Linux all’Ipercoop

La prima volta che ho installato Linux mi sono detto che ci sarebbero voluti vent’anni prima che Linux potesse diventare un prodotto di massa. Era il 1994 o 1995 e la “distro” in questione era una Softflanding Linux od una Slackware (ora non ricordo) su 80386 con OpenLook (OpenWindows), NCSA HTTPD e NCSA Mosaic usati soprattutto “provare” Internet sul lato server e per far girare Satan di Farmer e Venema. A quel tempo Linux mostrava tutte le potenzialità di un “vero” Unix ma mostrava anche tutti i limiti di un progetto artigianale, a partire dall’assenza di un meccanismo per caricare moduli software (soprattutto i driver di dispositivo) a run time. Questo obbligava a ricompilare il kernel per caricare qualunque nuovo driver e, in pratica, faceva in modo che Linux fosse utilizzabile solo da un ristrettissima cerchia di specialisti provenienti dal mondo Unix. Non che gli altri Unix (e gli altri sistemi operativi) fossero messi meglio, peraltro. La concorrenza era rappresentata da Windows 3.11 (16 bit…), Coherent Unix di Mark Williams (bello ma… non ci girava sopra quasi niente…), MacOS (niente preemptive multitasking e costi tripli rispetti a Windows/Intel….) e le cosidette Workstation (IBM RISC/6000 con AIX, Sun con SunOS, SGI con IRIX e via dicendo. Funzionalità: come una attuale console Nintendo. Costo medio: come una automobile).

Per molti anni ho pensato che il punto di svolta si sarebbe avuto quando Linux fosse arrivato, preinstallato sull’hardware, sugli scaffali dell’Ipercoop, al pari di un normale PC Windows o di un MacIntosh. A quel punto Linux avrebbe potuto essere considerato un prodotto “maturo”, adatto al mercato di massa, ed il lavoro dei molti “supporter” come me avrebbe potuto considerarsi concluso.

Ieri, con qualche anno di anticipo sul previsto, ho avuto modo di vedere un ASUS EEE PC con Linux sugli scaffali dell’Ipercoop di Ferrara. Per 299 euro (che sono il 50% in più di quanto costa lo stesso oggetto in USA) chiunque può portarsi a casa, installato e funzionante, un Linux del tutto equivalente a qualunque Windows ed a MacOS X. Potete leggere un articolo della Coop su Linux qui: “L’etica dei computer”.

Per quelli come me, è ormai tempo di cambiar mestiere (anche se, ovviamente, supportare Linux NON è il nostro mestiere ma solo una attività “politica”).

Dell, Acer, Asus, Lenovo, etc.

In realtà, questa novità era già stata annunciata da tempo. Da circa un anno a questa parte si susseguono gli annunci delle principali case produttrici di hardware. Ha iniziato Dell, circa un anno fa, dopo aver subito una serie di pressioni molto forti da parte degli utenti sul proprio sito IdeaStorm. Dell ci ha messo un bel po’ prima di arrivare veramente a distribuire macchine desktop basate su Linux ed alla fine si è decisa a farlo solo sul mercato USA, grazie ad un accordo con Canonical (Ubuntu). Potete vedere i modelli offerti sul sito di Dell USA. Nonostante questo, Dell è stata la prima grande azienda a iniziare la distribuzione di macchine con Linux preinstallato. Sono seguite a ruota Acer (potete vedere un suo modello con Linux in vendita in Italia grazie a ComputerWorld), ASUS (con il famosissimo EEE PC che potete vedere sugli scaffali dell’Ipercoop) e Lenovo (ex-IBM). Purtroppo, anche Lenovo ha il pessimo vizio di distribuire i suoi modelli con Linux solo sul mercato USA.

In realtà, in Italia c’è un italianissimo produttore che offre PC con Linux preinstallato seguendo la vera logica del mondo OpenSource: MambaSoft (che monta la italianissima ed ottima distro OpenMamba).

Come che sia, al momento è effettivamente possibile comprare dei PC con Linux preinstallato prelevandoli dallo scaffale di un ipermercato od ordinandoli online. L’importanza di questa svolta non può sfuggire nemmeno agli osservatori più distratti.

A denti stretti

Come potete vedere, tutte le grandi case costruttrici di hardware vendono Linux molto, ma proprio molto malvolentieri. Non solo lo vendono quasi sempre solo sul mercato USA ma addirittura, anche quando lo rendono disponibile sul mercato europeo, pretendono di farlo allo stesso prezzo di una macchina Windows (come se Linux avesse un costo di licenza) e di applicare un assurdo cambio paritetico tra dollari USA e Euro. Non ancora contenti di questa assurda guerra intestina ad un loro prodotto, presente sul loro catalogo, accompagnano questa loro offerta commerciale con frasi come:

“ACER consiglia Windows per le attività quotidiane con il computer”

Ce ne sarebbe abbastanza per affossare qualunque prodotto. La ragione di questa apparente antipatia per Linux è ovvia: Microsoft fa sentire il suo enorme potere contrattuale dietro le quinte.

Nonostante questo, la strada ormai è segnata. Se uno dei grandi produttori immette sul mercato una macchina con Linux preinstallato, gli altri devono fare altrettanto per non perdere quote di mercato. Dato che ormai i grandi produttori che si sono imbarcati in questa avventura sono almeno tre o quattro, il meccanismo è chiaramente arrivato oltre la soglia di non ritorno.

Microsoft stessa riconosce che il tempo dei Sistemi Operativi commerciali sta per finire. Lo fa quando dice, per bocca di Steve Ballmer, che il futuro di M$ sta nella pubblicità (e quindi non più nel software).

Se si è arrivati a questo punto, nonostante la strenua autodifesa di M$, vuol dire che la richiesta di un sistema operativo libero non può più essere ignorata. Il mercato (o il “popolo”) lo vuole e le aziende produttrici sono costrette a concederlo. Questo la dice lunga anche su quanto sia realmente amato Windows dal mercato (specialmente dopo l’avvento di Windows Vista).

Android, LiMo, OpenMoko

Il brillante futuro di Linux però non è ancora iniziato. Lo vedrete con i vostri occhi nel 2009 e 2010, quando arriveranno sul mercato i primi smart phone ed i primi PDA basati su OpenMoko, LiMo e Android. Queste piattaforme software per telefoni cellulari di tipo “open” hanno già raccolto il consenso ed il supporto di gran parte delle case produttrici, a partire da Motorola per finire a Samsung ed a Nokia. Questo vuol dire che nei prossimi anni certi chiusissimi gioielli, come l’Apple iPhone e gli HTC, dovranno fare i conti con prodotti molto appetitosi ed aperti.

Come avrete notato, gli smart phone ed i PDA stanno affiancando da tempo i laptop e rischiano di sostituirli in molto compiti. Il vero futuro dell’informatica sta nei gingilli come iPhone, non nelle macchine da tavolo. E Linux è già lì, pronto a combattere con Windows e Symbian ad armi (almeno) pari.

Automotive Linux

Come se non bastasse, esistono dei progetti anche per sostituire alcune piattaforme proprietarie (come QNX) con Linux nel mercato automotive ed aerospace. Potete vedere qualche recensione qui:

Driving Mr Tux

Intel vuole Linux sulle automobili

Automotive Telematics

Linux in aerospace and defense

Linux in automotive

Linux va nello spazio

Linuxworks

In buona sostanza, nei prossimi anni troveremo Linux dovunque, anche sotto il cofano dell’auto.

L’annosa questione dei driver

Anche l’annosa questione dei driver è in via di risoluzione. ATI ed Nvidia sembrano già essersi rassegnate a rilasciare le informazioni necessarie allo sviluppo di driver open source e/o a fornire driver proprietari di buon livello per Linux. A questa (lungamente attesa) disponibilità, si aggiunge un progetto comunitario per lo sviluppo di driver come il Linux Driver Project. Con grandi nomi come Dell, Acer, Lenovo e ASUS nella lista delle aziende da supportare è solo questione di tempo per avere i driver Linux anche per l’hardware che finora aveva resistito ad ogni tentativo di integrazione.

L’annosa questione degli utenti

Resta invece irrisolto l’annoso problema degli utenti. Questo però è un problema che condividiamo con Windows e con MacOS X. Gli utenti che si trovano in difficoltà con Linux, in realtà si trovano spesso in difficoltà con i computer in senso lato, non importa quale sia il sistema operativo.

Qualunque distribuzione decente dal punto di vista della usability (e quindi NON Ubuntu con Gnome) è ormai quasi indistinguibile da Windows, esattamente come lo sono i suoi principali programmi, come OpenOffice (“clone” di MS Office), Thunderbird (“clone” di MS Outlook) o Firefox (“clone” di Internet Exploder).

Quando tengo dei corsi su Linux, a volte mi diverto ad iniziare con una prima lezione di circa 20 minuti in cui elogio Windows e MS Office. Alla fine della presentazione faccio notare ai presenti che il software che ho mostrato loro fino a quel momento era in realtà una versione adeguatamente”carrozzata” di Linux (Linux Vixta o simili). Ovviamente, non sempre e non tutti ci cascano ma è sorprendente quanta gente che pensava di conoscere bene Windows cada in questo semplice inganno. Cose simili le fanno anche alcuni miei amici con certe versioni di Linux “camuffate” da MacOS X, come DreamLinux, Linux Tiger o come quella che si può ottenere in questo modo: Taimila.

La realtà è che quasi sempre chi dichiara di ritenere “troppo difficile” o “non abbastanza potente” Linux, solitamente non lo ha mai usato in vita propria. Spesso, queste persone non sono in grado di reinstallare da soli il loro amatissimo Windows. Le loro rimostranze riguardo alla difficoltà di installare Linux sono quindi prive di fondamento. Il loro problema è l’installazione (di qualunque sistema operativo), non Linux. Nello stesso modo, spesso queste persone sono in grado di usare il PC per scaricare musica, per fare CD o per scambiare posta elettronica ma devono ricorrere all’amico per qualunque compito di amministrazione, anche semplicissimo come la configurazione del client di posta. Il loro problema non è quindi la presunta complessità di Linux ma la loro limitatissima conoscenza dell’informatica in generale.

Non ha quindi nessun senso tentare di convincere questi utenti a passare a Linux. Questi utenti passeranno a Linux quando qualcuno dirà loro di farlo dall’alto. Lo faranno senza capire e senza discutere, come hanno fatto nel momento in cui sono “passati” a Windows da MS/DOS o da carta e penna. Non sono questi gli utenti di cui preoccuparsi, ormai.

Firefox3, KDE4 ed altre bucce di banana

Piuttosto, sarebbero da evitare certe bucce di banana come il rilascio frettoloso di KDE4 (decisamente orrendo) e di Firefox 3 (che sembra contenere ancora dei bug piuttosto pericolosi). Linux deve gran parte della sua fama alla sua sicurezza ed alla sua stabilità. Vedere il browser che si pianta, vedere il desktop finito a metà o venire a conoscenza di bachi pericolosi in programmi di larga diffusione rischia di mettere Linux ed il suo software (Firefox, OpenOffice, Thunderbird, etc.) sullo stesso piano di Windows. Questo diventa un pericolo piuttosto serio nel momento in cui si cominciano a mettere vari interpreti di linguaggio dentro ai programmi, ripetendo la manovra azzardata di M$ con VBA dentro Office.

Al momento, Linux è ancora un enorme passo avanti rispetto a Windows sul piano della sicurezza. E tale deve restare.

Oltre Linux

Come che vada, Linux è ormai qui per restare. La stragrande maggioranza delle persone non lo adotterà finché non ci sarà costretta (esattamente come non ha adottato Windows finché non c’è stata costretta) ma Linux è ormai una solida realtà di mercato. Le grandi aziende lo sanno e questo è quello che conta.

Per quanto riguarda i linuxari come me, è tempo di godersi una vacanza. Non c’è più nessuno (di “convincibile” o di “importante”) da convincere. I decision maker e gli opnion leader sono già ampiamente convinti della necessità di dare largo spazio al pinguino. Gli altri seguiranno.

Alessandro Bottoni

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Comments
3 Responses to “Linux all’Ipercoop”
  1. emilator ha detto:

    Innanzitutto complimenti per la qualità degli articoli di questo blog. Ne ho letti diversi,e li ho trovati davvero completi. Pur essendo molto più giovane di lei, e sicuramente con un bel po’ di esperienza in meno, mi trova d’accordo sulla quasi totalità di quanto ha scritto (qui e in altri post), ma sento comunque di dover dire qualcos’altro.
    Vedo di fare un discorso sensato.
    E’ vero, siamo ad un punto di svolta, comincia una sorta di era pop nel senso letterale: GNU/Linux è più popolare e si fa sentire. Non siamo, però, al termine del nostro compito di “predicatori”. Quello che non ho trovato scritto qui (almeno non esplicitamente) è che Linux lo si trova sugli scaffali dell’ipercoop, ma basta rifletterci un po’ per capire che non è il Linux che usiamo noi pinguini. Quello che voglio dire è: quali sono le caratteristiche delle macchine vendute con Linux? Hanno una dotazione hardware quasi ridicola che viene spacciata per pc a basso costo. I marchi da lei citati hanno adottato tutti questa politica (a eccezione, se vogliamo, degli XPS di Dell e dell’eeePC che tutto sommato va bene così). Inoltre, il messaggio che passa è che Linux sia economico, ma che per i pc “violenti” serva qualcosa di più serio: Vista!! D’accordo che Linux sfrutta meglio le risorse, ma lo voglio vedere su un celeron come su un quad-core! E io un celeron non lo voglio, semplicemente perchè dal punto di vista tecnologico è una patacca! Non dimentichiamo che il consumatore medio è attratto dall’oggetto tecnologico nuovo e potente (smisuratamente oltre le sue necessità), e una buona fetta dei NERD pure, seppur in base a “istinti” totalmente diversi. E’ chiaro che si deve fare ancora molta strada, a mio parere. Non so se sia una scelta di mercato o un enorme errore di valutazione (delle potenzialità di GNU/Linux) da parte dei produttori hardware, ma così non va.
    Per non dilungarmi la invito a leggere anche questo mio ironico post: http://tinyurl.com/6rmf95.

    Altro punto: non sono un fan di Ubuntu (ma non disprezzo assolutamente), e devo dire che la mia esperienza con GNOME è estremamente soddisfacente. Prima del pinguino ho usato intensamente XP e il nuovo ambiente desktop si è dimostrato amichevole da subito, a differenza di KDE (3 o 4 che sia) a cui proprio non riesco ad adattarmi. Può essere che usabilità o “bellezza” di un DE siano soggettive, a meno che lei non abbia dei criteri realmente oggettivi che fanno la differenza, e in tal caso la prego di chiarirmi le idee. Dunque, la sua affermazione “NON Ubuntu con GNOME” non mi piace, mi pare più che altro attinente ai suoi gusti in materia.
    Tutto qui, complimenti ancora per il blog.
    Saluti.

    P.S. alla quinta riga manca un per dopo usati soprattutto.

  2. emilator ha detto:

    Ho lasciato un commento piuttosto lungo che e’ in coda di moderazione, forse per la presenza di un link..

  3. Calogero ha detto:

    Caro Alessandro. Vengo da un impatto con Linux, anzi con i linuxiani, del tutto opposto a quello ricevuto leggendo il tuo post. Qui a Napoli ci sono alcuni studenti universitari che mi avevano invitato ad approcciare Linux, e io avevo creduto che avrei incontrato un ambiente normale, amichevole e soprattutto libero come la piattaforma che andavo a conoscere. Premetto che sono abbastanza disinformatico: capisco le cose principali ma, per scelta di campo, non ho mai voluto approfondire la tecnica informatica, limitandomi a quello che mi serve: soprattutto excel per lavoro, e poi word, grafica e un po’ di internet. Sono, insomma, un discreto autista ma un pessimo meccanico.
    In quella occasione, dicevo, trovai invece una sorta di “chiesa” di gente/fedeli che non faceva alcuna informazione ma solo “evangelizzazione” del suo dio-Linux. Una specie di setta assatanata che mi voleva anche fisicamente ingabbiare nella sua logica; io ribadivo che il mio bisogno era solo quello di fare clik clik per lavorare, e che il tempo e la pazienza di cambiare e imparare un s.o. diverso da windows non mi affascinava soprattutto perché non ne vedevo la necessità pratica rispetto a quel che dovevo fare.
    Mi sembrò che fosse soprattutto una questione politica, una “guerra” da combattere contro Billy e il suo strapotere, che cercava soldati che a colpi di open source lo avrebbero stramazzato al suolo economico. Io non potevo essere un soldato di questa guerra, non me ne fregava niente, non mi ritenevo e non mi ritengo uno così sensibile alla macroeconomia: mangio tranquillamente da McDolands, bevo tranquillamente CocaCola, compro tutti i gadgets che mi va, vedo tutte le tv che voglio anche se pago un canone… insomma, i miei soldi a qualche multinazionale comunque vanno ad arricchire, non posso sottrarmici, tanto vale delegare questo problema ai politici che cerco (in realtà senza successo concreto) di mandare avanti. Non capisco perché dovrei passare a Linux, e finquando non lo capirò, dirò: no grazie.
    Ora però il tuo pacato articolo, anche se rimane venato di guerriglia anti-Billy :-) mi ha incuriosito. Probabilmente acquisterò quell’Asus carrozzato Linux (ignoro i dettagli che esponi, le varie linuxate che mostri) perché non sono in grado di scegliere nel – pare – vasto mondo Linux, quindi meglio approcciarlo con un “piatto pronto” e vedere gli sviluppi.
    Chissà: non sono un “fedele” in nessun senso, non sono facile alle emozioni, non riesco a meravigliarmi per così poco come un s.o. diverso. Ma non voglio essere prevenuto: al massimo butterò 400 euri (già cogito su come fare col wireless, con i programmi tipo messenger, con emule, ecc.), o magari mi “riabituerò” alle nuove configurazioni così come ho fatto con firefox e con thunderbird. E’ vero, ho scaricato pure Openoffice, ma continuo a usare excel per “riconoscibilità” e per inerzia culturale (scommetto che sono 2 punti di forza di windows, vero?). Mi rimane il dubbio del “chi me lo fa fare se così come sto sono a posto?”. Ma questo riguarda solo me e la mia personale idea delle cose. Comunque grazie a te, forse, molto forse, Linux ha un curioso in più. :-)

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