Hackers and Hackers

Ogni volta (dico proprio ogni fottuta volta) che pubblico un articolo (qui, su Punto informatico, sulle riviste con cui collaboro), trovo sempre un “vero hacker”, uno di quelli che “sa davvero come stanno le cose” che mi riprende a causa del mio uso del termine “hacker”.

Parliamone una volta per tutte.

Hacker, accordingly to the hacker’s dictionary

Come probabilmente sapete, esistono (da circa 20 anni) diversi dizionari dell’informatica e diversi dizionari dello slang informatico, tra cui diversi “hacker’s dictionary” ed almeno un “jargon file”. Li trovate qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Jargon_File

http://jhanc.altervista.org/jargon/Intro.html (in italiano)

http://www.catb.org/jargon/

http://www.ccil.org/jargon/jargon_toc.html

http://www.dourish.com/goodies/jargon.html

http://www.hackersdictionary.com/html/index.html

http://mitpress.mit.edu/catalog/item/default.asp?ttype=2&tid=3618 (libro)

Se consultate uno di questi dizionari, troverete una definizione di questo tipo:

hacker: n. [originally, someone who makes furniture with an axe] 1. A person who enjoys exploring the details of programmable systems and how to stretch their capabilities, as opposed to most users, who prefer to learn only the minimum necessary. 2. One who programs enthusiastically (even obsessively) or who enjoys programming rather than just theorizing about programming. 3. A person capable of appreciating {hack value}. 4. A person who is good at programming quickly. 5. An expert at a particular program, or one who frequently does work using it or on it; as in `a UNIX hacker’. (Definitions 1 through 5 are correlated, and people who fit them congregate.) 6. An expert or enthusiast of any kind. One might be an astronomy hacker, for example. 7. One who enjoys the intellectual challenge of creatively overcoming or circumventing limitations. 8. [deprecated] A malicious meddler who tries to discover sensitive information by poking around. Hence `password hacker’, `network hacker’. The correct term is {cracker}.

The term `hacker’ also tends to connote membership in the global community defined by the net (see {network, the} and {Internet address}). It also implies that the person described is seen to subscribe to some version of the hacker ethic (see {hacker ethic, the}).

It is better to be described as a hacker by others than to describe oneself that way. Hackers consider themselves something of an elite (a meritocracy based on ability), though one to which new members are gladly welcome. There is thus a certain ego satisfaction to be had in identifying yourself as a hacker (but if you claim to be one and are not, you’ll quickly be labeled {bogus}). See also {wannabee}.

Questa definizione è stata presa da questa pagina web: The New Hacker’s Dictionary – 3rd Edition . Si tratta della definizione formulata niente meno che da Eric Steven Raymond, l’autore di alcuni libri fondamentali del movimento Open Source e del mondo hacker.

In buona sostanza: un hacker è l’equivalente del nostro smanettone. Le persone che si danno ad attività criminali e/o antisociali in rete sono cracker, intruder, virus writer ed altre cose. Non hacker.

Sono qui dal 1987

Faccio questo mestiere, in varie forme, dal 1987 ed ho lavorato per aziende leader nel settore software per diversi anni, occupandomi, tra l’altro, di sicurezza e di amministrazione di sistema su Unix (Unix, molto tempo prima che Linux vedesse la luce).

Di conseguenza, so cos’è realmente un hacker. Ho anche lavorato a fianco di alcuni di loro, come Alex Martelli (ora Über Tech Lead a Google).

So che loro sono degli hacker. So che io NON sono un hacker. So anche che molti di quelli che aprono bocca a sproposito NON sono hacker (ma vorrebbero disperatamente esserlo od almeno sembrarlo).

Hacker, secondo gli italiani

Il mio problema è un altro: il termine hacker, per la stragrande maggioranza degli italiani, significa un’altra cosa. Per nostra sfortuna, questo termine ha assunto il significato di “criminale informatico”.

Il dizionario di italiano online della Garzanti, ad esempio, lo definisce come segue.

Lemma: hacker

Sillabazione/Fonetica: [pr. / ‘haker /]

Etimologia: Voce ingl. d’America; dal verbo to hack ‘fare a pezzi, rompere’

Definizione: s. m. invar. (inform.) esperto di computer che riesce a introdursi nei sistemi di rete di enti, istituzioni ecc. per esplorare i codici dei sistemi operativi e dei programmi | nell’uso corrente, cracker.

Quindi anch’io, come tutti coloro che scrivono sul web e sui giornali, sono costretto a scegliere. Posso scegliere di essere linguisticamente corretto ed usare hacker nel senso di smanettone, accontentando gli specialisti e non facendomi capire dai lettori, oppure posso decidere di usare il termine hacker per come lo intendono gli italiani, facendomi capire dai lettori ma suscitando le ire degli specialisti.

Io ho scelto di farmi capire dai lettori. Mi pagano per questo, per cui la scelta è obbligata. Per quanto mi è tecnicamente possibile, cerco sempre di ricordare ai lettori che questo uso del termine è scorretto ma… non sempre posso dedicare alcune righe di un articolo a questi dettagli. Come tutti gli “autori”, anch’io devo rispettare dei limiti di spazio e devo rispettare la “focalizzazione” dell’articolo.

Quindi, per favore, smettetela di rompere i coglioni con queste cazzate linguistiche. Adattatevi al paese in cui vivete ed alla lingua che vi si parla. Ci sono cose più interessanti di cui occuparsi.

Alessandro Bottoni

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Comments
8 Responses to “Hackers and Hackers”
  1. Next Home ha detto:

    La colpa non è dei ragazzini che ti riprendono, ma della pubblicità scadente che spesso viene fatta nelle community pro-hacking (in realtà quelle serie sono circoli chiusi…).

    A parte questo, nell’altro articolo parli di virus che non vengono identificati dagli AV.
    Bene, mi faresti qualche esempio pratico (tecnico) su come identificare questi virus ?

    ciao

  2. Sabi ha detto:

    olé!!!

    a prop, ma tu sei un “hacker”?

    ;P

  3. alessandrobottoni ha detto:

    Next Home Dice:

    “A parte questo, nell’altro articolo parli di virus che non vengono identificati dagli AV.
    Bene, mi faresti qualche esempio pratico (tecnico) su come identificare questi virus ?”

    Identificarli, nel senso di sapere /chi/ sono, è quasi impossibile (ci vorrebbe un database di checksum di questi virus). Per rilevarli si può fare uso di un qualunque sistema di controllo di integrità del file system. Ovviamente, bisogna avere un database di checksum dei file originali (solitamente lo si crea al momento dell’installazione e lo si aggiorna insieme agli aggiornamenti del S.O. e dei programmi installati). Non è una cosa che si può improvvisare.

    Beccare un worm (ad esempio VBS o Macro) all’interno di un documento (ad esempio Word) è possibile sono in certi casi. Ad esempio: quando si tengono i documenti sotto controllo di versione si può incappare in un file modificato. Se per quella modifica non esiste un “commit” corripondente, con tanto di log message di un utente del sistema, allora è probabile (ma non certo) che il file sia stato infettato da un worm.

    Ciao

  4. davide ha detto:

    Simpatico questo articolo. Mi riconosco un po’ nel rompicoglioni che vuole distinguere l’hacker dal cracker. Ma per gli italiani i cracker sono quelli dove ci spalmi il formaggino e d’altronde come diceva un mio amico linguista la lingua è la cosa piu’ democratica che esiste

  5. guiodic ha detto:

    Bene. Quindi “immigrato” vuol dire, a seconda dei gusti:

    “uomo che puzza”
    “troia”
    “travestito che lo dà per i viali”
    “terrorista”
    “invasore”

    Se la logica è questa… l’uso fa la lingua, no?

  6. Giacomo ha detto:

    @guiodic

    Hai mai sentito dire che l’italiano è una lingua viva? La differenza con una lingua morta è che le regole cambiano, i significati si alterano e la lingua si evolve (al contrario di latino e greco, per dirne una, le cui regole sono fisse)

    Se ti fai una ricerca su internet o fai due parole con un linguista scoprirai tantissimi casi in cui un significato ha quasi completamente cambiato senso.

    Uno dei casi più famosi è la parola rivoluzione: il significato originale è unicamente astronimico (vale a dire tratta il moto). Al giorno d’oggi il significato principale è ribellione, cambiamento, sovversione in quanto lo studio sui moti di rivoluzione fu talmente sconvolgente che la rivoluzione diventò ciò che è ora.
    Secondo il tuo ragionamento usarla in questo senso è sbagliato.

    Oppure lo sapevi che il significato originario di casino era bordello, casa chiusa? E che era una parola da non pronunciare il pubblico?

    Ma veniamo al tuo esempio… la risposta è si. In futuro quelle parole potrebbe essere dei sinonimi. Dici che sono razzista?
    No, semplicemente sei te che non conosci la storia della lingua italiana.
    In passato villano, cafone e pagano erano sinonimo di contadino (ora invece sono sinonimo di persona sgradevole)
    Il buzzurro un venditore di castagne
    Ed infine, cigliegina sulla torta, deriva da cristiano! (non nel senso religioso)

    La lingua si EVOLVE, e non lo fa secondo delle regole precise. La storia si ripete.

  7. Giacomo ha detto:

    Ho saltato una parola scusate, volevo dire che CRETINO deriva da cristiano.

  8. musashiII ha detto:

    non sono d’accordo con la visione (anche se magari non te ne frega un c*zzo). se tu scegli di usare in questo modo la parola hacker, rafforzi automaticamente l’uso (improprio, mi pare che su questo concordi) sbagliato ed anzi *INSEGNI* che quello è il significato corretto. è una spirale da cui non se ne esce. non bisogna supinamente adattarsi. bisogna imparare. ed insegnare. e chi è nella tua posizione può farlo. o supinamente fare spallucce, sedersi e dire, sospirando: il mondo va così (l’italia va così). rassegnamoci.

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