il loro ruolo istituzionale e la loro ragione di esistere. Non fanno più “scouting” e non hanno più senso come distributori. Vivono solo della loro posizione di forza nei confronti di autori e fruitori. Sono loro che sfruttano in modo abusivo questo mercato, minacciando ed aggredendo in ogni modo sia gli autori che i consumatori. Sono solo dei PARASSITI dediti al bullismo legale.

PS2 – Scopo di Lucro

Questa mia richiesta di rendere legittime la copia e lo scambio dei file può sembrare in contraddizione con la mia nota posizione “legalista” in cui ho sempre sostenuto che non si devono violare i diritti dei distributori e che quindi non è lecito lo scambio anche se non esiste lo scopo di lucro (vedi manifesto del Partito Pirata).

In realtà, qui sto dicendo una cosa diversa e più radicale. In questa sede sto chiedendo che venga reso illegale costringere l’utente privato a comprare un contenuto usando una qualsiasi forma di vincolo tecnico o legislativo. Sto dicendo che l’unico mercato su cui dovrebbe essere legalmente possibile imporre dei vincoli artificiali è quello professionale (radio e TV). Sto dicendo che al cliente privato si dovrebbe solo offrire un prodotto ma che egli dovrebbe comunque essere libero di scegliere se acquistarlo o “piratarlo”. Sto dicendo che l’unico mercato di riferimento per l’industria dei contenuti dovrebbe essere quello professionale (radio e TV). Sto dicendo che la società non può essere il mercato di riferimento della sua stessa cultura. La cultura appartiene già alla società che la produce.

Non sto dicendo che NOI, privati cittadini, dobbiamo essere liberi di piratare. Sto dicendo che LORO non devono più avere il diritto di venderci cose che ci appartengono già. Devono andarle a vendere a chi le usa come vettore per la pubblicità o per altri scopi professionali. Noi non siamo il loro mercato.

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Comments
2 Responses to “Profilo di un Pirata”
  1. Giorgio Cespuglio ha detto:

    Vorrei poter esprimere un suggerimento, diciamo “di marketing” per le reti alternative: non si potrebbero sviluppare nomi più accessibili, più “sexy”, più accattivanti? dai, “netsukuku” è quasi impronunciabile e dalle mie parti ricorda un’espressione dialettale per “zuccone”. Ma Anonet poi… dare a una rete il nome di un detergente per le parti intime… suvvia!

  2. yanfry ha detto:

    Come sempre ottimo ragionamento e ottimi spunti di riflessione (quella vera) e a riguardo dei discorsi qui ed in altri post fatti sulla neutralità della rete mi permetto di farti notare (ma di certo ne sarai già a conoscenza) che è stata depositata in senato la proposta di legge “Neutralità delle reti, free software e società dell’informazione” dei senatori Vincenzo Vita e Luigi Vimercati (PD) http://yanfry.wordpress.com/2009/03/30/neutralita-della-rete-una-proposta-di-legge-seria/

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