Fare i soldi con il blog

Su “Go Online! – Internet Magazine” di Settembre 2008 c’ è un interessante articolo che riguarda i “pro-blogger”, cioè coloro che sono riusciti, in un modo o nell’altro, a trasformare l’attività di blogger in una attività professionale a tempo pieno. Una versione digitale di questo articolo è reperibile anche sul sito di uno degli autori, a questo indirizzo “Fare i soldi con i blog”.

L’articolo è molto interessante e vi consiglio senz’altro di leggerlo, però…

Però sappiate che non vi è stato detto tutto. Ci sono alcune cose che vengono abitualmente taciute in questo genere di articoli e, per vostra sfiga, sono le più importanti.

Non che lo facciano apposta, ovviamente. Nessuno di questi autori ha il benché minimo interesse a tacere parte della verità. Il problema è che alcuni degli aspetti cruciali legati alla redditività di qualunque attività economica, blog inclusi, vengono spesso dati per scontati.

Facciamo un po’ di conti

Secondo l’articolo, ci sono persone che riescono a ricavare uno stipendio dal loro blog. Con il termine “stipendio” credo che si possa intendere qualcosa come almeno 800 euro al mese netti. Trattandosi di un lavoro che si svolge abitualmente da casa, senza grossi investimenti e senza particolari obblighi, credo che siano in molti quelli che “metterebbero la firma” per guadagnare 800 euro “veri” al mese stando seduti davanti al PC.

Ma come si arriva a produrre 800 euro al mese netti?

Innanzitutto, sappiate che per guadagnare 800 euro netti, ne dovete incassare almeno 2400 lordi. La differenza è rappresentata dalle tasse (IRPEF), dalla previdenza (INPS o quello che è) e dalla mutua. Questo è il famoso “cuneo retributivo” con cui devono fare i conti i datori di lavoro: per dare uno stipendio X al dipendente, devono spendere nX, con n che varia tra 1,6 (USA) e oltre 3 (Italia). Ovviamente, il cuneo sfavorisce gli stipendi bassi (perché alcune voci sono fisse, indipendenti dal valore assoluto dello stipendio) per cui il manager che guadagna 250.000 euro/anno ne risente meno dell’operaio che ne prende 25.000. Non credo che questo vi possa stupire: quando mai qualcosa va a favore dei poveri?

Stabilito che dovete incassare 2400 euro/mese, come si fa?

Solitamente, si vendono spazi pubblicitari. Chi li acquista (su un libero mercato) li paga “a click”. Ogni volta che qualcuno fa click su di essi per raggiungere il loro sito (“click-through”), vi paga qualche centesimo (da 1 a 10 centesimi di euro, a seconda del circuito e di altri parametri). Se siete bravi, e vendete i vostri click a 10 centesimi l’uno, per fare 2400 euro dovete “incassare” 24000 click.

E qui cascano le… statistiche. Di solito la “propensione al click” si posiziona tra l’1 ed il 5 per mille (0,5%). Di conseguenza, anche se siete bravi, dovete moltiplicare il numero dei vostri visitatori per 200. Per fare 24.000 click dovete avere almeno 4.800.000 visitatori al mese, ovvero almeno 160.000 al giorno.

Sono pochi? Sono tanti?

Sono decisamente tanti. Più o meno, sono un terzo dei visitatori di Repubblica Online. In tutta Italia, sono 5 o 6 i siti che producono questo livello di traffico e si tratta, in tutti i casi, di grossi siti aziendali (solitamente giornali quotidiani).

Ma… allora? Come si fa?

Allora, dovete affidarvi anche ad altre fonti di reddito, come la vendita di spazi pubblicitari per via diretta (che richiede la presenza di un venditore che telefona ai clienti…) e come le vendite attraverso il sito (che implicano un magazzino, un magazziniere, degli spedizionieri, etc.).

Tanto per capirci: i quotidiani online come Repubblica hanno lavorato in perdita per i primi 3 – 5 anni di attività (spesso perdendo milioni di euro l’anno) e solo da poco sono in grado di coprire le spese. E sono siti che fanno da 300 a 500.000 visitatori al giorno (ed oltre 2.000.000 di pagine viste al giorno).

I blog fanno abitualmente poche decine di visitatori al giorno. I più bravi ne fanno qualche migliaio. Siamo molto, molto lontani dai livelli di traffico necessari per vivere di pubblicità usando i metodi più noti e più “rilassanti”, come Google AdSense e TradeDoubler. Ci vuole ben altro per mettere insieme i nostri 2400 euro mensili.

Parla di loro e dei loro interessi

A questo punto, forse cominciate a capire dove stanno le “trappole” di questo mestiere. Alla base di tutto c’è la necessità ineludibile di “fare traffico”. Se volete vivere di blog (o di comunicazione, in generale), dovete concentrarvi sulla quantità di visitatori e di contatti che riuscite a produrre.

A qualunque costo.

Questo vuol dire, innanzi tutto, che non potete trattare gli argomenti che interessano voi. Dovete obbligatoriamente trattare gli argomenti che interessano loro, i vostri lettori.

Può sembrare facile ma…

Se (come me) non usate Windows e non ve ne frega niente, siete fregati. Solo il 3% dei lettori usa Linux ed è interessato a Linux.

Se (come me) non siete di destra, e non ve ne frega niente della sicurezza e degli immigrati, siete fregati. Oltre la metà dei lettori vi eviterà come la peste (e voi eviterete loro).

Se (come me) non credete in Dio, e non ve ne frega nulla delle Scritture e della vita dei Santi, siete doppiamente fregati. Oltre il 90% dei lettori vi eviterà come la peste e, inoltre, non avrete nemmeno uno strapuntino in paradiso.

Insomma, se volete fare i soldi con la “comunicazione” dovete già essere, in partenza una persona “media” (o persino “mediocre”) e felice di essere tale. Più esattamente, dovete essere una persona “tipo” che non ha particolari difficoltà ad accettare la sua prevedibile e noiosa “normalità”.

Questa caratteristica caratteriale è necessaria perché su questo punto non si può mentire. Se vi sta sugli zebedei Windows, lo si “sente” dalle vostre parole. Quel 97% di succubi, entusiasti del loro stato di dipendenza, che usa Windows vi percepirà come “non ortodossi”, “sospetti” e “da evitare”. Questo è un lusso che non potete permettervi.

Dì loro ciò che vogliono sentirsi dire

Più in generale, se volete fare i soldi con la comunicazione, dovete risultare “accettabili” all’occhio del pubblico.

Anche questo può sembrare facile ma…

Se quando nominano Windows vi lasciate sfuggire una smorfia di disgusto…

Se quando nominano Berlusconi…

Se quando passano due suore…

Siete fregati.

Per “fare traffico” si ha bisogno di tutti, anche delle persone che, se dipendesse da voi, non avrebbero mai l’occasione di rivolgervi la parola o di stringervi la mano.

Per essere più precisi, per “avere successo” in questo mercato, è necessario dire ai lettori solo ciò che sono già pronti a recepire. Deve trattarsi di qualcosa che “è nell’aria” ma che ancora nessuno ha detto. Deve trattarsi di qualcosa che in molti “percepiscono” ma che ancora nessuno ha esplicitato in una forma compiuta e riconoscibile. In questo modo, quando i lettori la leggono, hanno la sensazione di avere trovato qualcuno che vede più lontano di loro, qualcuno che sa dare voce alle loro sensazioni.

Non importa se si tratta di sensazioni “sbagliate” e se l’idea che queste sensazioni producono è una emerita cazzata. L’importante è che i lettori possano riconoscersi in questa apparente “verità”.

In altri termini, non potete dire loro come stanno veramente le cose (a meno che non siano già pronti per sentirselo dire), cioè non potete permettervi il lusso di essere “didattici”. Meno che mai potete permettervi il lusso di giudicare il vostro pubblico (anche quando se lo merita), perché non potete permettervi di selezionarlo (sceglierne una parte e lasciare andar al diavolo l’altra).

Il Dio traffico impone questi sacrifici.

Dì loro qualcosa di utile

Se poi trattate di temi tecnici, avete anche l’obbligo di dire ai vostri lettori qualcosa di utile.

Più esattamente, avete l’obbligo di dire qualcosa che a loro sembri utile per i loro scopi. Non importa quanto siano sbagliate od infondate le loro opinioni e quanto siano solo apparenti le loro necessità. Anche in questo caso, non potete permettervi il lusso di diventare “didattici” o di giudicare il vostro pubblico.

Non importa se sapete benissimo che basterebbe usare Linux o Mac OS X per non avere problemi di virus. Dovete lasciarvi trascinare di buon grado in una di quelle deliranti discussioni sugli antivirus. E dovete anche far finta che la cosa sia importante, che vi interessi. Dovete anche dare l’impressione di saperla lunga, più lunga di loro, anche se, in realtà, non c’è niente da sapere su quello specifico tema.

In buona sostanza, se volete fare i soldi con questo mestiere, dovete esser disposti a rinunciare alle vostre idee ed alla vostra personalità, a meno che esse non siano già ben adagiate nell’alveo di quella incolore “maggioranza” a cui intendete rivolgervi. Personalità ed originalità sono caratteristiche incompatibili con il business della comunicazione.

Forse adesso cominciate a capire perché i giornalisti, specialmente quelli televisivi, sono spesso figure mediocri ed incolori. Devono assomigliare al loro pubblico e, per definizione, un “pubblico” che nasce dalla somma algebrica di milioni di individui è mediocre ed incolore.

Figurine e cinemini

Anche l’ultimo coglione che tiene un corso di comunicazione è in grado di dirvi che una buona dose di immagini, di musica e di filmati fa salire gli “ascolti”.

Non c’è da stupirsi: il sistema nervoso di qualunque mammifero (esseri umani inclusi) è evoluto, nel corso di milioni di anni, per elaborare luci, colori, suoni e movimenti. Sono solo 5000 anni che la nostra specie ha inventato la scrittura. Come si può pensare che l’Uomo si trovi più a suo agio con la parola scritta che con con le forme di comunicazione audio-visiva che hanno dominato il suo ambiente per milioni di anni?

Quasi qualunque corso di comunicazione include la mitica frase “se non hai nulla da dire, cantalo.” (“if you do not have anything to say, sing it”)

Questo dovrebbe farvi capire per quale motivo la televisione è così piena di luci, colori, belle donne e canzoni. Dovrebbe anche farvi capire per quale motivo è così profondamente, insanabilmente diseducativa.

Il fatto grave è che anche i giornali (“parola scritta” per definizione) sono sempre più pieni di immagini. E non avete ancora visto gli e-book con i filmati e gli MP3!

Se tutto questo vi crea qualche problema “ideologico” siete fregati.

Come professionisti della comunicazione, voi dovete amare dal profondo del vostro cuore le luci, i colori, la musica, le donnine nude e le ovvietà. Sono queste cose che vi danno da mangiare.

Tell it in english

L’Italia è popolata da circa 58.000.000 di persone, di cui solo 5.000.000 parlano l’italiano come prima lingua (io stesso parlo ferrarese di prima lingua, non italiano). Anche mettendo nel conto gli italiani che vivono all’estero e gli svizzeri del Canton Ticino (che parlano qualcosa di simile al milanese), possiamo arrivare al massimo a 60.000.000 di parlanti. Su circa 7.000.000.000 di abitanti del pianeta.

Si tratta di meno dell’1%.

Se solo traducete i vostri articoli in inglese (parlato da circa 500.000.000 di persone) potete aumentare il vostro “bacino d’utenza” di circa 10 volte. Se poi aggiungete una terza lingua come lo spagnolo (parlato da circa 700.000.000 di persone) potete moltiplicare per oltre 20 volte la vostra audience iniziale. Se poi aggiungete il cinese…

Forse adesso avete capito perché MasterNewMedia è disponibile in più lingue.

Forse avete anche capito perché americani e cinesi riescono bene nel business della comunicazione mentre noi italiani abbiamo grosse difficoltà.

Venditi

Infine, c’è un modo semplice e veloce per fare soldi (sempre e comunque): vendersi.

Su Internet esistono già da tempo dei circuiti grazie ai quali è possibile vendere a delle aziende committenti le proprie recensioni (ovviamente solo quelle a favore dei loro prodotti).

Come potete immaginare, Linux e Mac OS X non hanno bisogno di pagare qualcuno per far parlar bene di sè. Chi deve pagare per far parlare bene di sé è gente che ha qualche “problema” di accettazione da parte del pubblico.

Ancora una volta, se tutto questo vi fa schifo, siete fregati.

La dignità è un lusso per persone abbienti. Se volete portare a casa il pane per la cena, dovete lasciar perdere queste “fisime”.

Un mestiere per molti, ma non per tutti

Credo che ora abbiate capito per quale motivo sono così pochi i siti web (di qualunque tipo) che riescono a sostentarsi da soli.

Ovviamente, quelli che ci riescono sono spesso gestiti da persone che scriverebbero comunque le cose che scrivono e che si comporterebbero comunque nel modo in cui si comportano. Non si tratta affatto di persone false o di persone malvagie. Non si tratta nemmeno di “idioti di successo”. Si tratta semplicemente di persone “normali” e ben integrate che si trovano sulla stessa lunghezza d’onda del loro pubblico.

Tuttavia, le persone così ben integrate, così sostanzialmente indifferenti alle questioni “ideologiche” e così abili nella comunicazione sono rarissime.

Se pensate di trasformare il vostro blog in una attività professionale, cercate di riflettere su questo punto: “sono abbastanza simile alla massa dei lettori da poter contare su un vasto seguito?”

Se la risposta è “no”, lasciate perdere. Vi risparmierete una lunga serie di amare delusioni.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

PS: Uno dei pilastri della comunicazione sul web prevede che si debbano accuratamente evitare i “post” lunghi, come questo. Se siete arrivati a leggere questa frase, dovreste cominciare a domandarvi cosa ci sia di “vero”, di “scientifico” e di fondato in tutta la disciplina delle cosiddette “comunicazioni di massa”.

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Comments
14 Responses to “Fare i soldi con il blog”
  1. guiodic ha detto:

    il conto 800×3=2400 è completamente sballato…
    In realtà per avere 800 euro netti servono circa 1100 euro lordi.

  2. Luca Sartoni ha detto:

    Concordo. Se sei sotto i 30k annuali sei un contribuente minimo e paghi uno scaglione al 10% di Irpef + 17% di INPS che rivali sul committente al 4%.

    10% + 13% = 23%

    Questo porta a circa mille gli euro da fatturare.

    Riguardo alla “comunicazioni di massa”: se leggo facendo skimming oppure il box commenti mi lascia intravedere l’ultimo parametro, non è detto che io abbia letto tutto. Ma dal mio commento si capisce quello che ho letto ;)

  3. Luca Sartoni ha detto:

    parametro = paragrafo

  4. Mushin ha detto:

    La storia dei post lunghi è da contestualizzare. Complimenti per il post però, era ora che qualcuno dicesse che si fa (ancora) meglio a scrivere per passione. I pro-blogger sono dei grandi, ma spesso a vendere fuffa.

  5. Sabino ha detto:

    Articolo stupendo, concordo pienamente su tutto. Però non ti scoraggiare dopo averlo riletto ;P

  6. Vongoloid ha detto:

    sì, la storia dei post lunghi sarebbe da contestualizzare e anche quella delle lucine: io per esempio non leggo i post lunghi (se non scritti bene) ma allo stesso tempo non sopporto video e animazioni che rispetto al testo mi inchiodano dei minuti davanti al monitor. per il resto d’accordissimo, insomma che con i blog ci possano campare veramente in pochi è una di quelle cose ovvie che ogni tanto facciamo finta di scordarci…

  7. Vongoloid ha detto:

    PS sarà mica un caso il fatto che dividi i tuoi post in tanti paragrafi con dei bei titoloni? ;)

  8. mfp ha detto:

    Grande Alessandro… sei irrimpiazzabile… non smettere mai.

    Nel merito: grossomodo tutte le (non) scienze della comunicazione… e le (non) scienze sociali… e il marketing… sono mero “fenomeno emergente” (cfr. wikipedia, “emergenza”). Fuffa.
    E’ assurdo che per dirlo ci si debba fare un culo grosso quanto una capanna per scrivere questi articoli (e quindi raccogliere dati, pubblicarli, o comunque cercarli… etc…).
    E ancora più assurdo che nonostante come e quanto glielo spieghi… chi non ci vuole credere, continua a non crederci.
    Ad esempio l’anno scorso (opencamp2007) provari a dirlo a Stefano Epifani buttandola come battuta davanti alla telecamera di Nicola Mattina che in quel periodo stava sperimentando il video… mi congelo’ con lo sguardo (e parole, e atteggiamento aggressivo)… come se stessi minando il lavoro che gli da’ da mangiare…

    D’altronde se si dovessero accettare queste cose che dici – e che io sottoscrivo – “i comunicatori” che farebbero nella vita se non che zappare i carciofi?

  9. alessandrobottoni ha detto:

    Vongoloid dice:
    “PS sarà mica un caso il fatto che dividi i tuoi post in tanti paragrafi con dei bei titoloni? ;)”

    Beh, se fossi “bravo”, dovrei dividere il testo in pagine, non in paragrafi. Purtroppo, però, lo dovrei fare a mano perché su WordPress.com non posso installare un plug-in che divida automaticamente il testo in pagine. Di conseguenza, vi dovete accontentare della divisione in paragrafi e dei titoli.

    Scusate la pigrizia. Il fatto è che di mestiere faccio altre cose e posso investire solo qualche ora la settimana nella gestione di questo blog.

  10. alessandrobottoni ha detto:

    MFP dice:
    “D’altronde se si dovessero accettare queste cose che dici – e che io sottoscrivo – “i comunicatori” che farebbero nella vita se non che zappare i carciofi?”

    Oddio, la “tecnica della comunicazione” è un tipo di conoscenza importante, sia in “attacco” (influenzare gli altri) che in “difesa” (evitare di farsi influenzare). Tuttavia, è come l’informatica, l’inglese o la matematica: difficilmente ha senso come disciplina “principale”, se non nell’insegnamento.

    Ha senso, di solito, ha senso come disciplina “ancillare” che deve accompagnare altre competenze principali. Ogni professionista deve conoscere l’inglese ed ogni essere umano dovrebbe conoscere la tecnica della comunicazione (almeno per non frasi fregare).

    Come “mestiere principale”, non ha molto senso perchè non fornisce le competenze veramente cruciali. Come si fa a “comunicare la materia XY” se di XY non si capisce nulla?

    JM2C

  11. Vongoloid ha detto:

    @mpf non ho capito il nesso tra il post e scienze della comunicazione (ancora meno con le scienze sociali in genere), ti assicuro a SdC si insegnano molte discipline diverse, ma non certo a fare nanopublishing (cioè come piazzare pubblicità in un blog). Poi se ci fosse meno gente che sottovaluta certi studi (della serie: e che ci vorrà mai?) in giro ci sarebbero molti meno dilettanti allo sbaraglio e molta meno fuffa, ma questo discorso coi blog c’entra veramente poco. Se non si fosse capito ho studiato Sdc…. =)

  12. mfp ha detto:

    Alessandro, non dubito che sia una materia divertente. Tuttavia temo che ci siano delle condizioni a contorno (l’economia di mercato) che rendono insostenibili talune professioni… anche tra gli informatici c’e’ questa obsolescenza… o diseconomia… rischiamo davvero di finire a zappare un ortaggio (a me i carciofi non piacciono).

    Vongoloid, il nesso: i blog ben riusciti sono esempi di comunicazione efficace… che si studi o no… la impari comunicando… e se uno crede che l’informal learning sia piu’ efficace dell’apprendimento formale (es: http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Ttp_samoore.gif )… perche’ non credo che tutti i blog riusciti siano frutto di studi. E non ho dubbi che si insegnino molte cose diverse…

  13. Vongoloid ha detto:

    guarda, bisogna sgombrare il campo da un equivoco: a scienze della comunicazione non si insegnano tecniche di “comunicazione efficace” o “tecniche della persuasione” più di quanto a ingegneria meccanica si insegni a guidare la macchina. proprio perché lo scopo è molto più ampio (se vuoi dispersivo) si cerca di formare persone che possano svolgere diversi ruoli in campi che vanno dall’editoria, al giornalismo, al marketing, ecc.. Il “saper comunicare” come si intende di solito è la punta, pure piccola, dell’iceberg.

  14. mfp ha detto:

    Vongoloid, non metto in dubbio… mai messo piede in quel corso di studi… ma hai per caso un url che spieghi come vengono impiegati i laureati a scienze della comunicazione? Così a naso direi che il grosso si distribuisce tra la gestione delle risorse umane e il marketing…

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