Ed adesso schediamoli tutti!

Questa notte (con il favore delle tenebre?), la Commissione Finanza e Bilancio della Camera ha approvato, con il voto di entrambi gli schieramenti politici, l’obbligo di apporre le impronte digitali di tutti i cittadini (si, anche le vostre. Non più solo quelle degli “zingari”) sulle Carte d’Identità a partire dal 2010. La notizia è riportata sia da Repubblica che dal Corriere.

In questo modo la legislazione orwelliana, nata dalla paura e dalla volontà di controllo, che ha afflitto il mondo anglosassone a partire dal Settembre 2001 e dall’attacco al World Trade Center arriva (finalmente?) anche in Italia. Lo fa passando per una Commissione che, in teoria, avrebbe dovuto occuparsi della grave crisi economica del paese e della situazione di disagio di milioni di famiglie.

Non c’è da stare allegri.

Perché si

La tendenza a raccogliere le impronte digitali dei cittadini, od a garantirne la sicura identificazione in altri modi, è molto diffusa da diversi anni in tutto il pianeta. Hanno iniziato gli USA, subito dopo l’attacco al World Trade Center, a “schedare” in vari modi i cittadini, sia i cittadini USA che quelli di altri paesi che transitano per i loro aeroporti. Gli USA sono poi stati seguiti in questa iniziativa dai loro cugini inglesi e da altri paesi. C’è anche una proposta di direttiva comunitaria in corso di valutazione al Parlamento Europeo che va nella stessa direzione. Non si tratta quindi di una novità inattesa.

La ragione di questa “schedatura” di massa risiede nel fatto che, al giorno d’oggi, è abbastanza semplice creare dei documenti falsi, almeno per un delinquente dotato di un minimo di attrezzatura e di conoscenze tecniche. Ovviamente, la natura poco affidabile dei documenti di identità introduce dei gravi rischi, sia per la sicurezza nazionale che per la sicurezza dei cittadini.

Perché no?

Quindi, se noi onesti cittadini, possiamo trarre solo dei vantaggi dalla maggiore affidabilità dei documenti di identità, perché mai dovremmo essere contrari a questa iniziativa?

Per due ragioni: questa “soluzione” risolve un problema inesistente ed introduce un rischio molto più grave di quello che pretende di affrontare.

L’idea stessa di dover conoscere con sicurezza la reale identità di tutti gli individui che compongono la nostra società è basata su un presupposto sbagliato. A nessuno di noi, nemmeno alla Polizia, deve interessare, ad esempio, conoscere l’identità di tutte le persone che attraversano un casello autostradale, basandosi sul numero di targa dell’auto o sull’ID digitale del Telepass. Usando questo approccio, infatti, diventa possibile, ad esempio, sapere chi decide di partecipare ad una manifestazione nella capitale sgradita al Governo in carica (ed ai potenti del momento). Si crea quindi il presupposto necessario per una società basata sul controllo poliziesco e sulla repressione.

Ciò che deve realmente interessare un qualunque ente di controllo, sia esso il casellante di un parcheggio privato o la Polizia di Stato, è conoscere l’identità di alcune, specifiche persone che usufruiscono di un servizio o che devono essere “tracciate” per altri (legittimi) motivi. Questo tracciamento “ad hoc”, limitato alle persone interessate, viene già fatto, da sempre, con mezzi più che idonei. Se non ci credete, provate a prendere un aereo o provate ad accedere ad un Internet Cafè. In Italia, sin dagli anni ’30, le persone che hanno delle pendenze con la legge sono già tenute ad apporre le proprie impronte sulla carta d’identità. Noi tutti, pregiudicati o meno, siamo tenuti ad avere una carta di identità che contiene una nostra foto e che viene emessa dal Comune di Residenza dopo i dovuti controlli. Questa è molta più sicurezza di quanta ne possa vantare, ad esempio, tutto il mondo Anglosassone (USA, UK, Australia, Canada, Nuova Zelanda, South Africa) dove il concetto stesso di “Documento di Identità” è sconosciuto.

Questa raccolta di impronte digitali su scala nazionale è quindi del tutto inutile ed ingiustificata.

Cosa ancora più grave, la “schedatura” generalizzata della popolazione è un presupposto necessario per molti tipi di controllo che sono alla base di qualunque dittatura. Poniamo il caso che decidiate di partecipare ad una riunione “carbonara” di persone avverse al Governo in carica. Ammettiamo per un attimo che uno dei partecipanti prenda una foto del gruppo, identifichi uno per uno i partecipanti e consegni l’elenco alla Polizia Politica (cioè alla DIGOS). Come vi sentireste, sapendo di essere su quella lista?

Parliamoci chiaro: noi abbiamo la sfortuna di vivere in un paese dove gli organi di controllo, come la Polizia, si sono resi colpevoli di azioni repressive assolutamente scandalose nei confronti dei “dissidenti” in moltissimi casi, anche di recente. È solo di ieri la notizia della sentenza per i fatti di Bolzaneto. I più anziani ricorderanno anche la triste storia dell’anarchico Giuseppe Pinelli.

La schedatura della popolazione è una pratica discutibile persino in paesi dalla struttura democratica molto più antica e più solida di quella italiana. Diventa una cosa da irresponsabili in un paese “a democrazia limitata” come il nostro.

Un problema più ampio

Purtroppo, quello delle impronte digitali è solo uno dei problemi che vengono posti dall’evoluzione delle tecnologie biometriche.

Ad esempio, le tecnologie sviluppate nel corso degli anni ’90 permettono adesso di riconoscere una persona sulla base dei tratti del volto con una precisione dell’80 o 90%. Questo vuol dire che una qualunque telecamera ad alta risoluzione, tra le migliaia che affollano le nostre strade, può riprendervi, confrontare la vostra faccia con un database e stabilire la vostra identità in qualunque momento. L’unica condizione è che il vostro viso sia associato ad un identificativo utile agli scopi del caso. In un centro commerciale basterebbe associare la vostra faccia al vostro scontrino fiscale e/o alla vostra carta di credito per creare un profilo personale tracciabile a volontà. Questa tecnica permette già da tempo di sapere chi entra in uno stadio per seguire la partita e chi partecipa a manifestazioni di piazza, anche di carattere politico.

Si possono usare a questi fini anche la sagoma delle mani, il disegno dell’iride, il disegno delle vene sulla retina, il disegno delle vene sotto la pelle delle mani, le impronte digitali della pianta dei piedi, l’andatura con cui camminate, la sagoma dello scheletro vista ai raggi X, l’impronta sonora della vostra voce ed altri dettagli biometrici. Molti di questi parametri biometrici possono essere rilevati senza il vostro consenso e senza la vostra collaborazione, come avviene per il riconoscimento dei volti o con il riconoscimento della sagoma dello scheletro ai raggi X.

I pericoli per la riservatezza dell’individuo e per la democrazia sono evidenti.

Male non fare, paura non avere

Perfetto! Avete assolutamente ragione: chi non fa nulla di male non deve avere paura di questo genere di controlli. Verissimo. Nulla da ridire.

Adesso però vado al potere io (che sono il segretario del Partito Pirata). Forte del mio potente esercito (200 iscritti al Partito, tutti armati di potenti laptop), conquisto il potere con la forza ed impongo la mia volontà. Come noto, io sono un convinto sostenitore di Linux e quindi decido che chi usa Windows deve essere sottoposto ad un “breve” (20 anni) periodo di “rieducazione” in un apposito “Centro di Rieducazione” al Nord, diciamo nella taiga siberiana.

A questo punto, comincio a spulciare i log degli ISP italiani ed a identificare tutti coloro che hanno usato un PC Windows per collegarsi ad Internet negli ultimi 5 anni.

Vi sentite ancora così al sicuro? Non cominciate a sentire un brivido che scorre lungo la schiena?

Quando è qualcun altro a decidere cosa è “bene” e cosa è “male”, le cose si fanno decisamente meno prevedibili e meno rassicuranti, non è vero?

Alternative

Lo scopo di queste schedature di massa è palesemente quello di porre un limite alla libertà di espressione del cittadino e quindi di imbrigliare la democrazia.

Se lo scopo fosse realmente quello di garantire la sicura identificazione delle persone che vivono sul territorio nazionale, basterebbe fornire una carta d’identità (che non attesta nessun diritto ma dichiara solo qual’è l’identità con cui è noto l’individuo allo Stato) a chi non ne ha una, ad esempio alle persone che attraversano le frontiere, in un modo o nell’altro, ed a chi risulta esserne privo al momento di un controllo di Polizia. Questo è ciò che viene già fatto.

In Italia, sin dai tempi di Mussolini, vengono prese le impronte e le foto segnaletiche a tutti coloro che vengono fermati, per un motivo o per l’altro, dalla Polizia. Vengono prese anche a coloro che entrano nel territorio nazionale illegalmente e passano dalla Dogana (o dai Centri di Permanenza Temporanea). Le impronte digitali degli “zingari” e degli extracomunitari, quindi, sono già da decenni nei database della Polizia, insieme alle loro foto segnaletiche. Non c’è nessun bisogno di varare leggi di questo genere.

Soprattutto, non c’è nessun bisogno che l’opposizione le voti.

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

PS: Risposte ad alcuni commenti apparsi su PI

ExtraT

“Istruzioni: 1) prendere la propria carta d’identità 2) aprirla 3) passare alla pagina dove c’è la fotografia 4) guardare in basso a sinstra, che cosa c’è scritto sopr al quadratino bianco di fianco ai timri e firme del comune 5) rendersi conto che quel modello di carta d’identità è in giro da almeno 40 anni – in realtà risale a modelli di almeno 50 anni fa”

La presenza dello spazio per le impronte sulla Carta d’Identità risale al Codice Rocco ed alle successive modifiche volute da Mussolini negli anni ’20 e ’30. Non c’è da andarne fieri.

In ogni caso, finora le impronte digitali sulla CDI erano previste solo per i pregiudicati. I cittadini incensurati non erano tenuti ad apporre le proprie impronte.

Paolo

“Molto candidamente, mi pare di sognare.

Da quattro anni si può fare la Carta di Identità elettronica, e nel farla TUTTI lasciano l’impronta digitale.

In Italia. Da oltre 4 anni”

Anche la CIE ha fatto molto discutere, ai tempi della sua introduzione, per questa stessa ragione. In ogni caso, il passaggio alla CIE è appena iniziato (il suo uso è obbligatorio solo dal 1/1/2006) e gran parte della popolazione italiana ha ancora la vecchia CDI. Tra l’altro, la CIE è stata di fatto abbandonata come strumento di identificazione digitale, a favore della meno ambiziosa Carta Nazionale Dei Servizi (CNS) che non prevede l’uso di tecniche biometriche, proprio a causa di una serie di “ripensamenti” di carattere tecnico e giuridico.

Andrea Gardini

“I ¾ della popolazione maschile ha già dato le proprie impronte digitali, ossia quelli che hanno fatto il militare o anche solo la visita di leva! Quindi tiriamo fuori i ragazzini!”

Io ho fatto il militare (e quindi anche la visita di leva), tra il 1984 ed il 1985, e non mi hanno preso le impronte digitali. Da quando esiste questa bella abitudine?

Per inciso, non si prendono le impronte nemmeno per rilasciare il Porto d’Armi (vedi Polizia di Stato) o per autorizzare l’ingresso in Poligono. Se non si sente il bisogno di prendere le impronte digitali a chi viene autorizzato a portare un’arma sotto la giacca, per quale motivo si sente il bisogno di prendere le impronte a chi non lo fa? (Tra l’altro, non si ha nemmeno l’accortezza di prendere un calco della camera di scoppio e della canna delle armi vendute dalle armerie, una pratica che renderebbe, di fatto, impossibile l’uso di un’arma venduta attraverso questi canali a fini criminali.)

In ogni caso, i ¾ di circa il 50% della popolazione nazionale risulta essere circa i 3/8 di 58 milioni di persone, cioè 21 milioni di persone, non 58 milioni, come si vorrebbe fare con questa legge. C’è una bella differenza numerica (tutta la popolazione femminile, come minimo).

Bubba

“Mi dite che dovrebbero fare con queste impronti digitali che non potrebbero fare con una goccia del vostro sangue?”

Ad esempio, procurarsi la mia goccia di sangue senza un mandato.

Andrea Gardini

“Ormai pure gli informatici (se così si possono definire) non parlano altro che di politica, e si sa con che tendenze (su questo sito ovviamente).”

Come informatico (e sono altri che mi definiscono tale, quando mi pagano per i servizi di consulenza informatica che fornisco loro), sono costretto ad occuparmi di politica, visto che la politica si ostina ad occuparsi, in modo alquanto sgradevole, di me e della mia professione.

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Comments
4 Responses to “Ed adesso schediamoli tutti!”
  1. Ishikawa ha detto:

    Accidenti… comincia a farsi grave la situazione da queste parti… consigli uno stato dove scappare ?

    Non conosci qualche pagina che riassume tutti questi tipi di provvedimenti ?

  2. alessandrobottoni ha detto:

    “Accidenti… comincia a farsi grave la situazione da queste parti… consigli uno stato dove scappare ?”

    Uno qualunque degli stati del Nord Europa.

    “Non conosci qualche pagina che riassume tutti questi tipi di provvedimenti ?”

    No. Immagino che InterLex o altri siti dedicati alla giurisprudenza ne parlino.

  3. Cloud ha detto:

    Ho letto i commenti, volevo solo confermare che le impronte digitali a me le hanno prese durante la visita di leva, e parliamo di 10 anni fa, e come a me a tutti quelli del mio anno. Non so se alcuni presidi non le prendevano…o qualche annata particoalre…

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