L’obsolescenza del testo

Com’era facilmente prevedibile, il mio articolo di oggi su Punto Informatico (“L’informatica di domani”) ha scatenato la solita ridda di commenti. Qui di seguito mi permetto di buttare un altro po’ di benzina sul fuoco sostenendo una tesi ancora più estrema: il testo scritto è obsoleto.

Nella comunicazione umana

Il testo scritto è già palesemente obsoleto come mezzo di comunicazione tra persone. Non lo è solo nei fatti, perchè sono ormai in pochi ad usarlo, ma lo è soprattutto sul piano teorico (concettuale, metodologico, etc.).

Al giorno d’oggi, sono ormai in pochi a scrivere (lettere, articoli, libri, etc.). Si sta diffondendo sempre di più la moda di effettuare delle registrazioni audio (podcast) o video (videocast) invece di scrivere articoli o lettere. Questo perchè è più facile parlare davanti ad una webcam che pigiare tasti. In modo speculare, i “lettori” si sono trasformati in “spettatori” o “ascoltatori” sin dagli anni ’20 (radio e cinema) e dagli anni ’50 (televisione). Questo perchè è più facile assistere ad uno spettacolo o ascoltare un programma radio che leggere.

Inoltre, è notoriamente molto più efficace una comunicazione basata su elementi visivi, magari dinamici (cinema, televisione), che su elementi testuali. Il “messaggio” resta impresso più a lungo e viene recepito in modo più chiaro.

In buona sostanza, l’uomo è fatto per parlare ed ascoltare, per vedere e per farsi vedere, non per leggere o scrivere. L’uomo ha adottato il linguaggio scritto come mezzo per esternalizzare la propria memoria e per comunicare quando non esistevano alternative. Ora le alternative esistono e le ragioni per usare il testo scritto si fanno sempre più rare.

Per ironia della sorte, una delle applicazioni in cui il testo scritto resta insuperabile sono i menù delle interfaccie grafiche dei computer. Il testo scritto collabora quindi con il suo principale nemico. Sempre per ironia della sorte, una delle applicazioni dove il testo mostra in modo più evidente la sua obsolescenza sono i romanzi, sempre più sostituiti dal cinema e dalla televisione. Per fare un esempio: sembra che solo uno spettatore su venti, tra quelli che hanno visto i film, abbia realmente letto “Il signore degli anelli” o “Harry Potter”.

Nella comunicazione uomo/computer

Il testo scritto si è però rivelato obsoleto anche nella comunicazione uomo/computer. Al giorno d’oggi non esistono più sistemi operativi e programmi di largo utilizzo che siano basati su interfacce a caratteri (“shell”). Tutti i sistemi operativi ed i programmi vengono dotati di una opportuna interfaccia grafica (GUI).

Anche in questo caso, non è una questione di mode. La comunicazione basata su caratteri (a la Unix) impone un elevatissimo carico sulla memoria dell’operatore ed è quindi molto inefficiente e molto incline a produrre errori.

Nella comunicazione tra programmi

Il punto in cui il testo scritto (ASCII) si è rivelato più inefficiente è la comunicazione tra computer e tra programmi. In realtà, vista la natura assai poco “umana” di un computer, questo non ci dovrebbe sorprendere.

Un esempio molto chiaro viene proprio dalle interfacce grafiche. In linea di principio, è sempre possibile organizzare la comunicazione tra l’interfaccia grafica ed il resto del programma usando un canale di comunicazione testuale (cioè un “protocollo basato sul testo”). Questo è ciò che avviene, per esempio, nel caso del World Wide Web. La comunicazione tra l’interfaccia grafica presentata dal browser ed il programma che gira sul server avviene via HTTP sotto forma di testo (HTML).

Tuttavia, nei programmi di oggi la comunicazione tra l’interfaccia grafica e le librerie sottostanti è affidata ad un altro paradigma, ad esempio quello “ad oggetti”, tipico di Qt, di Gnome, di Windows, di Aqua e basato su C++, o quello “a componenti”, tipico di Vista e di .NET. Questo perchè è molto più semplice ed efficace far parlare due oggetti tra loro usando delle apposite interfacce formali e basandosi su degli “eventi” piuttosto che facendo uso di un complesso “dialogo” interattivo.

Un’era a più dimensioni

Il problema di fondo è che il linguaggio impone appunto un dialogo, cioè una comunicazione monodimensionale (un “flusso di parole”bidirezionale). La comunicazione tra persone è invece per sua natura multidimensionale (audio/video) e contiene canali e flussi che scorrono parallelamente l’uno all’altro (“ciò che dici, ciò che fai)”, da qui la maggiore efficienza di sistemi di comunicazione multimediali, come le registrazioni video.

La comunicazione tra macchine (programmi), a sua volta, ha bisogno di un approccio che consenta una più chiara organizzazione dei programmi, come quella modulare resa possibile dalla programmazione orientata agli oggetti o come quella rappresentata dalla programmazione orientata ai componenti. Da qui il maggiore successo delle interfacce formali (nel senso che CORBA e .NET attribuiscono a questo termine) rispetto ai protocolli di comunicazione basati sul testo (come HTTP).

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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Comments
6 Responses to “L’obsolescenza del testo”
  1. marco ha detto:

    Non hai detto nulla. Non vuol dire nulla quello che hai scritto. Hai studiato informatica? Sei un informatico? Da come parli non mi sembra. Che cos’è un oggetto in memoria? Sai cos’è un protocollo di comunicazione? Sai cosa è un algoritmo ricorsivo? Sai cos’è un algoritmo non deterministico? Sai cos’è un euristica? Sai cos’è un Albero binario di ricerca? Sai com’è fatto un Sistema Operativo? Sai come è fatto il protocollo TCP/IP?

    Fai una cosa quando avrai un titolo di studio in materie informatiche, o quando avrai studiato argomenti come Programmazione, Sistemi Operativi, Reti, Tecnologie Web, Algoritmi e Strutture Dati, Ingenieria del software, Metodi formali, linguaggi di programmazione etc.etc (guardati un piano di studi di una qualsiasi facoltà di informatica) allora potrai parlare. Le tue sono opinioni sbagliate perchè partono da un deficit di conoscenza della materia e quindi non sono più opinioni, ma una marea di citazioni prese a caso non so dove. Da dottore in informatica non posso sopportare questo modo di parlare di una materia molto complessa e difficile. Non si può più tollerare la presenza di questi stregoni dell’informatica laureati in economia e commercio. Non ci si può più permettere di avere degli stregoni a fare consulenze tecnico-scientifiche per aziende importanti o per la pubblica amministrazione o che scrivono in importanti riviste come PI dove per fortuna non ci sono solo informatici a leggerlo. Non si possono far passare dei messaggi del genere non è accettabile. La redazione di PI è responsabile tanto quanto le sue parole, caro Bottoni, di aver pubblicato un articolo fazioso pieno di fesserie scritte senza nemmeno l’ausilio di un solido supporto tecnico-scientifico.

  2. alessandrobottoni ha detto:

    Marco,
    ho cercato di contattari per posta ma sembra che tu abbia fornito un indirizzo inesistente. Puoi contattarmi a alessandro.bottoni@infinito.it, per favore?

  3. Gianni ha detto:

    Questa volta non mi hai convinto troppo. La comunicazione testuale vede proprio su internet una sua esplosione (web, blog, e-mail, twitter, parte testuale dei siti, ecc). Sicuramente ci sarà un ridimensionamento in futuro e quindi concordo con te che esista una linea di tendenza verso + video, + audio, meno testo ecc. Ma è ancora lontana (almeno un decennio o due prima che l’importanza del testo sul web sia veramente ridimensionata).

    Tieni presente che è vero che con una webcam si può fare molto. Ma produrre video efficace in termini di comunicazione è almeno un ordine di grandezza più difficile, lungo e complesso rispetto a mandare un’e-mail, un sms, aggiornare twitter, scrivere una nota su Facebook o aggiornare un blog.

  4. Gabriele Falcioni ha detto:

    Ciao Alessandro,

    qualche riflessione personale:

    1. La ridda di commenti a parer mio dipende dal fatto che il tuo articolo su PI, benché molto interessante, è un po’ troppo terso per la profondità dei concetti esposti. La lettura veloce che spesso fanno le persone su Internet non aiuta a star dietro al testo.

    2. Sulla differenza tra paradigma oggetti/componenti non mi è chiara la distinzione che operi. Se ti riferisci alla differenza tra meccanismo di astrazione (polimorfismo, ereditarietà ecc.) e ingegneria dei componenti (Gang-of-four ecc.), più che di differenze forse bisognerebbe parlare di conseguenze, nel senso che il secondo richiede il primo (o il primo implica il secondo). Se ho frainteso apprezzerei un puntatore a qualcosa per approfondire il discorso.

    3. Non ho capito perché .NET faccia classe a sé rispetto a Cocoa (che comunque non è C++, almeno non lo è la versione utile). Anche qui apprezzerei un approfondimento (o un puntatore). Secondo me, le vere novità dell’approccio .NET (o Java/Swing, o Objective-C/Cocoa, per intenderci) rispetto a C++ sono (a) la reflection e (b) il garbage collector. Entrambi semplificano orribilmente (b) il numero di dettagli tenuti sotto controllo dal programmatore e (a) la comunicazione di informazioni multidimensionali nel senso da te descritto.

    4. Dato che tutte le moderne GUI sono basate sul concetto di evento, qual è la caratteristica distintiva di un evento .NET rispetto alla versione tradizionale?

    Il tuo blog è droga per il pensiero. Dovresti avvertire il visitatore in merito :-) Grazie di averlo scritto nel modo obsoleto.

    Ciao!

    G.

  5. alessandrobottoni ha detto:

    1. La ridda di commenti a parer mio dipende dal fatto che il tuo articolo su PI, benché molto interessante, è un po’ troppo terso per la profondità dei concetti esposti. La lettura veloce che spesso fanno le persone su Internet non aiuta a star dietro al testo.

    Si, probabilmente è così. Devo smettere di scrivere articoli in fretta, tra un lavoro e l’altro.

    2. Sulla differenza tra paradigma oggetti/componenti non mi è chiara la distinzione che operi. Se ti riferisci alla differenza tra meccanismo di astrazione (polimorfismo, ereditarietà ecc.) e ingegneria dei componenti (Gang-of-four ecc.), più che di differenze forse bisognerebbe parlare di conseguenze, nel senso che il secondo richiede il primo (o il primo implica il secondo). Se ho frainteso apprezzerei un puntatore a qualcosa per approfondire il discorso.

    Interpretazione esatta. Quello che voglio dire è che il paradigma ad oggetti ha introdotto alcuni concetti che erano necessari ma non sufficienti per arrivare a qualcosa di veramente adatto all’informatica “che ci serve”. Il modello giusto, che è quello a componenti proposto (ad esempio) da .NET e Mono, arricchisce il modello ad oggetti con altre caratteristiche necessarie, tra cui l’indipendenza dal linguaggio, un vero modello di comunicazione tra componenti, quasi da elaborazione distribuita (è derivato da quello di COM/DCOM…) ed un modello di incapsulazione più “deciso” (vedi, ad esempio, la gestione dei tipi di dati). Ad essere precisi, il modello “giusto” è quello proposto da MS Singularity e MS Midori (emulato, in parte da SharpOS e CosmOS). Questo perchè Singularity sfrutta il managed code ma và molto oltre di esso, fornendo canali di comunicazione protetti ed un controllo software a priori della sicurezza ed affidabilità del codice (alla Lint, per internderci).

    3. Non ho capito perché .NET faccia classe a sé rispetto a Cocoa (che comunque non è C++, almeno non lo è la versione utile). Anche qui apprezzerei un approfondimento (o un puntatore). Secondo me, le vere novità dell’approccio .NET (o Java/Swing, o Objective-C/Cocoa, per intenderci) rispetto a C++ sono (a) la reflection e (b) il garbage collector.

    Si, nella fretta ho fatto un po’ di casino. Comunque, .NET ha introdotto per prima alcune caratteristiche che erano necessarie per ottenere il paradigma “giusto”, tra questi l’indipendenenza dal linguaggio (peraltro possibile anche con Java, come dimostra Jaython) ed una architettura a componenti “completa e finita” (e soprattutto, supportata e realmente utilizzata).

    Entrambi semplificano orribilmente (b) il numero di dettagli tenuti sotto controllo dal programmatore e (a) la comunicazione di informazioni multidimensionali nel senso da te descritto.

    Infatti. Nel testo ho dato origine ad un equivoco. Il fatto che, per così dire, la natura predilisca una struttura fortemente multidimensionale non significa però che noi, come costruttori di oggetti concettuali (software), dobbiamo prenderci cura di ogni dettaglio. Ci sono i compilatori per questo.

    4. Dato che tutte le moderne GUI sono basate sul concetto di evento, qual è la caratteristica distintiva di un evento .NET rispetto alla versione tradizionale?

    Il fatto che è più formalizzato e permette di disaccopiare ancora di più i vari componenti del sistema (ad esempio, permette di astrarsi dal linguaggio usato per “pilotare” la piattaforma). Questo altissimo livello di disaccopiamento è necessario per superare certi limiti ingegneristici (e “commerciali”) del software odierno che cominciano a farsi sentire parecchio. Uno per tutti, la proliferazione dei linguaggi usati come “glue language” (Python, Java, Ruby, etc…) e la proliferazione delle metodologie usate per rendere disponibili le librerie C e C++ a questi linguaggi (SIP, SWIG e roba simile).

    Il tuo blog è droga per il pensiero. Dovresti avvertire il visitatore in merito :-) Grazie di averlo scritto nel modo obsoleto.

    Grazie. Metterò un cartello sulla porta.

    PS: Anche qui, il fatto che il cervello umano sia più adatto a digerire le immagini e l’audio del Grande Fratello 9 (penso in particolare alla tettona…) non significa che tra persone civili non si possa comunicare (anche) in altri modi. Da parte mia, ho intenzione di arricchire il sito solo con qualche coppia culo/tette (rigorosamente disaccoppiata), nulla di più.

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