La Proposta Cassinelli 2.0

Succede molto, molto di rado che una persona riesca a stupire in senso positivo i suoi simili. L’Onorevole Roberto Cassinelli (Forza Italia, eletto nelle fila del Popolo delle Libertà) è riuscito a sorprendermi per la tenacia, la pazienza e l’intelligenza con cui ha portato avanti la sua proposta di legge sull’editoria digitale (aka PdL “Salva Blog”).

Contrariamente a quello che fanno abitualmente i suoi colleghi (di tutti i partiti) ha pubblicato una prima proposta di legge, rendendola visibile a tutti e cercando di raccogliere quante più reazioni possibile. Ha anche accettato pazientemente le critiche, anche pesanti, che gli sono piovute addosso (tra cui le mie).

Ha cercato di scambiare opinioni con tutti coloro che si interessano di questo argomento, senza badare alla loro maggiore o minore importanza politica.

Infine, ha tirato le fila di questo lavoro ed ha pubblicato una nuova versione, corretta e migliorata, della sua proposta.

Che dire?

Quest’uomo ha mostrato di avere più considerazione per i meccanismi della democrazia e per i diritti dei suoi simili di quasi tutti i suoi colleghi (di entrambi gli schieramenti). Ha anche mostrato di sapersi avvalere della “mente collettiva” della Rete senza diventarne schiavo.

Personalmente, posso solo fargli i miei più sentiti complimenti. E questi complimenti valgono sia per il metodo che per la sostanza.

Il concetto di attività a scopo di lucro

Dal punto di vista tecnico, credo che sia “debole” il meccanismo con cui si cerca di distinguere il grano dalla pula basandosi sul fatto che si tratti di attività organizzata (un proprietario ed almeno due redattori pagati) e finalizzata a scopo di lucro (almeno 50.000 euro/anno di fatturato).

Le ragioni di questa mia perplessità sono le seguenti:

  1. Si può facilmente camuffare un blog da giornale od un giornale da blog giocando su questi parametri. Per esempio, basta pubblicare gratuitamente e contornarsi solo di (apparenti) volontari per creare un giornale senza che per questo il giornale risulti essere una pubblicazione soggetta ad obbligo di registrazione. Siti di una certa importanza, come IndyMedia, sarebbero esclusi dall’obbligo di registrazione. Viceversa, siti quasi amatoriali, come certi siti che parlano di aeromodellismo e pagano collaboratori su base mensile, diventerebero giornali a tutti gli effetti.

  2. Resta comunque difficile stabilire quanto fattura un giornale e se/come paga i suoi collaboratori. Se fossimo in Svizzera od in Germania sarebbe semplice ma… siamo in Italia e tre quarti dei dentisti fattura meno di 1000 euro l’anno.

Un problema di fiducia

Più in generale, mi risulta difficile accettare questo genere di proposte per un semplice motivo di fiducia in coloro che le portano avanti. Questo governo, formato (tra gli altri) da Forza Italia e dal Popolo delle Libertà, è lo stesso che ha appena sottratto alcuni miliardi di euro l’anno alle scuole pubbliche ed ha finanziato con alcune centinaia di milioni di euro l’anno le scuole cattoliche. Questo governo è lo stesso che ha appena sottratto altri miliardi di euro alla sanità pubblica e, sull’altro lato, usa questi soldi per finanziare progetti assurdi e faraonici (e molto sospetti) come quello del ponte sullo stretto di Messina. Questo governo è lo stesso che vuole imbavagliare i magistrati scomodi.

L’Onorevole Roberto Cassinelli è chiaramente una persona molto diversa da questi suoi compagni di avventura ma resta il fatto che, come politico organico ad un partito, dovrà rendere conto delle sue azioni ai suoi colleghi. Personalmente, non credo che potrà portare avanti le sue (sagge) proposte senza che esse vengano pesantemente modificate dai suoi compagni di partito.

A mio modesto parere, Cassinelli rischia di diventare un capro espiatorio come è già successo al povero e compianto Marco Biagi. Come ricorderete, Biagi è stato l’autore di una proposta molto intelligente ed equilibrata sulla riforma del mercato del lavoro. Chi gli ha commissionato il lavoro ha poi trasformato in legge solo la parte che gli faceva comodo (e che creava maggiori problemi ai lavoratori) lasciando cadere la responsabilità di questo sfacelo sulle spalle di Biagi.

Una proposta alternativa

Come ho già detto in altre occasioni, credo che l’unica modifica veramente necessaria al nostro statuto in materia di editoria sia una pesante e significativa semplificazione dell’Articolo 21 della Costituzione. Bisognerebbe portarlo ad avere SOLO questa forma (e non una parola di più di questo):

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

Potete vedere com’è invece ridotto il povero Articolo 21, a causa dei troppi compromessi, su sito del Quirinale.

Alessandro Bottoni

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