Parental Control

Avete mai letto “Il senso di Smilla per la neve”? Allora forse ricorderete la scena (del libro, non del film) in cui Smilla vede la stanza/laboratorio di Peter il meccanico, al cui interno, mezzo metro più in basso del livello per gli adulti, è stato creato un livello per i bambini. Un livello necessario per accogliere Isahia, il bambino che viene ucciso all’inizio del romanzo. Un livello formato da un tavolo da lavoro mezzo metro più basso di quello usato dal meccanico e da giocattoli che imitano, alla scala di un terzo, gli strumenti usati da Peter per il suo lavoro.

Quella stanza è una metafora lucidissima della nostra realtà quotidiana, una realtà in cui scorrono parallele due esistenze: la nostra, fatta di vere automobili e vere pistole (per fortuna poche) e quella dei nostri figli, fatta di automobiline e di pistole giocattolo.

Internet non si sottrae a questa schizofrenia e crea non pochi problemi di convivenza tra adulti e bambini, per non parlare della convivenza tra adulti ed adolescenti. Anche in questi giorni, infatti, se ne parla in Rete:

Repubblica

La Stampa

Punto Informatico

L’irresponsabilità paga (evolutivamente parlando)

Che ci piaccia o no, siamo figli di una dolorosa contraddizione. Da un lato, la nostra mente ha bisogno di tempo per crescere e per consolidarsi. Occorrono anni di studio, anni di esperienze e anni di contatti sociali per formare un uomo completo e maturo. Dall’altro, il nostro corpo (o, più esattamente, il nostro genoma) ha fretta di riprodursi. Come ha lucidamente (e dolorosamente) sottolineato Richard Dawkins nel suo libro “Il gene egoista”, qualunque organismo vivente, dal virus all’uomo, è soltanto un vettore che il suo genoma utilizza per riprodursi. Bellezza, intelligenza, maturità e via dicendo sono solo effetti collaterali di questa ricerca di una rapida e proficua riproduzione. Siamo costretti a convivere con questa continua lotta tra evoluzione genetica (fisica e biologica) ed evoluzione memetica (culturale e mentale).

I nostri figli, sotto la spinta degli ormoni, tentano di raggiungere il più rapidamente possibile l’età riproduttiva e cercano di riprodursi con il massimo dell’efficacia (più figli possibile, con il maggior numero di partner possibile, con i migliori partner che si riesce a sedurre). Noi, che abbiamo già provveduto a questo ed agiamo spinti soprattutto dalla nostra mente (od almeno così si spera), abbiamo la tendenza a frenare questa loro frenesia. Da qui l’eterna lotta tra gonna-corta-della-figlia e muso-lungo-della-mamma, tra orari-notturni-della-figlia e sgridate-del-babbo. Com’è ovvio che sia, è il sesso ad essere al centro della discussione.

Il nostro mondo digitale (Internet ed il web 2.0) non è che il più nuovo dei terreni di scontro tra queste due esigenze.

Quando ci si avvicina a questi temi, sarebbe bene tenere presente un fatto: essere irresponsabili paga (evolutivamente parlando). Una mia compagna di scuola delle superiori ha avuto un figlio al quarto anno. Una perfetta irresponsabile, direte voi. Può essere, ma questa perfetta irresponsabile ora (tren’anni dopo) ha quattro figli, nove nipoti e tra un po’ avrà anche qualche pronipote. Mia moglie ed io, che siamo stati (appena) più responsabili, non abbiamo figli e non avremo nipoti. La prossima generazione avrà ancora una componente genetica di irresponsabilità che proviene dal genoma della mia compagna di classe. Non avrà più, invece, la componente di responsabilità di cui siamo portatori mia moglie ed io. Insomma: dal punto di vista evolutivo ha vinto la mia irresponsabile compagna di classe.

Con questo non voglio dire che dovremmo accettare la realtà dei fatti e saltare sul carro del vincitore (cioè adottare un comportamento libertino ed irresponsabile). Voglio dire piuttosto che, qualunque cosa noi ne pensiamo succederà proprio questo. La prossima generazione (i nostri figli) avranno comunque una componente di irresponsabilità (superiore alla nostra), indipendentemente da cosa noi ne pensiamo. E dovremo fare i conti con essa.

Tentare di combattere la (irresponsabile) fretta riproduttiva dei nostri figli con la sola educazione è francamente tempo perso. Siamo schiavi di un meccanismo (quello dell’evoluzione) sul quale non abbiamo nessuna possibilità di controllo. L’evoluzione (il nostro genoma) ci usa cinicamente per i propri scopi, non importa quanti danni ci produca nel tentativo di raggiungerli. L’unico modo di dare tempo alla mente dei nostri ragazzi di crescere e consolidarsi consiste nel separare la ricerca del piacere (sessuale) dal suo effetto naturale (la riproduzione). In buona sostanza, per avere dei figli laureati e ben posizionati, dovete insegnare loro come usare i contraccettivi. Ogni altro approccio è pericolosamente destinato al fallimento.

Scoprire, sperimentare e rischiare

In larghissima misura, è proprio la ricerca di occasioni riproduttive e la ricerca del piacere (sessuale) a spingere i nostri figli in quella lunga, complessa e pericolosa attività di esplorazione del nostro mondo che li impegna, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, tra i 10/12 anni e… la vecchiaia. La curiosità “intellettuale” (per il mondo tecnico/scientifico, per quello sociale, etc.) contribuisce solo in minima parte a questa spinta.

Purtroppo, per conoscere un mondo bisogna sperimentarlo. La sperimentazione, per definizione, non ha un risultato prestabilito e garantito. Può succedere di tutto. Anche il peggio.

Un mondo (mediaticamente) complesso

Il modo in cui i nostri figli esplorano e sperimentano il nostro universo digitale è estremamente complesso e cambia molto con l’età. Se alle scuole elementari (6 -11 anni) l’elemento dominante sono probabilmente i siti web (Disney, Pokemon e via dicendo) ed i giochi online, con l’arrivo alle scuole medie ed al primo biennio delle superiori (ginnasio), l’attenzione si sposta sul “web sociale” (facebook, MySpace, etc.), sulla musica (Last.fm, reti P2P), sulle arti (cinema) e sulle fonti di informazione utili per la scuola (Wikipedia) e per la vita personale (studenti.it, contraccezione.it, etc.). Al triennio delle superiori (liceo), l’attenzione è ormai solidamente agganciata alle attività socio/politiche (chat, forum, social networking, etc.) e di informazione (giornali, riviste, etc.).

Pensare di “filtrare” queste esperienze con dei filtri è francamente risibile. Si può proteggere un bambino (0 – 12 anni) dai contenuti pornografici e “offensivi” della rete con un sistema di Parental Control. Non si può proteggere un adolescente dalla realtà con questi metodi. Non si può farlo anche perchè, in ogni caso, Internet è solo un elemento della loro realtà. Sarebbe necessario intervenire anche sulla TV, sui giornali e via dicendo.

Censura e Parental Control

Dove finisce la pornografia e comincia il glamour (il “nudo”)? Dove finisce l’informazione e comincia il gossip? Dove finisce l’esposizione delle proprie opinioni personali ed inizia l’attacco razzista? Dove finisce il contatto sociale e comincia l’azione pedofila?

La capacità di distinguere il “bene” dal “male”, il pericolo dall’occasione, è ciò che fa dell’essere umano un’animale diverso da ogni altro. Si tratta però di una capacità del tutto individuale e che si deve maturare con il tempo e l’esperienza. Non la si può comprare in drogheria. Quella di nostro fratello non va bene per noi. Bisogna sapersi costruire questa sensibilità con il tempo e l’esperienza.

Se si impedisce ad un giovane di entrare in contatto con la realtà, gli si impedisce di fare questa esperienza e di accumulare queste informazioni. La sua capacità di distinguere il bene dal male, il pericolo dall’occasione, ne risulterà più limitata di quella di altri.

Per questo motivo, giustamente (e ripeto giustamente) i nostri figli adolescenti reagiscono inferociti ad ogni tentativo di censura. Si può pensare (giustamente) di “proteggerli” da quella parte della realtà che è destinata ad un pubblico adulto quando sono bambini (0- 12 anni). Non si può pensare di proteggerli dalla realtà, la loro realtà, quella in cui devono vivere, quando è il momento di scoprirla e di imparare a fare i conti con essa (12 – 999 anni).

Sorveglianza e Fiducia

Meno che mai, si può pensare di “controllare” i figli adolescenti a loro insaputa. Esistono molti mezzi tecnici che consentono di farlo (su Internet e nel mondo fisico), ed esistono molte buone ragioni per usarli (droga, etc.) ma nessuno di questi autorizza ad entrare nella sfera privata di una persona proprio nel momento in cui ha maggiormente bisogno di commettere i propri errori (e di imparare da essi) lontano dagli sguardi altrui.

Lo ripeto per maggiore chiarezza: la libertà consiste nell’avere la libertà di fare delle cose diverse da quelle che farebbe il controllore (il genitore), non le stesse cose. La libertà consiste nell’avere la libertà di sbagliare, non quella di prenderci. La libertà dei figli consiste nell’avere la libertà di drogarsi, non nell’avere la libertà di non farlo.

Non è facile accettare di restare in disparte, in silenzio, e guardare nostro figlio che commette errori banali e magari pericolosissimi. Ma è così che si cresce.

Time out

Esistono strumenti che permettono di imporre dei limiti di tempo alla permanenza davanti al computer. Quasi tutti i sistemi di parental control dispongono di questa funzionalità.

Impedire ad un bambino (0-12 anni) di rimbecillirsi davanti ad un gioco online per più di un paio d’ore alla volta è sicuramente utile. A quell’età, la pura ricerca del piacere (del gioco) prende il sopravvento su ogni altra cosa (cibo, studio, rapporti sociali).

Ha molto meno senso preoccuparsi del tempo passato davanti al PC quando i nostri figli cominciano ad avere un’altra età (12 – 999 anni).

Internet ed il web sono già da tempo la principale fonte di informazione del pianeta. Internet è il principale punto di contatto con la realtà, anche se la generazione di cui faccio parte fa ancora molta fatica a considerare reale una cosa come Internet.

Più tempo un giovane passa davanti ad un terminale Internet, più è probabile che impari qualcosa sul mondo e sulla gente. Se un tempo “l’uomo si faceva in piazza”, come diceva mio nonno, ora l’uomo si fa in larga misura su Internet (o anche su Internet). È su Internet che troverà le informazioni che gli servono per formarsi un’opinione personale sui fatti del mondo ed è su internet che troverà i contatti con persone che gli assomigliano o che hanno qualcosa da insegnargli.

I diritti degli adulti

Ho quasi cinquant’anni. Voglio poter accendere la TV (prima di mezzanotte) e vedere le ballerine in costume. Voglio poter parlare con gli altri adulti del mio gruppo senza dovermi trattenere dal dire ciò che penso nel modo in cui lo penso. Come adulto, ho dei diritti che devono essere rispettati, esattamente come quelli dei bambini.

Non si può pensare di costruire un mondo a misura di bambino, senza tenere in alcun conto gli adulti. Ritagliare il mondo sulla base del “minimo comune denominatore” tra adulti e bambini non funziona. Non esiste un minimo comune denominatore tra adulti e bambini. I pokemon mi annoiano a morte e, quasi certamente, il decolletèe di Victoria Silversted ancora non dice nulla a mio nipote di 12 anni.

Dividere queste due esistenze su Internet è facile: basta una password. Forse si può esportare questo modello password-based anche sulla TV, ma che possiamo fare per tutto il resto?

Lotta alla pedofilia e persecuzione del dissenso

Con la scusa di difendere i nostri figli da (improbabili) attacchi pedofili, si è creata una mostruosa architettura di sorveglianza e la si è autorizzata ad entrare nelle nostre vite, leggendo i nostri messaggi e registrando le nostre azioni.

Anche il più stupido dei pedofili sa benissimo come bypassare questi controlli e come sottrarsi alle trappole. Chi invece rischia di restare intrappolato nelle reti di questa struttura di controllo è il cittadino onesto.

Il vero scopo di questa legislazione, infatti, è proprio quello di appendere una spada di Damocle sulla testa di ogni cittadino, giusto nel caso che ci sia bisogno di liberarsi di qualche fastidioso dissidente disonorandolo nel peggiore dei modi.

Coloro che negli anni scorsi hanno appoggiato queste leggi si sono resi colpevoli di un gravissimo reato a danno della libertà e della democrazia. Hanno permesso alle loro paure, ed al loro ossessivo desiderio di controllo, di prendere il sopravvento, danneggiando noi tutti.

I nostri figli, anche quando sono “piccoli” (0-12 anni) sono molto meno “vulnerabili” di quanto si vuole credere. Non vanno quasi più da nessuna parte senza un “presidio” adulto (genitori, zii, nonni, etc.) e non fanno quasi più nulla senza una sorveglianza continua (piscina, scout, palestra, etc.). Non corrono quasi più nessun rischio al di fuori della famiglia.

Ed infatti, la quasi totalità delle aggressioni pedofile avviene in famiglia o comunque con il consenso dei genitori.

Questi sfortunati figli vanno difesi dalla loro famiglia, non dal mondo “cattivo” che si trova là fuori.

Alessandro Bottoni

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