Se fossi al posto di Mark Shuttleworth

Siamo tutti italiani, per cui lo sappiamo bene. Lo sport nazionale preferito NON è il calcio, come comunemente si crede. Piuttosto, lo sport nazionale è impersonare il Commissario Tecnico della Nazionale e/o l’allenatore della squadra del cuore.

Per una volta, permettiamoci di regredire all’infanzia anche noi, linuxari mannari, e giochiamo ad impersonare Mark Shuttleworth, CEO di Canonical e “patron” di Ubuntu Linux. Questo ci permetterà di analizzare dall’interno alcuni dei problemi che riguardano Linux, il software Open Source ed il suo ambiente sociale. Nessuna volontà di dire a Shuttleworth cosa dovrebbe fare, quindi, ma solo un modo di riflettere sul nostro mondo.

Allora, come dovreste sapere (avete studiato?), ad OSCON2008, Shuttleworth ha spiegato quali saranno le linee guida della evoluzione di Ubuntu nei prossimi anni: competere con Apple, soprattutto a livello di Desktop Environment, e rendere Open Source il codice di Launchpad.

Voi che strategia seguireste?

Qui di seguito, vi dico cosa farei io. Lo scambio delle figurine dei programmatori ed il Subbuteo sono in calce alla pagina.

KDE, non Gnome

Come saprete, Linus Torvalds in persona, il creatore del kernel di Linux, ha dichiarato in più occasioni che considera Gnome un Desktop Environment per cerebrolesi. Francamente, non posso dargli torto.

Gnome ha la stessa perversa tendenza a nascondere i controlli che caratterizza sia Windows che Mac OS X. E’ anche molto meno intuitivo di altri DE a causa di una organizzazione non sempre comprensibile. Infine, ha molte meno funzionalità di KDE (sia 3.5 che 4.0).

Personalmente, non uso più Gnome da anni e mi sono ormai orientato in modo definitivo verso KDE (3.5.8 su Linux Mint 4.0). Credo che Linux ed Ubuntu potrebbero facilmente godere di un consenso molto più vasto se ci si decidesse ad abbandonare Gnome come prima scelta e lo si sostituisse con KDE (possibilmente una versione realmente funzionante e completa di KDE 4.0).

Debian, Ubuntu, Mint

Attualmente, si deve installare una distribuzione di “terzo livello” (la derivata di una derivata) per ottenere qualcosa di effettivamente funzionante per il Desktop. Io stesso sto usando, in questo momento, una Linux Mint 4.0, derivata da una Kubuntu 7.10, derivata a sua volta dalla Debian 3.1. Francamente, questo è il segno che il livello di pressapochismo di sviluppatori e packager lungo il percorso è veramente inquietante.

Debian si preoccupa solo di avere un sistema funzionante ed affidabile, anche a costo di pacchettizzare una raccolta di dinosauri. Ubuntu, a sua volta, si preoccupa solo di svecchiare la roba di Debian, anche a costo di avere un sistema “spartano” e decisamente bruttino. Solo quando si arriva al terzo passaggio si riesce finalmente ad ottenere un sistema “guardabile” e correttamente configurato per l’uso quotidiano sin dalla sua installazione.

Se fossi in Shuttleworth, a questo punto cercherei di stringere delle alleanze con questa gente e di dare vita ad una DebUbuMint “completa” e funzionante da pubblicare ogni sei mesi.

File System Hierarchy Standard

Non so voi, ma io, ancora adesso, passo delle ore a cercare la roba nel file system. Non ci sono due distro che mettano gli applicativi (Firefox, OpenOffice, Opera, etc.) nello stesso posto. Si va da /usr/bin a /opt a /moon a /terzo-cassetto-del-comò…

Un discorso simile vale per le librerie. Quasi tutti i programmi che si appoggiano a librerie condivise se le aspettano da qualche parte sotto /usr/lib o /usr/local/lib. Ed invece c’è chi le installa sotto /var/lib, sotto /tavolo o sotto /le gonne-di-mia-nonna.

FHS (File System Hierarchy Standard) dovrebbe stabilire dove piazzare il software di base e le librerie, per cui già non vedo molto rispetto per questo standard. Ad aggravare la situazione, c’è poi il fatto che FHS non stabilisce dove piazzare gli applicativi.

Decidessimo, una buona volta, per uno standard condiviso? Uno qualunque, anche buttare tutto sotto /mucchia! Non sarebbe ora?

Mono

Miguel de Icaza (creatore di Gnome e di Mono) ha colto un problema filosofico di Unix molto profondo e molto importante: il sistema a programmi concatenabili ed a pipe di Unix è perfetto per la gestione di interfacce a caratteri e di stream di dati lineari ed unidimensionali (testo) ma diventa un calvario quando si deve organizzare in modo modulare e far funzionare un aggeggio che è intrinsecamente bidimensionale come una interfaccia utente grafica, una struttura dati C od un file di configurazione basato su XML. In buona sostanza, il sistema delle pipe di Unix andava benissimo ai tempi di Napoleone, adesso ci vuole qualcosa di diverso.

Il “qualcosa di diverso” è una architettura a componenti come .NET (ex MS COM/DCOM), Corba e roba simile. Ed infatti, Miguel De Icaza ha colto subito l’importanza di .NET e si è messo subito in testa di portarlo su Linux (Progetto Mono).

Questo aggeggio, insieme a DOTGNU, rischia di diventare l’ancora di salvezza di Unix (e di Linux) nel mondo intrinsecamente multidimensionale e complesso in cui ci troviamo a vivere.

Due soldini a Miguel non farebbero male alla causa…

Affidabilità dei repository

Scarichiamo, scarichiamo… dai repository di Debian, da quelli di Ubuntu, da quelli di Mint, da quelli di Firefox, da quelli dei plug-in di Firefox, da quelli dei template di WordPress ma… prima o poi qualcuno ci prova a piazzare un programma contaminato da spyware o da backdoor dentro uno dei repository. In realtà, questo è già successo con i repository di qualche distro e con uno dei plug-in di Firefox.

Questo è un problema da affrontare.

Lo si può risolvere solo in un modo: con una code review e/o un collaudo sistematico dei programmi che vengono immessi nei repository da parte di qualche volontario ed una firma digitale di imprimatur sul prodotto verificato. Anche dei programmi che ora sono affidati alla peer review spontanea degli utenti/programmatori.

Lo so: è un’altra rottura di balle, come il packaging. D’altra parte, se non si tiene alta la bandiera dell’affidabilità…

La questione dei driver

La questione dei driver sta migliorando a vista d’occhio ma… è ancora uno spettacolo deprimente. In questo momento, in particolare, mancano (o fanno schifo) i driver ed i programmi di gestione della varie “penne USB” per la connessione wireless ad Internet, come le Huawei usate da Vodafone.

Questi “cosi” sono in realtà dei telefoni UMTS (o simili) dotati di modem integrato. Ne ho provati già due o tre e, francamente, non ce n’è uno che vada come dovrebbe sotto Linux.

Facessimo un accordo con Huawei? Noi gli diamo Malpensa (+ dei soldi) e loro ci danno le specifiche per fare i driver? Malpensa dovrebbe bastare… o forse ci vuole anche Alitalia? Mah… non si riesce più a star dietro alla borsa…

Parental Control

Un problema che non mi aspettavo è quello del Parental Control. Da quando i miei clienti ed amici si sono messi ad usare Linux anche a casa (ed a scuola), si pone il problema di filtrare i contenuti e di imporre un minimo di ordine nell’uso dei PC. Windows (essendo usato prevalentemente da infanti) è dotato da sempre da strumenti di Parental Control di terze parti, come NetNanny. Addirittura, Vista li include nel sistema operativo.

Su Linux la situazione è decisamente più triste. Come filtro bisogna usare OpenDNS o DansGuardian, che non sono certamente il massimo come configurabilità (se li attivate, non potete più guardare le donnine nude nemmeno voi che avete 50 anni). Inoltre, i due o tre programmi esistenti che servono a limitare la durata della sessione X11, come autolog, pyttymon e timeoutd, NON inviano i warning ad X11 prima della disconnessione… Li mandano alla TTY, così l’utente non li vede e viene buttato fuori senza nessun preavviso. Non è esattamente il meglio in termini di gentilezza e e user-friendliness.

Se stavate cercando una idea di business su Linux, eccola qui: un bel sistema di Parental Control come NetNanny.

OpenOffice 4.0

Siamo sinceri: rispetto a MS Office, OpenOffice ha ancora dei grossi limiti: è pesante, ingombrante, lento e dotato di scarse funzionalità. Anche la versione 3.0, ormai imminente, non sembra veramente in grado di superare questi limiti. Anche ThinkFree (che è scritto in Java) non è molto meglio.

Ci vuole uno sforzo per portare OpenOffice a livello di MS Office. Ad esempio, sarebbe ora di rendere utilizzabile il grammar checker che è già presente ma che… non funziona da tre release…

Come si vede, un piccolo sforzo sarebbe necessario anche da parte dei packager, come Canonical.

Thunderbird 3.0

Thunderbird 2, che utilizzo da tempo, è già molto meglio di MS Outlook (sia Express che quello incluso in MS Office) e di molti altri client di posta. Nonostante questo, le lamentele degli utenti Windows non mancano. Sarebbe il caso di capire cosa contestano a TB e cosa vorrebbero.

Safari e Firefox 4.0

Che invidia! Safari su Mac OS e su Windows va come un caccia! It’s fucking fast! Firefox 3.0 non gli allaccia nemmeno le stringhe delle scarpe.

Anche qui ci vuole uno sforzo per fornire un programma come Safari agli utenti Linux, sia esso un ipotetico Safari per Linux, un Firefox 4.0 all’altezza della competizione, od una nuova versione di Konqueror.

MS Access e Kexi

Una parte rilevante del software sviluppato su ordinazione per i clienti negli anni passati era basato su MS Access e MS Jet. Gran parte della”conoscenza” di molte piccole aziende è quindi ora immagazzinata in un database MS Jet (convertibile con facilità a MySQL) e può essere consultata con efficacia solo attraverso una interfaccia MS Access (per la quale NON esistono equivalenti su Linux).

Stiamo perdendo una grande quantità di possibili nuovi adepti a causa della mancanza di una interfaccia per database equivalente a MS Access. Nemmeno il progetto ufficiale di Koffice, Kexi, è riuscito a fornire questo elemento mancante.

Facciamo qualcosa?

GIMP e Photoshop

Avete provato a ritoccare una foto con GIMP? Bene, allora sapete perché i grafici si tengono alla larga da Linux.

Il problema è quasi solo di interfaccia e di documentazione. Molto semplicemente, Photoshop, illustrator e compagnia bella hanno una UI comprensibile e sono documentati in modo altrettanto comprensibile. GIMP e InkScape non sono così fortunati.

Si può sicuramente fare qualcosa per migliorare la situazione.

Quark Xpress e Scribus

Una situazione analoga si verifica nel campo del DTP. Avete mai provato a creare un “giornalino” con Latex, Lyx, Scribus o roba simile? Se lo avete fatto, sapete perché gli impaginatori usano Quark Xpress o PageMaker su Windows e Mac.

Si può fare un programma analogo ad Xpress, forse persino migliore, a partire dalle librerie Qt di Trolltech. Lo si può fare persino multipiattaforma. Non è nemmeno necessario farlo gratuito.

C’è qualcuno là fuori che ascolta?

Conclusioni

Di lavoro da fare su Linux ce n’è ancora parecchio. Personalmente, sono rimasto un po’ deluso dal leggere che la strategia di Shuttleworth per i prossimi anni consiste solo nel rilascio dei sorgenti di Launchpad e nel miglioramento di Gnome. Sono anche preoccupato dell’orientamento sempre più Apple-cloning di Gnome. Spero di vedere qualcosa di più ambizioso da parte di Canonical e di Gnome nei prossimi mesi.

OK, adesso tirate fuori il Subbuteo. Io tengo la Mint.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

Annunci
Comments
One Response to “Se fossi al posto di Mark Shuttleworth”
Trackbacks
Check out what others are saying...


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: