Com’è profondo il mare

“Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero è come l’oceano,
non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.
Così stanno bruciando il mare,
così stanno uccidendo il mare
così stanno umiliando il mare,
così stanno piegando il mare.”

Ricordate queste parole? Sono le ultime parole di “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla.

Questa indimenticabile canzone ci fornisce lo spunto per riflettere su un fenomeno tipico dei nostri giorni: la corsa alla cifratura delle comunicazioni.

Pesci pensanti

Nella sua profetica canzone, Lucio Dalla dice anche:

“Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti,

assistettero curiosi, al dramma collettivo di questo mondo

che a loro indubbiamente doveva sembrare cattivo

e cominciarono a pensare, nel loro grande mare,

come è profondo il mare.

Nel loro grande mare, come è profondo il mare.

È chiaro che il pensiero dà

fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce

anzi è un pesce e come pesce è difficile da bloccare

perché lo protegge il mare, come è profondo il mare.”

Questo è esattamente quello che è successo negli ultimi dieci anni: una grande quantità di persone, fino ad allora costrette al silenzio dagli elevatissimi costi dei mezzi di comunicazione, ha trovato su Internet il modo di farsi sentire. In realtà, questa gente ha trovato su Internet molto di più di un altoparlante: ha trovato un mondo in cui trovare protezione (grazie alla possibilità di restare anonimi), ha trovato un posto in cui incontrare persone simili (difficili da trovare nel mondo fisico, a causa delle barriere geografiche e linguistiche), ha trovato una enorme messe di informazioni e di opinioni su cui riflettere.

In buona sostanza, questi “pesci pensanti” hanno trovato in Internet il mare di cui parla Lucio Dalla.

Stanno bruciando il mare

Questi pesci pensanti stanno creando non pochi problemi a chi ha sempre detenuto il potere, sia esso economico o politico. La loro indipendenza, la loro libertà di azione, la loro lucidità e la loro abilità giornalistica hanno creato una nuova fonte di informazione che ha subissato quelle tradizionali (giornali e TV). Già adesso, la principale fonte di informazione “primaria” è il web, non più le agenzie di stampa. Ciò che riportano oggi i giornali ed i telegiornali sono le notizie pubblicate dai siti web e dai blog il giorno prima.

Non è tecnicamente possibile fermare questi pesci pensanti. Sono semplicemente troppi. E sono anche tecnicamente troppo abili.

Ed allora, si cerca di bruciare il mare, cioè Internet.

Con il pretesto della pedofilia, con quello della legge sulla Stampa o con quello della violazione del copyright si cerca di imporre vincoli sempre più stringenti alla pubblicazione ed alla condivisione di materiali su Internet.

Un mare crittografato

La reazione dei pesci pensanti è l’unica possibile: si cerca di sfuggire alla repressione mimetizzandosi, passando sotto il radar, rendendosi invisibili.

In buona sostanza, si cifrano le comunicazioni e si “offuscano” gli indirizzi IP, come fanno tutte le reti P2P del momento, a partire da eDonkey2k (eMule).

L’eterna ricorsa cannone/corazza

Naturalmente, questo conflitto ha già dato origine alla solita “corsa agli armamenti”: da un lato i Governi, le Forze di Polizia ed i detentori dei privilegi sul diritto d’autore (chiamiamo le cose col loro nome, per questa volta) si attrezzano di strumenti di blocco e di strumenti di spionaggio sempre più potenti.

Dall’altro, gli utenti si attrezzano di strumenti di cifra e di anonimato sempre più raffinati.

Chi ha ragione?

Ed eccoci al punto fondamentale: chi ha ragione?

Se la Magistratura, le Forze dell’Ordine, i detentori dei copyright tentano di porre dei vincoli per far rispettare la Legge, allora coloro che tentano di scardinare questi catenacci, intendono dunque violare la legge? Se i primi sono i “giusti”, i secondi sono forse dei “delinquenti”?

Se questi catenacci sono installati in nome della legge, allora scardinarli è un atto illegale?

No.

Si tratta di un’azione legalmente (almeno per ora) ed eticamente legittima.

Il mare è di tutti (e serve per navigare)

Si tratta di un’azione legittima perché il nostro “mare” (Internet ed il web) appartiene a tutti. Non è un parco commerciale privato di proprietà del “Signor Mario Potente” e quindi non soggetto alle sue arbitrarie condizioni contrattuali.

Ognuno di noi paga un canone per avvalersi di tutte le funzionalità di Internet, nessuna esclusa. I webmaster pagano un host per essere visibili da tutti, nessuno escluso.

Non solo: le infrastrutture di rete sono costruite per permettere alla gente di comunicare in vario modo. Non vengono costruite per commettere questo o quel reato.

In questo somigliano ad autostrade. E le autostrade, di per sé, non hanno colpa dell’uso che gli utenti ne fanno.

Responsabilità individuali

Se una specifica persona utilizza una qualunque tecnologia (un CD od una rete di qualunque tipo) per violare una qualunque legge, la responsabilità è sua, soltanto sua.

Noi, che utilizziamo la stessa tecnologia per altri (legittimi) scopi, non c’entriamo niente e non dobbiamo essere coinvolti nei suoi problemi.

Questa non è una mia “opinabile opinione”. Questo è uno dei principi base del diritto, sin dai tempi dell’Impero Romano e dovunque nel mondo.

Le responsabilità sono individuali. Nessuno deve pagare per le coglionate di qualcun altro.

Per questo, cioè che rende legittima od illegittima una qualunque azione non il tipo di tecnologia utilizzata (web o eDonkey2K) ma l’uso che se ne fa.

La tecnologia di comunicazione utilizzata, in quanto tale, non può essere ritenuta responsabile. Non può essere colpita a danno di tutti.

Meno che mai possono essere ritenuti responsabili di alcunché i gestori di questi sistemi. Per loro stessa natura, tutti gli strumenti di comunicazione possono essere usati sia a fini legali che a fini illegali. Non si può pretendere che siano i gestori dei sistemi a farsi carico della sorveglianza e dell’imposizione della legge (al posto delle forze dell’ordine).

Un luce in fondo al tunnel?

C’è un modo di fermare questa assurda corsa agli armamenti tra sistemi di cifra e sistemi di blocco/sorveglianza?

No.

Non è possibile ridurre alla ragione coloro che, ubriachi di potere da troppo tempo, non sanno rassegnarsi alle nuove condizioni create dalla tecnologia. Meno che mai è possibile ridurre al silenzio milioni di persone, ormai abituate a raccontare ciò che sanno, a confrontarsi con altri ed a scambiare materiali.

Purtroppo, bisogna rassegnarsi ad una cifratura sempre più estesa e sempre più complessa dell’intera Internet, con tutto quello che questo comporta in termini di complessità e di prestazioni.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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Comments
One Response to “Com’è profondo il mare”
  1. emilator ha detto:

    Ci sono due misprint nei sottotitoli:
    “L’eterna ricorsa…” e “Un luce..”
    Ovviamente, ottimo articolo..ciao!

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