L’Italia sotto la pioggia

Sabato scorso, sono andato a Fiesole (poco a nord i Firenze) per mettere in scena una piccola rappresentazione teatrale che riguarda il mondo del lavoro. Si tratta di una di quelle iniziative di volontariato che seguo per conto del sindacato a cui sono iscritto. Vista la giornata festiva, sono rimasto a dormire a Fiesole e domenica ho fatto una breve gita a Firenze.

Come spesso avviene, questo breve viaggio è diventato anche uno stimolo per diverse riflessioni. Lo è stato soprattutto per me che, da tecnico di Internet, ho seguito l’assurda vicenda che ha contrapposto il Polo Museale Fiorentino e Wikipedia per lo sfruttamento delle immagini dei monumenti.

Facciamoci un giro per Firenze e vediamo chi sono davvero questi “geni” che ritengono di essere in possesso dell’immagine stessa del nostro paesaggio.

Ore 13:45 – Saletta fumatori

Non credo che ci sia bisogno di dare dimostrazioni della creatività dei nostri ristoratori ma, per dover di cronaca, devo citare almeno il posto dove abbiamo mangiato domenica a pranzo. Una curiosa coppia di coniugi si è inventata una paninoteca dotata di soli 5 (cinque) posti a sedere all’interno del locale (circa 3×2 metri) e altri 3 (tre) posti a sedere nel dehors (altri 2,5×1,5 metri). Con notevole auto-ironia ha battezzato il dehors “Saletta fumatori”. Potete facilmente immaginare quanto deve essere difficile pagare l’affitto e sopravvivere avendo a disposizione solo 8 (otto) posti a sedere, la propria simpatia e la propria creatività culinaria.

Il locale in questione si chiama “Panino” e la trovate all’inizio di via delle Terme, quasi all’incrocio con via Por Santa Maria. E’ stato immortalato anche da Google Street View. Quando mia moglie l’ha visto, se n’è subito innamorata. S’è infilata dentro, ha annusato l’ambiente ed ha preso possesso di un tavolino incastrato tra la vetrina e la porta d’ingresso. Abbiamo mangiato un hamburger ed una schiacciata toscana con porchetta, accompagnati da Chianti. Tutto decisamente ottimo.

E’ stato proprio in questo sorprendente locale che abbiamo sentito la frase che avrebbe poi agito da chiave di lettura per tutta la nostra gita. Ad un certo punto, il ristoratore ha detto:

“Il problema è che noi italiani non sappiamo valorizzare i nostri tesori. Pensate ad esempio ai francesi. Quelli vendono l’acqua minerale a 7 (sette) euro la bottiglia. Questo perchè hanno saputo trasformare l’acqua in un prodotto pregiato, come se fosse vino.”

Ed eccoci al tema della giornata.

Sarà proprio vero che non sappiamo far fruttare i nostri tesori?

Sarà proprio un’idea geniale vendere l’acqua come se fosse vino?

Ore 11:30 – 80 centesimi

Per capirlo, forse si può fare un piccolo flashback e ripensare a quando siamo arrivati a piazza della Signoria, circa 3 ore prima. Come in molte città turistiche italiane, anche a Firenze i locali spesso non sono provvisti di toilette e non esistono bagni pubblici (quelli che aveva fatto installare il Duce negli anni ’30 sono stati rimossi negli anni ’70 per ragioni igieniche e di immagine). Dopo aver fatto il giro di Piazza della Signoria, tuttavia, abbiamo scoperto che i locali del museo della Fabbrica del Duomo dispongono di bagni pubblici al loro interno. Per capire se fossero accessibili senza pagare il biglietto del museo abbiamo dovuto chiedere ai sorveglianti (perchè sui cartelli non è specificato). All’interno abbiamo pagato 80 centesimi a testa (circa 1500 delle vecchie lire) ma abbiamo avuto in cambio la possibilità di usare i bagni più puliti e più tecnologici che abbia visto in vita mia.

E’ “sensato” che si debba pagare persino per pisciare?

Da quello che risulta dal sito del Polo Museale Fiorentino (http://www.polomuseale.firenze.it/), la sola Galleria degli Uffizi ha avuto circa un milione e seicentomila visitatori nel 2007(1.700.000). Dato che il biglietto costa 6,5 euro, la sola Galleria degli Uffizi ha fruttato circa dieci milioni e mezzo di euro (10.400.000 euro). C’era davvero bisogno di estorcere altri 80 centesimi all’indifeso visitatore?

Ore 14:30 – Chiuso per…

Incredibilmente, sotto il porticato della Galleria degli Uffizi non c’è la solita coda da esodo biblico. Sarà la crisi… Comunque, facciamo il biglietto ed entriamo.

La guardia giurata addetta allo scanner a raggi X legge tranquillamente il giornale mentre, con un occhio solo, controlla che le borse dei visitatori non contengano armi.

Sarà davvero necessario quello scanner a raggi X?

Sarà davvero necessario pagare quella guardia giurata per farle leggere il giornale?

L’interno degli Uffizi è lo stesso che ricordo di aver visto durante una gita scolastica nel 1977. A quel tempo ero più interessato ad una mia compagna di classe che alle opere d’arte ma i muri da imbiancare e gli infissi da sostituire li ricordo bene lo stesso.

Come era già avvenuto 31 anni prima durante quella gita scolastica, anche questa volta alcune sale (41, 44 e 45) sono chiuse e quindi non ci sarà possibile vedere le opere di Rembrandt, Rubens ed altri autori. La sala 41 (ora adipita a deposito) è chiusa in modo così definitivo che l’annuncio della chiusura è scolpito su una lastra di bronzo all’ingresso del museo.

L’aspetto più esilarante, tuttavia, è un altro. Secondo quanto riferiscono gli operatori del museo, queste sale sono chiuse per… mancanza di personale.

Ora, voi avete mai visto, in vita vostra, un supermercato con una sala chiusa per mancanza di personale? Od un negozio di vestiti? Od un albergo?

Qualunque organizzazione privata assume il personale che le serve per operare al pieno delle sue possibilità o, se non se lo può permettere, cede ad altri le risorse che non è in grado di sfruttare. Di tutte le motivazioni possibili per chiudere una sala, questa è quella più assurda in assoluto.

Ore 17:00 – Il cavo staccato

All’uscita, passiamo di fronte alla “saletta informatica”: sei stazioni di accesso ad Internet (“chioschi”) che dovrebbero servire per fornire ai visitatori un ulteriore servizio di informazione sulle opere.

Con mia grande sorpresa, noto che tutte le stazioni sono spente ed il loro cavo di rete è avvolto in bella vista attorno al piedistallo.

Che cosa sarà mai successo?

Forse il servizio non è più disponibile. Forse è meglio che non sia più disponibile, così i visitatori sono costretti a comprarsi la guida. Forse nessuno ci capisce qualcosa ed al primo problema tecnico si sono limitati a staccare i cavi. Non lo sapremo mai.

Certo, viene da chiedersi: “ma se queste tecnologie vi stavano tanto antipatiche, come mai avete acquistato quei chioschi ed avete fatto sviluppare il materiale che si trova al loro interno? Non era meglio assumere il personale che mancava per aprire quelle famose tre sale?”

Ore 17:30 – Ad averlo saputo…

Sull’autobus del ritorno, vedo un cartello pubblicitario che mi interessa. Riguarda uno spettacolo di Tomas Kubinek (http://www.kubinek.com/index2.htm) che si è tenuto a Novembre al Teatro Verdi di Firenze. Ad averlo saputo prima, ci sarei andato.

A questo punto mi chiedo: “ma tutti quei dannati sistemi di personal advertising che autorizzo a mandarmi messaggi di posta elettronica, dove cavolo erano mentre Kubinek metteva in scena il suo spettacolo al Verdi di Firenze? Possibile che né Google, né Yahoo, né Virgilio, né uno qualunque degli altri siti che frequento sia riuscito a capire che tra Ferrara e Firenze c’è solo un paio d’ore di treno e che non avrei avuto nessun problema a vedere quello spettacolo? Possibile che questi campioni del tailored marketing riescano solo a sepellirmi di inutile spazzatura e non riescano ad avvertirmi delle cose che mi interessano?”

Tecnicamente parlando, si tratta solo di inserire il concetto di “distanza utile” nei parametri del sistema di advertising. Se succede qualcosa di interessante a 100 Km di distanza dalla residenza di un cliente, forse è il caso di avvisarlo. Se succede a 1000 Km, probabilmente no.

Ore: 18:00 – Limite dei 60 Km/h

Tornando a casa, lungo la famigerata “Autostrada del Sole” (sotto una pioggia battente), scivoliamo lentamente in una situazione surreale: limite dei 90 km/h in autostrada e autovelox (fissi) piazzati dietro l’angolo all’uscita delle gallerie. In alcuni tratti, il limite scende persino a 60 Km/h.

Nulla di realmente pericoloso, in realtà (sono segnalati per tempo dai navigatori satellitari), ma certo fanno pensare. Cosa dovrebbero significare?

Che lo Stato, con la S maiuscola, questa volta fa sul serio? Spero di no, perchè allora viene da chiedersi perchè mai lo Stato, con la S maiuscola, deve fare sul serio solo con noi automobilisti indifesi.

O intendono dirci che siamo nelle “loro” mani, qualunque cosa tentassimo di fare? Che possono farci multa e ritiraci la patente come e quando lo riterranno opportuno, a loro totale discrezione? Forse è proprio questo il vero significato di quegli autovelox e di quei limiti.

Comunque, mi metto nella corsia di destra e provo a tenere i 60 per qualche decina di metri. Trenta secondi dopo, un camion mi suona e minaccia di travolgermi.

Conclusioni

“Sfruttare una risorsa” è già un comportamento discutibile in sé. Pensate all’acqua, od alla terra coltivabile. Ciò che un cittadino (privilegiato) sfrutta, non può essere usato da altri. Se questo cittadino privilegiato è avido, questa situazione diventa un serio problema per coloro che sono esclusi dai privilegi (si pensi alla dolorosa questione dell’acqua potabile della provincia di Aprilia). Se poi il cittadino privilegiato è un idiota irresponsabile, i guai possono essere di dimensioni catastrofiche. Più in generale, una risorsa sfruttata potrebbe… non essere più disponibile in futuro.

Questo vale anche per le risorse “culturali”.

Gli italiani sono anche troppo bravi a “valorizzare” le loro risorse. Gli ottanta centesimi che ho pagato per pisciare ne sono una evidente dimostrazione. Sono persino più “bravi” (o, meglio, più avidi) dei francesi. Al nostro confronto, i nostri amici d’oltralpe sembrano dei dilettanti con le loro patetiche bottigliette di Evian a sette euro l’una.

Ma questa non è valorizzazione. Questo è sfruttamento. Sfruttamento avido, scorretto, antisociale ed irresponsabile. Non passa impunito.

Il costo nascosto di questo sfruttamento è l’abbandono da parte della clientela. La mancanza di coda all’esterno della Gallerie degli Uffizi probabilmente è dovuto anche a questo.

Anche l’assurda guerra agli automobilisti, combattuta a suon di limiti che è impossibile rispettare e multe che è impossibile evitare, ha un costo. Al prossimo giro di giostra, il turista sceglierà lidi gestiti da persone più razionali. Di sicuro, sono anni che io evito le città turistiche italiane.

Ed infine, anche l’assurda guerra del Polo Museale Fiorentino contro chi utilizza le immagini dei suoi monumenti è un altro, clamoroso autogol. Leggere delle bellezze della Galleria degli Uffizi su Wikipedia è una cosa, poter “assaggiare” le sue opere in fotografia è un’altra. Come è noto, non si può vendere qualcosa che il cliente non può vedere e conoscere.

Tornando alla frase del nostro amico ristoratore, credo che debba essere riformulata in questo modo:

“Gli italiani si limitano a sfruttare, depredare e consumare le (poche) risorse di cui dispongono, lasciandosi andare a comportamenti avidi, scorretti e antisociali che allontanano i loro clienti. Ciò che manca, è la cultura della gestione delle risorse. Le risorse turistiche, culturali ed ambientali vanno pubblicizzate, valorizzate, gestite e coltivate. Non vanno sfruttate. Basta fare attenzione alle parole per capire dove sta il problema.”

Alessandro Bottoni

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Comments
2 Responses to “L’Italia sotto la pioggia”
  1. stargazer ha detto:

    Tutto ciò che scrivi è applicabile ad una qualunque città turistica italiana. Ma poiché parli di Firenze è in atto un processo di distruzione clamoroso e rapidissimo. Gli aristocratici e i loro protettori si stanno letteralmente abbandonando a “comportamenti avidi, scorretti e antisociali”, mangiandosi la città pezzo per pezzo a ritmi altissimi. Basta vedere la vera e propria guerra senza esclusione di colpi che si sta svolgendo nelle primarie del PD per decidere il candidato sindaco, che di fatto sarà il nuovo feudatario.

  2. MG ha detto:

    Per fortuna Fiesole non è Firenze e lì I Cioni è stato mandato via da tempo, con ciò posso dire, dato che conosco abbastanza bene Fiesole che comunque la cultura legata alla politica porta sempre a qualcosa di negativo.
    Per esempio a Fiesole proprio dietro il Comune c’è il vecchio teatro romano, sede di rappresentazioni varie fino a circa tutti gli anni ’70 o ’80, poi vi è stato fatto un parcheggio, ora ci vogliono costruire sopra un condominio.
    Fiesole per tutta la prima metà del XX secolo è stata insieme a Signa la capitale europea dei lavori in paglia, ma non ha un museo, perché proprio chi si è scagliato per bocca del sindaco di Firenze contro Wikipedia definiva il passato culturale e industriale di Fiesole: “quel troiaio della paglia”, parole testuali ;-)

    M.

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