La colf di Barbareschi

Tra il 25 ed il 29 di Ottobre 2008 è successo di tutto: salvataggio dell’Italia per mano del PD, votazione del Decreto Legge Gelmini e conseguente mega-manifestazione, Linux Day. Non si può seguire tutto e, infatti, mi sono perso l’imperdibile convegno “Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato”, ultima giornata degli Stati Generali del Cinema. Per fortuna è riuscita ad andarci Gaia Bottà e ne ha riferito in un suo approfondito articolo (“A Roma si cucina l’antipirateria”). Visto che sono pur sempre il segretario del Partito Pirata, provo a portare il mio piccolo contributo alla discussione qui di seguito. Mi limito a citare alcune frasi che appaiono nell’articolo di Gaia Bottà ed a commentarle, come se fossero slogan. Vi consiglio quindi di tenere aperta anche la pagina di Punto Informatico con l’articolo di Gaia, in modo da poter seguire il discorso.

NB: I titoli dei paragrafi sono tra virgolette per ricordare a tutti che non sono certo io a sostenere cose del genere.

“I collusi con i pirati stanno nell’istituzione”

La pubblicità costa. Costa moltissimo. Pensate solo che incide tra il 20 ed il 100% sul costo di produzione di un film. Ci sono film che sono costati 20 milioni di euro e che ne sono costati altrettanti di sola pubblicità televisiva. Persino certe commediole a basso costo, che si producono in uno scantinato con un milione di euro, ne costano abitualmente 5 o 6 in pubblicità.

C’è quindi da stupirsi che le case editrici preferiscano rinunciare ad una parte degli introiti da DVD lasciando trapelare delle copie pirata, nella speranza che questo assaggio in 15 pollici sul display del portatile invogli la gente ad andare al cinema?

Finora, i film che sono stati visti in anteprima su DVD piratati hanno sempre fatto registrare ottimi incassi.

Sarebbe ora di smetterla con queste ipocrisie e con quelle espressioni sorprese e scandalizzate ai convegni. Si tratta di una pratica commerciale del tutto consapevole del tutto deliberata che le case editrici mettono in atto sotto la propria responsabilità.

Non c’è nessuna regione di prendersela con gli utenti.

Se questa gente volesse davvero conservare il proprio tesoro, non dovrebbe fare altro che conservarlo con la dovuta cura.

“Responsabilizzare i netizen”

I cosiddetti “netizen” hanno già maturato un loro peculiare ed altissimo senso di responsabilità.

L’esperienza ha insegnato loro che ogni volta che spendono dei soldi, per qualunque motivo, sottraggono una risorsa importante a sé stessi ed alla loro famiglia e la trasferiscono nelle mani di un estraneo che, in molti casi, la utilizza contro di loro a distanza di poco tempo. I soldi, oltre che essere uno strumento di scambio, sono anche la forma cristallizzata del potere. Ogni volta che si passa un euro a qualcuno, si rinuncia ad una piccola parte del proprio potere e lo si trasferisce a qualcun altro che, quasi certamente, ha interessi opposti ai nostri. Si tratta di “potere di scelta”, cioè potere “discrezionale” o “decisionale”, esattamente come quello politico.

Quale miglior senso di responsabilità si può avere nei confronti di sé stessi, della propia famiglia e del resto della società di quello che impedisce di trasferire potere ad un potenziale nemico?

“Bisogna insegnare ai giovani cosa è lecito e cosa è illecito”

È lecito tutto ciò che si può fare senza essere beccati e/o puniti. È illecito tutto il resto.

Non sono io a dirlo ma l’intera classe dirigente del paese. Soprattutto quella di Destra, tradizionalmente tanto amante dell’Ordine Costituito (cioè della Legge) e storicamente tanto vicina agli interessi dell’industria (quella dei contenuti e quella di ogni altro tipo). Sono soprattutto i potenti ed i detentori di grandi patrimoni economici a ragionare in questo modo. Peggio: sono soprattutto i politici ed i “capitalisti” a sputare questo ragionamento sulla faccia di tutti gli altri cittadini di questo paese ad ogni occasione. Basterà ricordare i ragionamenti di Silvio Berlusconi in merito alle tasse, oppure i ragionamenti del suo amico Bettino Craxi riguardo alla corruzione. Oppure possiamo ricordare i ragionamenti di Luciano Moggi, di Fabrizio Corona e di molti altri imprenditori.

Parliamoci chiaro: o le leggi valgono per tutti, o non si può chiedere alla sola parte più debole del paese di rispettarle.

Cinque milioni di euro per la campagna antipirateria 2009

Ed io qui, francamente, non sono d’accordo su questa spesa. Date piuttosto questi soldi alle scuole italiane, che ne hanno più bisogno che mai (intendo dire le scuole pubbliche, non quelle private).

Sono d’accordo sul fatto che debba essere la comunità (cioè lo stato) a farsi carico dei costi necessari per far rispettare la legge. Ad esempio, esigo che lo Stato spenda dei soldi per rendere sicura la zona dove abito (con pattuglie di Polizia ed altri mezzi).

Non sono d’accordo sul fatto che lo Stato (cioè l’intera comunità) debba farsi carico in questo modo degli sforzi necessari per imporre il rispetto di un contratto tra privati cittadini (questa è la reale natura del problema, a livello legale). Il fornitore (SIAE, Virgin Records, etc.) riscontra una violazione del contratto che ha sottoscritto implicitamente con il suo cliente (Mario Rossi)? Bene, allora gli faccia causa! Gli faccia causa come avviene da sempre per qualunque altra violazione contrattuale. È un loro problema. Non un nostro problema.

“Un falso ti delude sempre”

Che falsi acquista questo qui?!

Parliamoci chiaro: se vogliamo convincere i potenziali clienti a comprare qualcosa di “originale” sarà meglio trovare delle ragioni più convincenti. Queste fregnacce vanno bene (forse) per vendere la campagna stampa al suo committente (SIAE? Stato Italiano?), non per convincere il pubblico a cui si rivolge la campagna stampa stessa. Il committente vuole crederci, lo spettatore semplicemente se ne frega.

“Evasori fiscali”

I “pirati” vengono accusati anche di essere evasori fiscali. Come vorrebbe essere Silvio Berlusconi che, infatti, elogia l’evasione da sempre.

Dov’è il problema, allora?

A parte le facili battute sarcastiche, chi di voi è disposto a pagare 17 euro un CD solo per avere il piacere di far pagare circa 4 euro di tasse al negoziante? Anche su questo punto, sarà meglio trovare delle motivazioni più convincenti o la battaglia è persa in partenza.

Equo compenso

Equo per chi?

Sono anni che pago il cosiddetto “equo compenso” sui CD e non ho mai ottenuto in cambio il diritto riconosciuto di usare quei CD per “piratare” le mie cassette audio ed i miei LP (regolarmente pagati ed acquistati).

Cosa c’è di “equo” in tutto questo?

Deep Packet Inspection

Su questo punto, si potrebbe aprire un discorso interminabile. Mi limito a dire che, come ho già spiegato molte volte, le tecniche necessarie per bypassare qualunque sistema di sorveglianza esistono già da diversi anni.

Se non ci credete, provate a tracciare il traffico dati tra due ragazzini svegli sulla loro rete di scuola.

Denunce come Spam

Riporta Paolo Nuti, di AIIP:

“”ricevevamo, perché a un certo punto abbiamo cominciato a considerarle spam, decine, centinaia, migliaia di segnalazioni al giorno con le quali le associazioni a tutela del diritto d’autore ci dicevano quel tale numero di IP sta facendo P2P e pubblica contenuti che considero di mia proprietà”. “Ora il provider – racconta Nuti a Punto Informatico – nel momento in cui la riceve la deve immediatamente trasmettere all’autorità giudiziaria, che sarebbe tenuta immediatamente a procedere con le indagini: la cosa non avviene nel senso che l’autorità giudiziaria ha la capacità di seguire un numero ridotto di procedimenti e la catena di tutela dei detentori dei diritti viene così a mancare””

In un ambiente come Internet, caratterizzato da oltre un miliardo di utenti e oltre un miliardo di download al giorno, il destino delle denunce è segnato: sono spam. Niente altro che spam.

Non si tratta di disinteresse per la legge o di superficialità. Si tratta, molo più semplicemente, del nuovo che avanza. Il mondo cambia. Se non ci si adegua, si resta travolti.

“Chi paga la banda e le infrastrutture dei proxy?”

Bella domanda! Qualcuno di SIAE ha avuto il coraggio di rispondere?

Anche in questo caso, perchè il costo necessario per far rispettare il contratto tra due cittadini privati (autore e consumatore) dovrebbe ricadere su un terzo cittadino privato (l’operatore di rete)?

Sorvegliare il traffico, oltre che essere una pratica da dittature sudamericane anni ’70, è anche una pratica molto costosa. Perchè questo costo deve ricadere sugli operatori di rete?

Da quando la società autostrade e l’ANAS pagano l’assicurazione delle auto che transitano sulla loro rete?

“La disconnessione è incostituzionale”

Oh, finalmente qualcuno se n’è accorto!

In Italia c’è una legge che prevede che non si possa impedire a nessuno di piantare un’antenna sul tetto del condominio per vedere la TV. Questo avviene in nome del diritto all’informazione.

Quale sarebbe la differenza tra la TV e Internet? Il fatto che Berlusconi possiede 6 canali televisivi (3 Mediaset e 3 RAI) ma non possiede nessun ISP?

“Io sono a favore del mercato”

Anch’io!

Decidetevi a vendere sul libero mercato questi dannati film e questi dannati brani musicali, ad un normale prezzo di mercato. Sbattete questi file su eBay e lasciate che sia il meccanismo dell’asta a stabilirne il prezzo, come avviene sul libero mercato. Portate a casa i soldi che la gente è disposta a darvi in cambio della vostra merce e smettetela di lamentarvi per il fatto che prima guadagnavate di più.

Anche i fabbri guadagnavano di più quando c’erano dei cavalli da ferrare ma non per questo ci rompono i coglioni tentando di farci rinunciare all’automobile.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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Comments
4 Responses to “La colf di Barbareschi”
  1. MG ha detto:

    Cercavo anche io un motivo per “giustificare” la pirateria mediatica (in contrapposizione a quella informatica) dato che non ne vedevo la connessione con il lato pubblicitario della cosa.
    Un film ha molti più canali per farsi conoscere di un software, un film interessa al ragazzo come alla nonna, eppure non c’è che dire la pirateria nel mondo mediatico è viva e vegeta più che altrove.
    Secondo me le connessioni sono meno politiche e più pragmatiche, chi fa file sharing rovina l’immagine dell’azienda, se le major non riescono a mettere un freno al problema è perché non possono farlo e il fallimento le mette in pessima luce.
    Ci pensi un governo!
    La SIAE si è recentemente scagliata contro quegli artisti che preferiscono una licenza libera per rilasciare le loro opere, non credo di capire (non voglio vedere) dov’è il nesso.
    Ma sì, è il buon vecchio: se non pensi come noi sei contro di noi.

    M.

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  1. […] propongo questo interessante articolo di Alessandro Bottoni, affinché riflettiate. Leggetelo, e poi continuate la […]

  2. […] riportare il link ad un articolo molto interessante in materia di pirateria-contenuti multimediali-azioni delle […]

  3. […] Anche i fabbri guadagnavano di più quando c’erano dei cavalli da ferrare ma non per questo ci rom… […]



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