I pirati continuano ad essere loro

Su Punto Informatico di oggi potete trovare una bella riflessione firmata da Leonardo Maccari ed intitolata “La retorica della pirateria”.

Approfitto dello spunto che ci offre Maccari per riesumare un antico tema: quello della proprietà dei contenuti prodotti con soldi pubblici.

Il segno del comando

Provate a cercare “il segno del comando” su Google. Scoprirete che non esiste nessun modo di entrare in possesso di questo sceneggiato televisivo se non acquistando un DVD da una casa editrice che non ha nulla a che fare con il produttore originale (la RAI).

Eppure, “il segno del comando” è stato prodotto nel 1971 (37 anni fa) con soldi pubblici (e solo pubblici). Non viene più trasmesso dalla fine degli anni ’70 (perché non sarebbe “remunerativo” in termini di ascolto).

Sarebbe logico aspettarsi che, dato che lo abbiamo pagato noi, con i nostri soldi (canone + tasse), questo sceneggiato appartenga a noi, e sia possibile scaricarlo dal sito della RAI gratuitamente.

Invece no.

Sarebbe logico aspettarsi che, dato che nessuno lo “caga” più da almeno 30 anni, non ci debbano essere problemi a metterlo a disposizione del pubblico su Internet come file MPEG4 o DivX.

Ed invece no.

Una casa editrice che non c’entra nulla con la RAI, ha acquistato dalla RAI i diritti di distribuzione e provvede a stampare e vendere dei DVD che contengono questo prodotto, 37 anni dopo la sua prima trasmissione sul “Canale Nazionale”.

Più o meno, è come se Tutankhamon chiedesse i diritti di immagine sulla sua mummia. Più o meno come se la RAI vendesse al pubblico i biglietti per sedere sulla vostra poltrona del vostro salotto.

Soldi pubblici, proprietà pubblica

Questo problema è stato sollevato più volte nella storia della produzione di contenuti in Italia. ad esempio, molti film che vedete circolare nelle sale cinematografiche sono finanziati completamente (al 100%) con soldi pubblici.

Ma voi, dopo aver già pagato la loro produzione, dovete ugualmente pagare il biglietto d’ingresso.

Questo vale anche per moltissimi spettacoli teatrali e per molti altri eventi pubblici.

Cosa ancora più scandalosa, molti docenti universitari vengono esplicitamente pagati con soldi pubblici per trasmettere (in tutti i modi possibili) le loro conoscenze (anch’esse sviluppate con soldi pubblici) alle nuove generazioni.

Nonostante questo voi dovete pagare i libri che loro hanno scritto (nel tempo pagato con i vostri soldi) e che usano come supporto per le loro lezioni.

Peggio ancora: i brevetti prodotti dalla ricerca scientifica delle nostre università, con soldi pubblici, non appartengono al pubblico. In alcuni casi, sono addirittura di proprietà di aziende private che hanno contribuito al progetto di ricerca per meno dell’1% della spesa.

Dopo aver pagato con i vostri soldi la ricerca su un certo farmaco, dovete anche pagare per acquistarlo (più esattamente: dovete pagare le royalties sul brevetto a qualche compagnia privata).

Il caso BBC

In altri paesi, come in Inghilterra e, in certi casi, in America, questo problema è già stato affrontato e risolto dal legislatore in modo semplice e drastico: ciò che viene finanziato con soldi pubblici appartiene al pubblico, a partire dalla ricerca scientifica, dai brevetti che ne conseguono e passando per film, spettacoli teatrali ed eventi pubblici di altro tipo.

La BBC, ad esempio, mette a disposizione gratuitamente gran parte della sua produzione attraverso il suo sito web (in streaming): http://www.bbc.co.uk/archive/ .

Il software sviluppato con soldi pubblici appartiene al pubblico, come è avvenuto per TOR (https://www.torproject.org/), ad esempio.

Potrà mai esistere nulla di simile in Berluscolandia?

Ovviamente no.

L’attuale Presidente del Consiglio è il proprietario unico di ben tre delle sette reti televisive nazionali e ne controlla politicamente altre tre. Berlusconi è anche proprietario di una casa di distribuzione cinematografica (Silvio Berlusconi Communication) e di molte altre attività legate allo spettacolo, ai media e quindi, direttamente o indirettamente, al mondo del copyright.

Tutto questo non sarebbe grave se non fosse che circa il 54% degli italiani “crede” in Berlusconi non meno di quanto creda in Dio o nel Milan (molti dei nostri connazionali non sono nemmeno in grado di descrivere le differenze salienti fra questi tre “enti”) e, di conseguenza, gli perdona questo ed altro.

In Italia non potrà mai verificarsi ciò che è avvenuto in Inghilterra od in USA. Si continuerà tranquillamente a produrre contenuti con i soldi pubblici per poi far pagare i “diritti d’autore” agli stessi contribuenti che ne hanno già finanziato la produzione.

Chi sono i pirati?

Allora, siete ancora convinti che i veri pirati siano quei quattro ragazzini sfigati che scaricano musica e film da eMule?

O non ci sono forse squali ben più pericolosi in questo oceano digitale?

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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