Facebook is not enough

Subito dopo l’insediamento del nuovo segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, alcuni esponenti dello stesso PD si sono lasciati andare ad affermazioni come questa: “Adesso bisogna tornare a fare sul serio! Bisogna riallacciare i contatti con i circoli territoriali. Bisogna smetterla di pensare che basti Facebook per fare politica!”

Inutile dire che all’interno dei circoli online del PD, ed all’interno di molte altre realtà di questo tipo, ci si sta cominciando a porre una lunga serie di domande. In questa sede, mi limito a discutere le prime due.

Ma, allora, quanto conta Internet?

Conta molto. Lo hanno dimostrato varie esperienze elettorali e politiche negli ultimi anni, da Al Gore a Barack Obama. Anche in Italia conta molto. Sin dai tempi di Romano Prodi e dell’Ulivo si è visto che Internet viene abitualmente usata in modo intensivo da chi supporta queste iniziative. Walter Veltroni ha goduto di un notevole appoggio da parte della Rete.

Purtroppo, però, chi usa Internet per queste cose, di solito non frequenta i circoli territoriali e, viceversa, chi bazzica i circoli di solito non usa Internet. Coloro che frequentano gli uni e gli altri vi possono facilmente spiegare perchè esiste questa divisione: nei circoli si trovano soprattutto persone mature, o persino anziane (che spesso non sanno nemmeno accendere il computer), mentre su Internet si trovano soprattutto giovani e giovanissimi (che spesso non sanno nemmeno dove si trovi il circolo territoriale a loro più vicino). Lo spartiacque tra le due tipologie sembra trovarsi da qualche parte tra i 30 ed i 40 anni.

Questa barriera generazionale è solo una delle varie barriere che si possono riconoscere. Ne esiste anche un’altra legata all’alfabetizzazione informatica, una legata al tipo di lavoro (e quindi alla quantità di tempo libero disponibile) e via dicendo. Resta comunque il fatto che chi bazzica un ambiente, di solito frequenta solo quello.

Questa divisione crea la sensazione che gli appartenenti all’altro gruppo “non contino”, “non capiscano”, “non vedano”, “non ci arrivino”, “siano diversi” e via dicendo. In realtà, è ovvio che non è così. Ognuno ha il suo modo di fare politica e di aggregarsi ma sicuramente tutti quanti capiamo benissimo ciò che ci succede attorno e siamo tutti intenzionati ad intervenire.

Che fare?

Quello che manca è soprattutto una vera, capillare azione di collegamento tra i vari circoli territoriali attraverso Internet. Mi spiego: quando i vari iscritti del circolo online del PD “Barack Obama” cominceranno a farsi vedere presso i loro rispettivi circoli territoriali come esponenti del circolo online (riconosciuti ed investiti di un ruolo), allora è probabile che vengano spontaneamente riconosciuti come “ufficiali di collegamento” e “reporter” provenienti da un’altra realtà.

Internet è soprattutto una finestra sul mondo. Se si fa entrare un po’ di aria da quella finestra e la si porta nelle stanze del nostro mondo fisico, la reazione è quasi sempre positiva. La curiosità verso Internet è alta. C’è anche una notevole cuoriosità verso ciò che fanno gli altri circoli. Gli iscritti dei circoli online possono quindi diventare un importante anello di giunzione tra queste realtà.

Dalla giunzione tra molti piccoli circoli si può creare una rete solida ed efficace.

Conclusioni

Internet è uno strumento di comunicazione (come il telefono) e di aggregazione (come il bar). Se non c’è niente da comunicare, o non c’è l’intenzione di comunicare, non funziona. Se non c’è la voglia di stare insieme, non funziona.

È del tutto inutile prendersela con Internet, con Facebook o con gli Internet Strike. Sarebbe come prendersela con il telefono o con il bar quando la squadra del cuore non porta a casa lo scudetto.

Il problema è a monte: c’è una identità politica credibile da spendere sul “libero mercato” della politica? C’è una ideologia (“collezione organizzata di idee”) da proporre? C’è la volontà di incontrarsi e di comunicare (cioè anche di ascoltare)?

Se esistono questi presupposti, Internet, il telefono ed il bar faranno il loro mestiere. Per Barack Obama lo hanno già fatto.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

www.alessandrobottoni.it

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Comments
One Response to “Facebook is not enough”
  1. yanfry ha detto:

    Purtroppo è quanto mai vero, oltre alla difficoltà e della politica di approcciarsi al mezzo e alla mancata consapevolezza delle possibilità che dal punto di vista politico e di comunicazione (in entrambe i sensi) che esso offre, c’è l’ulteriore “complicazione” che la rete ed i netizen chiedono dati, scelte, informazioni e giudizi SERI e CONCRETI non semplici spot da spendere nei salotti televisivi e sulle testate nazionali (che di giornalistico ormai non hanno più nemmeno la parvenza) oltre al “problema di ascoltare” la cittadinanza, ormai in disuso da decenni.
    Sono convinto che l’attuale opposizione abbia la possibilità di diventare un alternativa credibile solo facendosi portavoce della gente e per far ciò la scelta “della rete” diviene (imo) fondamentale. Byez.

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