E se fosse stata la GdF?

Abbiamo un aggiornamento interessante ed inquietante che riguarda la questione del reindirizzamento degli utenti da ThePIrateBay verso Pro-Music.

Sembra che sul quotidiano l’Eco di Bergamo del 19 Agosto 2008 (Pagina 11, sezione “Città”) sia stato pubblicato un articolo in cui la Guardia di Finanza di Bergamo si assumeva le responsabilità di questo reindirizzamento.

Più esattamente, sembra che la famosa pagina sia stata ospitata per un certo periodo di tempo su un server di FAPAV (Federazione Anti-Pirateria Audio/Video) e che sia stata spostata su un server di Pro Music (A Londra) solo in seguito, quando il server FAPAV è stato vittima di un attacco (forse un DDoS). FAPAV, per chi non lo sapesse, è un’altra delle associazioni anti-pirateria della galassia FIMI/IFPI, più o meno come FPM.

Nessuno di noi ha avuto modo di leggere questo articolo e nessuno di noi ha avuto modo di confrontare questa notizia con altre fonti per cui non sappiamo se corrisponda a verità. Se così fosse, ci troveremmo di fronte alla assurda situazione in cui, invece di limitarsi a bloccare il traffico, la GdF si è presa la briga di pubblicare questa pagina sul sito di un ente esterno, addirittura straniero (e quindi non tenuto al rispetto delle nostre leggi in fatto di privacy).

Ma perché lo avrebbe fatto?

La GdF dispone di svariati server che potevano essere usati per questo scopo, sia sulle sue reti interne che presso fornitori esterni (basta fare un nslookup e/o un whois degli indirizzi dei suoi siti web per vederlo). Non aveva quindi nessuna ragione di collocare questa pagina presso un consulente come FAPAV o Pro Music. Eventualmente, poteva anche delegare questo compito ai vari provider interessato dal decreto che, ovviamente, dispongono di molti server adatti alla bisogna.

Non è neanche ipotizzabile che la GdF avesse qualche interesse a “tracciare” gli utenti, dato che può farlo con molta maggiore efficacia, legittimamente ed in qualunque momento con i propri mezzi.

Una spiegazione sensata può essere trovata piuttosto se si pensa che FIMI, nella veste di FPM, è stata all’origine di questa indagine ed ha seguito, come consulente tecnico, tutta l’indagine sin dall’inizio. Questo, per sua stessa ammissione e per ammissione della GdF in vari comunicati ufficiali degli ultimi anni. FPM, infatti, collabora con la GdF e la Polizia Postale da anni. In pratica, è nata per questo. Il comunicato stampa di FIMI relativo alla Operazione Colombo, che è stata all’origine di tutta questa faccenda recita infatti:

“Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bergamo, con l’ausilio tecnico di F.P.M. – Federazione contro la Pirateria Musicale – e la collaborazione di altri reparti del Corpo, ha condotto complesse indagini, svolte in diverse regioni d’Italia (Lombardia, Emilia Romagna, Molise), rivolte alla repressione dello scambio illegale di files contenenti opere tutelate dal diritto d’autore realizzato sulla rete internet.”

In altri termini, le persone che realmente sapevano cosa fare e come farlo durante questa indagine quasi certamente erano i consulenti di FPM/FIMI, non gli agenti della GdF.

FPM/FIMI avevano sicuramente tutto l’interesse ad entrare in possesso degli indirizzi IP degli utenti interessati a ThePirateBay, dato che proprio FPM, Pro-Music e FAPAV si occupano di denunciare e perseguire gli utenti che violano le norme sul diritto d’autore. Ogni indirizzo IP acquisito può infatti essere usato politicamente, per mostrare la forza legale e politica di FIMI contro il privato cittadino, ed economicamente, per “battere cassa”. Se soldi e potere politico non sono un movente, non saprei dire cos’altro possa esserlo.

Sembra quindi più logico che sia stato il personale tecnico di FPM/FIMI che seguiva le indagini dall’interno, come consulente, a “convincere” la GdF a comportarsi in questo modo.

A questo punto, risuona ancora più forte la domanda:

“Che cosa ci stava a fare realmente il personale tecnico di FPM (FIMI) al fianco degli agenti della Guardia di Finanza durante l’esecuzione di queste indagini? Chi lo ha convocato? Perché? Quali interessi rappresentava realmente? Perché non era presente anche un perito di parte di ThePirateBay? Quali “azioni irripetibili” sono state intraprese in assenza del perito di parte (ed in violazione della legge)? Perché ThePirateBay non è stata informata dell’azione che la riguardava? Chi ha realmente preso le decisioni in tutta questa storia?”

Questa situazione ricorda sempre più da vicino la triste vicenda dei semafori con la telecamera disseminati per il nord Italia negli inverni scorsi. Ve li ricordate? Anche in quel caso, a dare origine all’iniziativa, ed a gestirla nella sua esecuzione pratica, era stata una azienda consulente delle varie Polizie Municipali, non le Polizie in quanto tali. La Polizia Municipale si limitava ad avvallare legalmente l’operato e le decisioni prese dall’azienda di consulenza. Questa azienda stabiliva la durata del giallo (cioè stabiliva la legge da rispettare), rilevava le infrazioni, emanava le contravvenzioni e si preoccupava dell’incasso. Un servizio “chiavi in mano” a tutto vantaggio delle Polizie Municipali, dei Comuni e di questa azienda. Ed un servizio a tutto svantaggio dei cittadini, ovviamente. Qualcuno deve pur pagare…

Qui la situazione è molto simile. FPM e FIMI scatenano la caccia, grazie ad una loro denuncia. FPM e FIMI “aiutano” la GdF nella esecuzione delle indagini (in totale assenza della controparte, che non viene nemmeno informata). Ancora peggio: forniscono proprio quel personale tecnico che è l’unico a sapere cosa fare e come farlo. Sempre FPM e FIMI si occupano anche dell’esecuzione del decreto di sequestro, ospitando le pagine in questione su siti a loro riconducibili (FPM è parte di FIMI e FIMI è parte di IFPI, la casa madre di Pro Music). Tutto questo a vantaggio di FPM e FIMI, che incassano soldi e “rispetto” (timore) da parte degli utenti, ed a tutto svantaggio dei cittadini, che si vedono esposti a rischi di tracciamento e di persecuzione per il solo fatto di avere tentato un collegamento a ThePirateBay.org.

Può sembrare una cosa da poco ma… voi vi fareste giudicare da un tribunale in Cina sapendo che il vostro interprete cinese/italiano lavora per chi vi ha denunciato?

In questo momento, non abbiamo fonti attendibili per stabilire come siano andate le cose e saremo quindi costretti a fare una denuncia contro ignoti. Ci riserviamo comunque la facoltà di esporre i nostri (legittimi e fondati) sospetti al giudice durante le udienze.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario dell’Associazione “Partito Pirata Italiano”

PS: Visto lo stato di necessità in cui sembra versare la GdF, sarà nostra cura far pervenire al comando di Bergamo una nostra offerta in cui ci impegniamo a fornire gli stessi servizi di consulenza tecnica e gli stessi servizi di hosting che sono stati forniti da FPM al solo prezzo di costo.

PS2: L’associazione di cui sono segretario ha come scopo statutario la promozione di ogni iniziativa tesa alla riforma della legge sul diritto d’autore in senso maggiormente permissivo (NON l’abolizione del concetto di diritto d’autore). Tra i nostri scopi statutari, riconosciuti dallo stato italiano, rientrano anche l’osservazione della realtà economica, politica e legale italiana, la sua valutazione e la denuncia di comportamenti e situazioni che violano gli interessi dei cittadini. Continueremo quindi a seguire questa vicenda con la stessa energia e la stessa chiarezza di sempre, nell’interesse della comunità.

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Comments
2 Responses to “E se fosse stata la GdF?”
  1. Anonimo ha detto:

    Molto molto molto interessante

  2. alessandrobottoni ha detto:

    Molto, molto interessante anche per me: Anonimo chiama dalla rete Relakks, cioè dal crypto-proxy sponsorizzato dal PiratPartiet svedese.

    https://www.relakks.com/

    Sarà un amico del PiratPartiet o sarà un agente della GdF che ha deciso di usare gli strumenti del nemico per non rivelare la propria identità?

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