Col favore delle ferie

La notizia è apparsa su Punto Informatico tre giorni fa e, dopo i soliti due giorni di delay, è finalmente rimbalzata su tutte le testate nazionali nella giornata di ieri: il Giudice Giancarlo Mancusi di Bergamo ha ordinato l’oscuramento del sito web di ThePirateBay.org. Potete leggere le notizie originali a questi link:

Punto Informatico

Il Corriere

La Stampa

L’Unità

Questa azione legale presenta molti punti oscuri. Li analizzo qui di seguito.

Non c’è riscontro legale

Come probabilmente sapete, sono il segretario del Partito Pirata italiano, cioè il ramo nazionale del Pirat Partiet svedese che gestisce ThePirateBay. Nei giorni scorsi ho chiesto al mio omologo svedese, Peter Sunde, cosa sapevano di questa faccenda e – sorpresa! – ho scoperto che loro non ne sapevano assolutamente nulla.

Non è mai arrivata loro nessuna notizia ufficiale di una indagine a loro carico. Non è arrivata loro nessuna richiesta di risarcimento danni e nessuna denuncia.

Hanno scoperto che stava succedendo qualcosa solo perché qualche utente si è lamentato della impossibilità di raggiungere il sito. Dopo qualche indagine, hanno saputo che alcuni (non tutti) i provider italiani stavano bloccando il traffico diretto al loro sito usando i loro DNS. Per quello che se ne sa, questi provider (Fastweb e Telecom in cima alla lista) hanno ricevuto un semplice fax (forse da parte della magistratura e forse no) che chiedeva loro di mettere in atto questo blocco. Un fax con scritto “riservato” in cima al foglio. Nessuna ordinanza ufficiale.

A tutt’oggi, nessuno è ancora stato in grado di produrre una copia dell’ordinanza con cui un qualunque giudice possa avere ordinato l’oscuramento di questo sito.

Detto in altri termini, fino a questo momento ci risulta che l’oscuramento del sito di ThePirateBay sia avvenuto in maniera del tutto illegale, senza una reale ordinanza di un giudice e senza tenere nel dovuto conto i diritti dei clienti ed i diritti dei gestori di ThePirateBay.

Se qualcuno è in grado di smentirci, fornendo una copia dell’ordinanza, lo faccia.

Non c’è riscontro tecnico

Per fortuna, sembra che non tutti i provider si siano lasciato convincere ad oscurare il sito di ThePirateBay senza le necessarie basi legali. Dalla mia stazione personale (Wind/Infostrada e OpenDNS) continuo a vedere sia ThePirateBay.org che LaBaia.org. Lo stesso avviene ad altri nostri collaboratori su altre connessioni.

Una questione di giurisdizione

Secondo Peter Sunde, esiste anche un problema di giurisdizione. La pubblicazione dei link ai file .torrent è del tutto legale in Svezia, dove risiedono i gestori di ThePirateBay.org. Non si riesce quindi a capire come il Giudice Giancarlo Mancusi possa pretendere di perseguire in Svezia un reato che in Svezia non è tale partendo dal fatto che questo reato è stato commesso in Italia.

Il blocco del traffico da/verso ThePirateBay.org potrebbe anche essere legale (per prevenire un reato in Italia) ma di sicuro non ha senso tentare di perseguire i gestori del sito per un reato che non è tale sul loro territorio. Le notizie di una indagine a carico dei gestori svedesi del sito, riportate dalla stampa italiana, andrebbero quindi verificate.

Vi prego di notare che i gestori di ThePirateBay non potrebbero impedire agli italiani di vedere il loro sito nemmeno volendolo: la località di provenienza di una richiesta web può essere dedotta dalla lingua del browser, dall’indirizzo IP e da tecniche di geolocalizzazione. Tuttavia, tutte queste tecniche possono essere facilmente vanificate facendo uso di un proxy ed in molti altri modi.

Il reato di “collegamento”?

Non è nemmeno chiaro quale dovrebbe essere il reato di cui vengono accusati i gestori di ThePirateBay. La pubblicazione degli indirizzi dei file .torrent non è un reato in nessun paese del mondo, nemmeno nell’ormai fascistissima Italia.

Si può certamente ipotizzare un reato di favoreggiamento ma… favoreggiamento di cosa? Ciò che il Pirat Partiet svedese gestisce è un motore di ricerca, simile a quello di Google. I file “illegali” vengono indicizzati da uno strumento tecnico insieme a molti file del tutto legali. Vengono indicizzati perché esistono e perché il motore di ricerca fa (bene) il suo mestiere.

Tecnicismi 1: La redirezione dei DNS

Il modo in cui è stato attuato il blocco (solo da alcuni provider) ha fatto ridere molti osservatori tecnici. Questi provider hanno rimosso o modificato il record dei loro DNS che permetteva di associare il nome “thepiratebay.org” al suo indirizzo numerico. In alcuni casi, hanno rediretto la chiamata verso 127.0.0.1 (che è l’host locale del computer chiamante) o verso un sito della FPM (Federazione per la Protezione della Musica, un “ramo” di FIMI, la Federazione Italiana dei Musicisti) su cui appariva un messaggio della Guardia di Finanza. Cosa abbiano a che fare FPM e FIMI con la Guardia di Finanza e con questa storia lo lasciamo immaginare ai lettori.

In ogni caso, è bastato utilizzare dei DNS diversi da quelli gestiti da questi provider per scavalcare il blocco (io uso da sempre OpenDNS e non mi sono nemmeno accorto del problema).

Tecnicismi 2: Il blocco del traffico

Altri provider (Fastweb) hanno messo in atto una più efficace politica di blocco del traffico da/verso gli indirizzi IP di ThePIrateBay basata sull’uso dei loro router e firewall. Tuttavia, anche questa tecnica è facilissima da superare: basta usare un proxy che abbia un punto di uscita al di là della barriera (TOR e simili). Inoltre, ThePirateBay ha cambiato indirizzo IP ed ha creato un nuovo nome di dominio (LaBaia.org) per facilitare l’accesso agli utenti meno preparati.

Tecnicismi 3: BitTorrent e P2P

ThePirateBay è un tracker di fileBitTorrent. Ovvero: elenca un insieme di file .torrent ognuno dei quali, a sua volta, contiene le informazioni necessarie a scaricare il file desiderato. Il sistema BitTorrent, infatti, è semplicemente una versione “a cascata” del vecchissimo FTP (File Transfer Protocol).

Non si tratta quindi di una rete P2P come eDonkey2k (eMule) o Napster. Si tratta piuttosto di un motore di ricerca come Google.

Tecnicismi 4: Reti Cifrate

Francamente, questi tentativi di fermare il file sharing usando questi goffi mezzi tecnici è risibile. Esistono da anni reti che:

  1. Non fanno uso di server centralizzati di nessun tipo

  2. Mascherano gli indirizzi IP (e quindi l’identità) dei partecipanti

  3. Cifrano (e quindi nascondono) il traffico

Se FPM, FIMI, Guardia di Finanza e Magistratura, lavorando di comune accordo tra loro, con il pieno supporto dei provider (Telecom, Fastweb, etc.) non riescono a fermare un semplice traffico BitTorrent (che avviene in chiaro, sotto la luce del sole), come è possibile pensare che riescano a fermare reti come eDonkey2k, MUTE, ANTs e via dicendo?

Il futuro della Baia

Questo è esattamente quello che stanno pensando i gestori di ThePirateBay.org. Stanchi di essere perseguitati per quello che fanno, stanno organizzandosi in modo tale da far sparire server e traffico nell’underground della rete. Non si conoscono ancora i dettagli ma è facile immaginare che si tratterà dell’ennesima rete decentralizzata e cifrata, come MUTE.

A quel punto, la miopia dei nostri governanti avrà creato l’ennesimo mostro: una rete invisibile, irrintracciabile ed imperscrutabile che sarà usata sia dai ragazzini dediti al file sharing che dai narcotrafficanti.

Non c’è da rallegrarsi di questo.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

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2 Responses to “Col favore delle ferie”
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  1. […] censura, Diritto, filesharing, legge, leggi, P2P, piratebay, pirateria |   Il caso dell’oscuramento di ThePiratebay.org ha ovviamente sollevato una accesa discussione. Ho provato a chiedere in giro cosa ne pensano […]

  2. […] Come molti sanno, il motore di ricerca svedese The Pirate Bay è stato nei giorni scorsi inibito dai maggiori provider italiani su richiesta di un giudice per presunte violazioni di copyright. Per approfondimenti rimando ad Alessandro Bottoni. […]



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