Wi-MAX P2P

Forse ricorderete che un paio d’anni fa, quando si iniziava a parlare di Wi-MAX, il Partito Pirata Italiano (l’associazione di cui sono segretario) si schierò per una liberalizzazione delle frequenze. Uno dei nostri scopi (non esplicitamente dichiarato ma abbastanza facile da indovinare) era quello di avere delle frequenze “pubbliche” che si potessero usare per creare delle reti P2P basate su Wi-MAX e superare il limite di portata che fino ad allora aveva afflitto i sistemi £mesh (P2P) basati su Wi-Fi come Netsukuku.

Non fummo ascoltati. Le frequenze sono state assegnate ai soliti noti ed ora verranno usate per ampliare e differenziare inutilmente la già ampia e differenziata offerta di connessioni disponibili nei grandi centri abitati. Come è facilmente prevedibile, le aree rurali ed i piccoli centri abitati continueranno ad essere bellamente ignorati dai provider.

Tuttavia, la sconfitta (nostra e del cittadino in genere) non è grave e completa come sembra.

Le reti mesh

Il termine “mesh network” (“rete a setaccio”) è un termine accademico per identificare un concetto simile, ma non uguale, alle nostre abituali reti P2P. Le reti mesh sono caratterizzate dal fatto di non avere una gerarchia. Tutti i nodi sono uguali tra loro ed agiscono in ugual misura da client, da server e da “apparati di rete” (router, DNS, etc.). In particolare, sulle reti mesh il routing dei pacchetti viene gestito in modo cooperativo da tutti i nodi. Non esistono router specializzati che si occupino di instradare i pacchetti, come avviene invece su Internet.

Tutte le reti P2P, come eMule (eDoneky), sono in qualche misura delle reti mesh. Alcune, come Netsukuku, lo sono in modo molto più esplicito di altre.

Netsukuku

Netsukuku è una rete mesh nata per usare delle connessioni Wi-Fi di tipo point-to-point come mezzo fisico di comunicazione. In altri termini, Netsukuku permette di creare una rete P2P su una “batteria” di laptop dotati di scheda Wi-Fi, senza passare dall’AP (Access Point) e senza passare da Internet.

In tempi più recenti, Netsukuku è stata estesa in modo da poter usare anche Internet come media fisico. Si possono quindi creare reti P2P basate su Netsukuku sfruttando tutti i tipi di connessione disponibili, Internet o Wi-Fi, a seconda di cosa è a portata di mano.

Le reti mesh su Wi-MAX usate per il backbone

Le reti mesh vengono usate anche dai provider Wi-MAX. Vengono usate per “sgravare” il delicato backbone Wi-MAX che trasporta il traffico raccolto dai client via etere fino al primo gateway Internet disponibile (fino al primo cavo).

Esiste già una consolidata tecnologia per creare reti mesh basate su Wi-MAX ed il protocollo stesso prevede questa modalità di funzionamento in modo esplicito.

Le reti P2P su Wi-MAX

A questo punto, dovreste aver capito dove sto andando a parare: dato che il protocollo supporta questa modalità di funzionamento e che esistono già gli strumenti tecnici necessari, è solo questione di tempo prima di veder apparire le prime reti P2P basate su Wi-MAX.

Le conseguenze sarebbero (saranno) drammatiche. Sarà possibile creare reti P2P come eDoneky2000 e BitTorrent collegando tra loro PC distanti decine o centinaia di km, a velocità comprese tra qualche decina e qualche centinaio di Mb/sec, senza passare da nessun Access Point, senza passare da nessun Provider, senza passare attraverso Internet.

Questo vuol dire che non sarà più necessario pagare il canone a nessuno e, soprattutto, che non sarà più necessario fare i conti con i provider e con le loro simpatiche politiche di traffic shaping. Non sarà più necessario nemmeno fare i conti con i governi che controllano gli ISP e con le loro “illuminate” e “moderne” leggi.

Ma… davvero?

Si e no. Attualmente, non esiste ancora niente del genere. La tecnologia “user-side” necessaria è ancora tutta da sviluppare. Inoltre, non è vero che si possa fare a meno del provider. Per poter ricevere e trasmettere legalmente sulle frequenze del Wi-MAX sarà comunque necessario avere un abbonamento con un provider Wi-MAX (solo in Italia, naturalmente. In USA ed in altri paesi hanno riservato una parte delle frequenze a questo tipo di applicazioni).

Tuttavia, una volta che la tecnologia sia stata sviluppata, e che esista l’abbonamento Wi-MAX, ciò che ho appena descritto diventa possibile.

Il provider ed il governo non possono opporsi all’uso della frequenza perchè esiste un contratto che la utilizza.

Il provider ed il governo non possono impedire che i sistemi rice/trasmittenti vengano usati per connessioni point-to-point per due ragioni. La prima è che questa modalità di funzionamento è prevista dal protocollo ed è già usata dagli stessi provider. Fare delle differenze tra utenti e fornitori sull’uso dei mezzi tecnici sarebbe estremamente complesso, sia legalmente che tecnicamente. La seconda è che è tecnicamente (quasi) impossibile impedire che venga fatto questo uso dello strumento. Bisognerebbe cominciare a “sniffare” tutto il traffico radio Wi-MAX per “beccare” chi sgarra. Considerando la direzionalità delle onde ad alta frequenza del Wi-MAX, questo vuol dire inserirsi direttamente sul percorso tra due sistemi. La comunicazione Wi-MAX, infatti, avviene in modo quasi “line-of-sight”, come un laser. Ci vuole un elicottero per infilarsi in mezzo.

Comunque, eccovi qualche link su cui riflettere:

http://cincauhangus.com/geekology/wimax/wimax-gaming-consoles-what-about-wimax-p2p

http://asia.cnet.com/crave/2008/06/17/wimax-for-gaming/

http://www.wimax.com/education/wimax/wireless_architectures

http://www.wimax.com/education/faq/faq46

http://www.strixsystems.com/

Netsukuku su Wi-MAX?

A questo punto, non ci resta che aspettare (o sviluppare?) una versione di Netsukuku in grado di usare come strato fisico una rete di connessioni point-to-point Wi-MAX (non dovrebbe essere particolarmente difficile…).

Netsukuku è una rete cifrata (imprescrutabile) e anonima. L’identità dei nodi è nascosta grazie ad un particolare sistema di routing decentrato ed autorganizzante.

Senza un cavo da tagliare, senza un IP da denunciare, senza un router/firewall con cui bloccare il traffico, come potranno dormire sonni tranquilli i nostri amici di RIAA, MPAA, FIMI e via dicendo?

L’era glaciale

Sono sicuro che i mammuth hanno resistito finchè hanno potuto al freddo che avanzava. Si sono spostati più a sud, hanno imparato a mangiare cose diverse, si sono “inventati” un manto lanugginoso e più lungo del normale, ma alla fine si sono estinti.

Chi è sopravvissuto, l’Homo Sapiens, c’è riuscito grazie alla sua capacità di adattarsi all’ambiente in modo “intelligente”, sfruttando e creando nuove opportunità.

I produttori di contenuti si trovano nella stessa posizione e la situazione sta per peggiorare in modo sensibile. Chi continuerà ad arroccarsi sulle solite posizioni, si estinguerà.

Chi può sopravvivere sono coloro che hanno imparato a sfruttare il nuovo clima, come gli operatori che potete vedere su Vuze (http://www.vuze.com/). Questi operatori non si fanno mancare gli introiti della pubblicità ma, finalmente, hanno smesso di pretendere che sia l’utente finale a pagare, di tasca propria, le loro vacanze alla Hawaii.

Alessandro Bottoni

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