La lega dei perdenti

Anche oggi, a pochi giorni dal Natale, c’è chi continua a lavorare indefesso:

“AVVISI – Agli utenti, che condividono in rete musica protetta da copyright per essere scaricata illegalmente, cioè senza pagare il diritto d’autore, verranno «inviate lettere di avvertimento» (ovvero e-mail), ha comunicato l’associazione che rappresenta le più importanti case discografiche statunitensi. Se beccati una seconda e una terza volta a scaricare o condividere file senza pagare, ai recidivi verrà tagliata la linea Web da parte dello stesso provider che la fornisce, sul modello «Three Strikes Out» (fuori dopo la terza infrazione). In sostanza, le società che forniscono le connessioni alla Rete, gli Internet Service Provider (ISP), si trasformeranno in una sorta di cyberpoliziotti.”

[Da “Pirateria musicale: dopo due avvertimenti la disconnessione”]

Insomma, si tratta di una versione a stelle e strisce della famigerata “Dottrina Sarkozy”. Ma è possibile mettere in atto una politica del genere?

La Scelta dell’ISP

Quindi, secondo questi “strateghi”, gli ISP (Internet Service Provider) come Telecom, Wind, Fastweb e 3HG, che devono l’80% della loro propolarità proprio alla disponibilità di musica e film “pirata” sulle loro reti, dovrebbero volontariamente stringere un patto di collaborazione con RIAA e MPAA per impedire ai loro utenti di approffittare di questa manna dal cielo.

Qualcuno degli interessati può gentilmente rispondere alle seguenti domande?

  1. Chi glielo fa fare? Esiste forse una legge che li obbliga ad agire in tal senso? E’ forse prevedibile che venga varata una legge del genere (sotto la imminente presidenza Obama)? Hanno forse intenzione di pagare gli ISP per farli collaborare?

  2. Come dovrebbero sopravvivere gli ISP al prevedibile crollo del loro mercato?

  3. Come intenderebbero farlo? Sniffando il traffico dei loro utenti? Esiste forse una legge che permette a dei privati cittadini (come sono gli ISP) di fare una cosa del genere?

Francamente, mi sembra che questo modello sia quasi inapplicabile in USA e sia quasi impossibile da esportare in altri paesi.

Per quanto mi riguarda, se fossi un ISP, mi guardarei bene dal fare una cosa del genere. Anche costretto dalla legge, tenterei in tutti i modi di sottrarmi ad un obbligo del genere. In fin dei conti, il reddito di un ISP viene dal traffico e dagli utenti, non dall’odiosa azione di sorveglianza messa in atto per far arricchire RIAA e MPAA.

E le Authority stanno a guardare

Anche ammettendo che gli ISP siano d’accordo, come si può pensare che le varie authority per la privacy che esistono nel mondo stiano a guardare? L’unico modo di applicare il modello sognato da questi strateghi consiste nell’intercettare il traffico degli utenti. Come possono pensare che venga permesso a loro, privati cittadini, di fare una cosa del genere?

Un popolo di fessi?

Ed infine, anche ammesso che RIAA ed MPAA riescano a corrompere politici e authority, come si può pensare che gli utenti si lascino trattare in questo modo senza reagire?

Già adesso la quasi totalità del traffico P2P e non-P2P legato allo scambio di materiali protetti da copyright avviene attraverso canali cifrati (tutt’altro che semplici da tracciare e da bloccare). Come pensano di intervenire su questo punto?

Lavorare, invece di lamentarsi

Francamente, mi sembra che questa gente dovrebbe concentrarsi sul vero problema: vendere ad un prezzo ragionevole ed attraverso canali adeguati ciò che la gente scarica abusivamente attraverso i canali pirata.

Solo dopo aver reso possibile l’acquisto in questo modo si potrà esigere che i clienti paghino per questi prodotti. Fino a quel momento, si tratta solo di vuote lamentele degne delle comari al lavatoio.

Alessandro Bottoni

PS: Ciò che il mondo chiama ISP (Internet Service Provider), andrebbe più correttamente chiamato ICP (Internet Connection Provider). Comunque, facciamo finta che vada tutto bene…

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Comments
5 Responses to “La lega dei perdenti”
  1. sabino ha detto:

    A quanto ho capito non saranno gli ISP a vigilare, ma semplicemente prenderanno provvedimenti nei confronti degli utenti a loro segnalati da istituti di vigilanza designati da RIAA e MPAA. In più non verrà sorvegliato l’utente, ma dei file-esca.

  2. FDG ha detto:

    Non mi convince. Se il traffico tra due IP può essere criptato, è anche vero che se uno dei due nodi ha solo l’intenzione di verificare che l’altro abbia o meno materiale protetto dal copyright, non è necessario alcun sniffing. L’unico modo è usare una rete connectionless in cui vi sia almeno un livello di intermediazione in modo da nascondere l’IP dell’altro nodo e da distribuire il traffico (criptato) tra più intermediari. Ma quali network di file-sharing implementano questo? E quanti network non hanno meccanismi così sofisticati e quindi permettono il monitoraggio dei nodi? Certo, alla fine queste strategie non fanno altro che produrre software di filesharing sempre più sofisticato e alla lunga sono inutili.

  3. MG ha detto:

    Il problema non è l’inutilità di tali sistemi, ma il fatto che alla polizia si debbano sostituire altri soggetti.

    M.

  4. Simone T. ha detto:

    Domandissima: come fai il match tra questo post (interessante e lucidissimo) con quanto hai scritto (correttamente) nella pagina delle FAQ sul download e condivisione di materiale protetto? Cioè vuol dire che in teoria il rischio è grosso, ma in realtà in pratica non lo è?

    Simone

  5. alessandrobottoni ha detto:

    Simone T. says:
    “Cioè vuol dire che in teoria il rischio è grosso, ma in realtà in pratica non lo è?”

    No, vuol dire che su un sito web pubblicamente accessibile non posso sempre dire tutto quello che ci sarebbe da dire (e che spesso si può facilmente immaginare).

    Ciao

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